Settembre 2008


Dopo la lezione di magia, per ora puramente teorica, Anna si fece accompagnare da Saiel nella biblioteca del castello. Ancora una volta Saiel la guidò per un dedalo di corridoi. ”Devo cercare di farmi una mappa del castello, è avvilente non sapere mai dove andare. Chiunque fosse l’architetto di questo posto era un pazzo, ha creato un labirinto invece di un luogo coerente”.

Finalmente Saiel si fermò davanti a una porta. -Questa è la sala dei libri. – disse spalancando i battenti. Anna rimase a bocca aperta, e si sentì per un attimo come Bella nel film Disney quando la bestia le mostra la sua biblioteca.

Due piani occupati da scaffalature piene di migliaia di libri: bellissimo! Lei aveva sempre amato leggere e aveva sempre sognato un posto così e come la realizzazione di un sogno lì davanti a lei.

Sorrise felice -Grazie Saiel.

Salì la scala a chiocciola e ammirò il piano superiore mangiando con gli occhi quello che vedeva. Ok è tutto bellissimo ma come faccio a trovare ciò che cerco, c’è un bibliotecario?

-Saiel, c’è un bibliotecario?

-Certo che c’è.- le rispose una voce femminile.

E una donna sembrò comparire dal nulla da dietro uno scaffale.Vestita con una veste di seta marrone scuro con riflessi bronzei, era alta e i lineamenti affilati erano tipici dei nobili che aveva visto fino ad ora.

I capelli erano raccolti sulla nuca e la fissava con curiosità la bocca generosa atteggiata ad un sorriso -Io sono la curatrice della biblioteca del castello, mi chiamo Delissa. Tu invece sei la nostra famosa ospite, aspettavo con ansia che tu venissi qui. Ho ascoltato rapita le storie che racconti ogni sera, è sono convinta che dovrebbero essere raccolte in libri per poterle conservare e arricchire le nostre conoscenze.

Mentre Delissa la bombardava di parole Anna capì di avere trovato la prima persona logorroica  di quel nuovo mondo.

-Io…sono d’accordo con te Delissa, ma sarà un lavoro lungo e per ora…..

-Certo Certo scusami se sono stata invadente è solo che sono così eccitata al pensiero di tutto il nuovo sapere che potresti fornirci. So che tendo a parlare troppo e ora ti lascerò in pace, giuro. Che libri cercavi?

-Libri di storia vorrei sapere i più possibile sul vostro mondo.

-Molto intelligente da parte tua. Finalmente una donna logica con cui parlare, sapessi che noia è il castello.Tutte le dame nobili pensano solo a tre cose; l’aspetto fisico, gli uomini e gli intrighi di palazzo.-Mai nessuno con cui parlare di scienza, natura, filosofia.

-Già.

-Ma ecco che ti sto facendo perdere temo di nuovo con le mie chiacchiere. Seguimi, ecco questa è la sezione di storia qui troverai tutto ciò che cerchi spero. Ora torno al mio lavoro, ci sono dei libri ce devo ricollocare se ti serve qualcosa chiamami pure.

Sembrava veramente ansiosa di compiacerla, Anna le sorrise. Una donna studiosa, forse sarebbero andate d’accordo.-Grazie di tutto. Se vuoi dopo potremo parlare un po’ sul mio mondo le donne che si interessano di scienza e cultura non sono affatto rare.

-Deve essere un mondo meraviglioso. Non che qui qualcuno proibisca alle donne di fare come vogliono, ma…essere diverse dal gruppo non è visto bene.

-Capisco. Ora mi metterò a leggere un po’.

-Bene ti lascio. A dopo.-

Anna prese il volume più voluminoso della sezione che Dalissa le aveva indicato.

Grazie ai cambiamenti subiti nel balzo dimensionale poteva leggere perfettamente la loro scrittura e trovò molto interessante la storia di questo nuovo mondo perché, magia a parte, era molto  simile a quella della sua dimensione.

La loro storia era infatti stata un susseguirsi di guerre e lotte per il potere simile al medioevo terrestre.

