Capitolo 2


 

La serata era stata un successo, Lilis aveva adorato la favola di Cenerentola e tutti le avevano chiesto di raccontare una storia ogni sera, dopo l’esibizione del loro bardo. Lei aveva accettato.

Persino Saiel, mente la riaccompagnava alle sue stanza, si era complimentato per la morale che la storia che aveva raccontato insegnava ai bambini.

La mattina dopo però quando Anna si svegliò riuscì solo a pensare che purtroppo non si era trattato solo di un sogno. Era reale.  Si trovava in un’altra dimensione. Sola. Non pianse, ma avrebbe voluto farlo.

Come se ciò non bastasse, quel giorno avrebbe iniziato le sue lezioni di magia.

Anna non sapeva cosa aspettarsi, ma di una cosa era certa. Se esisteva un modo per tornare nel suo mondo sicuramente aveva a che fare con la magia, perciò lei doveva imparare il più possibile. La sera prima aveva detto a Saiel di dire Roscel che la mattina dopo non avrebbe avuto bisogno di lei, così ora aveva  un po’ di tempo per sé.

Andò in bagno a rinfrescarsi, poi indossò i vestiti del suo mondo, e si sedette al tavolo davanti il suo block notes per  riordinare le idee.

Ogni sua mossa in questo mondo doveva essere studiata e ponderata. Non aveva alleati per ora, poteva contare solo su se stessa. Iniziò a scrivere ciò che per ora sapeva:

 

 

Io                          -                   Quattro clan

 

stare in guardia                          Spie e traditori, chi?

pericolo                                     Magia = controllo

raccogliere informazioni          Lotta per il potere

sapere = potere = protezione       Chi ricaverebbe potere grazie alle sei belve?

non fidarsi di nessuno               Cortigiani = complotti

scappare dove?                         

 

Anna amava la storia e aveva studiato molti libri sulle corti e i loro intrighi, le guerre fra regni, ora doveva sfruttare tali conoscenze.

La prima regola era non sbilanciarsi e non prendere posizioni. La seconda non fidarsi di nessuno. Ciò che spinge gli uomini a lottare e complottare è la voglia di denaro e potere, doveva individuare le fonti di potere di questo mondo e capire come potevano essere ottenute. Capire la loro gerarchia sociale. E non lasciarsi mettere in una posizione tale da rimanere invischiata nelle loro politica.

Loro pensavano che lei avesse potere, volevano controllarla, annetterla indissolubilmente al loro clan, in modo che stesse dalla loro parte e quale era stato il metodo usato per secoli per cementare alleanze? Il matrimonio.

La sera prima aveva notato che non solo Altair (che essendo figlio del capo aveva sempre la precedenza) ma anche molti altri nobili, tutti uomini e scapoli, le erano stati sempre attorno.

La cosa era molto sospetta, ma si sarebbero presto accorti che lei non intendeva fare il loro gioco. Si sarebbe informata se esistevano situazioni che avrebbero potuto costringerla a sposarsi e le avrebbe evitate accuratamente.

Forse sarebbe stato meglio anche  imparare qualche mossa di autodifesa, Saiel era pur sempre del clan e lei doveva fare affidamento solo su lei stessa. Se avesse scoperto di possedere i poteri come loro credevano, tanto meglio, sarebbero stati un arma importante.

 

Sospirando si alzò e si preparò per incontrare il suo maestro di magia: l’arcimago. Quando Acaon le aveva detto chi sarebbe stato il suo insegnante, Anna era rimasta di sasso. Non voleva rivedere l’arcimago dopo la scenata che aveva causato, ma non voleva nemmeno raccontare ad Acaon cosa era accaduto, perciò era rimasta zitta, fingendo di non sapere chi fosse l’arcimago, e accettandolo di fatto come maestro.

 

***

L’arcimago la stava aspettando in una specie di stanza-laboratorio, piena di libri e di tavoli che ospitavano tante ampolle di varie misure, piene di liquidi misteriosi.

-Benritrovata Anna.

-Vorrei poter dire lo stesso.

-Non sarai ancora arrabbiata per il piccolo incidente occorso durante il nostro primo incontro, spero. Mi spiace se ti ho messo in imbarazzo. Non vorrei questo ci impedisse di lavorare in armonia sui tuoi poteri latenti.

-Avrei preferito che ‘l’incidente’ non fosse capitato, ma comunque accetto le tue scuse e ti prometto che cercherò di seguire i tuoi insegnamenti.

-Benissimo. – disse lui sorridendole felice. -Non ho mai provato a risvegliare i poteri di qualcuno, tu sarai la prima.

-Sempre che io abbia questi poteri.

-Sempre che tu li abbia. – confermò lui

-Qui tutti avete dei poteri legati all’elemento del vostro clan?

-Si narra che una volta tutti li avessero e anche molto potenti, poiché eravamo vicini alla natura e agli dei, ma allontanandoci da essa e dagli dei ci siamo indeboliti. Pochi nel popolo sono in grado di usare il potere per cose più complicate che accendere un fuoco o scaldare l’acqua, mentre i nobili hanno più potere grazie a matrimoni combinati allo scopo di conservare i poteri della loro casta.

-E questi nobili non hanno mai figli illegittimi nel popolo, persone con poteri notevoli magari, che sarebbero più che degne di stare a corte tra i nobili visti i loro poteri?

L’arcimago rise di cuore. -Oh certo. Vedo che i nostri mondi sono molto simili. Questi figli, non ufficialmente riconosciuti, spesso, se hanno potere, vengono o adottati da coppie nobili che non hanno potuto avere prole o diventano soldati. Pur di mantenere il potere siamo pronti a passare sopra alla differenza di ceto.

-Molto intelligente da parte vostra.

-Già. Ora sarà meglio che ti spieghi cosa è questo nostro potere. E’ nel nostro sangue, una forza che viaggia dentro il nostro copro, e che noi possiamo chiamare e fare uscire per usarla fuori da noi stessi. Come quando emetti dei suoni con la bocca e parli, così noi usiamo il potere.

-Vi viene naturale, come parlare e camminare, quindi è come se io fossi muta.

-Esattamente e insegnare a parlare a un muto non è facile, bisogna insegnargli un alfabeto diverso fatto di segni, e con te dovremo fare affiorare il potere in un modo diverso. Non so ancora quale, però.

Speriamo non si inventi qualcosa del genere scienziato pazzo, pensò Anna.

-Cos’è uno scienziato pazzo?- le chiese l’Arcimago.

Anna strabuzzò gli occhi.

-Mi sono scordato di dirti che posso leggere i pensieri superficiali della gente, se voglio.

-O mio Dio.

-Non è così grave.

-Sì che lo è, tu puoi leggere i miei pensieri!

-Non sempre.

-Grazie tante questo mi rassicura molto.- disse Anna sarcastica.

-Posso sentire solo i pensieri superficiali, ma solo se io mi concentro e se la persona in questione li pensa molto intensamente.

-Ci mancava solo questo, chissà come ti diverti a frugare nella testa delle persone.

-Affatto, certo a volte è utile, ma per lo più mi rende antipatico alla maggior parte delle persone, e credimi ci sono cose che è meglio non sapere.

