
-E ora ?- chiese Anna mentre lei e Saiel si addentravano nei boschi che circondavano il castello del clan dell’acqua.
-Ora torniamo verso casa. Ho lasciato il mio cavallo nascosto poco lontano da qui. Lo raggiungeremo e viaggeremo finchè farà buio. Dovremo riuscire ad allontanarci abbastanza per poter dormire relativamente sicuri che non verremo scoperti. Poi domani mattina ci metteremo in viaggio per il castello del clan del fuoco. Con un solo cavallo in due ci metteremo circa due giorni.
-Due giorni? Ma…io sono stata rapita stamattina e tu sei qui ora…..
-Tu sei stata rapita e trasportata qui, suppongo, tramite l’uso della magia applicata ai cavalli. E nello stesso modo io sono giunto fino a qui in ore invece che due giorni. Un mago può dotare un cavallo di una velocità superiore e grande resistenza. Wes l’ha fatto col mio cavallo, ma ormai l’incantesimo si è esaurito e io non posso ripeterlo, non ne ho il potere.
-Capisco.
Una volta raggiunto il cavallo Saiel issò Anna su di esso e poi montò a sua volta. Il trotto risultò una vera e propria tortura per i muscoli feriti e stanchi di Anna, ma strinse i denti decisa almeno per oggi a non lamentarsi. E poi Il dolore l’aiutava a non pensare a tutto ciò che le era successo.
Quando finalmente si fermarono era ormai notte. Saiel l’aiutò a smontare e preparò con due semplici coperte due giacigli.
Non avrebbero acceso nessun fuoco, la luce sarebbe stata troppo facile a notare e non avevano bisogno del calore dato che potevano autoregolare la loro temperatura corporea.
Anna si stese sulla coperta posta sul duro terreno e alzò il viso verso il cielo notturno, pieno di stelle che non venivano adombrate da nessuna luce artificiale. Un cielo così innocuo e che sembrava così familiare. Di giorno il colore verde rendeva il cielo qualcosa di alieno, ma di notte, il buio lo rendeva uguale a quello che si era abituata a vedere da tutta la vita e per un attimo, se avesse osato farlo, avrebbe potuto immaginare di essere tornata a casa.
Casa.
Dove un tempo vivevano sia lei che Sara.
Sara che ora stava dalla parte del nemico e viveva in questa dimensione risucchiata dal vortice dimensionale che aveva inghiottito lei. Chi di loro due era veramente la prescelta e chi invece era stata trasportata per sbaglio?
Se era lei la prescelta allora Sara si trovava qui per colpa sua?
-Stai pensando alla tua amica?- le chiese Saiel, che nel frattempo si era steso al suo fianco.
-In effetti sì. Mi stavo chiedendo, se io sono la prescelta allora lei è stata trasportata qui per colpa mia, perché si trovava vicino a me al momento del trasporto dimensionale?
-Non lo so, ma, io credo che fosse destino che arrivaste tutte e due qui. Non devi sentirti in colpa per cose che non avresti potuto controllare.
-In teoria lo so, ma non è semplice. Mi sento in colpa, in parte, ma allo stesso tempo sono così arrabbiata con lei. Mi sento tradita. Come può mettersi contro di me, quando dovremmo invece fare affidamento l’una sull’altra per sopravvivere in questo strano posto. Sono stata così felice quando l’ho vista e poi lei mi ha strappato via questa felicità.
-Però ti ha salvato la vita facendoti scappare
-Già togliendomi la possibilità di odiarla veramente. Sono così confusa in questo momento che non so cosa provo. E non solo nei suoi confronti. Sono confusa anche riguardo a te. Ero così arrabbiata con te, quando ho scoperto che mi avevano rapito. Pensavo : avrebbe dovuto impedirlo avrebbe dovuto proteggermi. Ed era ingiusto pensarlo, sono io che mi sono allontanata da te e sono io che ho voluto cambiare il rapporto tra di noi rendendoti insicuro a tal punto da volermi lasciare spazio e da lasciarmi uscire da sola.
La colpa del rapimento è mia. Eppure mi arrabbiavo con te e allo stesso tempo desideravo vederti di nuovo così tanto. Non ci crederai forse, ma sentivo la tua mancanza così acutamente e quando sei arrivato ero così felice…. Ho provato così tanti sentimenti che ora mi sento svuotata non sento più nulla.
