Gennaio 2009


La porta di legno cominciò a tremare a causa dei colpi che Leve le stava infliggendo dall’esterno.

Anna si concentrò e mandò una barriera di fuoco dentro alla porta, non avrebbe fermato o ferito Leve, ma gli avrebbe impedito di usare il suo potere d’acqua per aprila. Doveva fuggire. C’era una finestra, ma si trovava ai piani superiori e non poteva saltare giù, si sarebbe rotta l’osso del collo. Era in trappola.

La porta cedette di schianto e Leve avanzò verso di lei. La raggiunse in due passi e la prese per la vita, la strinse così forte da toglierle il fiato, se avesse aumentato la forza della stretta le sue costole si sarebbero rotte.

Senza ossigeno, perse conoscenza e Leve si caricò il suo corpo sulle spalle e si apprestò a portarla nella stanza delle torture.

 

Anna si risvegliò incatenata mani e piedi a un muro. Attorno a lei vari strumenti di tortura di cui non sapeva e non voleva sapere la funzione.

Stranamente nonostante la situazione in cui si trovava si sentiva distaccata dalla realtà. Le camera della tortura non esistono nella realtà, solo nei b-movie americani, le ripeteva il cervello. Non aveva nemmeno paura, per ora. Solo l’inizio del dolore l’avrebbe riportata alla realtà. Anna temeva molto il dolore. Meglio morire che soffrire. E poi tanto non era forse già morta, in questo mondo a lei alieno senza nessuno a cui importasse di lei?

Leve vide che si era svegliata e le si avvicinò con un ghigno sulle labbra. La sua somiglianza con Keanu Reeves la sconvolgeva ancora. Incontro il sosia dell’attore più figo di Hollywood ed è un malvagio  psicopatico. Che spreco..

-Vedo che ti sei svegliata. Sei pronta per l’inizio della tua sofferenza?- aveva in mano un lungo coltello.

-Veramente no. La tortura è così fuori moda. Solo i deboli ormai la usano. Meglio una bella morte rapida, che ne dici?

-Hai ancora il coraggio di fare dello spirito! Che coraggio. Probabilmente dipende dal fatto che non mi conosci, altrimenti staresti già urlando.

Anna gli sputò in faccia.

-Puttana!- le urlò Leve poi le fece correre il coltello dal fianco fino al ginocchio lasciandole un lungo taglio poco profondo. -Ma non mi forzerai la mano, non ti ucciderò. Dovrai soffrire per ore lentamente.

Leve stava decidendo da dove cominciare quando un uomo entrò nella stanza. Era alto e anch’esso con lunghi capelli lunghi e neri. Indossava la tunica dorata tipica dei maghi.

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-Elladon cosa ci fai qui?-

-Ti impedisco di commettere un grave errore. Non puoi ucciderla, lei è troppo importante, i suoi poteri ci servono.

-Non la ucciderò.Voglio solo punirla e divertirmi un po’.

-Non la lascerò sola con te nella camera delle torture. Ora sei troppo arrabbiato. La uccideresti. La chiuderò in una cella nei sotterranei e te ne darò la chiave solo quando sarai più calmo.

 

Anna si rannicchiò sul pavimento freddo. Voleva andarsene da lì, era già stata fortunata due volte oggi, non le sarebbe andata ancora bene per molto.

Dove sono gli eroi quando ti servono? Lei aveva veramente bisogno di essere salvata.

Dove si trovava Saiel? Non era il suo compito quello di proteggerla?

A confronto del castello del clan dell’acqua quello del clan del fuoco era molto  accogliente. Bè se anche qualcuno la stava cercando, e doveva esserci poiché la ritenevano importante, non poteva certo sapere dove si trovava. Doveva cavarsela da sola. Ma nell’eventualità che qualcuno avesse capito che si trovava nel castello del nemico, come avrebbero potuto sapere che si trovava in quella prigione? Si concentrò sui suoi poteri e chiamò il fuoco. Poi lo diresse verso la piccola finestrella chiusa dalle sbarre di ferro. Ora fuori dalla finestrella ardeva una piccola fiammella…forse qualcuno l’avrebbe vista…..