Anna gli credeva. Certo l’Arcimago era un po’ troppo scanzonato per i suoi gusti e molto diverso da lei, ma concordava con lui, leggere nel pensiero doveva essere, a volte, un grande peso da portare. Non le sarebbe piaciuto avere un tale potere.  –Io, credo.di capire cosa intendi e ti credo.

Lui le fece un enorme sorriso. -Sei la seconda persona che mi ha creduto quando ho detto questo.Tutti gli altri pensano solo ai vantaggi e non agli svantaggi del potere. Di qualsiasi potere.

-Purtroppo, ed è perché pensano questo che si ammazzano tra loro per ottenere più potere. Chi è stata l’altra persona?

-Saiel. Siete più simili di quanto sembri, anche lui disapprova il mio carattere come te. Non capisco proprio perché. – e si mise a ridere.

Le piaceva la sua risata e al tempo stesso non le piaceva: era contagiosa, e lei ne diffidava.

-Mi accorgo solo ora che non so il tuo nome, tutti ti chiamano solo arcimago.

-E’ usanza chiamare i maghi e gli arcimaghi solo così per incutere in loro modestia, in modo che non ci montiamo la testa coi nostri poteri veniamo privati della nostra identità. Una cosa infantile, secondo me, il mio nome è Wes.

-Ora che ci siamo presentati e studiati a vicenda, possiamo cominciare. Direi che potremmo provare con la meditazione, per farti raggiungere il nucleo di potere che è dentro di te. Poi proveremo a tirarla fuori che ne dici?-

-Va bene. Ma prima c’è una cosa che voglio chiederti.

-Vuoi chiedermi se esiste un modo per farti tornare a casa, vero?

-Sì.

-Anna, che io sappia non è possibile. Non sappiamo prevedere l’apparizione dei portali. E queste apparizioni sono rarissime. E se anche comparisse un portale non potremmo sapere dove conduce. I nostri poteri sono molto minori a quelli dei nostri antenati e neppure loro potevano controllare i portali dimensionali. Ma tu sei protagonista di una profezia. Potresti possedere poteri molto speciali. Tu potresti rendere possibile ciò che sembra impossibile. Perciò ti dico, non perdere del tutto la speranza, ma non basare la tua vita su di essa.

 

 

***

E fu così che ebbe inizio per Anna, una nuova vita, una nuova routin. Ogni giorno si alzava, andava a meditare con Wes, senza alcun risultato, almeno per ora. Poi andava a pranzo, poi dai musici per nuove istruzioni, poi dai pittori a controllare i lavori. A volte prima di cena trovava il tempo di andare nei giardini dai bambini a scherzare un po’ con loro e raccontare favole. Parlava, mangiava, faceva quello che doveva, ma senza anima.

Si era imposta di non guardare più di una volta al giorno le foto che aveva sul cellulare. Temeva che se avesse lasciato che la sua mente guardasse al passato più spesso, non avrebbe più trovato la forza di andare avanti nel presente. Ma questa limitazione non aveva cancellata la sua malinconia.

Anche l’Arcimago aveva notato la sua mancanza di attenzione. – Tu sei qui, ma è come se non ci fossi, non faremo mai progressi in questo modo.

Altair che a volte veniva a trovarla durante le lezioni si indignò. -Si impegna molto invece, forse è il tuo metodo ad essere sbagliato.

L’Arcimago sollevò un sopracciglio. – Il maestro qui sono io, e tu non puoi certo parlare visto che invece di seguire gli esercizi le fissavi il petto mentre respirava profondamente per  entrare in  meditazione.

Altair arrossì leggermente e Anna lo fissò corrucciata e imbarazzata. -Questa è una cosa che avrei preferito non sapere. – disse all’Arcimago, per poi virare il discorso su binari più sicuri. -Comunque è vero, io stessa mi sento come bloccata. Forse è lo stress di tutti i cambiamenti non lo so, ma a volte mi sento come scoppiare vorrei sfogarmi ma…….qui non avete una discoteca.

-Discoteca?- chiesero assieme Altair e Wes.

-Io ho bisogno di sfogarmi, bruciare energie in eccesso, e adoro ballare, è la mia valvola di sfogo. Una discoteca è un locale dove la gente va a ballare.

Altair sorrise felice di aver capito cosa lei voleva. -Qui noi organizziamo dei balli molto sontuosi, posso chiedere a mio padre..

-No.- lo interruppe Anna. -I vostri balli, sono probabilmente feste dove i nobili del territorio vengono al castello, e parlano di politica tra loro. Sì ballano, ma balli molto codificati e rigidi, o sbaglio?.

Altair la guardava stranito – La tua descrizione è piuttosto accurata.

-Una discoteca è molto diversa. Prima di tutto ci vanno solo i giovani, perché la musica che vi si suona è veloce, scatenata e ritmata. Non si parla, perché la musica è troppo alta e la gente semplicemente si lascia andare e si scatena. Balla come vuole e si lascia andare senza inibizioni.

Gli occhi di Altair si erano progressivamente allargati mentre Anna parlava e ora la guardava sorpreso e scandalizzato, mentre l’Arcimago sembrava molto interessato all’argomento, perfino troppo.

Anna arrossì capendo che entrambi dovevano aver inteso che la discoteca era un sinonimo di bordello dalla sua descrizione.

-Non avete capito nulla. Non succede niente di sconveniente. Si balla e basta.

Altair sospirò di sollievo. – In questo caso, potremmo cercare di trasformare una delle sale del castello in discoteca, non dovrebbero esserci problemi. Basterà che chieda qualche favore. Ma se faccio questo per te, voglio una promessa.

-Quale?

-Che ballerai con me.

-Tutto qui? Non chiedi molto. Va bene, ballerò con te.

-Perfetto. Cosa devo sapere per organizzare il tutto? – le chiese con un sorriso soddisfatto degno di un gatto che ha appena ingoiato un grosso canarino. Anna si chiese se per caso non si fosse messa in trappola da sola, ma ne valeva la pena pur di ballare.

-Dunque, direi che è meglio che tu metta in chiaro che solo i giovani interessati a divertirsi e che amano il ballo devono venire, niente persone imbalsamate, rovinerebbero l’atmosfera.

-Imbalsamate?

-Rigide, noiose.

-Capisco.

-Poi la sala deve essere piuttosto buia e per la musica…Arcimago puoi fare in modo che la musica del mio walkman si senta in tutta una stanza ad un alto volume?

-Certo, è quell’aggeggio con le cuffie che hai dato ai musici, no? Dovrò solo amplificare il suono.

-Allora tu ti occuperai della musica, e tu Altair, degli inviti e della sala.

L’Arcimago si voltò verso Saiel. -Per favore puoi smetterla di deplorarci per la nostra poca serietà? La tua disapprovazione bombarda la mia mente e non è per niente piacevole.

Anna guardò Saiel poi Wes. –Cos’è che non approva?

-Crede che divertirsi non sia il modo giusto per risolvere i problemi e – si voltò verso Altair -che Altair non dovrebbe sempre fare tutto quello che tu gli chiedi.- aggiuse con un sorrisino.

Altair guardò Saiel in cagnesco prima di alzarsi e uscire dalla stanza.

-Ecco ora si è offeso.- sospirò Anna.

