
Pochi giorni per riposare, studiare il percorso che avrebbero seguito, fare i preparativi necessari al loro viaggio e Anna e Saiel furono pronti a partire.
Acaon avrebbe condotto a breve l’esercito del fuoco verso una radura poco distante dove si sarebbe unito all’esercito del clan dell’aria, e insieme i due clan si sarebbero diretti verso lettere del clan dell’acqua per incontrare gli eserciti nemici dell’acqua e della terra prima che entrassero nel loro territorio. La guerra stava per iniziare.
Anna e Saiel invece sarebbero partiti oggi stesso in una missione che sembrava impossibile, ma che racchiudeva in sé le speranze di un popolo.
E Anna non aveva mai cavalcato nella sua vita. Era stata in groppa ad un cavallo solo tre volte da quando era in questa dimensione, due volte dietro a Saiel aggrappata a lui, e una da sola ma con Saiel che conduceva il cavallo alla briglia. Sarebbe stata in grado di cavalcare da sola e guidare il cavallo? Saiel le aveva dato alcune lezioni, ma non erano andate molto bene. I movimenti del cavalo le scuotevano dolorosamente ogni muscolo, le facevano battere i denti e scivolare dalla sella.
-È perché stai in groppa al cavallo come un sacco di farina, devi assecondare i movimenti dell’animale col tuo corpo.- le aveva detto Saiel, ma non era semplice. Doveva stringere forte le gambe e alzarsi e abbassarsi insieme al movimento del cavallo, una fatica tremenda per i suoi muscoli non allenati e inoltre, se lei doveva fare tutta questa fatica a cosa cavolo serviva il cavallo? Tanto valeva andare a piedi!
Ma possibile che in questo stupido mondo nessuno avesse mai inventato almeno una bicicletta? Non vale la pena nemmeno di pensarlo, purtroppo avrebbe cavalcato, non c’era altra scelta.
Salutare tutti fu più difficile di quanto aveva creduto. Solo Acaon, i suoi consiglieri Ragul e Kagur, Wes e Delissa erano a conoscenza della loro vera destinazione, gli altri credevano semplicemente che Saiel la stesse allontanando dal pericolo imminente, e che si sarebbero rifugiati poco lontano.
Delissa piangeva come una fontana e cercava di frenare quel fiume di lacrime con un fazzoletto, mentre Ailinn e Roscel la salutarono con un sorriso sulle labbra. Un sorriso tirato, visto che nessuno sapeva cosa riservava loro il futuro di guerra che li attendeva, ma pur sempre un sorriso.
Lilis e Rews, i figli di Acaon l’avevano abbracciata e Altair l’aveva baciata sotto lo sguardo corrucciato di Saiel, mentre Acaon e Wes avevano augurato loro Buona Fortuna.
Saiel abbraccio la sorella. Anna aveva un groppo in gola e non riuscì a dire nulla, si limitò a ricambiare abbracci e sorrisi, poi lei e Saiel salirono in groppa ai loro cavalli e partirono senza mai voltarsi indietro.
Forse aveva visto tutte quelle persone per l’ultima volta, pensò Anna sentendo un grande vuoto dentro. Si sentiva smarrita, ed incerta, eppure dentro di lei qualcosa la spingeva alla ricerca del quinto clan. Per ora questo e stare insieme a Saiel le bastava per poter andare avanti.
La prima giornata di viaggio fu un incubo, ma Anna non disse una parola, aggrappata la suo cavallo, sforzandosi di ignorare le piaghe che le si stavano aprendo sul retro delle cosce e sulle natiche, e il dolore spaventoso alle reni.
Stava seduta pallida e con le labbra serrate sul suo cavallo e Saiel non potè fare a meno di ammirare la sua forza d’animo. Non essendo mai andata prima a cavallo da sola, cavalcare un’intera giornata doveva essere molto duro per lei.