Ogni clan prima o poi aveva cercato di ottenere l’egemonia sugli altri tre. Mentre il quinto clan era scomparso talmente presto che nei libri che lesse non vi si accennava nemmeno solo le leggende lo nominavano.

Le guerre continue non avevano fatto progredire molto le condizioni di vita e solo grazie alla magia la civiltà era più avanzata di quello che era stato il 1400 dopo Cristo sulla Terra.

Per quanto riguardava le classi sociali i nobili cioè gli individui che grazie a secoli di matrimoni chiusi avevano il potere di un elemento in loro, guardavano con disprezzo il popolo che ormai era quasi senza poteri. Quasi perché sicuramente i signorotti del luogo come quelli della sua dimensione non andavano a letto solo con le loro mogli.ma scorazzavano anche fra le popolane.

Per anni questo precario equilibro sociale e politico fra ricchi e poveri, nobili e non nobili e i 4 clan aveva resistito, ma sembrava sempre sul punto di sgretolarsi.

Per quanto ancora il popolo avrebbe subito lo sfruttamento dei nobili a cui all’inizio aveva affidato privilegi perché lo proteggesse ma che ora più che una difesa erano diventati un nemico?

Per quanto ancora le guerre avrebbero decimato i clan prima che qualcuno creasse una magia tale da distruggere tutto?

Anna scosse la testa, sperava che gli equivalenti della rivoluzione francese e della bomba atomica in questa dimensione fossero ancora lontani a venire perché non aveva proprio nessuna voglia di partecipare a tali eventi.

Stanca di storia prese in mano un piccolo saggio che parlava invece dei poteri di ciascun clan. Scoprì così che i poteri dell’acqua annullavano i poteri del fuoco così come quelli della terra. Mentre il potere del vento e dell’acqua non potevano essere annullati completamente da gli altri poteri. Il potere del vento poteva aumentare il potere del fuoco.

In passato spesso il clan del fuoco e del vento si erano alleati cos’ come quello della terra e dell’acqua. Ma il clan dell’acqua sembrava essere molto bellicoso e isolazionista  e preferiva combattere contro tutto e tutti. Almeno da quanto era emerso dai resoconti di guerra che aveva letto.

I maghi invece, coi oro poteri potevano annullare i poteri degli elementi (il più delle volte), ma erano molto rari. Potevano nascer in ogni clan e grazie ai loro poteri erano molto importanti e temuti in gran considerazione da tutti ma erano anche molto temuti.

Più di un capo clan aveva fatto sterminare tutti i maghi del suo territorio per paura che cercassero di spodestarlo.

Anna chiuse il libro, non ne poteva più di leggere resoconti di stragi e carneficine, la storia di questa dimensione era molto sanguinaria.

Per oggi basta, avrebbe continuato le sue ricerche un altro giorno. Rimise a posto i libri e poi cercò Dalissa per ringraziarla e salutarla. La trovò intenta a scrivere su un enorme tomo, probabilmente una specie di registro.

-Dalissa, per oggi ho finito.Grazie ancora per la tua disponibilità.

-Di niente sono stata felice di poterti essere utile, purtroppo negli ultimi anni la biblioteca è stata sempre di più ignorata. In questi tempi di guerra sembra non ci sia più tempo di leggere, e questo è male, perché l’ignoranza non può che portare a nuovi scontri.

Speravo che la tua storia su quell’illuminato eroe greco, Ulisse, risvegliasse l’ingegno dei nostri nobili, ma purtroppo così non è andata. Eppure è solo grazie all’intelligenza e l’astuzia che si può sperare di superare le difficoltà. La guerra di Troia. do cui tu ci hai raccontato sarebbe durata ben più di dieci anni se non fosse stata per l’arguzia di un solo uomo. Se solo anche i nostri capi aprissero gli occhi…Non che Acaon non sia un buon capo, con gli anni è diventato saggio e cauto e grazie a lui da dieci anni siamo più o meno in pace con gli altri clan, ma se dovesse succedergli qualcosa suo figlio Altair…… ecco non che non sia intelligente…ma…pensa più alle donne e all’avventura che non a imparare a governare e sicuramente il suo animo focoso ci procurerebbe molti guai….inoltre  on bisogna dimenticare le sue origini…..per metà nel suo corpo scorre sangue dello clan dell’acqua e si sa quanto possano essere viscidi gli appartenenti a quella stirpe……fino ad ora grazie al sangue del fuoco che ha ereditato da suo padre non ha manifestato un’indole subdola o manipolatrice e forse non la manifesterà mai…..ma non si può mai sapere.

