Evidentemente lo stress e la stanchezza nonché il pianto dovevano averla fatta addormentare, poiché Anna si risvegliò all’improvviso quando qualcuno bussò alla sua porta.
-Non voglio vedere nessuno- disse Anna, alzando la voce in modo da poter essere sentita all’esterno.
Sentì delle voci che parlottavano e poi bussarono ancora.
-E’ la cena. – disse la voce di Saiel. -La cameriera se n’è andata, e il vassoio è qui, se volete venire a prenderlo. -
Anna non aveva nessun appetito ma si alzò comunque e aprì la porta, sembrava che il suo corpo avesse una volontà propria e indipendente.
‘Anche quando stai male devi sempre cercare di mangiare, solo mangiando si riacquista l’appetito’ le aveva ripetuto tante volte sua madre. Pensare a lei le faceva sentire una fitta al petto, ma il suo corpo era deciso a seguire quel consiglio materno.
Prese il vassoio dalle mani della guardia. Lui non disse niente, e lei nemmeno. Quando rientrò in camera chiudendo dietro di lei la porta, entrambi furono soddisfatti del fatto non aver dovuto parlare.
Anna appoggiò il vassoio sul tavolo al centro della stanza e si sedette su una delle sedie poste intorno ad esso. Le sembrava di essere priva do forze, un corpo senza vita che però continuava caparbiamente ad esistere. Chiuse gli occhi e si impose di non scoppiare di nuovo a piangere.
Non pensare, non ricordare, guarda solo a presente, e affronta una cosa alla volta, si disse Anna. Non pensarci e forse sopravvivrai.
Una piccola parte del suo cervello (quella che non era sta annientata dallo shock degli ultimi eventi) si rendeva conto che questa filosofia non era il modo migliore di affrontare la sua attuale situazione, non risolveva nulla, ma non riusciva a trovare un altro modo per non crollare. Conosceva termini come depressione, collasso, stato confusionale, ma solo ora si rendeva conto di cosa volessero veramente dire.
-Nessuno in questo mondo mi conosce, nessuno qui mi vuole bene, a nessuno importa di me. Non sono nemmeno una persona per questa gente, solo una “speranza”? Come posso vivere in questo modo, vorrei mori……-
Ma la sua bocca si rifiuto di completare una frase talmente vigliacca, e la voce di Anna si spense in un singhiozzo. Scivolò dalla sedia e si piegò in due piangendo, con la fronte che toccava il freddo pavimento. Per lunghi minuti, continuò a piangere sempre più disperatamente, quasi non riusciva a respirare tra un singhiozzo e l’altro.
Poi pian piano quando aveva ormai pianto tutte le sue lacrime, si accorse che intorno a lei c’era qualcosa che le era profondamente estraneo: un completo silenzio.
A casa sua, la radio non era mai spenta e la musica la seguiva per tutta la sua giornata, ma da quando era qui non aveva più sentito quel rassicurante sottofondo alla sua vita.
Infilò gli auricolari e si mise in ascolto della sua canzone preferita degli Evanescence:
I’m so tired to be here
surprised by all mine childish fears
If you have to leave I wish that you would just leave
cause your presence still lingers here
and it wouldn’t leave me alone
these wounds don’t seem to heal
this pain is just too real
There’s just too much that time cannot erase
Ad Anna sembrò che le note le toccassero il cuore, avvolgendolo in una soffice nuvola che gli impediva di sanguinare e soffrire, e istintivamente cominciò a cantare assieme alla cantante che tentava di dire addio al suo amore.
When you cried I wiped away all of your tears
when you screamed I fade away all your fears
I held your hand trough all of these years
and you still have all of me
Fuori dalla sua stanza alcune persone che stavano percorrendo I corridoi, si fermarono ad ascoltare la sua voce triste. Saiel, immobile davanti alla porta, fissò quel gruppo di curiosi con sguardo truce, finché non si disperse.
Terminata la canzone, Anna si sentì rincuorata. Non tutto era perduto. Avrebbe sempre ricordato la sua vera dimensione e i suoi cari che là la stavano aspettando. Nessuno poteva toglierle i suoi ricordi, li avrebbe conservati dentro di sé e avrebbe trovato il modo per andare avanti in questo nuovo mondo. E un giorno avrebbe trovato anche il modo di tornare a casa. Saiel il giorno prima aveva parlato di maghi. Questo voleva dire che in quella dimensione esisteva la magia e dove c’è magia tutto è possibile….
Asciugandosi le guance osservò il walkman e il cellulare, entrambi funzionavano grazie a pile ed elettricità, due cose che dubitava esistessero in questa dimensione, doveva trovare un modo per evitare che una volta esaurite le batterie divenissero per sempre inutilizzabili.