Anna infatti gli cadde fra le braccia, quando, appena prima del crepuscolo, si fermarono per la notte in una piccola locanda. Ma rifiutò il sostegno che le offriva ed entrò impettita nell’edificio sebbene i suoi muscoli si ribellassero ad ogni passo.
L’oste la guidò verso la sua camera. La stanza in questione era spoglia tranne che per un letto. Anna liquidò l’uomo con un gesto della mano e cadde a faccia in giù sul letto, soffocando i gemiti nella coperta.
Non aveva idea di quanto tempo fosse passato quando udì la porta aprirsi e l’inconfondibile passo di Saiel entrare
-Non sto dormendo- borbottò -sono pronta a scendere per la cena
-Vedremo- disse lui con calma. Posò sul pavimento qualcosa che emise un tintinnio
Anna voltò la testa e si sforzò di aprire gli occhi pesanti e di alzarsi. Una mano fra le scapole la spinse di nuovo giù.
-Rimani stesa, Anna. Non possiedo la magia di guarire, ma ho un paio di trucchi per alleviare certi mali.
Le tolse gli stivali e le sfilò i pantaloni e li gettò sul pavimento
Anna emise un sospiro di sollievo, mentre l’aria fresca le sfiorava la pelle dolorante e infiammata
-Per gli Dei!- esclamò Saiel -perché non hai detto niente? Sei tutta una piaga dalle reni fino al retro delle ginocchia
-Non c’era bisogno di dire niente-disse Anna. Saiel scosse la testa incredulo e immerse un panno nell’acqua calda che aveva portato con sé. E lo stese sulle reni di Anna
-Ah- mugolò Anna, di piacere, mentre il calore del panno scioglieva poco per volta la contrazione dei muscoli doloranti.
Saiel stappò pi una piccola borraccia contenente un unguento e glielo sparse sulle natiche e sulle cosce, massaggiò delicatamente e poi applicò altri panni caldi
-Che meraviglia-disse Anna rilassandosi a mano a mano che il calore penetrava
Saiel preparò un altro panno caldo -Non credo domani potrai salire a cavallo.
-Posso farlo e lo farò- dichiarò lei testarda -Non possiamo perdere tempo, la nostra missione è troppo importante. Non tocca te dire che cosa posso fare e cosa no.
-Ah no?- Saiel alzò un sopracciglio -Dato che questa è a tutti gli effetti una missione militare, tocca proprio a me dirlo- la baciò dolcemente- Adesso ti faccio portare dell’acqua e una tinozza così potrai stare immersa nell’acqua calda. Poi ti metti a letto e ti faccio portare la cena.
Un bagno mi aiuterebbe- disse -poi sarò pronta per domani
-Anna non puoi davvero voler…
-Sì invece non possiamo perdere tempo per colpa mia, non potrei mai perdonarmelo.
La mattina dopo Anna emerse dalla locanda con l’aria di chi sta per affrontare la tortura più terribile che sia mai stata inventata.
Saiel l’aspettava già a cavallo, Anna strinse i denti e si arrampicò sulla sella. Non sembrava male per il momento: la pomata, il bagno caldo e una notte di riposo avevano dato buoni risultati. Saiel partì e Anna spronò il suo cavallo al trotto.
In capo ad un ora Anna era scivolata in una trance in cui il dolore fisico le sembrava un tutt’uno con se stessa. Non riusciva più a distinguere fra il dolore muscolare e quello della pelle. Se si fosse concessa di pensare alle ore che aveva davanti, sapeva che si sarebbe messa a piangere, perciò lasciò vagare la mente tra le verdi vallate, e i limpidi ruscelli, che costituivano il paesaggio che accompagnava il loro viaggio.
Quando Saiel tirò le redini, lei non se ne accorse e il suo cavallo avrebbe proseguito se Saiel non avesse afferrato le briglie, fermandolo. L’assenza di moto fece uscire Anna dalla trance. Ritornò alla realtà con un gemito.