-No. Si sente solo sminuito nella sua virilità, non gli piace rendersi conto che si comporta come un bambinetto innamorato nei tuoi confronti, mentre di solito gli basta schioccare svogliatamente le dita per avere tutte le donne che vuole.

-Lui non mi vuole veramente è solo amichevole nei miei confronti. E tanto per mettere bene in chiaro le cose da dove vengo le donne non sono cani, da chiamare schioccando le dita.

-Lui ti vuole, lui vuole tutte, ma non si immaginava di volerti così tanto.- le disse l’Arcimago.

-Sai quando abbiamo parlato delle cose che è meglio non sapere, ecco questo  rientra in quelle cose. -disse imbarazzata -Ho gia abbastanza problemi senza metterci anche l’amore.- poi si voltò verso Saiel -E tu non fare tanto il superiore, perché, visto che il tuo dovere è scortarmi ovunque voglia andare, dovrai venire anche tu nella nostra discoteca.

L’Arcinago scoppiò a ridere -Certo che tu gli uomini non li tratti certo con i guanti. Mi piace questo tuo modo di fare, mi piace molto. -e la guardò con uno sguardo caldo che non le piacque affatto.

-Non mettertici anche tu adesso. Sarà meglio che vada in giardino, ho promesso ai bambini di raccontare loro la storia di Cappuccetto rosso.

-Vengo con te.- disse Wes. -Voglio sentire anch’io la storia.

 

***

Anna avrebbe dovuto immaginare che Wes non sarebbe riuscito a starsene seduto ad ascoltare senza partecipare e infatti quando il racconto era arrivato alla parte dove il lupo travestito da nonnina cercava di ingannare Cappuccetto, l’Arcimago si era offerto di fare la voce del lupo, leggendo le sue battute nella mente di Anna, ed era stato un successone.

-Ma che occhi grandi che hai, nonna.

-Sono per guardarti meglio.

-Che bocca grande che hai.

-E’ per mangiarti meglio.-  e poi Wes si era alzato per inseguirla ruggendo per il giardino. Poi mentre Anna raccontava di come il cacciatore uccideva il lupo e gli apriva la pancia, Saiel aveva mimato l’atto di aprire la pancia di Wes col coltello. Era stato spassoso.

Ora Anna stava tornando alle sue stanze, ma prima di entrare si voltò verso Saiel.

-Scommetto che ti sei divertito  a uccidere l’Arcimago per finta.

-In effetti. – ammise lui, con un debole sorriso, ma poi tornò serio. -Ma penso ancora che tu stia sbagliando, ballare e divertiti non risolverà nulla.

-Probabilmente, ma per una sera forse non penserò incessantemente a quello che ho perduto. E questo mi aiuterà a tirare avanti.

-Andare avanti non basta, devi tornare a vivere. E per questo ci vuole tempo. Tempo per rassegnarsi e trovare nuovi affetti che ti diano forza e sostegno.

-Parli per esperienza?.

-Sì.- e non aggiunse altro.

Anna avrebbe voluto chiedergli cosa aveva perso, ma non lo fece.

 

 

 

Notte lieve piena di splendore,

chiama, senti, offrile il tuo cuore

Guarda gli occhi miei come in sogno ti vorrei

Non sarà la luce che davvero vuoi

La notte è dolce musica per noi

 

La compagnia dei musici di corte, stava ascoltando a turno  la musica dal suo cd portatile.

Per iniziare aveva scelto un’aria dal Fantasma dell’Opera e sembravano apprezzarla. Anche Altair aveva voluto sentirla ed ne era rimasto affascinato, infatti aveva intenzione di cantarla davanti alla corte quella sera stessa.

-Questa melodia sembra raccontare una storia.  L’uomo che sta cantando….sembra esserci  un qualcosa di oscuro in lui…

-Hai ragione. Questa canzone fa parte di un musical.

-Musical?

- Un musical è ….come posso spiegarti….. Degli attori mettono in scena una storia, ma invece di parlare, cantano delle arie. Voi non avete teatri e attori qui?

-Credo di capire cosa intendi. Attore è una persona che davanti ad un pubblico racconta una storia, come un bardo?

-Più o meno, più che raccontarla la storia, la rendono viva impersonandone i personaggi.

-Ingegnoso! Noi non abbiamo attori ma abbiamo cantastorie, bardi, cantanti e musicisti.  Comunque credo di aver capito cosa vuoi dire. Questa canzone quindi fa parte di una rappresentazione in cui questi attori impersonano dei personaggi che invece di parlare comunicano tra loro cantando?

-Sì. Più o meno. In particolare questa canzone fa parte del musical intitolato Fantasma dell’Opera, ed è cantata proprio dal protagonista della storia, il fantasma, un uomo che ha scelto di vivere da dolo nelle tenebre, perché il mondo lo ha troppo ferito. Quando conosce una bellissima cantante, Christine, se n’è innamora e cerca di convincerla a seguirlo nelle sue tenebre proprio con questa canzone.

-E la convince?.-

-Christine è combattuta, il fantasma è affascinante nonostante abbia il volto sfigurato, ma anche un altro uomo è innamorato di lei, un conte bello e solare. Lei li ama entrambi, ma ben presto scopre che il fantasma, dopo anni di reclusione, è diventato mentalmente instabile. E’ tremendamente geloso di  lei e uccide anche diverse persone innocenti. Giungerà a rapirla, e la minaccerà di uccidere il suo amato conte e molta altra gente se non scapperà con lui. Lei accetta, e quel gesto d’amore e sacrificio farà capire al fantasma che ha sbagliato a volerla chiudere nelle tenebre, se veramente l’ama deva lasciarla vivere nella luce dove può essere felice, e così fa.- Anna conclude e si accorge che i musici l’hanno ascoltata con grande interesse.

Yilo,  suonatore di uno strumento a corda piuttosto simile all’arpa del suo mondo, le chiese- E tutta questa storia è in musica?

-Sì.

-Affascinante.- esclamò estasiato e si mise a confabulare con i suoi compagni, per poi rivolgersi ad Altari -Signore, per stasera riusciremo senz’altro a riprodurre quest’aria, e presto tutta l’opera, è la cosa più bella e nuova che abbiamo mai sentito: una storia recitata in musica, affascinante.

-Affascinante. – gli fecero coro gli altri musicisti.

-Affascinante.- disse Altair guardandola fisso negli occhi.

Anna si sentì arrossire imbarazzata e per cambiare discorso cercò Saiel con lo sguardo.

La fedele guardia li aveva seguiti e ora se ne stava immobile in un angolo della sala della musica.

-Vuoi sentire anche tu l’aria.?- gli chiese Anna.

-No, grazie. La sentirò comunque  stasera.- disse con voce fredda Saiel.

Altair continuava a fissarla come un assetato che guarda un bicchiere d’acqua e Anna cercava di evitare i suoi occhi imbarazzata.

-Sarai affamata, abbiamo saltato il pranzo parlando di musica, vieni andiamo nelle cucine. Là troveremo sicuramente qualcosa da mettere sotto i denti.- le disse Altari.

Anna scattò in piedi allarmata. –Grazie, ma devo ancora vedere i pittori e sono proprio stanca, dopo vorrei riposare per essere in forze per stasera.- guardò verso i musicisti- Grazie per avermi voluto aiutare.