Doveva salvare ciò che le restava della sua casa, ad ogni costo. Un’idea prese forma nella sua mente, e decise che domani ne avrebbe parlato con Acaon.
Per ora le avrebbe fatto piacere riuscire a fare un bel bagno caldo. Ne aveva bisogno sia per eliminare la puzza di cavallo che aveva addosso che per cercare di rilassarsi. Chissà se il castello aveva l’acqua corrente calda in tutte le stanze…Lo sperava tanto.
Per la prima volta da quando era entrata nei suoi appartamenti, si guardò veramente attorno. La stanza che le avevano assegnato era piuttosto grande con un bel letto a baldacchino, talmente grande da contenere tre persone, con soffici coperte ricamate in oro e verde, e chiuso da tendaggi di velluto verde. Un bellissimo tappeto che sembrava ritrarre un paesaggio lagunare era posto ai suoi piedi.
C’erano un bel camino e un tavolino basso con sopra una specie di sfera che emanava una luce tenue e rosata. La sfera non aveva fili o spine e non si poteva aprire. Inoltre nonostante emanasse luce, non era calda al tatto, che fosse magica? Un tavolo con sei sedie era al centro della stanza. A completare l’arredo c’erano anche una comoda poltrona, un armadio vuoto, e un grande specchio appeso alla parete.
C’era poi una porta nella parete laterale, Anna la aprì sperando dietro vi fosse il suo bagno personale e il suo desiderio fu avverato. La stanza conteneva una grande vasca di un metallo che sembrava ottone, alcuni catini, un grande lavatoio con un rubinetto collegato a una pompa (quindi prendono l’acqua da pozzi posti sotto il castello) e verso il fondo, c’era un sedile in pietra, una specie di cubo, con un foro ovale nel sedile, probabilmente un water primitivo.
Pompò e l’acqua scese, ma era fredda. Non aveva affatto voglia di mettere a scaldare l’acqua sul fuoco, ci sarebbe voluta una vita per rendere caldi tutti i secchi che occorrevano a riempire la vasca, e poi c’erano solo secchi di legno che sarebbero bruciati a contatto col fuoco..
Non sapeva proprio che fare, e c’è solo una sola cosa da fare quando non si sa qualcosa: chiedere. Tornò nella sua camera e aprì la porta che dava sul corridoio, di fronte a lei c’era Saiel immobile come una statua.
-Mmm…, vorrei proprio fare un bagno, ma non so come scaldare l’acqua, potrei avere secchi di metallo o…-
Prima ancora che Anna finisse la sua domanda Saiel entrò nella sua stanza e da lì nel suo bagno. Anna lo seguì perplessa, forse i secchi anche se di legno qui non bruciavano, pensò. Saiel prese un secchio e lo riempì d’acqua, ma invece di portarlo sul fuoco, lo versò nella vasca. Riempì e svuotò un secondo secchio, poi un terzo e così via finché non riempì a metà la vasca. Anna stava per dirgli che nel suo mondo il bagno si faceva caldo, ma si fermò quando lo vide immergere la mano nella vasca.
Il suo braccio si illuminò per un attimo e del vapore uscì dall’acqua. -Ora l’acqua è calda, se vuole, può aggiungere acqua fredda per aggiustarne la temperatura.- detto questo, uscì e tornò in corridoio.
Anna immerse un braccio nell’acqua, e constatò che era bollente. –Magia.- sussurrò. – Una gran bella comodità.- Si spogliò e si immerse nella vasca fumante con un sospiro di sollievo. Non aveva chiesto un asciugamano e non aveva vestiti puliti, ma di questo si sarebbe occupata domani, per stasera si sarebbe asciugata davanti al camino e avrebbe dormito nuda.
Si stava crogiolando nell’acqua, cercando di svuotare la testa da ogni pensiero, quando all’improvviso sentì una corrente di aria fredda contro la pelle. Riaprì subito gli occhi e vide apparire dal nulla di fronte a lei un uomo.
Profondi occhi neri la fissavano da un volto che pareva scolpito nella porcellana, completamente liscio tranne che per due profonde rughe intorno alla bocca, probabilmente causate da un riso frequente. Era una faccia senza età, quell’uomo vestito di una sgargiante tunica dorata poteva avere venti come quarant’anni, ma i suoi lunghi capelli, che portava sciolti sulla schiena, erano completamente bianchi e contrastavano con la sgargiante tunica dorata.