-Vieni, non ti posso vedere in questo stato. – disse Saiel preoccupato sporgendosi dalla sella -Tira fuori i piedi dalle staffe e mettimi le braccia al collo.
Lei obbedì e Saiel la alzò dalla sella e la mise sulla sua davanti a sé -Stai sollevata ed appoggiati a me.
-Domani monterò di nuovo in sella.- mormorò lei testardamente, anche se il sollievo che provava stando seduta di traverso sulle cosce di Saiel era innegabile.
-Per un’oretta al massimo, ci vuole tempo per abitarsi.- le rispose Saiel imperterrito.
Per altri due giorni avrebbero alloggiato in diverse locande che sorgevano lungo la strada che li stava conducendo verso il Bosco di Tar, ma una volta arrivati lì, avrebbero dovuto lasciare i cavalli, e proseguire a piedi. Il bosco era troppo fitto per poter essere attraversato agevolmente a cavallo, soprattutto da un cavaliere inesperto come Anna, e poi, comunque, usciti da esso sarebbe iniziata la salita sui monti Vides, dove i cavalli non avrebbero potuto proseguire, perciò era meglio lasciare i cavalli all’ultima locanda che avrebbero incontrato e proseguire a piedi, fermandosi a riposare di notte con dei semplici bivacchi.
Era importante che Anna non si stancasse troppo in questi quattro giorni a cavallo, o Saiel sapeva non sarebbe riuscita poi ad affrontare la marcia a piedi che li aspettava. E poi non gli dispiaceva averla tra le braccia mentre cavalcava, ogni scusa per toccare il suo corpo era benvenuta per quanto lo riguardava.
-Stasera sarai meno stanca di ieri e domani starai ancora meglio. Ogni giorno il tuo corpo poco alla volta si abituerà agli sforzi che gli stai chiedendo. – le disse
-Ancora due giorni a cavallo vero?
-Sì poi andremo a piedi. Per quanto in questo momento odi i cavalli, quando dovrai camminare li rimpiangerai probabilmente.
Anna scosse la testa-indubbiamente, ma, soprattutto sognerò, biciclette, aerei, treni e automobili, tutti mezzi di trasporto che purtroppo voi in questo mondo non avete. Tu non li hai mai visti, né provati perciò Non hai idea di quello che ti perdi, ma per me….Nel mio mondo spostarsi da un luogo ad un altro non richiede sforzi disumani! Sali su mezzi meccanici e loro ti portano dove vuoi, senza che tu debba muovere un muscolo.
Saiel assunse un’espressione perplessa -Loro si muovono al vostro post?
-Sì. E con gli aerei l’uomo è in grado di coprire enormi distanze in pochissimo tempo.
-Aerei?
-Gli aerei sono delle macchine volanti.
-Macchine volanti con dentro della gente?
-Sì
-E queste macchine possono rompersi?
-Bè…
-E possono cadere?
-Mmm in effetti sì, ma succede molto raramente
-Ah, raramente dici, ciò significa che capita e tu vuoi dirmi che questi mezzi meccanici sono molto meglio dei cavalli.
-Guarda che si può morire anche cadendo da cavallo.
-Sì, ma almeno cadrai da un’altezza minore.- disse Saiel.
Anna lo fissò in volto sorpresa e osservò attentamente la sua espressione, sembrava completamente serio, ma quello che aveva detto non lo era stato. -Hai forse appena fatto una battuta?-gli chiese perplessa.
Saiel ricambiò il suo sguardo e poi scoppiò a ridere -Sì, credo proprio di sì.
Anna allargo ancora di più gli occhi e Saiel smise di ridere -Perché sei così sorpresa?
-Bè, tu sei sempre così serio e all’improvviso fai battute e ridi nel bel mezzo di una missione probabilmente destinata a fallire. Non ti capisco.
-Io sono un soldato, per me essere in missione, avere un compito da svolgere , vuol dire fare il mio dovere. Mi fa sentire bene. Sono più a mio agoio ora, che non quando vivo al castello.