Anna si sentì frastornata da tutte le notizie con cui Dalissa l’aveva bombardata, ma riuscì ad aggrapparsi alla notizia che le era sembrata più interessante -Le origini di Altair?- chiese.

Dalissa interruppe il suo monologo per guardarla con tanto d’occhi-Non lo sai? Altair è figlio della prima moglie di Acaon una nobile del clan dell’acqua. Morì dandolo alla luce e fu un bene, nessuno al castello la vedeva di buon occhio, per secoli il nostro clan e quello dell’acqua sono stati nemici acerrimi e c’è molto odio tra di noi. Acaon però cercava nuove alleanze all’epoca e aveva accettato di sposare quella donna per cercare di stabilizzare la pace, ma quando lei morì, il clan dell’acqua ci incolpò della sua morte e tornammo ad essere ai ferri corti. Dopo di lei Acaon si sposò con Afeil, il cui nonno era un membro del clan del vento, e tutti approvarono questo secondo matrimonio.

-Quindi Altair ha sia i poteri dell’acqua che del fuoco?

-No. Quando due individui di clan diversi procreano i loro figli avranno il potere dell’uno o dell’altro clan ma mai di entrambi. Per secoli nei tempi antichi cercammo di incrociare le razze per aumentare il potere, ma emerse ben presto che tutto era inutile. Probabilmente quando gli dei ci fecero questo dono, per timore delle nostre brame, lo vincolarono in modo che i nostri eredi non avessero più potere. Un pensiero molto saggio. Ci siamo sterminati con i poteri a nostra disposizione per millenni, non oso pensare a cosa sarebbe successo se ne avessimo avuti in maggiore quantità.

-Capisco, quindi ha solo il potere del fuoco.

-Esatto. Ha potere, è nobile, è bello, ma….non so cosa ne pensi tu, ma io credo manchi di spessore.

Anna guardo meglio Dalissa, cercando indizi che le indicassero che parlando di Altair la stesse mettendo alla prova, ma non ne trovò e decise di essere onesta.

-Sono d’accordo con te, è così perfetto che ti sembra falso.

Dalissa sorrise felice e le prese le mani con foga -Finalmente qualcuno che mi capisce e la pensa come me. Tutte le altro donne cadono in estasi ad n suo sguardo, ma ogni volta che lo vedo, io non faccio che chiedermi: cosa ribolle veramente sotto quell’aspetto impeccabile?

Non ha nessun interesse per la politica o per qualche arte. Sa suonare e cantare, ed è bravo ma non vi si è mai applicato più del necessario. Non ama le scienze né i libri, anche se naturalmente ha studiato con i migliori insegnanti e ha una cultura egregia. Ma niente lo appassiona, niente lo soddisfa. Almeno finché non sei arrivata tu, ora sembra si sia posto un obbiettivo, ma è solo temporaneo, poi cosa farà? Forse se trovasse un vero scopo nella sua vita, a parte dare la caccia alle donne, diverrebbe un uomo completo. Ma per ora……Spero non accada niente ad Acaon.-

Anna non sapeva cosa dire.-In fondo credo sia un uomo dotato di coraggio e intelligenza, gli manca solo la voglia di farsi carico di responsabilità.

-Forse hai ragione, e io mi preoccupo troppo, ma tu sta attenta , lui ti vuole e lui ottiene..-

-Sempre quello che vuole.-Sì me lo hanno già detto, non preoccuparti , con me non avrà vita facile.

Il giorno dopo purtroppo Anna dovette affrontare una nuova lezione con L’Arcimago.

-Mi hai perdonato per ieri?- le chiese Wes non appena Anna entrò nel suo laboratorio..