La guancia le faceva ancora male, Leve prima d lasciala andare con il mago l’aveva infatti schiaffeggiata e anche il ginocchio le doleva a causa dalla caduta sulle scale.

Odiava la sua impotenza.

Tre semplici sentimenti le scuotevano l’animo: paura, desiderio e rabbia.

Paura per quello che Leve le avrebbe fatto. Paura del dolore che l’aspettava.

Desiderio di venire salvata, di poter continuare a vivere, di poter rivedere Saiel un’ultima volta.

Rabbia, verso se stessa e verso il destino. Che prima le aveva tolto la sua stessa casa e i suoi affetti e ora voleva toglierle anche la vita stessa.

Tutti questi sentimenti e pensieri vennero annullati dall’immensa felicità che la riempì quando un volto a lei conosciuto si rese visibile attraverso le sbarre poste alla finestra.

Non era mai stata così felice di vedere nessuno in tutta la sua vita, le vennero persino le lacrime agli occhi per il sollievo -Saiel!

-Shhh. Parla piano. Dobbiamo fare in fretta. Credi di riuscire a passare per questa finestrella se non avesse le sbarre?

-Non lo so,  forse, credo di sì.

-Allora ascoltami. Le sbarre sono protette contro la magia del fuoco ma solo se fatta da una persona sola, in due, concentrandoci dovremmo riuscire a fonderle.

Anna raccolse le sue ultime forze, le sbarre divennero incandescenti ma non accennarono a sciogliersi.

-Scusa , sono toppo debole, non ci  riesco.

-Riprovaci, non è il momento di piagnucolare. Ci siamo solo tu ed io qui, perciò devi farcela. Non posso far venire fin qui qualcun altro, è già un miracolo che io sia riuscito a passare inosservato.

Anna lo fissò con astio. Come osava trattarla a quel modo, dopo tutto quello che aveva passato, ora la su accusava di debolezza….Ma in fondo era vero, non era riuscita a sfuggire a Leve, e ora non riusciva a scappare dalla prigione nonostante avesse un aiuto dalla sua parte era debole e lo odiava. Odiava la sua impotenza,e  odiava Leve. Raccolse la sua rabbia e si concentrò su di essa per rafforzare il suo potere nel chiamare il fuoco. Stavolta insieme a Saiel riuscì a fondere le sbarre.

-Brava.

Saiel si sporse e prese Anna per le braccia issandola. Anna riuscì a stento a passare attraverso la finestrella. Quando fu finalmente fuori dalla cella vide con orrore che si trovavano sul tetto del castello. La prigione non era posizionata, come nei castelli medievali sotto il livello nel terreno, ma bensì si trovava ai piani più alti del maniero e Anna soffriva di vertigini.

In una vita passata devo essere stata molto cattiva, pensò fra sé.

Afferrò il braccio di Saiel con forza e cercò di evitare di guardare in basso, ma era difficile dal momento che il tetto era molto pendente e  che lei e Saiel si trovavano sul costolone dove i due lati del tetto si incontravano. Era come camminare su una trave posta ad oltre venti metri dal suolo. Una trave scivolosa e coperta di tegole tonde.

 

 

 

La scena d’amore viene tagliata perchè il blog non è vietato ai minori di diciotto anni. Il romanzo riprende così:

 

Era riuscita a peggiorare le cose, sembrava impossibile vista la situazione disperata in cui si trovava: sperduta in un mondo sconosciuto sull’orlo della guerra, eppure c’era riuscita.

Un momento di debolezza, una decisione affrettata e ora ne doveva pagare le conseguenze. Anna si voltò nel letto e guardò Saiel che dormiva al suo fianco.  Non rimpiangeva quello che era successo, o almeno non completamente, ma il suo rapporto con Saiel si era complicato, era cambiato e ogni cambiamento, la atterriva. Si trovava su uno strano mondo, in mezzo ad estranei, ogni cosa familiare le era preziosa e voleva tenersela stretta. Saiel era stato la prima persona che l’aveva accolta in quella dimensione, era una costante per lei, e ora, forse, aveva rovinato tutto.  Forse.