-Salve Anna. Sono felice che tu sia arrivata sana e….- iniziò a dire lo sconosciuto., ma venne drasticamente interrotto da Anna, che, ripresasi dalla sorpresa che l’aveva paralizzata, urlò con tutta la sua forza. – Aiuto!Saiel!- Nemmeno due secondi dopo, la guardia spalancò la porta del bagno e irruppe nella stanza.
Vedendo l’intruso si fermò di colpo e si ricompose nell’immobilità a lui solita.
-E’ lei Arcimago, avrei dovuto immaginarlo.- disse allo sconosciuto.
Due uomini nella stanza da bagno e nessuno che si decideva ad uscire. Questo era troppo! Anna abbassò gli occhi e controllò che tutto quello che doveva essere coperto fosse ben nascosto dall’acqua, e poi colpì con uno sguardo furioso Saiel. – Portalo fuori di qui subito! – urlò con voce resa stridula dalla rabbia.
Lo sconosciuto per nulla scomposto si accinse a dare spiegazioni come se si trovasse in salotto a prendere un tè con lei, invece che nel suo bagno. – Mi dispiace di averti spaventato con la mia apparizione, ma..
Anna non lo lasciò finire e con una voce ormai talmente stridula e acuta da risultare spiacevole persino a lei riprese a urlare. -Non mi interessa che lei sia dispiaciuto di essersi teletrasportato qui come faceva Spock in Star Trek, l’unica cosa che mi importa è che lei esca immediatamente dal mio bagno, non ha mai sentito parlare di privacy?!!!!!
Saiel decise di intervenire prima che i suoi timpani scoppiassero a causa degli urli di Anna.
-Arcimago, credo che dovrebbe uscire, domani potrete parlare con più calma.
Lo straniero sembrava non avesse nessuna intenzione di andare. -Volevo semplicemente presentarmi.- disse con calma, come se parlasse tutte i giorni con donne nude che si stavano facendo il bagno.
Saiel guardò lievemente allarmato la vena pulsante del collo di Anna che annunciava un nuovo sfogo in arrivo. Anna, infatti era ormai al limite della sua pazienza. Quel giorno era stata strappata al suo mondo, catapultata in un altro, fatta salire su uno scomodo cavallo, trattata con sufficienza e ora messa in imbarazzo mente faceva il bagno! Come osavano?! Quel dannato Arcimago la stava chiaramente esasperando apposta, con quel suo sorrisino e non era il giorno giusto per farlo! Ormai incurante della sua nudità nella sua rabbia, uscì dalla vasca, prese uno dei secchi posti di fianco alla vasca e urlando – Fuoriiiii!- lo scagliò contro l’Arcimago.
Questo purtroppo svanì nel nulla prima di essere colpito, lasciando uno stupito Saiel davanti a una donna nuda e arrabbiata.
Sparita la causa del suo odio la mente di Anna si schiarì e si rese conto di essere completamente nuda in piedi davanti alla guardia che la fissava. Arrossì come un peperone e cercò di coprirsi con le mani come poteva. Saiel si affrettò ad uscire e tornare in corridoio temendo nuove urla isteriche.
E lì, ad aspettarlo fuori dalle stanze di Anna, trovò l’arcimago che ridacchiava allegramente, come se avesse assistito allo spettacolo comico più spassoso mai visto.
Saiel non disse niente e riprese il suo posto di guardia come se niente fosse successo.
-Sai benissimo che la tua facciata di pietra, è inutile con me, io posso leggere i pensieri nella tua mente, e stai pensando che mi sia comportato in modo molto maleducato con la nostra ospite.- gli disse l’arcimago sorridendo. -Ma devi credermi volevo solo presentarmi, cosa che non ho potuto fare, poiché quando è arrivata non ero presente nella sala del trono. Quando ho deciso di teletrasportarmi da lei non immaginavo di trovarla in bagno, né che stare nella stessa stanza con lei mentre si lavava fosse una cosa così sconveniente nel mondo da cui proviene. Invece i suoi pensieri erano chiarissimi, nella sua dimensione le persone sono molto più pudiche e vedono la stanza da bagno come luogo assolutamente privato. Incredibile. Noi siamo molto più ..liberi.-
Saiel gli gettò uno sguardo senza dire nulla, e l’Arcimago ridacchiò – Sì lo so, quando mi sono reso conto di quello che pensava sarei dovuto uscire, ma era una situazione così divertente, non ho mai visto prima una donna così arrabbiata. Non nei miei confronti almeno.
Saiel non disse niente e tornò a fissare davanti a sé.
L’Arcimago sospirò. -Ve bene, me ne vado, le parlerò domani, ma so benissimo che anche tu ti sei goduto la scena, specialmente l’ultima parte.- e detto questo se ne andò lasciando una guardia assolutamente immobile e seria, ma con le orecchie rosse.