-No, ma sono meno arrabbiata. Ciò che mi dà più fastidio è che tu mi veda come un oggetto.

-Io non ti vedo affatto come un oggetto. Sei una bella donna che volevo baciare, tutto qui.

-Intendi una donna oggetto, o prima di fare qualcosa mi avresti chiesto il permesso.

-Ho agito di istinto. Mi dispiace.

-Va bene, va bene, basta che tu non lo faccia più.

-Non ti piaccio proprio?.

Anna sospirò -Mi dispiace ma non sei il mio tipo.

-Potevi anche essere un po’ più gentile e indorarmi la pillola, invece di demolirmi in questo modo.

-Io sono molto diretta, ti prego ora cambiamo discorso e facciamo lezione.

-Va bene. Dunque oggi , prima di addentrarci nello studio della magia che non riguarda l’elemento fuoco, voglio metterti in guardia sui pericoli che corri con i tuoi poteri.

Ogni volta che usi la magia tu spendi delle tue energie che appartengono alla natura, abusare della magia può causare la tua morte e seri danni ambientali. Limitati a usare poco potere, a fare piccoli incantesimi e non correrai rischi. Ti sei mai chiesta come mai i miei capelli sono bianchi? Sono il frutto di un mio errore.

Dei briganti avevano attaccato il castello e nello scontro mio fratello rimase ucciso. Io, persi il controllo per colpa del dolore e chiamai a me ogni briciola di potere che riuscii a racimolare per scagliarla contro di loro. Persi ogni nozione di me stesso e rimasi in balia della magia. Si creò un temendo uragano, e molte persone innocenti morirono per colpa mia. Non so come, ma io sopravvissi. L’unico segno che mi lasciò l’essere prosciugato di ogni forza, furono questi capelli bianchi. Ma per lungo tempo non osai più praticare magie, perché ne ero rimasto assuefatto, desideravo sentire il potere dentro me, come un ubriaco desidera bere. Ancora oggi faccio solo magie molto piccole, perché, anche se è terribile ammetterlo, non mi fido ancora di me stesso.

 -Tu non ti fidi di me stesso, ma gli altri sembrano fidarsi di te.

Wes scoppiò a ridere di gusto -Oh, mi tengono d’occhio, si fidano solo fino ad un certo punto. Il fatto è che gli sono troppo utile per questo non mi hanno scacciato.

Anna lo fissò sospettosa -Come fai dopo quello che hai passato a ridere e a scherzare sempre?

-Il fatto che io sembri felice non vuol dire che io lo sia.- controbattè lui.

-Sul mio mondo è stata scritta una storia su un pagliaccio, un attore che deve fare ridere la gente. Lui doveva entrare in scena ogni sera e trasformare le sue preoccupazioni e dolori in risate e sorrisi, nonostante fosse triste doveva apparire spensierato. Alla fine quando il dolore che teneva nascosto non ha potuto più essere trattenuto, in un momento di follia uccise la sua stessa moglie.

-Questa storia dovrebbe spaventarmi?

-No, dovrebbe metterti in guardia. Dovrebbe dirti che non devi nasconderti sempre dietro ad un sorriso per farti accettare dagli altri, perché hai paura che altrimenti ti volterebbero le spalle a causa del tuo passato.

Lui non rispose subito- Sei una delle poche persone che osa parlarmi di cose serie, lo sai? Qualunque cosa tu pensi, tu mi piaci davvero. Mi piace sentirmi dire le cose in modo diretto, e trovo terribilmente affascinante che nonostante la tua giovane età tu sia così saggia. Vorrei che tu provassi le stesse cose nei miei confronti, ma capisco che tu abbia paura di legarti a qualcuno in questo mondo di ci non ti fidi.

-In parte è così. Tu mi leggi le mente perciò sai che ho una terribile paura di restare intrappolata qui, ma questo è solo uno dei motivi che mi frenano dal legarmi a qualcuno, o a te in particolare …tu veramente hai un carattere troppo esuberante per me. Hai bisogno di una donna decisa, ma anche vivace che ti faccia ridere e scacci i cuoi pensieri che nascondi. Se la incontrerò, prometto che te la presenterò.