Anna sorrise-Già, me ne sto accorgendo.-e si mise a ridere.
Saile si rabbuiò-Lo trovi divertente?-chise credendo stesse ridendo di lui.
-No,-disse Anna tornando seria- Non lo trovo divertente, lo trovo bello. Mi fa piacere. Vederti felice e rilassato, è strano in un certo senso, ma piacevole. Vederti felice, mi rende felice. E’ stupido questo?
Stavolta fu Saiel a sorridere- Assolutamente no. – le prese una mano se la portò ala labbra e la baciò delicatamente sul dorso.-Renderti felice, rende felice me.
Due giorni dopo Saiel e Anna, senza più i loro cavalli entrarono nel bosco di Tar. Anna non aveva voluto provare ad immaginarsi come poteva essere un bosco che Saiel le aveva descritto come imponente. Detto da una persona qualunque non sarebbe stato un aggettivo preoccupante, ma pronunciato da Saiel, che non utilizzava mai parole esagerate per nulla, l’aggettivo l’aveva messa in ansia, con buona ragione si rendeva ora conto. Davanti a lei si stagliavano, migliaia e migliaia di alberi, occupavano tutto il suo campo visivo, ed erano conifere altissime. Abeti imponenti, di cui gli enormi tronchi testimoniavano l’antichità. Ed erano vicinissimi l’uno all’altro tanto che passare in mezzo a loro, a causa dei rami bassi era molto difficoltoso.Se il bosco di estendeva in larghezza per molti chilometri, la sua profondità era però molto minore e Saiel le aveva assicurato che per arrivare alle pendici dei monti dietro di esso avrebbero impiegato solo due giorni di marcia. Anna sperava ardentemente che non si sbagliasse. Il sole riusciva a stento a penetrare le chiome degli alberi e il bosco era abitato da ombre inquietanti.
Quella sera quando per la prima volta si accamparono all’interno del bosco di Tar Anna non potè reprimere un brivido mentre la notte scendeva su quel luogo tetro anche durante il giorno.
-Sembra un tipico bosco delle fiabe.- disse a Saiel- Pericoloso e colmo di pericoli. E’ in un luogo come questo che Cappuccetto rosso fu attaccata dal lupo cattivo, Hansel e Gretel vennero quasi divorati da una strega e Pollicino fu abbandonato dai suoi genitori. Niente di buono accade in luoghi come questi.
Saiel, la guardò di sottecchi mentre sistemava i loro giacigli, due semplici coperte, sul duro terreno, ma non disse nulla. Non ne aveva bisogno la sua espressione diceva già tutto- Lo so, sono solo favole per bambini. Io stessa le ho raccontate ai figli di Acaon, ma…..dietro c’è un fondo di verità. I bambini a volte si smarriscono sul serio, e anche gli adulti. E questo luogo è sinistro, non puoi negarlo. Nel tuo mondo esiste la magia, perciò questo luogo potrebbe veramente avere poteri malefici.
Saiel sospirò-Che io sappia in questi boschi non né mai accaduto nulla di strano. Non esistono legende che parlino di tragiche morti legate a questo luogo.
-Questo è rassicurante- ammise Anna -eppure ho un brutto presentimento e non so stanotte riuscirò a dormire.
-Devi riuscirci, domani ci aspetta un altro giorno di marcia. Cos’è che ti disturba così tanto di questo luogo?
-Non so…..forse l’isolamento che genera, sembra che siamo circondati dal nulla, soli, abbandonati. Mi impaurisce.
-Qiando ti senti impautie o sola cosa fai per fare passare quseti sentimenti.
-A volte cantare a voce alta mi aiuta
-Bene, allora canta per me.
Quante volte ti ho chiesto di dirmi
che sono la tua donna?
Giorno dopo giorno ho avuto bisogno di una ragione per entrare nel tuo mondo?
