Era un giorno come gli altri.  Tutto era assolutamente, innegabilmente normale, niente di insolito, niente di strano  che potesse metterla in guardia verso ciò che stava per accadere. 

Si era alzata, e si era vestita per una fredda mattina di ottobre, stivali nuovi (col tacco non troppo alto, per permetterle di salire le scale senza catastrofi, ma abbastanza da farla sentire più femminile del solito), pantaloni di velluto attillati e un maglioncino verde si era guardata allo specchio per cercare di domare i suoi capelli (li aveva arricciati con le permanente, perché lisci la deprimevano, ma ora si increspavano e rifiutavano ogni tentativo di domarli). Le piacevano i suoi capelli, erano il suo punto di forza, lunghi (finalmente le arrivavano a metà schiena) e rossi, ma non carota, un bel rosso tiziano che anche i parrucchieri le ammiravano. Senza quei capelli non sarebbe stata nessuno. Era magra, quasi troppo, e di statura media, (né troppo bassa né troppo alta), ed era piatta come una tavola (cosa che in fondo a lei non  dispiaceva perché trovava i seni grandi troppo ingombranti per i suoi gusti). Aveva la pelle talmente bianca da farla sembrare cadaverica, labbra sottili, e occhi verdi, ma non un bel verde chiaro, di un verde oliva misto a marrone.

Non era niente di speciale, insomma, eppure stava per accaderle qualcosa di incredibile. Aveva ventidue anni, due genitori che le volevano bene, poche amicizie, ma buone, si chiamava Anna, e da quel giorno la sua vita sarebbe cambiata per sempre.

 

Prese il walkman dalla sua borsa e messasi le cuffie si mise comoda sul sedile. Il vagone era semivuoto e il treno viaggiava lento, ci avrebbe messo una vita ad arrivare in università, come sempre. Avrebbe dovuto incontrare la sua amica Sara in stazione e viaggiare insieme a lei, ma le aveva dato buca, perciò le toccava sorbirsi un’ora di treno da sola, senza nessuno con cui chiacchierare.

Chiuse gli occhi concentrandosi sulla musica che stava ascoltando, quando all’improvviso ci fu un violento scossone, il treno parve ondeggiare e per un attimo temette stesse per capovolgersi. Anna venne sbalzata dal sedile con forza e si ritrovò a galleggiare per aria. Aprì gli occhi e fu accecata da una luce bianca e fortissima che le veniva incontro. Le sembrò di venire risucchiata in essa. Come se un enorme aspirapolvere la stesse attirando dentro di sé. Li richiuse immediatamente, e poi…poi le sembrò di cadere e cadere, lo stomaco le finì in gola, proprio come quando si va sulla montagne russe, e infine invece del vuoto o del sedile sotto di sé sentì qualcosa di incredibilmente duro…

-Ohoooouch!Che dolore!- il suo povero fondoschiena era caduto sulla dura terra.

Anna provava dolore a tutto il corpo, come diavolo aveva fatto a cadere? Cosa era successo? Si guardò attorno ma non c’era traccia del treno, o del vagone rovesciato o delle rotaie, tutto intorno a lei c’era solo un prato, uno stupidissimo prato molto largo.”Una pianura ” le suggerì il suo cervello.

Prato o pianura non aveva idea di dove fosse. Certo non poteva essere stata sbalzata a una distanza troppo grande dal treno, o si sarebbe fatta molto più male. Ora, con calma, si sarebbe alzata e ad intuito avrebbe arrancato in cerca del vagone o delle rotaie: un piano semplice e logico.

Guardò verso il cielo nella speranza di vedere magari un po’ di fumo proveniente dal luogo dell’incidente, che le avrebbe detto che direzione prendere, ma non vide affatto ciò che sperava.

Vide il cielo, certo, ma non il cielo che voleva.

 

Il cielo sopra di lei non era azzurro ma bensì verde, un verde smeraldo molto chiaro, e non era illuminato dal sole, ma da tre “soli” (o  erano stelle? ) verdognoli.

-O mio Dio!- richiuse gli occhi e poi li riaprì, ma niente cambiò, era proprio verde.

- Questo sarebbe il momento di svenire, perché non riesco a svenire. Almeno eviterei di cadere nel panico. – fece dei respiri profondi e cercò di calmarsi

-Sta calma, calma , certamente c’è una spiegazione logica per tutto questo, ne sono sicura, dunque…. uno scherzo, un pesce d’aprile, ma non è aprile…..una candid camera, certo!Un nuovo programma televisivo che fa dei terribili scherzi a poveri innocenti e può contare su un budget tale da permettergli di colorare il cielo…..oppure di affittare un larghissimo studio televisivo dove usare effetti speciali. E’ sicuramente questa la situazione in cui mi trovo.

