La serata era stata un successo, Lilis aveva adorato la favola di Cenerentola e tutti le avevano chiesto di raccontare una storia ogni sera, dopo l’esibizione del loro bardo. Lei aveva accettato.
Persino Saiel, mente la riaccompagnava alle sue stanza, si era complimentato per la morale che la storia che aveva raccontato insegnava ai bambini.
La mattina dopo però quando Anna si svegliò riuscì solo a pensare che purtroppo non si era trattato solo di un sogno. Era reale. Si trovava in un’altra dimensione. Sola. Non pianse, ma avrebbe voluto farlo.
Come se ciò non bastasse, quel giorno avrebbe iniziato le sue lezioni di magia.
Anna non sapeva cosa aspettarsi, ma di una cosa era certa. Se esisteva un modo per tornare nel suo mondo sicuramente aveva a che fare con la magia, perciò lei doveva imparare il più possibile. La sera prima aveva detto a Saiel di dire Roscel che la mattina dopo non avrebbe avuto bisogno di lei, così ora aveva un po’ di tempo per sé.
Andò in bagno a rinfrescarsi, poi indossò i vestiti del suo mondo, e si sedette al tavolo davanti il suo block notes per riordinare le idee.
Ogni sua mossa in questo mondo doveva essere studiata e ponderata. Non aveva alleati per ora, poteva contare solo su se stessa. Iniziò a scrivere ciò che per ora sapeva:
Io - Quattro clan
stare in guardia Spie e traditori, chi?
pericolo Magia = controllo
raccogliere informazioni Lotta per il potere
sapere = potere = protezione Chi ricaverebbe potere grazie alle sei belve?
non fidarsi di nessuno Cortigiani = complotti
scappare dove?
Anna amava la storia e aveva studiato molti libri sulle corti e i loro intrighi, le guerre fra regni, ora doveva sfruttare tali conoscenze.
La prima regola era non sbilanciarsi e non prendere posizioni. La seconda non fidarsi di nessuno. Ciò che spinge gli uomini a lottare e complottare è la voglia di denaro e potere, doveva individuare le fonti di potere di questo mondo e capire come potevano essere ottenute. Capire la loro gerarchia sociale. E non lasciarsi mettere in una posizione tale da rimanere invischiata nelle loro politica.
Loro pensavano che lei avesse potere, volevano controllarla, annetterla indissolubilmente al loro clan, in modo che stesse dalla loro parte e quale era stato il metodo usato per secoli per cementare alleanze? Il matrimonio.
La sera prima aveva notato che non solo Altair (che essendo figlio del capo aveva sempre la precedenza) ma anche molti altri nobili, tutti uomini e scapoli, le erano stati sempre attorno.
La cosa era molto sospetta, ma si sarebbero presto accorti che lei non intendeva fare il loro gioco. Si sarebbe informata se esistevano situazioni che avrebbero potuto costringerla a sposarsi e le avrebbe evitate accuratamente.
Forse sarebbe stato meglio anche imparare qualche mossa di autodifesa, Saiel era pur sempre del clan e lei doveva fare affidamento solo su lei stessa. Se avesse scoperto di possedere i poteri come loro credevano, tanto meglio, sarebbero stati un arma importante.
Sospirando si alzò e si preparò per incontrare il suo maestro di magia: l’arcimago. Quando Acaon le aveva detto chi sarebbe stato il suo insegnante, Anna era rimasta di sasso. Non voleva rivedere l’arcimago dopo la scenata che aveva causato, ma non voleva nemmeno raccontare ad Acaon cosa era accaduto, perciò era rimasta zitta, fingendo di non sapere chi fosse l’arcimago, e accettandolo di fatto come maestro.
***
L’arcimago la stava aspettando in una specie di stanza-laboratorio, piena di libri e di tavoli che ospitavano tante ampolle di varie misure, piene di liquidi misteriosi.
-Benritrovata Anna.
-Vorrei poter dire lo stesso.