Quante volte ti ho chiesto di chiedermi come ci si sente ad amare
quando questo amore sembra essere l’unica cosa di cui io sia colpevole ?
Oh tesoro abbracciami
E io mi sentirò al sicuro se tu
mi abbraccerai
E dentro le tue braccia brucerò
Circondami con le tue braccia
Circondami con il tuo amore
E dentro di esso io mi perderò
Il modo in cui ti comporti mi fa chiedere cosa io sia per te
perche’ devo soffrire per essere parte del tuo mondo?
Pechè devo rubare il tempo che passo con te?
Di notte sogno che tu stia andando via
Anche se dormi al mio fianco.
Oh tesoro abbracciami
E io mi sentirò al sicuro se tu
mi abbraccerai
E dentro le tue braccia brucerò
Circondami con le tue braccia
Circondami con il tuo amore
E dentro di esso io mi perderò
-Questa canzone è veramente bella. Ma d’altra parte tutte le canzoni che ci hai regalato fino ad ora erano speciali. Il tuo mondo deve avere un’affinità per la musica.
-Non saprei….forse in un certo senso, ma la musica non è certo al centro dell’attenzione generale nella mia dimensione, anche se fa da colonna sonora alle nostre vite ogni giorno. Io però senza musica non riesco a vivere. La musica riesce a donarti qualcosa ogni volta che l’ascolti, ti arricchisce e ti completa, allieva dolore e paura.
-Allora ora ti senti meglio?
-Un po’, questo posto mi da delle brutte sensazioni ma forse riuscirò a dormire.
++++
Purtroppo il brutto presentimento di Anna si rivelò veritiero e Saiel venne svegliato da una vaga sensazione di disagio. Aprì gli occhi e vide Anna seduta poco distante, con le ginocchia alzate e la testa appoggiata sulle braccia.
-Anna?
Anna sollevò lentamente lo sguardo e Saiel fu scioccato da quanto apparisse malata.
-Che succede? – chiese, sollevandosi rapidamente a sedere per guardarla meglio.
-Non lo so,- rispose lei, in un tono leggermente spaventato. -È solo che… mi sento malissimo.
-Hai mangiato qualcosa che hai trovato qui nel bosco?- chiese Saiel preoccupato.
-No, certo che no-, lei rabbrividì, stringendosi più forte le gambe.
Sentendosi terribilmente inutile, Saiel disse -Posso fare qualcosa?
Prima che Anna potesse rispondere, Saiel vide il suo volto scolorirsi, e lei si alzò maldestramente in piedi e allontanandosi in fretta da lui.. Saiel la sentì gettarsi nei cespugli vicini, dove si fermò e vomitò violentemente.
Quando infine tornò, Saiel le porse silenziosamente una borraccia d’acqua.
-Grazie-, disse lei, prendendo debolmente un cauto sorso. Appariva così confusa, così incredibilmente malridotta, che istintivamente Saiel sollevò le coperte e disse -Vieni qui.
Le fece spazio quando strisciò verso di lui. Lei gli si avvolse intorno e si rannicchiò con gratitudine contro il suo petto. Lui le strinse attorno le coperte, allarmato dal tremolio del suo piccolo corpo, e la circondò con le proprie braccia fin quando non cadde in un sonno tormentato e privo di riposo.
Due volte nel corso del pomeriggio Anna ripeté la sua fuga, e Saiel poté sentirla gettarsi nei cespugli. Ogni volta che faceva ritorno al rifugio dell’abbraccio di Saiel sembrava sempre più abbattuta, e la preoccupazione di Saiel continuava a crescere.
Alla sera le sue condizioni peggiorarono, e scivolò nel delirio. Saiel le sedette accanto, tentando di calmare i suoi lamenti spaventati, e si chiese che genere di orrori il suo cervello preda della febbre avesse evocato.