Calmatasi un po’ Anna cercò di riflettere. Se era dentro un enorme studio, se avesse cominciato a camminare o a correre prima o poi avrebbe raggiunto un muro o un tendone e avrebbe potuto uscire da lì, proprio come in Truman Show.

Certo che alcuni produttori televisivi erano proprio senza scrupoli, rapire le persone non poteva essere legale, uscita da lì avrebbe convinto suo padre a fargli causa. Come osavano a farle prendere un tale spavento!

Benché fosse ancora dolorante si alzò e iniziò a camminare, una direzione valeva l’altra per lei.

Ma fu un viaggio piuttosto breve perché quattro cavalieri a cavallo, che secondo la sua opinione, correvano decisamente troppo, le si avvicinarono e la circondarono.

Erano apparsi all’orizzonte un minuto prima e l’avevano già raggiunta, sì, avevano cavalcato decisamente troppo veloci, per i suoi gusti.

E adesso cosa c’è? Pensò scoraggiata, non si aspetteranno che stia al gioco e reciti la mia parte spero, sono troppo arrabbiata anche solo per essere cortese, voglio solo tornarmene a casa, al diavolo questo benedetto show!”

I quattro cavalieri la fissavano incuriositi ma con espressione seria e severa, c’era un che di marziale in loro, nella postura, nell’aspetto. Se recitavano la parte di guerrieri li avevano scelti proprio bene al casting.

Tutti e quattro indossavano pantaloni di pelle con stivali a fino al ginocchio anch’essi di pelle, e sopra una specie di cotta di maglia dorata e verde senza maniche, che  lasciava loro completamente scoperte le braccia, e sulla schiena portavano allacciate delle lunghe spade. Indossavano un bracciale che si attorcigliava  a spirale come un serpente su tutte e due le loro bracciate: partiva da appena sotto la spalla fino al polso, e sembrava fatto di oro rosso. Erano muscolosi  e alcuni mostravano sul viso delle cicatrici, e tutti e quattro avevano i capelli rossi, legati in una lunga treccia che scendeva oro dietro la schiena. Chissà se erano parrucche?..si chiese Anna.

Quello che presumibilmente era il capo (forse il primo attore) scese da cavallo e le si avvicinò. Doveva essere alto circa un metro e ottanta, e aveva i tratti del viso molto marcati, una mascella quadrata, un naso lungo e piuttosto importante e due occhi grigi molto duri e severi. Troppo squadrato e duro per essere definito bello, incuteva sicuramente timore, non doveva essere molto più vecchio di lei, ma ciò non la rassicurò molto.

-Dunque la profezia era vera. – disse con voce pacata, squadrandola da capo a piedi, e soffermandosi perplesso per un attimo sui suoi abiti.

Anna, intimorita, confusa e arrabbiata decise che era ora di mettere in chiaro le cose, perciò, prendendo coraggio (cosa di cui non era mai stata particolarmente dotata, infatti spesso se doveva parlare in pubblico finiva persino per balbettare e arrossire come un peperone), iniziò a parlare

-So che voi state solo facendo il lavoro per cui siete stati ingaggiati, ma io non ho intenzione di prendere parte a questo spettacolo televisivo, e senza il mio consenso non potrete mandare in onda nulla che mi ritragga, perciò interrompete la vostra recita e  accompagnatemi dai vostri capi, in modo che possa dire loro che intendo denunciare loro e tutta la produzione e che è indegno fare scherzi simili a povere persone ignare come me e che se fossi stata più vecchia mi sarebbe potuto venire un infarto con lo spavento che mi hanno fatto prendere. – Anna fiera del suo discorso riprese fiato e sorrise cordiale sperando che le cose finalmente si mettessero in moto e non le facessero perdere altro tempo.

Il capo dei soldati non sembrò scomporsi (probabilmente non si scompone nemmeno quando va in bagno, tanto è rigido, pensò Anna, sforzandosi di mantenere un viso serio e cordiale).

-Programma televisivo? Non ho idea di cosa intenda con queste parole, ma le assicuro che noi non stiamo recitando e siamo appunto qui per accompagnarla dai nostri capi. – e fece un passo verso di lei.

Anna indietreggiò subito di un passo, mentre campanelli di allarme le scattavano nella testa, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, quante volte glielo aveva ripetuto sua madre, e lei di certo non sarebbe andata da nessuna parte con loro se non  smettevano questa inutile recita.Voleva che questa pazzia finisse subito.