-Non sarai ancora arrabbiata per il piccolo incidente occorso durante il nostro primo incontro, spero. Mi spiace se ti ho messo in imbarazzo. Non vorrei questo ci impedisse di lavorare in armonia sui tuoi poteri latenti.
-Avrei preferito che ‘l’incidente’ non fosse capitato, ma comunque accetto le tue scuse e ti prometto che cercherò di seguire i tuoi insegnamenti.
-Benissimo. – disse lui sorridendole felice. -Non ho mai provato a risvegliare i poteri di qualcuno, tu sarai la prima.
-Sempre che io abbia questi poteri.
-Sempre che tu li abbia. – confermò lui
-Qui tutti avete dei poteri legati all’elemento del vostro clan?
-Si narra che una volta tutti li avessero e anche molto potenti, poiché eravamo vicini alla natura e agli dei, ma allontanandoci da essa e dagli dei ci siamo indeboliti. Pochi nel popolo sono in grado di usare il potere per cose più complicate che accendere un fuoco o scaldare l’acqua, mentre i nobili hanno più potere grazie a matrimoni combinati allo scopo di conservare i poteri della loro casta.
-E questi nobili non hanno mai figli illegittimi nel popolo, persone con poteri notevoli magari, che sarebbero più che degne di stare a corte tra i nobili visti i loro poteri?
L’arcimago rise di cuore. -Oh certo. Vedo che i nostri mondi sono molto simili. Questi figli, non ufficialmente riconosciuti, spesso, se hanno potere, vengono o adottati da coppie nobili che non hanno potuto avere prole o diventano soldati. Pur di mantenere il potere siamo pronti a passare sopra alla differenza di ceto.
-Molto intelligente da parte vostra.
-Già. Ora sarà meglio che ti spieghi cosa è questo nostro potere. E’ nel nostro sangue, una forza che viaggia dentro il nostro copro, e che noi possiamo chiamare e fare uscire per usarla fuori da noi stessi. Come quando emetti dei suoni con la bocca e parli, così noi usiamo il potere.
-Vi viene naturale, come parlare e camminare, quindi è come se io fossi muta.
-Esattamente e insegnare a parlare a un muto non è facile, bisogna insegnargli un alfabeto diverso fatto di segni, e con te dovremo fare affiorare il potere in un modo diverso. Non so ancora quale, però.
Speriamo non si inventi qualcosa del genere scienziato pazzo, pensò Anna.
-Cos’è uno scienziato pazzo?- le chiese l’Arcimago.
Anna strabuzzò gli occhi.
-Mi sono scordato di dirti che posso leggere i pensieri superficiali della gente, se voglio.
-O mio Dio.
-Non è così grave.
-Sì che lo è, tu puoi leggere i miei pensieri!
-Non sempre.
-Grazie tante questo mi rassicura molto.- disse Anna sarcastica.
-Posso sentire solo i pensieri superficiali, ma solo se io mi concentro e se la persona in questione li pensa molto intensamente.
-Ci mancava solo questo, chissà come ti diverti a frugare nella testa delle persone.
-Affatto, certo a volte è utile, ma per lo più mi rende antipatico alla maggior parte delle persone, e credimi ci sono cose che è meglio non sapere.
Anna gli credeva. Certo l’Arcimago era un po’ troppo scanzonato per i suoi gusti e molto diverso da lei, ma concordava con lui, leggere nel pensiero doveva essere, a volte, un grande peso da portare. Non le sarebbe piaciuto avere un tale potere. –Io, credo.di capire cosa intendi e ti credo.
Lui le fece un enorme sorriso. -Sei la seconda persona che mi ha creduto quando ho detto questo.Tutti gli altri pensano solo ai vantaggi e non agli svantaggi del potere. Di qualsiasi potere.
-Purtroppo, ed è perché pensano questo che si ammazzano tra loro per ottenere più potere. Chi è stata l’altra persona?
-Saiel. Siete più simili di quanto sembri, anche lui disapprova il mio carattere come te. Non capisco proprio perché. – e si mise a ridere.
Le piaceva la sua risata e al tempo stesso non le piaceva: era contagiosa, e lei ne diffidava.