La sua pelle era passata dal gelo al fuoco, e Saiel usò un panno umido per cercare di abbassarle la temperatura. Mentre lo passava sulla sua gola, cercando di ignorare la folle pulsazione del suo cuore, notò un rossore infiammato sul suo collo. Tirandole giù la maglia per poter vedere meglio, rimase sorpreso da un’irritazione a forma di V attorno alla sua gola, che proseguiva lungo il petto e scompariva in qualche punto oltre la spalla.
Saiel tornò al suo compito di raffreddarla. L’irritazione era molto strana e non assomigliava a nulla che avesse visto in precedenza. Ma era la febbre a preoccuparlo, e rimase tutta la notte al suo fianco, incapace di liberarsi dell’assurda idea che lei sarebbe morta se l’avesse lasciata.
Fece del suo meglio per mantenerla fresca e comoda, ma lo disturbava il fatto che stesse soffrendo così tanto e lui non potesse fare nulla. Spesso lei urlava nel delirio, a volte chiamando il suo nome, ma lui non sapeva se stesse cercando conforto da lui o se lui le stesse facendo del male nella sua allucinazione. Gli tornò in mente la canzone che Anna gli aveva cantato la sera prima, dove gli chiedeva di abbracciarla. Sperava che il suo abbraccio le fosse di conforto.
Per tutto il giorno la febbre infuriò, e Saiel cominciò veramente ad allarmarsi poiché Anna stava diventando sempre più debole. La sua temperatura continuò a salire, e niente di ciò che faceva riusciva a tenerla bassa – arrivò al punto di spogliarla, ma non fu comunque sufficiente, e nella sua disperazione si tolse lui stesso i vestiti e decise di immergersi con lei nel ruscello poco più a monte del loro accampamento. L’acqua di quel ruscello arrivava dalle nevi della montagna ed era gelida. Immergersi dentro di essa con in braccio Anna fu terribile. Il gelo gli penetrò le ossa ma resistette per alcuni minuti prima di uscire e tornare nella tenda. Con una coperta asciugò Anna e se stesso e poi si stese con lei sul giaciglio e usando il suo potere legato al fuoco scaldò il suo sangue riportando lentamente la temperatura del suo corpo alla normalità. Anna gli si fece ancora più vicina, avvolgendolo con braccia e gambe. Non avrebbe saputo dire se fosse attratta dalla sua pelle calda o stesse cercando conforto. Per il resto del giorno giacquero abbracciati; Saiel sul calare della sera si rese conto che la febbre le era scesa. Cautamente le massaggiò la schiena febbricitante in un modo che sperava essere confortante, e attese. Dopo quella che sembrò un’eternità, gli occhi di lei si aprirono lentamente; si puntarono su di lui, e poté vedere che lottava per metterlo a fuoco.
-Saiel?
-Sono io-, confermò lui, conscio di star sorridendo come un idiota. -Sono qui.
Più tardi quello stesso giorno, Saiel riuscì a convincere Anna a mangiare qualcosa. Per il sommo divertimento – e sorpresa – di Anna, Saiel le aveva preparato una qualche zuppa leggera con la sua ultima selvaggina. In seguito le portò una bacinella di acqua calda per lavarsi, ma era un tale sforzo per lei che Saiel si rimboccò le maniche e lo fece al posto suo.
L’acqua calda la fece sentire molto meglio, e fu bello sentirsi nuovamente fresca e pulita. In seguito, Saiel le chiese se voleva che la aiutasse a lavarsi i capelli, ma lei rispose che non si sentiva ancora abbastanza bene, perciò in cambio lui spese una vita a districarglieli gentilmente con la sua spazzola. Anna si rilassò al suo tocco, e quando le sue trecce annodate furono ormai lisce e morbide, stava quasi facendo le fusa per il piacere.
Il giorno seguente, Anna si sentì più forte e chiese se potevano ripartire; non voleva più restare in quei boschi.
-Prenditi un altro giorno-, le suggerì lui, e lei assentì riluttante. Le forze le stavano tornando, ma ancora non era tornata alla normalità.
