La porta di legno cominciò a tremare a causa dei colpi che Leve le stava infliggendo dall’esterno.
Anna si concentrò e mandò una barriera di fuoco dentro alla porta, non avrebbe fermato o ferito Leve, ma gli avrebbe impedito di usare il suo potere d’acqua per aprila. Doveva fuggire. C’era una finestra, ma si trovava ai piani superiori e non poteva saltare giù, si sarebbe rotta l’osso del collo. Era in trappola.
La porta cedette di schianto e Leve avanzò verso di lei. La raggiunse in due passi e la prese per la vita, la strinse così forte da toglierle il fiato, se avesse aumentato la forza della stretta le sue costole si sarebbero rotte.
Senza ossigeno, perse conoscenza e Leve si caricò il suo corpo sulle spalle e si apprestò a portarla nella stanza delle torture.
Anna si risvegliò incatenata mani e piedi a un muro. Attorno a lei vari strumenti di tortura di cui non sapeva e non voleva sapere la funzione.
Stranamente nonostante la situazione in cui si trovava si sentiva distaccata dalla realtà. Le camera della tortura non esistono nella realtà, solo nei b-movie americani, le ripeteva il cervello. Non aveva nemmeno paura, per ora. Solo l’inizio del dolore l’avrebbe riportata alla realtà. Anna temeva molto il dolore. Meglio morire che soffrire. E poi tanto non era forse già morta, in questo mondo a lei alieno senza nessuno a cui importasse di lei?
Leve vide che si era svegliata e le si avvicinò con un ghigno sulle labbra. La sua somiglianza con Keanu Reeves la sconvolgeva ancora. Incontro il sosia dell’attore più figo di Hollywood ed è un malvagio psicopatico. Che spreco..
-Vedo che ti sei svegliata. Sei pronta per l’inizio della tua sofferenza?- aveva in mano un lungo coltello.
-Veramente no. La tortura è così fuori moda. Solo i deboli ormai la usano. Meglio una bella morte rapida, che ne dici?
-Hai ancora il coraggio di fare dello spirito! Che coraggio. Probabilmente dipende dal fatto che non mi conosci, altrimenti staresti già urlando.
Anna gli sputò in faccia.
-Puttana!- le urlò Leve poi le fece correre il coltello dal fianco fino al ginocchio lasciandole un lungo taglio poco profondo. -Ma non mi forzerai la mano, non ti ucciderò. Dovrai soffrire per ore lentamente.
Leve stava decidendo da dove cominciare quando un uomo entrò nella stanza. Era alto e anch’esso con lunghi capelli lunghi e neri. Indossava la tunica dorata tipica dei maghi.
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-Elladon cosa ci fai qui?-
-Ti impedisco di commettere un grave errore. Non puoi ucciderla, lei è troppo importante, i suoi poteri ci servono.
-Non la ucciderò.Voglio solo punirla e divertirmi un po’.
-Non la lascerò sola con te nella camera delle torture. Ora sei troppo arrabbiato. La uccideresti. La chiuderò in una cella nei sotterranei e te ne darò la chiave solo quando sarai più calmo.
Anna si rannicchiò sul pavimento freddo. Voleva andarsene da lì, era già stata fortunata due volte oggi, non le sarebbe andata ancora bene per molto.
Dove sono gli eroi quando ti servono? Lei aveva veramente bisogno di essere salvata.
Dove si trovava Saiel? Non era il suo compito quello di proteggerla?
A confronto del castello del clan dell’acqua quello del clan del fuoco era molto accogliente. Bè se anche qualcuno la stava cercando, e doveva esserci poiché la ritenevano importante, non poteva certo sapere dove si trovava. Doveva cavarsela da sola. Ma nell’eventualità che qualcuno avesse capito che si trovava nel castello del nemico, come avrebbero potuto sapere che si trovava in quella prigione? Si concentrò sui suoi poteri e chiamò il fuoco. Poi lo diresse verso la piccola finestrella chiusa dalle sbarre di ferro. Ora fuori dalla finestrella ardeva una piccola fiammella…forse qualcuno l’avrebbe vista…..
La guancia le faceva ancora male, Leve prima d lasciala andare con il mago l’aveva infatti schiaffeggiata e anche il ginocchio le doleva a causa dalla caduta sulle scale.
Odiava la sua impotenza.
Tre semplici sentimenti le scuotevano l’animo: paura, desiderio e rabbia.
Paura per quello che Leve le avrebbe fatto. Paura del dolore che l’aspettava.
Desiderio di venire salvata, di poter continuare a vivere, di poter rivedere Saiel un’ultima volta.
Rabbia, verso se stessa e verso il destino. Che prima le aveva tolto la sua stessa casa e i suoi affetti e ora voleva toglierle anche la vita stessa.
Tutti questi sentimenti e pensieri vennero annullati dall’immensa felicità che la riempì quando un volto a lei conosciuto si rese visibile attraverso le sbarre poste alla finestra.
Non era mai stata così felice di vedere nessuno in tutta la sua vita, le vennero persino le lacrime agli occhi per il sollievo -Saiel!
-Shhh. Parla piano. Dobbiamo fare in fretta. Credi di riuscire a passare per questa finestrella se non avesse le sbarre?
-Non lo so, forse, credo di sì.
-Allora ascoltami. Le sbarre sono protette contro la magia del fuoco ma solo se fatta da una persona sola, in due, concentrandoci dovremmo riuscire a fonderle.
Anna raccolse le sue ultime forze, le sbarre divennero incandescenti ma non accennarono a sciogliersi.
-Scusa , sono toppo debole, non ci riesco.
-Riprovaci, non è il momento di piagnucolare. Ci siamo solo tu ed io qui, perciò devi farcela. Non posso far venire fin qui qualcun altro, è già un miracolo che io sia riuscito a passare inosservato.
Anna lo fissò con astio. Come osava trattarla a quel modo, dopo tutto quello che aveva passato, ora la su accusava di debolezza….Ma in fondo era vero, non era riuscita a sfuggire a Leve, e ora non riusciva a scappare dalla prigione nonostante avesse un aiuto dalla sua parte era debole e lo odiava. Odiava la sua impotenza,e odiava Leve. Raccolse la sua rabbia e si concentrò su di essa per rafforzare il suo potere nel chiamare il fuoco. Stavolta insieme a Saiel riuscì a fondere le sbarre.
-Brava.
Saiel si sporse e prese Anna per le braccia issandola. Anna riuscì a stento a passare attraverso la finestrella. Quando fu finalmente fuori dalla cella vide con orrore che si trovavano sul tetto del castello. La prigione non era posizionata, come nei castelli medievali sotto il livello nel terreno, ma bensì si trovava ai piani più alti del maniero e Anna soffriva di vertigini.
In una vita passata devo essere stata molto cattiva, pensò fra sé.
Afferrò il braccio di Saiel con forza e cercò di evitare di guardare in basso, ma era difficile dal momento che il tetto era molto pendente e che lei e Saiel si trovavano sul costolone dove i due lati del tetto si incontravano. Era come camminare su una trave posta ad oltre venti metri dal suolo. Una trave scivolosa e coperta di tegole tonde.
Anna sorrise a Keanu Reeves – Ciao Keanu.- lo salutò. Finalmente un bel sogno, da quando era arrivata in quella strana dimensione le sue notti erano state piene di incubi, sognare il suo attore preferito era un cambiamento molto positivo.