-Forse non sono stata chiara, ho capito benissimo che tutto questo è una specie di reality o candid camera, ma non potete costringermi a parteciparvi. Quindi o mi fate uscire da questo studio cinematografico subito,  o chiamo col cellulare i miei genitori, la polizia, i carabinieri, i pompieri e chiunque altro mi venga in mente e vi faccio arrestare, voi e i vostri stupidi capi. Non si può rapire la gente e trattenerla contro la sua volontà, è illegale e immorale! Non pensavo che la televisione fosse caduta così in basso. – Man mano che proseguiva nel suo discorso la voce di Anna era diventata sempre più acuta, finché le ultime parole le aveva urlate. Ma i quattro uomini non batterono ciglio e neppure aprirono bocca. Anna sentì la paura farsi strada e il suo stomaco annodarsi per la tensione, improvvisamente le vennero in mente i film pirata che giravano su internet o sul mercato nero, filmati dove la gente veniva stuprata o uccisa o entrambe le cose, per soddisfare i gusti di depravati miliardari, disposti a pagare anche molto per questo genere di cose. Non capiva cosa centrassero il cielo verde o i costumi quasi settecenteschi degli attori, ma alla depravazione non c’è mai fine, perciò………

Come aveva fatto a non pensarci prima, una rete televisiva legale, doveva chiedere permessi legali a chi filmava, mentre lei era stata praticamente rapita. Dio come era stata stupida. Iniziò a indietreggiare con cautela, tremando. Aveva le lacrime agli occhi, non aveva via  di fuga, ma..ma non poteva certo arrendersi……-Non voglio morire.- sussurrò.

Il capo doveva avere un udito finissimo, poiché riuscì a sentirla. Aveva osservato il viso di Anna passare dalla rabbia, alla confusione e infine al terrore puro, e le parlò con calma, come avrebbe parlato a un cavallo imbizzarrito per calmarlo, mantenendo le distanze per non spaventarla di più. Non aveva capito quasi nulla di quello che lei aveva detto, ma sapeva benissimo ciò che le passava per la testa, poiché aveva la stessa espressione di chi si trovi di fronte alla sua morte, un espressione che aveva visto fin troppe volte sul volto dei nemici che stava per uccidere.

-Non si preoccupi. Nessuno intende farle del male. Siamo solamente venuti a prenderla per accompagnarla sana e salva dal nostro capo clan.

- Sapevate che ero qui, in questo posto. Come facevate a saperlo? Dovete essere stati voi a rapirmi e quindi ho tutto il diritto di preoccuparmi. – gli urlò Anna

- Nessuno l’ha rapita. Sapevamo che lei era qui, perché così diceva la profezia, tutto qui. Ora per rassicurarla i miei uomini se ne torneranno al castello e rimarrò solo io con lei per accompagnarla. – fece un cenno ai suoi compagni che girarono i cavalli e partirono al galoppo allontanandosi.

Se crede che mi lasci imbambolare da quattro parole si sbaglia di grosso, e mi ha sottovalutata, pensò Anna, ora erano uno contro uno, certo era ancora svantaggiata, ma forse con un pizzico di fortuna sarebbe potuta fuggire.

Cercò di calmarsi per smettere di tremare e si avvicinò al capo dei soldati. Poi mentre gli sorrideva come in tono di scusa gli sferrò un calcio negli stinchi (grazie al cielo la punta dei suoi stivali era decorata in metallo) e si mise a correre lontano da lui.

L’uomo era stato colto di sorpresa e imprecando si era accasciato sulla gamba dolorante, ma era un soldato esperto e dopo nemmeno un secondo si mise a correrle dietro afferrandole il braccio e fermandola.

Niente, è tutto inutile, corro troppo piano per sfuggirgli anche se gli assesto un altro calcio stavolta alle parti basse, pensò Anna, ma non per questo non cercò di divincolarsi dalla sua stretta graffiandogli i polsi e mordendogli le mani, ma fu tutto inutile, lui la strattonò fin sotto un alto albero e la mise a sedere a terra per poi sederle accanto.

-Si calmi, non devo farle del male e non voglio ma se non mi lascia altra scelta..- non finì la frase ma non ce n’era bisogno, Anna riprese a tremare ma non fece altri tentativi di scappare.

-Non deve essere spaventata. devo solo accompagnarla dal nostro capo-clan, tutto qui. Una profezia fatta circa mille anni fa, ci disse che oggi, nella pianura di Ellendes vicino all’albero di deyan sarebbe apparsa  una fiamma, proveniente da un’altra dimensione, che avrebbe cambiato per sempre il nostro mondo. E lei è apparsa proprio come predetto.