-Non vedo l’ora di andarmene da questo posto. Lo odio e odio il fatto di non riuscire a camminare per dieci minuti senza sentirmi mancare le gambe. Ed ecco che riprendo a lamentarmi e a piagnucolare! Mi vergogno di me stessa.-disse Anna.
Saiel le circondò le spalle con un braccio -Non c’è niente di male nel lamentarsi, hai il diritto di farlo. Se ti sei ammalata è stato perché il tuo fisico ha raggiunto il limite ed ha deciso di mandarti un segnale chiaro per dirti che non poteva proseguire a quel ritmo. Prima hai cavalcato per giorni e poi hai camminato dalla mattina alla sera per altri due giorni. Eri sfinita. Ci voleva questo periodo di riposo non avrei dovuto spingerti..
-Alt, non andare avanti tu non hai alcuna colpa, sono io che mi sono sfinita pur di non rallentarti. Ho sbagliato, ora lo so e non ripeterò l’errore, ma stare male a fatto riaffiorare in me la nostalgia del mio mondo. Come sempre quando mi ammalo ho desiderato sopra ogni cosa mia madre e lei non era qui a prendersi cura di me. Stupido vero? Sono adulta e vaccinata eppure volevo mia madre e la voglio tutt’ora. Voglio che mi prepari i miei piatti preferiti per invogliarmi a mangiare, e voglio che mi provi la febbre posandomi una mano sulla fronte e che mi dica che presto starò meglio. Voglio la mia coperta preferita e il mio letto, voglio il mio cuscino……voglio tornare casa.-la voce di Anna si ruppe e lacrime iniziarono a scenderle sulle guance-Voglio tornare a casa, e tornare alla mia vita normale, dove migliaia di vite non dipendono da me e da una missione insensata che io ho deciso di intraprendere spinta da non sio che cosa. Mi manca mia madre, mio padre, la mia famiglia e i miei amici. Sono stanca di essere forte e di dimrmi che devo ricacciare indietro il rimpianto e vivere giorno per giorno. Non voglio farlo. E non voglio limitarmi a sperare che un giorno forse riuscirò a tornare a casa. Io voglio tornarci subito.-
Saiel la strinsè a se-Vorrei poter esaudire il tuo desiderio ma non posso.
Anna si asciugò gli occhi con le mani e si voltò verso di lui-Lo so e lamentrami non farà certo sì che tutti i miei problemi si risolvano, non dovrei stare qui a piangere come una stupida-
-Hai tutto il ditirro fi farlo invece, piangi finchè vuoi è giusto che tu lo faccia visto tutto ciò che hai perso. Ma sappi che non sei sola in questo nuovo mondo. Molte persone ti vogliono bene e credono in te, me compreso.
-Lo so, -sussurrò Anna.- ma non è abbastanza. Non sento solo la mancanza degli altri miei cari sento la mancanza di me stessa. Portandomi mia dal mio mondo è come mi avessero strappato il mio passato. Un bel colpo di spugna e via, tutto cancellato. Ma come posso avere un presente o un futurio se non più passato? Questa persona che hai conosciuto non sono veramente io, sono diversa, talmente diversa che io stessa non mi riconosco a volte. Io non mi sono mai comportanta come ora in passato. Sono cambiata e voglio tornare ad essere quella di prima. Rivoglio l’identità che mi è stta strappata.
-Anna tu sei sempre la stessa solo, le circostanze ti hanno fatto cambiare. Tu sei sempre tu e il tuo passato esiste ancora nei tuoi ricordi nessuno può togliertelo-
E quando i ricordi sbiadiranno? Il tempo cancela tutto. E poi ciome fai a dire che io sono sempre tu non mi conoscevi prima che io arrivasi qui e non puoi saperlo.