Anna non sapeva cosa sarebbe accaduto ora, probabilmente si stava preoccupando per nulla. Ma non poteva farne a meno.

Adesso mille domande si affollavano nella sua mente. Facendo attenzione a non svegliare Saiel uscì da sotto le coperte e si vestì. Aveva bisogno di stare da sola per un po’ a riflettere. Uscì piano dalla stanza e si incamminò per i corridoi del castello. Non aveva idea di dove stava andando, ma non importava, non aveva una meta precisa, voleva solo spazio per respirare.

All’improvviso qualcuno l’afferrò alle spalle e la colpì alla nuca. Anna sentì un forte dolore e poi il nulla poichè perse conoscenza.

Quando riprese i sensi, con un tremendo cerchio alla testa vide che era stata coricata su un divano rosso, in una stanza sconosciuta. Non si preoccupò poiché nel castello ci saranno state almeno trecento stanze che lei non conosceva, ma non ricordava come fosse arrivata lì. Aveva sentito un forte dolore alla nuca e poco prima, delle mani maschili sulle sue spalle. Cosa era successo?

Sentì un rumore dietro di lei e vide che seduto su una sedia vicino ad un camino acceso c’era un uomo con lunghi capelli neri e il viso di Keanu Reeves. Adesso era tutto chiaro: stava sognando.

  

tremeredq11Anna sorrise a Keanu Reeves – Ciao Keanu.- lo salutò. Finalmente un bel sogno, da quando era arrivata in quella strana dimensione le sue notti erano state piene di incubi, sognare il suo attore preferito era un cambiamento molto positivo.

Keanu la guardò confuso- Chi è Keanu?

-Come chi è, sei tu. Tra l’altro devo assolutamente dirti che sono una tua fan sfegatata in Matrix eri semplicemente perfetto.-

-Non capisco nulla di quello che stai dicendo. Io non mi chiamo Keanu, sono Leve il capo del clan dell’acqua.

Il sorriso di Anna si raggelò. Non era un sogno era uno dei suoi soliti incubi. Certo il fatto che il suo subconscio avesse dato al nemico giurato del clan del fuoco il volto di Keanu Reeves compensava un po’ la delusione, ma avrebbe preferito sognare u prato fiorito comunque. Sempre che si trattasse di un sogno. Nei sogni non si provava dolore mentre la testa sembrava volesse scoppiarle. La nausea l’assalì e dentro di lei montò la paura.

-Non sto sognando, vero?

Leve la fissò con i suoi occhi nerissimi e terribilmente freddi. –No. Ma non c’è bisogno di aver paura mia cara. Sei così impallidita….

-Credo invece che ce ne sia bisogno dal momento che credo tu mi abbia rapita e portata nel tuo castello, anche se non so come.- disse Anna guardandosi intorno.

-Sì sei nel mio castello, ma rapita è una parola così brutta. Diciamo che ti ho fatta prelevare da un mio uomo che si trovava sotto mentite spoglie al castello e ti ho fatta portare qui come mia ospite

-Certo. Come tua prigioniera intendi

-Certo che no. Come onorata ospite.  Ho sentito molto parlare di te ultimamente ed ero curioso di conoscerti. Una profezia ha annunciato la tua venuta dopotutto. Sei una persona importante, che forse avrà un ruolo chiave nel futuro di questo mondo. E dovresti essere libera di scegliere da che parte schierarti non credi. Appena arrivata sei stata presa dal clan del fuoco dove ti è stato detto solo quello che loro volevano tu sapessi. Credi che io faccia parte dei cattivi, ma non è così. Non vuoi sentire la mia versione dei fatti?

A dire il vero Anna non voleva, ma non era certo in una posizione di potere. Si trovava in casa del nemico, sola, e aveva paura. Prendere tempo per ora era l’unica risorsa a sua disposizione, perciò annuì.

-Bene, vedo che sei una persona ragionevole. Immagino ti abbiano detto che io sto organizzando un esercito contro di loro, senza alcun motivo, ma la verità è un’altra. L’esercito che sto radunando è l’ultima risorsa per salvare questo mondo.  I clan del fuoco e dell’aria infatti vogliono fermare l’arrivo dei salvatori.