-Mi accorgo solo ora che non so il tuo nome, tutti ti chiamano solo arcimago.
-E’ usanza chiamare i maghi e gli arcimaghi solo così per incutere in loro modestia, in modo che non ci montiamo la testa coi nostri poteri veniamo privati della nostra identità. Una cosa infantile, secondo me, il mio nome è Wes.
-Ora che ci siamo presentati e studiati a vicenda, possiamo cominciare. Direi che potremmo provare con la meditazione, per farti raggiungere il nucleo di potere che è dentro di te. Poi proveremo a tirarla fuori che ne dici?-
-Va bene. Ma prima c’è una cosa che voglio chiederti.
-Vuoi chiedermi se esiste un modo per farti tornare a casa, vero?
-Sì.
-Anna, che io sappia non è possibile. Non sappiamo prevedere l’apparizione dei portali. E queste apparizioni sono rarissime. E se anche comparisse un portale non potremmo sapere dove conduce. I nostri poteri sono molto minori a quelli dei nostri antenati e neppure loro potevano controllare i portali dimensionali. Ma tu sei protagonista di una profezia. Potresti possedere poteri molto speciali. Tu potresti rendere possibile ciò che sembra impossibile. Perciò ti dico, non perdere del tutto la speranza, ma non basare la tua vita su di essa.
***
E fu così che ebbe inizio per Anna, una nuova vita, una nuova routin. Ogni giorno si alzava, andava a meditare con Wes, senza alcun risultato, almeno per ora. Poi andava a pranzo, poi dai musici per nuove istruzioni, poi dai pittori a controllare i lavori. A volte prima di cena trovava il tempo di andare nei giardini dai bambini a scherzare un po’ con loro e raccontare favole. Parlava, mangiava, faceva quello che doveva, ma senza anima.
Si era imposta di non guardare più di una volta al giorno le foto che aveva sul cellulare. Temeva che se avesse lasciato che la sua mente guardasse al passato più spesso, non avrebbe più trovato la forza di andare avanti nel presente. Ma questa limitazione non aveva cancellata la sua malinconia.
Anche l’Arcimago aveva notato la sua mancanza di attenzione. – Tu sei qui, ma è come se non ci fossi, non faremo mai progressi in questo modo.
Altair che a volte veniva a trovarla durante le lezioni si indignò. -Si impegna molto invece, forse è il tuo metodo ad essere sbagliato.
L’Arcimago sollevò un sopracciglio. – Il maestro qui sono io, e tu non puoi certo parlare visto che invece di seguire gli esercizi le fissavi il petto mentre respirava profondamente per entrare in meditazione.
Altair arrossì leggermente e Anna lo fissò corrucciata e imbarazzata. -Questa è una cosa che avrei preferito non sapere. – disse all’Arcimago, per poi virare il discorso su binari più sicuri. -Comunque è vero, io stessa mi sento come bloccata. Forse è lo stress di tutti i cambiamenti non lo so, ma a volte mi sento come scoppiare vorrei sfogarmi ma…….qui non avete una discoteca.
-Discoteca?- chiesero assieme Altair e Wes.
-Io ho bisogno di sfogarmi, bruciare energie in eccesso, e adoro ballare, è la mia valvola di sfogo. Una discoteca è un locale dove la gente va a ballare.
Altair sorrise felice di aver capito cosa lei voleva. -Qui noi organizziamo dei balli molto sontuosi, posso chiedere a mio padre..
-No.- lo interruppe Anna. -I vostri balli, sono probabilmente feste dove i nobili del territorio vengono al castello, e parlano di politica tra loro. Sì ballano, ma balli molto codificati e rigidi, o sbaglio?.
Altair la guardava stranito – La tua descrizione è piuttosto accurata.
-Una discoteca è molto diversa. Prima di tutto ci vanno solo i giovani, perché la musica che vi si suona è veloce, scatenata e ritmata. Non si parla, perché la musica è troppo alta e la gente semplicemente si lascia andare e si scatena. Balla come vuole e si lascia andare senza inibizioni.