-Il piacere è stato nostro, speriamo vorrai continuare ad insegnarci nuova musica.

-Certamente. Saiel, andiamo. Arrivederci a tutti, a stasera. – e fuggì via il più in fretta possibile lasciando dietro di sè un esterefatto Altair.

 

**

Purtroppo per Anna il pomeriggio sembrò volare e le sembrava di essere appena tornata in camera, dopo aver mostrato ai maestri pittori le foto che aveva sul cellulare in modo che ne potessero fare dei ritratti, quando la porta si aprì ed entrò Roscel.

-E’ quasi ora di cena, e sono qua per aiutarvi a cambiarvi. Per i corridoi gira voce che stasera sostituirete il bardo e racconterete delle storie del vostro mondo, tutti sono molto eccitati.

Anna si lasciò vestire in un lungo abito di velluto verde, simile a quello che nel suo mondo indossavano le dame medievali. La gonna toccava terra e le maniche era strette fino al polso per poi allargarsi in modo da pendere abbondantemente dai polsi.

Non era molto scollato, ma sul torace e in vita era molto attillato. Per completare l’opera Rose le mise al collo una collana di pietre rosse e in vita una cintura fatta dello stesso materiale. I capelli scompigliati furono lasciati sciolti, e la cameriera le chiese infine se non volesse truccarsi un po’.

-Volete che lo faccia io, forse il trucco che usano le donne qui è diverso da quello usato da voi.

-Va bene.- disse Anna ormai non le importava più nulla, purché quella tortura finisse.

Rose estrasse varie boccette dal suo grembiule e iniziò a lavorare. Quando finalmente ebbe finito  la fece voltare verso lo specchio.

Anna si guardò e per poco non si riconobbe. La sua carnagione di solito smorta, appariva di alabastro, le guance color pesca, le labbra di corallo -Questo non è trucco, questa è magia.

-No, sono trucchi magici.Voi non li avete? Qui tutte le dame li usano, siete bellissima signora, le farete tutte scomparire, loro sono tutte così uguali e voi con i vostri capelli ricci di un rosso così scuro e gli occhi di un verde qui mai visto, apparite esotica .

Anna non commentò, non voleva offendere la cameriera,che l’aveva resa così bella, ma non le importava molto del suo aspetto in quel momento.-Grazie Rose, ora sarà meglio che vada.

-Bene, anch’io sarò in sala dopocena per sentirvi. A dopo.

Anna, di nuovo sola, sospirò. Quando uscì Saiel la fissò serio -Se non volete mangiare, posso andar a dire che avete già cenato in camera.

Anna rimase sorpresa dal tatto dimostrato da quell’uomo che sembrava di pietra e gli sorrise. – Grazie, ma se non voglio morire prima o poi dovrò magiare. Prima lo accetterò meglio sarà. -inspirò e si mise più eretta -Mi puoi accompagnare alla sala da pranzo.

-Certo.- e Ana seguì Saiel lungo i corridoi. Ormai le sembrava di non fare altro che seguire quell’uomo, doveva iniziare ad osservare la strada che percorrevano o senza dil ui non avrebbe nemmeno ritrovato le sue stanze.

La sala da pranzo si rivelò essere un enorme camera con lunghe tavole apparecchiate sontuosamente ed illuminata da moltissime torce che facevano risplendere le posate d’oro.

Saiel l’accompagnò alla tavola centrale, occupata da Acaon, a capotavola, sua moglie una signora grassottela dai capelli biondorossicci, dai suoi figli più piccoli,  Altair e altri nobili.

Anna salutò tutti e poi si sedette, mentre Saiel andò al tavolo riservato ai soldati.

Afeil, la madre di Lilis, Rews e Altair, la salutò cordialmente -Sono felice di fare la tua conoscenza Anna, i miei figli mi hanno parlato molto di te. Lilis è eccitata per la storia che le hai promesso e Altair ha detto che ci sono anche altre sorprese in serbo per stasera.

Altair, seduto alla destra di Anna le strizzò l’occhio- E’ inutile che insistiate madre, è una sorpresa e non vi dirò nulla.- disse sorridendo.

Lilis si agitava sulla sedia -Non vedo l’ora che arrivi il momento di passare nella sala grande.

Acaon la guardò severo -Ora sarà meglio che iniziamo a mangiare. Non è educato da parte tua importunare la nostra ospite.

Anna guardò sconsolata il suo piatto, le sembrò che qualcuno la fissasse da dietro, si voltò un attimo e vide Saiel che la guardava preoccupato.

Anna gli sorrise rassicurandolo e decisa afferrò le posate (simili a quelle cui era abituata per fortuna) e iniziò a mangiare. Niente rimpianti, si disse e trattenne le lacrime.

Altair doveva essersi accorto che qualcosa non andava -Tutto bene?- le chiese a bassa voce mentre anche gli altri commensali erano occupati a parlare tra loro. –Sì. tutto ok.-

Lui le sorrise sollevato.

Durante la cena, tutto il tavolo le fu presentato ma Anna nonostante annuisse sempre al momento giusto non si rendeva conto di nulla, nemmeno del sapore di quello che stava mangiando.

Inghiottiva e resisteva alla nausea, tutto qui.

Finalmente le portate finirono e Acaon si alzò dando il segnale di passare nella sala grande. Altair le si affiancò e la prese per il braccio -Siete molto bella stasera.- le disse.

-Grazie, merito della mia cameriera, è lei che mi ha truccato.

-No, non è il trucco siete voi ad essere bella, di una bellezza diversa dal solito. I vostri occhi sono verdi e anche marroni e le vostre ciglia e sopracciglia sono castane anche se i vostri capelli sono rossi. Non ho mai visto nulla di simile. Inoltre siete dell’altezza giusta per poggiare la testa sulla mia spalla.

La sala grande era una sala adiacente e uguale alla sala da pranzo, solo sgombra di tavoli, e occupata da sedie poste a semicerchio, che, come in un teatro, lasciavano spazio verso la parte di fondo, per attori o musicisti.

Acaon prese posto in prima fila con la sua famiglia, dietro di lui si sedettero i nobili, e  in fondo la gente comune.

Altair  fece entrare i musicist. i-Inizierò io, per rompere il ghiaccio.

-Grazie.-gli disse Anna di cuore.

 

Con un profondo inchino e un sorriso disinvolto, si rivolse al pubblico. Non dava alcun segno di insicurezza, era un attore nato. -Signore e signori, stesera ho l’onore di cantare una canzone d’amore insegnatami dalla nostra ospite.

La musica iniziò suadente e Altair cantò con una voce profonda e ricca di sentimento.Tutti l’ascoltavano rapiti.

 

Quando brami strane tentazioni

quando vuoi oscure sensazioni

nella notte senti immensi sogni ardenti,

notte lieve colma di splendore

chiama, senti,  offrile il tuo cuore.

Guarda gli occhi miei

come in sogno ti vorrei

non sarà la luce che davvero vuoi

la notte è dolce musica per noi.

Chiudi gli occhi ed arrenditi adesso puoi

per salvarti i tuoi sogni infiammerò

chiudi gli occhi e il tuo angelo sarò

sensazioni dal tuo calice berrò.