-I salvatori?

-Probabilmente parlandoti di loro quelli del clan del fuoco li hanno chiamati le Bestie, ma non si tratta affatto di mostri. Sono potenti esseri provenienti da un’altra dimensione proprio come, che vogliono salvare questo mondo. Da secoli ormai i nostri dei ci hanno abbandonato e con loro i nostri poteri sono diminuiti, ma questi esseri superiori, hanno promesso di prendere il loro posto, diventare i nostri nuovi dei e ricreare l’armonia che una volta regnava sul nostro mondo. Niente più guerre, niente più conflitti ma un eterno paradiso in terra.

Anna vide la luce esaltata negli occhi di Leve  e cominciò ad avere ancora più paura, aveva davanti un esaltato che avrebbe fatto qualunque cosa per difendere le sue credenze. Pensava di essere nel giusto ed era infervorato e molto pericoloso. Contraddirlo non l’avrebbe aiutata a mantenerlo calmo, ma non poté frenarsi dal chiedere -Ma in passato i salvatori non portarono forse distruzione nel vostro mondo?

-Leggende, solo leggende e dicerie senza fondamento, non esistono prove che ciò che è stato scritto sia effettivamente accaduto.

-Anche la mia venuta era solo una leggenda.-disse Anna.

Leve la guardò torvo- Sembra proprio che il Clan del fuoco ti abbia profondamente convinta delle sue ragioni, un vero peccato in quanto non è mai saggio schierarsi dalla parte dei perdenti. Non vorrei dover deturpare la tua bellezza per convincerti a credere alle mie parere.- le disse Leve, una piega crudele all’angolo della bocca.

-Minacciarmi non mi incoraggia certo a crederti.

Una nuova luce si accese negli occhi di Leve -Ah, vedo che ti piace dire quello che pensi senza peli sulla lingua, sembri coraggiosa. Era da tempo che aspettavo l’occasione di poter usare i miei metodi di persuasione su una bella donna audace. Ormai, al castello, nessuna usa più contraddirmi.

-Immagino che essere in balia di un pazzo le abbia private del coraggio

.-Anna avrebbe voluto mordersi la lingua. Le sembrava di non controllare la sua stesa bocca. Perché lo stava facendo arrabbiare? Voleva forse morire? Doveva stare zitta, ma non ci riusciva. Gli stava dando una buonissima scusa per brutalizzarla, si stava comportando da stupida!

-Mi stai forse dando del pazzo?!- Leve battè i pugni sul tavolo che aveva di fronte con rabbia, facendolo tremare sotto la violenza del suo gesto, e si alzò di scatto. Anche Anna subito si alzò dal divano. Era spaventata ma non doveva mostrarlo. I due si fissarono negli occhi,  predatore contro preda.

Anna aveva parlato troppo, era stata avventata e ora ne avrebbe pagato il prezzo. Invece di cercare di usare l’astuzia, si era lasciata sopraffare dalla rabbia per la sua situazione di impotenza e per l’indignazione del suo rapimento e con le sue parole aveva provocato la rabbia incandescente di un pazzo. L’unica speranza che le rimaneva era cercare di sfuggirgli.  

La porta si trovava alle spalle di Leve, doveva per forza passargli accanto  per fuggire. Lo guardò  negli occhi decisa a non mostrare il suo terrore. Saiel le aveva insegnato che si poteva capire quando il nemico sarebbe partito all’attacco guardandolo negli occhi. Il suo nemico era un uomo, più forte e veloce di lei, doveva sfruttare ogni trucco per riuscire a sfuggirgli. 

Vide Leve rilassarsi leggermente per un secondo e si mise a correre più forte che poteva verso di lui. Gli andò addosso ed emanò vampate di fuoco dalle mani. Lui perse per un attimo l’equilibrio permettendole di raggiungere la porta, ma il fuoco non gli fece alcun effetto. L’acqua annullava il fuoco.

Leve si riprese subito e si mise a inseguirla. La caccia era cominciata.