Gli occhi di Altair si erano progressivamente allargati mentre Anna parlava e ora la guardava sorpreso e scandalizzato, mentre l’Arcimago sembrava molto interessato all’argomento, perfino troppo.
Anna arrossì capendo che entrambi dovevano aver inteso che la discoteca era un sinonimo di bordello dalla sua descrizione.
-Non avete capito nulla. Non succede niente di sconveniente. Si balla e basta.
Altair sospirò di sollievo. – In questo caso, potremmo cercare di trasformare una delle sale del castello in discoteca, non dovrebbero esserci problemi. Basterà che chieda qualche favore. Ma se faccio questo per te, voglio una promessa.
-Quale?
-Che ballerai con me.
-Tutto qui? Non chiedi molto. Va bene, ballerò con te.
-Perfetto. Cosa devo sapere per organizzare il tutto? – le chiese con un sorriso soddisfatto degno di un gatto che ha appena ingoiato un grosso canarino. Anna si chiese se per caso non si fosse messa in trappola da sola, ma ne valeva la pena pur di ballare.
-Dunque, direi che è meglio che tu metta in chiaro che solo i giovani interessati a divertirsi e che amano il ballo devono venire, niente persone imbalsamate, rovinerebbero l’atmosfera.
-Imbalsamate?
-Rigide, noiose.
-Capisco.
-Poi la sala deve essere piuttosto buia e per la musica…Arcimago puoi fare in modo che la musica del mio walkman si senta in tutta una stanza ad un alto volume?
-Certo, è quell’aggeggio con le cuffie che hai dato ai musici, no? Dovrò solo amplificare il suono.
-Allora tu ti occuperai della musica, e tu Altair, degli inviti e della sala.
L’Arcimago si voltò verso Saiel. -Per favore puoi smetterla di deplorarci per la nostra poca serietà? La tua disapprovazione bombarda la mia mente e non è per niente piacevole.
Anna guardò Saiel poi Wes. –Cos’è che non approva?
-Crede che divertirsi non sia il modo giusto per risolvere i problemi e – si voltò verso Altair -che Altair non dovrebbe sempre fare tutto quello che tu gli chiedi.- aggiuse con un sorrisino.
Altair guardò Saiel in cagnesco prima di alzarsi e uscire dalla stanza.
-Ecco ora si è offeso.- sospirò Anna.
-No. Si sente solo sminuito nella sua virilità, non gli piace rendersi conto che si comporta come un bambinetto innamorato nei tuoi confronti, mentre di solito gli basta schioccare svogliatamente le dita per avere tutte le donne che vuole.
-Lui non mi vuole veramente è solo amichevole nei miei confronti. E tanto per mettere bene in chiaro le cose da dove vengo le donne non sono cani, da chiamare schioccando le dita.
-Lui ti vuole, lui vuole tutte, ma non si immaginava di volerti così tanto.- le disse l’Arcimago.
-Sai quando abbiamo parlato delle cose che è meglio non sapere, ecco questo rientra in quelle cose. -disse imbarazzata -Ho gia abbastanza problemi senza metterci anche l’amore.- poi si voltò verso Saiel -E tu non fare tanto il superiore, perché, visto che il tuo dovere è scortarmi ovunque voglia andare, dovrai venire anche tu nella nostra discoteca.
L’Arcinago scoppiò a ridere -Certo che tu gli uomini non li tratti certo con i guanti. Mi piace questo tuo modo di fare, mi piace molto. -e la guardò con uno sguardo caldo che non le piacque affatto.
-Non mettertici anche tu adesso. Sarà meglio che vada in giardino, ho promesso ai bambini di raccontare loro la storia di Cappuccetto rosso.
-Vengo con te.- disse Wes. -Voglio sentire anch’io la storia.
***
Anna avrebbe dovuto immaginare che Wes non sarebbe riuscito a starsene seduto ad ascoltare senza partecipare e infatti quando il racconto era arrivato alla parte dove il lupo travestito da nonnina cercava di ingannare Cappuccetto, l’Arcimago si era offerto di fare la voce del lupo, leggendo le sue battute nella mente di Anna, ed era stato un successone.