Notte nera, che ti avvolge adesso

finalmente sei in mio possesso

vivi e capirai

nell’immenso volerai

se non hai confini, so che tu lo vuoi

la notte è dolce musica per noi.

Senti ormai la ragione tua fugge via

coi pensieri di un mondo non più tuo

volerò dove offenderci non può

con l’idea che forse in me ti avrò .

 

Altair la fissava negli occhi come se fosse cantando solo per lei, e  la volesse attirare nella sua tela di note. I suoi capelli rossi, sembravano più scuri nella luce delle torce e gli occhi quasi neri, ricordandole il tenebroso Fantasma dell’Opera. Un brivido le percorse la schiena.

 

Folle scorre velenosa ebbrezza,

dammi, ama, prendi ogni carezza

resteremo qui, lascia nascere così

quell’immagine d’amore che tu vuoi

può tutto questa musica per noi.

Evochi mia musa se lo vuoi

sempre immensa musica per noi.

 

All’improvviso alle sue spalle apparve un nero cielo stellato, Anna sobbalzò spaventata, poi mentre Altair finiva la sua esibizione si sentì una risatina e in piedi vicino alla poltrona di Acaon vide l’Arcimago che batteva le mani assieme a tutto il pubblico.

-Bravo Altari, un ‘esecuzione toccante.- disse sorridendo.

Altair si inchinò accettando il complimento – Grazie, era l’aria ad essere bellissima. E grazie te per i tuoi effetti speciali. Questa canzone fa parte di una storia che va recitata cantando e i musici, insieme ai nostri cantanti, sperano di riuscire a metterla in scena in breve tempo.

La gente sentendo questo applaudì ancora più forte.

-Naturalmente, la nostra ospite, che l’ha già vista rappresentata nel suo mondo, ci dirà una mano per costumi e scene, e sono certo che lo spettacolo sarà indimenticabile. Forza Anna alzati e vieni qui, è soprattutto a te che vanno questi applausi.

Anna si alzò e lo raggiunse sentendosi il viso in fiamme. Anna farà questo, Anna farà quello, non avrebbe potuto chiedere la mia opinione prima di parlare? Certo era vero che voleva che i musici imparassero tute le canzoni del suo mondo che aveva sui cd, ma tuttavia si sentiva come una pedina senza volontà.

Facendosi forza, sorrise al pubblico che ora acclamava lei.

-Grazie.- disse sorridendo. Altair le portò una sedia, lei si sedette davanti al pubblico, mentre lui prese posto in prima fila accanto al padre.

-Mi è stato chiesto di raccontarvi stasera una storia del mio mondo. Ero molto indecisa, poiché conosco infinite storie, d’amore, di guerra, di dei ed eroi e di uomini comuni. Ma, visto che la richiesta veniva dalla piccola Lilis ho deciso per una fiaba che da secoli incanta le bambine del mio mondo, si intitola Cenerentola. C’era una volta in un regno lontano lontano una bimba rimasta senza madre…..-

 

Acaon la stava aspettando in un salottino privato. Seduto comodamente su una poltrona, la salutò caldamente e le indicò la sedia di fronte a sè. Saiel era rimasto furori dalla porta e lei era sola. Speriamo bene, pensò. La stanza era accogliente, una specie di studio con grandi scaffali pieni di libri, e questo l’aiutò a rilassarsi.

-Accomodati . -le disse Acaon sorseggiando un liquido verde da un calice. Anna si sedette rigida.

-Credo che mi dobbiate qualche…ah..spiegazione.-

-Sì, credo anch’io. Ieri non ho voluto parlarti di fronte a tutta la corte .…proprio perché intendo rivelarti alcune fatti, che per ora preferisco non vengano a conoscenza di tutti, ma che è giusto tu conosca poiché forse sono legati alla profezia che ti riguarda. Ma partiamo dall’inizio. Per capire il nostro presente devo prima parlarti brevemente del nostro passato, solo così potrai comprendere la tua delicata posizione.- appoggiato il calice sul tavolino davanti a lui, proseguì -Nei tempi antichi il nostro mondo godeva di ordine e armonia grazie agli dei che comandavano sui cinque elementi di cui era composto: il cielo,l’aria, la terra, il fuoco e l’acqua e su tutti gli esseri viventi. Gli dei generarono poi a loro immagine gli esseri umani, donando loro, una piccola parte del loro potere sui cinque elementi.

Originariamente esisteva una sola razza di esseri umani, ma le condizioni ambientali, il clima e infiniti altri fattori influenzarono in maniera diversa l’evoluzione degli uomini,fu così che si formarono cinque razze, ognuna della quali poteva comandare uno solo dei cinque elementi.

Ogni razza prese il nome dell’elemento che poteva comandare, nacquero così il clan del fuoco, il clan della terra, il clan dell’acqua, il clan dell’aria e il clan del cielo.

Il clan del cielo, che aveva il potere di comandare su tutto il clima del pianeta, comandando piogge ed uragani, si racconta fosse il clan più potente e più vicino agli dei, tanto che questi, lo fecero ascendere al supramondo, il regno degli dei, rendendo i suoi membri immortali. Questa è probabilmente solo una leggenda, ma ciò che è certo  è che di quella razza di uomini si persero le tracce migliaia di anni fa.

Scomparso il quinto clan, il più potente e temuto, l’armonia fra gli esseri umani si ruppe. I clan iniziarono a combattere fra loro e si allontanarono dagli dei. Questi, sdegnati, non scesero più sul nostro mondo, e piano piano i poteri che avevano donato ai clan si affievolirono. Le guerre fra le quattro razze continuarono e tanti innocenti morirono, finché i clan  non dovettero unirsi per combattere un nemico comune.

Mille anni fa si narra che comparvero dal nulla, forse da portali dimensionali proprio come te, sei belve. Esseri demoniaci che non avevano nulla a che fare con i cinque elementi naturali di questo mondo e che anelavano ad un’unica cosa: la distruzione totale di ogni cosa, vivente e non..

Per fortuna i quattro guerrieri più forti e con più potere dei quattro clan si unirono ed assieme, riuscirono a contrastare il potere delle belve. Non poterono ucciderle, ma con la loro magia riuscirono a cacciarle in un altra dimensione e chiusero l’unico ingresso a quel mondo con potenti sigilli magici in modo che le belve non potessero scappare dalla loro prigione.

Ma uno dei quattro guerrieri, oltre ad essere un potente mago era anche un veggente e  profetizzò che dopo mille anni la barriera magica da loro costruita si sarebbe indebolita tanto da permettere alla loro aura malvagia di filtrare e forse di plagiare qualche anima che le avrebbe aiutate a tornare sul nostro mondo. Insieme a questo presagio di sventura egli lasciò anche un messaggio di speranza, predisse che nel momento del bisogno una fiamma sarebbe giunta a noi per cambiare il nostro destino. Egli era un membro del clan del fuoco e al suo clan lasciò memoria scritta della data  e del luogo esatti in cui la fiamma, cioè tu, saresti arrivata. Per questo ti abbiamo trovato con facilità subito dopo il tuo arrivo in questa dimensione.