Anna lo fissava a bocca aperta, era troppo sorpresa per fare qualcosa ma si ritrovò a parlargli senza accorgersene – Io non sono una fiamma- disse con voce flebile

-Le profezie sono sempre enigmatiche e vanno interpretate, noi chiamiamo fiamme, a volte, le donne del nostro clan dai capelli fiammeggianti. Lei ha i capelli rossi ed è apparsa nel luogo predetto, il giorno e l’ora previsti. Non ci sono dubbi.

Anna aveva voglia di ridere e piangere contemporaneamente, era tutto così assurdo, e tornò a ripensare alla sua prima ipotesi dello scherzo televisivo. – E’ uno scherzo vero? Per favore mi creda non sono in vena di scherzi, anzi sono al limite della mia sanità mentale e voglio tornare a casa. – era sull’orlo delle lacrime.

Lui la guardò serio. Dio ma non aveva altre espressioni facciali? pensò Anna.

-Non è uno scherzo, glielo assicuro. Lei è semplicemente passata dalla sua dimensione alla nostra attraverso un portale di energia. Sono rari ma a volte appaiono e possono inghiottire cose o persone. Sono cose che accadono purtroppo. Il portale cambia la struttura fisica degli esseri viventi che lo passano adattandola alla nuova dimensione, per questo lei riesce a respirare anche qui e parliamo la stessa lingua. -

-Sono cose che accadono?! Come può liquidare così quello che mi sta succedendo. E’ uno scherzo, deve essere uno scherzo, è solo un orribile stupido tremendo orrido catastrofico scherzo. – ripetè Anna come un mantra mentre si rannicchiava in posizione fetale sull’erba e chiudeva gli occhi.

-Si sente male?- le chiese il soldato.

-No, sto solo avendo una crisi isterica molto moderata, grazie per l’interessamento. – rispose lei sarcastica. Purtroppo una piccola parte di lei cominciava a credergli, All’improvviso si sollevò a sedere e tirò fuori dalla sua borsa il cellulare. il display era morto nonostante il cellulare fosse accesso, non c’era campo , nulla…nulla….

Ricacciando indietro le lacrime guardò fisso negli occhi il soldato -Puoi darmi, qualche prova concreta di quello che dici, dell’esistenza di quel portale, del fatto che questa non è più la mia dimensione?

Lui la fissò per un attimo riflettendo -Le nostre dimensioni devono essere molto simili se ha bisogno di  prove. – disse; poi  si tolse uno dei lunghi braccciali tortili dal braccio e lo prese in mano.

- Lo tocchi. – disse, mettendoglielo davanti agli occhi.

Anna era stranita ma fece quanto le diceva e lo toccò, quando sfiorò il metallo questo cambiò colore e da rosso divenne verde, il soldato sussurro alcune parole e il bracciale si tramutò in un serpente vivo, Anna urlò e balzò in piedi spaventata, il soldato sussurrò altre parole e il serpente tornò ad essere un bracciale. Lui lo indossò di nuovo, come se non fosse successo nulla.

Anna si accasciò a terra e inizio a piangere prima piano poi sempre più istericamente, non riusciva a smettere.

Aveva toccato con mano il bracciale, e tutto si era svolto a distanza troppo ravvicinata per credere a un trucco da prestigiatore (anche se avrebbe voluto credere che si fosse trattato di quello). In questa dimensione dunque e esisteva la magia, il cielo era verde, si viaggiava ancora a cavallo, invece del sole, nel cielo risplendevano tre stelle verdi, no non poteva essere la sua dimensione, non poteva.

O lei era morta e questo era il paradiso, ma non le sembrava proprio; o quello che quell’uomo le aveva detto era vero, almeno in parte. Aveva letto tanti romanzi dove succedevano scosse del genere, in Star Trek succedeva continuamente che le dimensioni comunicassero, ma questa era la vita reale, la sua vita….

-C’è un modo per tornare indietro da dove sono venuta?- gli chiese.

-Sono solo un soldato e non me ne intendo molto di queste cose, ma forse un mago potente potrebbe aiutarla, non che personalmente mi fidi molto dei maghi potenti..ciò che so è che è quasi impossibile scoprire dove apparirà un portale e se apparirà sapere dove ti condurrà.

-Quindi è impossibile.- sussurrò Anna, e finalmente gli dei ebbero misericordia di lei e svenne.

Il soldato scosse la testa e si rassegnò ad aspettare finché non si fosse risvegliata.