-Dovresti essere ancora arrabbiata con me. Era mio dovere proteggerti ed ho fallito.
-Non è vero non hai fallito, sono io che ho voluto allontanarmi da sola
-E io ho lasciato che lo facessi per lasciarti spazio per pensare a quanto era successo, mi sono lasciato confondere dai miei sentimenti e ciò è sbagliato.
-Non è sbagliato è semplicemente umano, e credo di poterti perdonare il fatto di essere umano.
-Tu perdoni troppo facilmente.
Anna avrebbe voluto ribattere e insistere sul fatto che non c’era nulla da perdonare, ma si rese conto che sarebbe stato inutile. L’orgoglio di Saiel era rimasto ferito da quello che lui percepiva come un fallimento e nulla che lei gli avrebbe potuto dire l’avrebbe convinto del contrario. Poteva solo rispettare quietamente il suo orgoglio e tacere. L’orgoglio di Saiel non era l’egoistico orgoglio che trasformava in bulli gli uomini deboli, ma la quieta e ferma dignità che trasformava gli uomini in eroi.
E fu così che Anna decise di cambiare discorso.
-Direi che abbiamo parlato anche troppo non credi. E’ stata una giornata dura, sono stata rapita, inseguita, imprigionata, spaventata, salvata….
-Hai perfettamente ragione devi riposare, domani dovremo viaggiare tutto il giorno e devi recuperare le forze.
-Io veramente volevo dire che mi merito un po’ di coccole e qualche bacio.
Saiel la guardò come se avesse detto qualcosa di inconcepibile.
-Non vuoi baciarmi?
Non ne poteva essere sicura visto che erano al buio ma le sembrò di vedere il volto di Saiel farsi rosso acceso.
-No, è…..insomma….tu dovresti essere arrabbiata con me, non volermi baciare.
-Bè invece voglio baciarti e stringerti- e così dicendo si strinse a lui. Saiel piegò il capo e prese le sue labbra in un tenero bacio.
La mattina dopo Saiel l’aiutò a salire e poi montò sul cavallo davanti a lei. Anna gli fece scivolare le mani sotto il mantello e si afferrò alla sua cintura.
Viaggiavano su un sentiero costeggiato ai lati da campi coltivati quando una freccia sfiorò i garresi del cavallo, ma Anna non si rese immediatamente conto dell’accaduto. Poi sentì un urlo e un gruppo di uomini irruppe dagli alberi sul sentiero dietro a loro.
-Ci inseguono.- disse a Saiel
-Sì, sono uomini del clan dell’acqua, non credo sappiano che siamo fuggiaschi, dai loro abiti direi che non sono soldati, ma probabilmente briganti. Tieniti forte, cercherò di seminarli rispose Saiel assolutamente calmo.
Anna gli si avvinghiò alla vita mentre il cavallo si lanciava al galoppo. Un’altra freccia sibilò vicino all’orecchio di Anna che non trattenne un grido.
-Non c’è motivo di spaventarsi.- disse Saiel freddo come prima, al di sopra dello scalpitio del cavallo.
-No?- Secondo Anna era difficile da credere, ma la calma di Saiel era contagiosa.
Saiel si guardò alle spalle, gli uomini del clan dell’acqua si erano buttati ai lati del sentiero.
-Tentano di tagliarci la strada.- disse Saiel e voltò improvvisamente a sinistra.
Anna fissò il ruscello che si trovava davanti a loro ostruendo il passaggio e capì che l’avrebbero saltato.
-Oh Dio- bisbigliò, chiudendo gli occhi e affondando il volto nella schiena di Saiel. Il cavallo si librò nell’aria. Lo stomaco di Anna fece un tonfo. Il cavallo riuscì a saltare l’ostacolo ma uno dei due zoccoli posteriori cedette durante l’atterraggio sulla riva opposta e l’animale cadde sulle ginocchia. Saiel e Anna smontarono e Saiel facendo rialzare il cavallo vide che zoppicava. Si guardò attorno:in fondo al campo c’era un boschetto che avrebbe potuto offrire loro riparo dagli inseguitori. Condusse con la briglia il cavallo verso di esso e Anna li seguì.
Il cavallo entrò zoppicando al riparo della boscaglia. Saiel si guardò attorno per valutare la situazione, poi alzò gli occhi sui folti rami di una vecchia conifera.