Sei giunta, come è stato predetto, nel momento del bisogno, poiché anche l’atra previsione dell’antico veggente sembra si stia avverando. I mille anni sono passati e corre voce che alcuni uomini, la cui identità è sconosciuta,  stiano tentando di far rientrare le sei belve nel nostro mondo. Purtroppo in questi mille anni i clan sono spesso stati ancora in conflitto fra loro, e se il peggio dovesse accadere e le bestie risorgessero, non solo saremmo in difficoltà perché i nostri poteri sono diminuiti ancora, ma anche perché probabilmente i clan non si unirebbero nemmeno per combattere questo terribile nemico- concluse fissando attentamente le reazioni di Anna.

Lei non disse niente per qualche minuto.- Siete sicuri che qualcuno stia tentando di liberare le sei belve? Avete informazioni certe?-

-No, non ancora almeno, ma la mia di esperienza mi dice che bisogna sempre aspettarsi il peggio.-

-E voi ….sperate che io, da sola possa combatterle e salvare il vostro mondo? E come dovrei farlo, con dei poteri magici che non ho?-

-Che ancora non sai di avere, ma che probabilmente scoprirai fra breve. Dati i tuoi colori tu possiedi quasi sicuramente il potere di controllare il fuoco, ma dato che la profezia dice che tu cambierai il destino del nostro mondo, possiedi probabilmente anche altri poteri a noi sconosciuti.-

-Io non ho nessun potere, nel mio mondo non esiste la magia.-

-Ma qui sì, e tu sei qui ora, cambiata dal portale in modi che ignori. Per questo dovrai studiare la magia, per scoprire il tuo vero potenziale.-

- Tutti i membri del clan del fuoco ….hanno il potere di controllare il fuoco?-

Cenno affermativo

-E coloro che chiamate maghi o arcimaghi, hanno solo il potere del fuoco o possiedono altri poteri?-

Acaon non le chiese come mai sapesse che nel clan esistevano individui chiamati arcimaghi e maghi. – I maghi possiedono i poteri naturali del loro clan e in più, per inclinazione naturale e grazie a lunghi studi, hanno imparato a cambiare e controllare aspetti della realtà anche al di fuori dell’elemento naturale a loro affine.-

-Quindi….voi credete io sia una specie di mago e volete che io studi e mi alleni per risvegliare dei miei supposti poteri che potrebbero servire nel caso le sei belve ricomparissero. -

-Esatto.-

-E’ una  pazzia! Vi rendete conto che esiste la possibilità che io non abbia alcun potere?

-Sì. E alcuni individui crederanno perfino che tu non sia la fiamma della profezia. Solo il clan del fuoco sapeva il luogo e il giorno del tuo arrivo. Noi abbiamo la certezza che tu sia  la fiamma predestinata, ma probabilmente gli altri clan avranno dubbi a proposito. Nella profezia inoltre non si parla chiaramente del tuo potere….è vero potresti essere una donna normale, senza alcuna dote particolare…..ma io spero non sia così.- sospirò Acaon – Per questo ti chiedo per favore di provare a studiare la magia per un breve periodo, per cercare di scoprire il tuo vero potenziale. Per il bene di questo mondo.-

-Questo è un basso ricatto morale. Farmi sentire in colpa per costringermi a fare quello che volete non molto etico da parte vostra! Sono sola in un mondo sconosciuto e dipendo da voi, non ho molta scelta.-

-Nessuno ti costringerà.-

-No, ma molti mi consiglieranno e mi spingeranno…..ah, che importa in fondo. Lo farò. Studierò la magia e cercherò di scoprire se possiedo almeno il potere del fuoco. Se lo avessi questo mi renderebbe parte del vostro clan. E se devo vivere con voi….Saiel mi ha detto che non è possibile sapere dove e quando apparirà un portale dimensionale, è vero?-Anna lo guardò trepidante. Una muta flebile speranza negli occhi.

-E’ vero. E non è possibile sapere dove porterà. Inoltre i portali sono molto rari. Prima di ieri…..l’ultimo avvistamento fu cento anni fa, credo. Non dico che sia impossibile, ma è altamente improbabile che tu possa mai tornare a casa. Mi dispiace.-

 -No, non è vero, non le dispiace affatto, lo so. Lei vuole che io resti, ne va del destino del vostro mondo…forse.

-Sì voglio che tu resti, voglio che il mio mondo sopravviva, non mi vergogno di dirlo. Il mio è un sentimento più che umano, voglio sopravvivere, e voglio che il mio popolo sopravviva ma è vero anche che mi dispiace per te. Sono ancora capace di provare compassione, che tu lo creda o no, e non so nemmeno immaginare il dolore che avrai provato a venire strappata da tutto quello che conoscevi.-

Anna lo guardò negli occhi e vi vide veramente compassione per la sua situazione. Ma questo non cambiava nulla, continuava comunque a sentirsi in trappola. Senza valide alternative era praticamente costretta a seguire i ‘suggerimenti’ del capo clan. Tutto questo non le piaceva. Voleva sentirsi padrona della propria vita, non in balia del volere di altri.

- Studierò la magia. Ma voglio qualcosa in cambio da voi.-

-Cosa?-

-Voglio avere accesso ai libri del castello per documentarmi e voglioi essere il più libera possibile nei miei spostamenti. So che volete proteggermi, ma almeno il castello sarà un luogo sicuro, no?-

-Non sappiamo dove siano o chi siano i traditori, perciò cerchiamo di essere molto prudenti. Solo i capiclan  e poche altre persone sanno della profezia riguardante il ritorno delle belve. E anche la profezia riguardante te è stata raccontata vagamente, senza entrare in particolari…..meglio non fidarsi di nessuno, che dare la propria fiducia alla persona sbagliata. Comunque sarai libera di andare ovunque nel castello, se insieme ad una guardia. E avrai accesso a tutti i nostri libri, senza restrizioni.-

-Un altro favore. Io…ho lasciato dietro di me il mio mondo, gente che mi amava i miei genitori….vorrei poter avere a disposizione i vostri pittori e i vostri musicisti per cercare di salvaguardare i miei ricordi più cari. Insegnerò loro alcune melodie e canzoni del mio mondo e chiederò loro di fare ritratti dei miei cari, per potere ricordare, sempre, anche in futuro da dove vengo.-

-Certamente, anche io ho una famiglia, dei figli, e posso comprendere il tuo dolore per la tua perdita. Cercherò di aiutarti come posso.-

-Ho conosciuto Lilis e Rews stamane, sono adorabili.-

-Ah, io sono di parte essendo loro padre, ma è proprio vero. Spero che anche il mio figlio primogenito incontrerà le tue simpatie.-

-Oh sono sicura di sì.-

-Ne sono felice.-disse una nuova voce. Anna si girò di scatto, la sua poltrona dava le spalle alla porta e non si era accorta che qualcuno fosse entrato.

Un giovane, che doveva avere circa la sua età la stava guardando sorridendo. Era alto, come tutti i cortigiani che aveva visto il giorno prima, forte e robusto senza essere massiccio, e aveva un viso perfetto, con occhi leggermente obliqui, di un azzurro chiaro e limpido, e capelli naturalmente rossi. Se avesse avuto le orecchie  a punta e il mento aguzzo, sarebbe stato uguale all’elfo Legolas, creato dalla mente di Tolkien. Non c’erano parole adatte a descriverlo, era semplicemente bellissimo. Avrebbe potuto essere un attore di Hollywood, era molto meglio di Brad Pitt.