-Hai ragione non ti conoscevo, ma conosco me stesso e a cnhe io col tempo e soprattutto spinto da straordinari eventi sono cambiato eppure sono sempre io. Guardami, sono qui seduto a parlare del mio passato e dei miei sentimenti, se Ailinn mi vedesse non crederebbe ai suoi occhi eppure sono sempre io anche se cambiato. Cambiai quando scoprii che mio padre era un nobile, e cambiai ancora quando seppi di avere ereditato da lui abbastanza potere da poter intraprendere una carriera militare. Cambiai ancora quando persi mia madre e dovetti occuparmi di mia sorella e infine cangiai ancora quando mi fu affidato il compito di accogliere su questo mondo la fiamma che era stta profetizzata. Tante volte la vita mi ha spinto a cambiare, spero in meglio, eppure sono sempre io e lo stesso vale per te.
-e se io non fossi cambiata in meglio?
-Stai rischiando la tua vita per salvare questo mondo, direi proprio che è segno di bontà non credi?
-Sto rischiando la vita per salvare questo mondo ma anche perché trovando il clan scomparso spero di trovare oil modo di tonranre a casa. In fondo sono spinta da motivi egoistici.
-Tutti gli esseri umani sono spinti principalmente da motivi egoistici, ma ciò non toglie che la tua azione sia invece altruistica. Tu vuoi evitare la guerra ed evitare alla mia gente sofferenza e morte se così non fosse ti saresti alleata con la tua amica che è stta accolta dal clan dell’sacqua. Lei è parte del tuo passato e la tentazione di seguirla sarà stta forte. Ma invece hai scelto di stare dalla parte di gente che conosci da poco perché ritenevi che la nostra cusa fosse giusta.
-Bè il fatto che Sara stia dalla parte di un pazzo ha leggermente ifluito sulla mia decisione….
-Anna non sminuire le tue scelte
-E va bene, va bene.- Forse sono cambiata in meglio ma vorrei comunque tornare come una volta.
-Purtroppo non si può Anna cambiare significa crescere e non si può smettere di crescere mai.
Due giorni dopo Anna e Saiel ripresero il loro viaggio. E Anna fu veramente felice di andarsene dai boschi di Tar, erano successe troppe cose sgradevoli lì, ed era covinta quel luogo portasse sfortuna.
Saiel stimò che fossero a tre giorni di distanza dalle montagne quando i cieli si riempirono di nuvole giallo scuro e una pioggia fredda e costante iniziò a cadere.
Se viaggiare a piedi tutto il giorno era faticoso farlo sotto la pioggia era veramente massacrante. La pioggia era incessante e fredda. Ad Anna sembrava di venire trafitta da migliaia di piccoli spilli ghiacciati. La pioggia le martellava la testa fino a farla dolere e appesantiva i suoi abiti rendendo ogni movimento più difficile. Se questo non fosse bastato Anna non riusciva nemmeno a vedere dove stavano andando dietro alla cortina d’acqua che scendeva, ma seguiva la sagoma di Saiel sperando che almeno lui sapesse dove stava andando.
Per fortuna Saiel riuscì a trovare una caverna abitabile e lì poterono rifugiarsi giusto in tempo prima che i letali fulmini verdi ( sempre presenti all’inizio di una tempesta, le spiegò Saie) cominciassero. Erano stati fortunati. Incredibilmente fortunati. Ma dovettero rimanere nella caverna per l’intera giornata.
-Di questo passo non arriveremo mai al santuario.-disse sconsolata Anna
Ma il giorno seguente e quello dopo ancora furono pieni di sole e Anna e Saiel riuscirono a percorrere una grande distanza in breve tempo raggiungendo così finalmente le montagne. Salire il sentiero montano era faticoso, ma Saiel l’aiutò passo passo e Anna strinse i denti e tenne duro. Dentro di lei, quell’indefinito sentimento che l’aveva spinta ad intraprendere questa missione era risorto e ora la spronava ogni minuto rendendola impaziente di arrivare. Sentiva che al santuario avrebbe trovato parte delle risposte che cercava.