-Ora Anna voglio che ti arrampichi lassù.
-Perché?
-Sarai più al sicuro e fuori dal tiro dei loro archi e mentre sei lassù se sali abbastanza sarai in grado di dirmi esattamente la loro posizione.
-Bene dovrai aiutarmi a salire però almeno il primo ramo
-Sali sulle mie spalle- Saiel si inginocchiò e tese le mani in modo che Anna potesse reggersi mentre saliva.
Anna sali sulla sua schiena e da lì si aggrappò al ramo più basso dell’alto abete. Con una certa difficoltà riuscì a salirvi e ad alzarsi in piedi su di esso. Poi si aggrappò al rampo sopra di esso e riuscì a sedercisi sopra.
-Cosa vedi? -chiese Saiel a bassa voce
Due uomini, stanno venendo verso il boschetto, no aspetta, sono sei, sei uomini. Ma non sembrano sapere esattamente dove siamo, girano a vuoto.
-Bene,- Saiel prese un arco da una delle bisacce del cavallo- tu rimani lì io vado ad occuparmi di loro.
Anna rimase ad osservare dalla sua postazione. Nel campo davanti al boschetto vide uno degli uomini cadere sulle ginocchia con un grido, una freccia l’aveva colpito ad una spalla. Poi un secondo uomo cadde. I quattro rimanenti iniziarono a scappare cercando riparo dalle frecce.
Saiel tornò da lei con l’arco ancora in mano.
-Quei briganti fortunatamente si sono rivelati dei codardi, non oseranno seguirci, mal cavallo è ferito e non può portare il nostro peso. Tu potrai salirci per alcune ore al giorno, ma per il resto dovrai camminare come me. Purtroppo non c’è altro da fare.
-Immagino di no, direi che la sfortuna ci perseguita, o almeno perseguita me. Dammi una mano a scendere da questo albero.
Saiel di mise sotto il ramo che ospitava Anna e l’afferrò quando le sue braccia cedettero—-Per fortuna hai una buona presa.
-Già. Ora sarà meglio metterci in cammino, abbiamo molta strada da fare.
Mai parole si rivelarono più vere, dopo un giorno e mezzo Anna si sentiva più morta che viva. Dopo ore di galoppo, trotto e cammino Anna sedeva sulla sella esausta e dolorante, gli occhi chiusi e le mani strette sul pomo della sella come se solo quello le impedisse di cadere a terra. Cosa probabilmente vera.
I suoi piedi ormai non le dolevano più erano insensibili, probabilmente si erano consumati a forza di camminare. In compenso ogni muscolo delle sue gambe bruciava come fosse stato immerso nell’acido. Non ce la faceva più ad andare avanti. E stare in groppa al cavallo non migliorava di molto le cose, in quanto la sua incapacità di montare in modo corretto, faceva sì che poggiasse troppo col suo peso sulla sella e che sentisse ogni movimento del cavallo . Ormai il suo fondoschiena e il retro delle sue cosce erano pieni di lividi. Stava seriamente pensando che le torture di Leve non avrebbero fatto altrettanto male.
Per fortuna erano ormai quasi arrivati al castello del clan del fuoco, o almeno così le aveva detto Saiel, più di un’ora prima.
Il cavallo, percependo di essere arrivato alla fine di quell’infinito viaggio, aumentò l’andatura e infatti ecco davanti a loro il castello che si stagliava contro il verde smeraldo del cielo sereno.
-Siamo arrivati.
-Finalmente.- disse Anna gli occhi ancora chiusi a causa del dolore del suo fondoschiena.
Il cavallo di fermò e si rifiutò di avvicinarsi oltre. Saiel lo guardò negli occhi e decise di non insistere, anche l’animale migliore del mondo ha dei limiti. Il cavallo avrebbe riposato un pò e poi sarebbe arrivato al castello quando avrebbe voluto farlo, non prima.
Si avvicinò quindi ad Anna per aiutarla a smontare. Lei cercò di muovere i suoi muscoli rigidi per la stanchezza ma questi non cooperarono e cadde senza forze tra le braccia di Saiel come un sacco di patate. Gli circondò il collo con le braccia e si lamentò- Saiel, ho male ovunque.
-Lo so piccola, resisti ancora per qualche minuto.- e la portò in braccio verso il viale d’ingresso al maniero. Ma Anna aveva ormai perso conoscenza.