-Stavamo parlando appunto di te Altair.-

-Ho sentito padre. Sono lieto di fare la sua conoscenza Anna.-

Anna si alzò impacciata per rispondergli- Anche io sono felice di conoscerla Altair.-

-Bene. Ora che ci siamo presentati potremo darci tranquillamente del tu, che ne pensi? Io odio le formalità.-

-Ok.-

Altair la guardò con uno sguardo interrogativo.

-E’ una parola che sul mio mondo usiamo per dire ‘va bene’.-

-Oh. Ok. – disse provando la nuova espressione e sorridendo come un bimbo cha ha ricevuto un nuovo giocattolo.

-Potresti accompagnare la nostra ospite dai musici Altair, mi ha appena chiesto di poter insegnare loro la musica del suo mondo.- Acaon sembrava una madre ansiosa di veder sistemato il figlio e la cosa infastidì molto Anna. Spero che non abbia strane idee in testa, pensò.

-Con piacere. Ok Anna?- le chiese Altair sorridendole.

Ogni sospetto svanì come per magia dalla mente di Anna. Altair era proprio adorabile quando diceva ok.

Anna si svegliò poco dopo l’alba con un terribile mal di testa e irrigidita in ogni muscolo. Persino gli occhi  le bruciavano a causa del pianto del giorno prima e non aveva nessuna voglia di alzarsi. Stava cercando di raccogliere il coraggio per uscire dal letto, quando qualcuno bussò alla sua porta.

-Sono la una cameriera signora, è sveglia?- chiese una voce femminile.

Felice che qualcuno le desse uno stimolo per riuscire ad alzarsi, Anna si avvolse intorno al corpo il lenzuolo e andò ad aprire la porta. -Si sono sveglia, entra pure-

Una piccola donna di mezza età, con i capelli rossi raccolti sulla nuca in una stretta crocchia, entrò svelta con un involto nelle braccia.

-Ah ma oggi sarà sicuramente una bellissima giornata, nonostante ormai siamo vicini alla stagione fredda! Fuori splende un bellissimo sole.- le disse sorridendo. -Il signore del clan ha detto di portarle qualche abito. E le nobildonne del castello hanno fatto a gara per darle gli abiti che secondo loro le sarebbero stati meglio.- aggiunse aprendo l’involto ed estraendone alcuni abiti. Anna si tolse di dosso il lenzuolo e si avvicinò ai vestiti. La sera prima aveva deciso di dormire nuda dopo il bagno, ma dopo l’incontro con l’Arcimago aveva deciso di tenere addosso la biancheria intima. La donna fissò quello che indossava con aperta curiosità, specialmente il reggiseno. -Non ho mai visto indumenti del genere.-disse.

-Noi….da dove vengo, li portiamo sotto gli abiti. Questo… – disse indicando il reggiseno. -..serve per sostenere il seno.

-Ingegnoso. Noi  portiamo delle sottovesti sotto gli abiti e per sostenere il petto usiamo dei corsetti se vogliamo, ma quello che lei indossa è molto meno ingombrante e sembra molto più comodo, forse grazie a lei inizierà una nuova moda. Ora vediamo- e sparpagliò sul letto vari capi di vestiario tutti molto belli e ricchi.

-Vorrei indossare dei pantaloni. -disse Anna, e poi ricordandosi delle sue maniere aggiunse. – Mi scusi non mi sono nemmeno presentata, io mi chiamo Anna.

-Io sono Roscel. -disse la donna sorridendo, -e potete fare a meno di presentarvi, tutti nel castello ormai sanno chi siete. Siete la novità del momento.

Poi canticchiando le scelse l’abito del giorno, dei pantaloni di pelle finissima di colore marrone scuro molto attillati, una maglia verde chiaro con le maniche lunghe, e sopra a questa le fece indossare uno strettissimo gilet di pelle dello stesso colore dei pantaloni. In vita sopra i pantaloni, le legò una gonna verde chiaro come la maglia,l unga fino al polpaccio, con due spacco su ogni fianco  che le arrivavano fino alla parte alta delle cosce, e che le permettevano perciò di muoversi liberamente senza problemi.

-Ai piedi potete indossare i vostri stivali, sono molto belli. E poi alcune dame vi hanno dato anche dei gioielli, con questo abito, staranno bene questi bracciali.- disse allacciandole ai polsi delle catenelle.

Finalmente dopo quasi un ora fu pronta. L’unica parte del suo corpo che aveva messo in difficoltà la cameriera erano stati i suoi capelli, completamente ribelli, e alla fine glieli  aveva legati in una coda  con un semplice laccio. Per esperienza sapeva che, al massimo tra dieci minuti, i ciuffi più corti darebbero sfuggiti all’acconciatura e le sarebbero ricaduti sul viso ma non poteva farci niente.

Anna si guardò allo specchio, nonostante gli strani abiti, nonostante ora avesse una cameriera ad accudirla,  quella dell’immagine era sempre lei.

-Ora se volete vi porto la colazione. -disse Roscel, prendendo in mano il vassoio con la cena della sera prima che non era stato toccato. -Oppure potete andare nella sala da pranzo dove la corte fa colazione. -

-Grazie ma non ho fame. Credo che prima dell’udienza con Acaon, mi piacerebbe invece fare un giro del castello, per ambientarmi un po’.

-Certo, chiedete a Saiel e lui vi porterà dove volete. E’ un gran bravo ragazzo, anche se un po’ troppo taciturno per i miei gusti. Ma le guardie lo seguono come fosse un dio in terra, perciò deve sapere il fatto suo.

-Non potrei andare da sola?.-

-Credo di no, Saiel deve sempre essere con voi per proteggervi. Acaon ha ripetuto più e più volte a tutti la vostra importanza, ancora prima che arrivaste. E questo genere di celebrità può anche essere pericolosa, credete a me.

-Vi credo purtroppo, anche da dove vengo io,  in passato,  le corti dei castelli medievali e rinascimentali non erano luoghi molto sicuri.

-Bene, io vado, vi auguro una buona giornata. Se vi servisse il mio aiuto, chiedete a Saiel e lui mi farà chiamare. – e con piccolo inchino se ne andò svelta come era arrivata.

Anna  prese la sua borsa e se la mise a tracolla (non di fidava affatto di lasciarla incustodita)  prima di uscire in corridoio.

Saiel era lì immobile come sempre. Stranamente Anna non provò imbarazzo davanti a lui. Era come se la scena della sera prima non fosse mai accaduta. Saiel non le sembrava il genere di uomo che avrebbe potuto parlare con qualcuno di un fatto del genere. Non  sembrava il genere di uomo che parla, punto e basta.

-Mi piacerebbe fare un giro per il castello prima della mia udienza con Acaon. – disse.

-Va bene, vi condurrò ai giardini pensili dei piani nobili. Stamattina non c’è tempo di vedere altro. Ci vorrebbero mesi, se non anni, per mostrarvi tutto il castello.- disse Saiel senza guardala e cominciando a incamminarsi.