-Ma che occhi grandi che hai, nonna.
-Sono per guardarti meglio.
-Che bocca grande che hai.
-E’ per mangiarti meglio.- e poi Wes si era alzato per inseguirla ruggendo per il giardino. Poi mentre Anna raccontava di come il cacciatore uccideva il lupo e gli apriva la pancia, Saiel aveva mimato l’atto di aprire la pancia di Wes col coltello. Era stato spassoso.
Ora Anna stava tornando alle sue stanze, ma prima di entrare si voltò verso Saiel.
-Scommetto che ti sei divertito a uccidere l’Arcimago per finta.
-In effetti. – ammise lui, con un debole sorriso, ma poi tornò serio. -Ma penso ancora che tu stia sbagliando, ballare e divertiti non risolverà nulla.
-Probabilmente, ma per una sera forse non penserò incessantemente a quello che ho perduto. E questo mi aiuterà a tirare avanti.
-Andare avanti non basta, devi tornare a vivere. E per questo ci vuole tempo. Tempo per rassegnarsi e trovare nuovi affetti che ti diano forza e sostegno.
-Parli per esperienza?.
-Sì.- e non aggiunse altro.
Anna avrebbe voluto chiedergli cosa aveva perso, ma non lo fece.

Settembre 11, 2008 at 11:50 pm
Intanto grazie per aver visitato e commentato il mio blog!
Per quanto riduttivo possa essere un commento basato su un breve estratto del tuo romanzo, mi provo a comunicartelo: non so quanti anni hai, ma credo che la tua scrittura sia comunque scorrevole e limpida. Forse non ancora matura però… Ecco, credo tu abbia buone potenzialità ma ho l’impressione che tu non sia consapevole nè di esse nè degli strumenti narrativi che la scrittura offre. Sto parlando di tecnica, cura del dettaglio, attenzione all’ortografia. Ti consiglio di rileggere sempre ciò che scrivi prima di pubblicarlo.
In generale, in ciò che ho letto di tuo vedo un sostanzioso calderone di idee, ma queste vanno disciplinate, riorganizzate in strutture precise e al contempo duttili in modo da essere riutilizzate in maniera più consona.
Un mio consiglio spassionato? Dedica molto più tempo all’organizzazione del plot, dell’ambientazione, dei personaggi. Aiutati con appunti, schemi, anche immagini se vuoi. Avere chiaro in mente almeno il punto di partenza e le tappe salienti del “viaggio”/storia che si vuole vivere/scrivere è basilare per ideare una storia che non crolli a metà strada come un castello di carte. Questa è la mia personalissima opinione: sei libera di accoglierla o rifiutarla.
Settembre 15, 2008 at 12:41 pm
Ogni consiglio è ben accetto. Un’idea generale del libro c’è. E risale a cinque anni fa ahime. Alcune scene sono già state scritte, ma mancano i collegamenti fra le varie scene madre. Ho l’ossatura ma mancano la carne e legamenti. Noterai se continuerai a leggere che alcune scene scorrono, mentre altre scricchiolano. Lo so. Vedo questa pubblicazione come il modo di creare una bozza di romanzo senza arrendermi alla prima difficoltà. Per ora mi accontento di finire la bozza, Poi migliorerò descrizioni (che saranno quasi assenti), lessico e tutto il resto. Ma prima mi preme abbozzare tutta la storia. Cosa che trovo già molto difficile.
Ottobre 21, 2008 at 7:41 pm
Scrivo qui perchè fondamentalmente sono d’accordo con Nutza.
Premettendo che secondo me Killer Mood è più interessante come storia rispetto a questa, ma questo più per via dei miei gusti che per altro. Penso che dovresti dare più tempo ai tuoi personaggi, lasciarli scorerre un pò di più sulla pagina. Come ti dicevo nell’altro blog, non concentrare tutto nel dialogo e cerca di “mettere in scena” il più possibile non solo i fatti e le azioni, ma anche le emozioni dei personaggi