Anna mise ogni sua forza nelle gambe correndo lungo il corridoio. Arrivata ala fine del corridoio dovette svoltare a destra e rallentare per non andare a sbattere, poi ricominciò a correre, senza voltarsi per non perdere altri preziosi secondi. Non aveva bisogno di voltarsi lui era talmente vicino che ne sentiva quasi il fiato sul collo.

Lui riuscì ad afferrarle la maglia. Anna, chiamò a raccolta quanto le aveva detto Saiel e invece di cercare di sfuggirgli ancora, si fermò di colpo, mandandolo a sbattere contro di lei.

Lui perse la presa e lei fu pronta a riprendere la fuga.

Ora Leve cominciava veramente a perdere la pazienza, quella ragazza si prendeva gioco di lui. 

Anna raggiunse una scalinata e fu costretta a cominciare a salirla, non aveva idea di dove stava andando ma non poteva fermarsi.

Saliva due scalini alla volta, ma non fu abbastanza perché lui riuscì ad afferrarle la caviglia, facendola cadere malamente. Ma la paura e l’adrenalina che le scorrevano nelle vene le impedirono di provare dolore. Non perse tempo a riflettere, e con la gamba libera gli sferrò un calcio in pieno viso.

Leve perse l’equilibrio e cadde anche lui sulle scale. –Questa me la paghi maledetta strega.- le urlò rabbioso.

Aggrappandosi al corrimano Anna si rimise in piedi e riprese a correre se solo avesse trovato una stanza dove potersi chiudere a chiave, forse…..

Come chiamata dai suoi desideri vide una porta, e pensò di poter riuscire a raggiungerla, entrare e chiudere fuori un sempre più arrabbiato e pericoloso capo clan.

Ma si sbagliava, perché Leve l’aveva ormai raggiunta e la placcò saltandole addosso e sbattendola a terra.

 -Mio cara ragazza.- le sussurrò minaccioso in un orecchio –Non avrai veramente creduto di potermi fuggire?

-Io sono ottimista per natura.- ribattè Anna. La sua risposta sarcastica ebbe solo il risultato di farlo arrabbiare di più. Leve le strinse il collo in una morsa togliendole il respiro per dieci lunghissimi secondi. Anna si sentì mancare.

Leve sentendola cedere mollò la presa permettendole di respirare e poi l’aiutò ad alzarsi tenendola saldamente per le braccia. Quando Anna riuscì a rimettere a fuoco i suoi occhi lo vide sorriderle.

Il suo freddo sorriso le fece venire i brividi -Credo proprio che mi toccherà punirti. Niente di troppo drastico, ma devi imparare che quando io comando tu devi ubbidire- le disse.

Anna decise che doveva tentare il tutto per tutto, perché ormai non aveva più nulla da perdere. 

-Inginocchiati ai miei piedi e chiedimi pietà, e forse, e dico forse, sarò più clemente nella scelta della tua punizione.- le disse Leve.

Anna era disgustata, non gli bastava averla sconfitta, voleva umiliarla. Ma se voleva un nuova possibilità di sfuggirgli doveva fingere di essersi arresa. 

Prese fiato e disse in quello che sperava fosse un tono sconfitto -Va bene, ma non farmi del male.

Leve la guardò negli occhi cercando di capire che si fosse realmente arresa, o se stesse cercando di ingannarlo. Ma nel suo sguardo vide solo paura  e ansia. Decise di crederle per il momento. Visto che aveva deciso di sottomettersi, sarebbe stato più magnanimo, l’avrebbe punita, ma non troppo duramente. Non avrebbe lasciato cicatrici sulla sua pelle bianchissima. Forse nella sua mente.

Le lasciò andare le braccia e Anna si inginocchiò davanti a lui. Approfittando del momento, Anna afferrò il tappeto sotto i piedi li Leve e lo tirò, facendolo cader per terra con uno schianto. Con le ultime forze rimastale, riuscì a correre dentro la stanza che aveva visto, e a chiudersi dentro con un catenaccio. Ora aveva qualche minuto di tempo per riordinare le idee.

Come aveva studiato e come aveva visto prima i suoi poteri si annullava a contatto con i poteri d’acqua, e purtroppo non sapeva usare la magia su altri elementi ed era quasi senza forze a causa della sua fuga.Cosa poteva fare?