Anna lo seguì incuriosita. – Quindi le mie stanze non sono ai piani nobili?

-No.- le rispose succinto Saiel. -Acaon ha preferito così per la vostra sicurezza e la vostra  riservatezza.

-In quanto a riservatezza non è servito a molto.

-L’Arcimago è……un caso molto particolare. Non ci sono altre persone come lui qui nel castello.

-Intendi dire che è l’unico col potere di teletrasportarsi ovunque voglia, senza preoccuparsi di cose triviali come essere fermato da delle guardie?

-Sì. E’ l’unico.

-Sempre uno di troppo. Non andrà a dire in giro quello che è successo vero?

Saiel si girò a guardarla. – Non è successo nulla ieri sera. L’arcimago sa che deve stare attento a non fare arrabbiare Acaon, perciò non sarà detto nulla che potrebbe arrivare alle sue orecchie.

Saiel riprese a camminare, e poi svoltò in una lunga galleria dove c’era una scala che saliva. La scala era piuttosto lunga e sfociava in un corridoio pieno di diramazioni, porte e altre scale, per mezzo di una delle quali Anna fu condotta ancora più in alto. Al termine della seconda scala ne  iniziò una terza. A  quel punto Anna era del tutto senza fiato.

Per fortuna dovevano essere quasi arrivati, perché si iniziava a sentire un forte profumo di fiori. Scoprì di avere ragione quando Saiel aprì una pesante doppia porta  e la condusse su una grande terrazza all’aperto.

Qui, sotto un sereno cielo verde, vide un vasto giardino. Il cinguettio di uccelli e il gorgogliare di fontane rallegrava l’atmosfera, e il prato, verde quanto il cielo, era ornato da aiuole di tutti i colori, formate con molti tipi diversi di fiori a lei sconosciuti.

Era bellissimo, Anna respirò a pieni polmoni l’aria fresca e i profumi provenienti dal giardino, felice in quel momento di essere viva, nonostante tutto.

C’erano anche alcuni piccoli alberi da frutto in grandi vasi, Saiel si avvicinò a questi e raccolse alcuni frutti rossi, simili a mele.

-Non ha mangiato nulla nè ieri, né stamattina, provi questi, sono Gunni, dei frutti molto dolci.- le disse offrendole un frutto.

Anna scosse la testa e rifiutò. Saiel la fissò serio, senza alcuna espressione. Non aveva bisogno di dire niente, Anna poteva leggere la disapprovazione nei suoi occhi, che sembravano dirle: digiunare non servirà a nulla, non migliorerà le cose, farà solo peggiorare la sua salute.

Anna era sicura che Saiel non avrebbe insistito oltre e non le avrebbe chiesto il motivo del suo rifiuto di mangiare, poiché avrebbe dovuto parlare per più di due secondi per farlo, ma si sorprese a volergli spiegare il suo comportamento, spontaneamente.

-Nel mio…mondo, c’era una leggenda molto tempo fa. In passato gli uomini credevano che esistesse un mondo sotterraneo, dove sarebbero andati una volta morti, chiamato Ade, dal nome del dio che lo governava. Anche i vivi potevano accedere a quel luogo attraverso speciali varchi, ma, una volta entrati, non dovevano assolutamente mangiare nulla o non sarebbero più tornati al mondo dei vivi.

Un giorno la figlia di Demetra, dea della natura e dell’agricoltura, Persefone, fu rapita da Ade che si era invaghito di lei e voleva sposarla. Demetra disperata, chiese al padre di tutti gli dei, Zeus, di riportarle sua figlia, o minacciò, non avrebbe più permesso alle stagioni di avvicendarsi e la terra serebbe stata perennemente coperta di giaccio e neve e gli uomini sarebbero morti di fame. Zeus, andò a parlare con Ade, ma questi rifiutò di restituire Persefone, poiché questa, durante la permanenza nel suo mondo sotterraneo, aveva mangiato alcuni semi di melograno. Il padre degli dei alla fine decretò che ogni anno, avendo Persefone mangiato dolo sei semi del frutto, avrebbe passato sei mesi insieme ad Ade e altri sei mesi con la madre, facendo felici tutte le parti in causa. L’Ade ebbe così una regina buona e compassionevole che temperava il duro carattere del dio Ade, e Demetra riebbe la figlia. – Anna sospirò. -Forse è per questo che non ho ancora mangiato nulla in questa dimensione, perché una piccola parte di me crede che quando lo farò perderò ogni speranza di tornare nel mio mondo. E’ una paura del tutto irrazionale e so che prima o poi dovrò pur mangiare, ma per ora non ci riesco.

Saiel non disse nulla, ma altre voci si fecero invece.-Era una bellissima storia, non l’avevo mai sentita.- disse una bambina di circa sei o sette anni, sbucata fuori da dietro un cespuglio.

-E’ vero, ne conoscete altre?- gli fece eco un ragazzino all’incirca della stessa età, che la seguiva.

Anna li fissò sorpresa, mentre Saiel si avvicinava a loro sorridendo. Saiel che sorrideva, caspita, forse sta per nevicare, pensò Anna. Ammesso che qui nevichi.

-Questi solo Lilis e Rews, due vere pesti, e figli di Acaon.- le disse Saiel.

Erano adorabili, la bambina in una veste rosa e due trecce rosso arancioni che le incorniciava il visetto delicato, con due enormi occhi color fiordaliso e il bambino una replica della sorella ma senza trecce vestito con pantaloni e giubba azzurri.

Anna andò loro incontro. -Piacere di conoscervi, io sono Anna e conosco moltissime altre storie che sicuramente non avete mai sentito.-

-Tu sei qui a causa della profezia vero? E’ così emozionante.-

Emozionante non è la parola che userei, orribile è più esatto, pensò Anna. -Già.- rispose ad alta voce

-Juliu il bardo conosce molte storie, ma ormai sia io che mio fratello le conosciamo a memoria, se non ti dispiace, ci farebbe molto piacere se tu ce ne raccontassi qualcuna del tuo mondo. E sono certa che anche agli altri bambini del castello piacerebbe. -disse Lilis scoccandole una sguardo da cucciolo. Quella bambina sapeva come ottenere quello che voleva, senza dubbio.

-Farebbe piacere anche a me. Ho proprio bisogno di distrarmi dai miei pensieri. Sentite, tra poco devo parlare con vostro padre, e forse oggi pomeriggio dovrò fare qualcosa, ma stasera prima di cena potrei raccontarvi una storia.-

-Di solito Juliu racconta le sue storie dopocena nella sala grande e tutti vanno lì per ascoltarlo, potresti prendere il suo posto stasera. Lo chiederò a mio padre.-

-Ma…davanti a tutti…-

 -Perfavore.- le chiesero in coro i bambini.

-Va bene.- si arrese Anna.

-Ora cha avete ottenuto quello che volevate, andate a giocare, pesti.- disse Saiel spingendoli verso il prato. I bambini risero felici e corsero via.

-Non dovevate accettare se non volevate.- le disse Saiel tornando ad essere il serio soldato di pietra che conosceva.

-Mi farà bene parlare del mio mondo, credo.Se tutti sapranno, forse mi sentirò meno sola.-