-Grazie. Credo proprio potremmo essere amici tu e io.

-Credo anch’io.

-Ora torniamo alla nostra lezione. Il potere del fuoco è dentro di te, ma la magia è qualcosa di diverso. Non si può imparare come la storia o la matematica. Semplicemente si cerca di metterla allo scoperto. La magia è come la notte, la prima volta che l’incontri.

-La notte?-commentò Anna dubbiosa.

-Un vuoto tenebroso, pullulante di forme. Piano piano i maghi imparano a convertire il buio in forme e colori. A vedere cose che la maggior parte delle persone non vede, e che tuttavia, sono nitide come il tuo stesso naso. Perché non c’è nulla al mondo che non abbia la sua parte di magia: anche una conchiglia vuota, un sasso, una foglia morta…tu le guardi e impari a vederle, e poi a usarle, e dopo un po’ non ricordi più di aver mai visto il mondo in modo diverso. Ogni cosa si connette a qualcos’altro. E ciò ti sembra logico e assolutamente normale.

-E dovrò imparare delle formule per agire sulla magia?

-Esatto. Ma le formule sono solo parole e le parole sono semplici suoni. L’incantesimo è il crogiolo in cui si forgia il metallo della magia, ma è il mago la componente essenziale di quel metallo.Tutti sono capaci di imparare le litanie e i gesti delle arti occulte, possono apprendere ogni sillaba e agitare le braccia in modo esatto, ma se non c’è in loro la magia non potranno mai compierla veramente. Altrimenti questo mondo brulicherebbe di maghi potentissimi, non ti pare?

-Direi che è il caso di iniziare le nostre lezioni di autodifesa, ora sento proprio il bisogno di picchiare qualcuno.

-Bene, andiamo nei giardini inferiori, lì di solito non c’è mai nessuno e non avremo distrazioni.

I giardini inferiori si rivelarono un semplice cortile adiacente alle stalle dei cavalli, muniti di aiuole colorate e circondati da una bassa siepe.

-Prima di iniziare è d’obbligo che io ti chieda cosa sai di autodifesa.

-Nulla. So dare calci, mordere e graffiare, ma non ho molta forza nelle braccia e sono negata nelle attività fisiche.

-Questo non è molto incoraggiante. Visto che le cose stanno così è inutile tentare di insegnarti le basi della lotta, per portarti ad un livello decente ci vorrebbero almeno tre anni. Cercherò di mostrarti dei trucchi utili per fuggire, e a usare i tuoi poteri, in caso di bisogno,  per difenderti.

Si tolse giacca e maglia e rimase a torso nudo. Anna si sentì avvampare, poi si diede della stupida. Bastava un bel corpo per confonderla adesso? Certo quello di Saiel era un gran bel corpo.

-Ora ti mostrerò alcune mosse per riscaldare i muscoli e insieme concentrare la mente con la respirazione.- Anna annuì, e Saiel disse a se stesso che non stava facendo tutto questo solo per toccarla, assolutamente no, era importante riscaldarsi prima di usare I muscoli o ci si poteva fare male.

Si portò alle sue spalle e lentamente fece scivolare la sue mani sopra le braccia di lei per portarle davanti a loro. Prendendo nelle sue mani robuste quelle più piccole di lei, le fece sollevare le braccia sopra la testa, poi lentamente le guidò in un ampio cerchio. Nel frattempo respirava al tempo dei movimenti, per mostrale la respirazione giusta da adottare. Ripeterono il movimento diverse volte in silenzio. La schiena di lei era poggiata contro il petto di lui, e Saiel doveva ammettere di apprezzare il contatto. Anche Anna pensava la stessa cosa, e si sentiva sicura nelle sue braccia, come quando l’altra notte l’aveva presa per mano per condurla via dalla festa. Era sorpresa, ma le piaceva quella sensazione. Si sentì avvampare. Era come se lo potesse sentire, non solo all’esterno dove i loro corpi si toccavano, ma anche dentro di sé,  come una specie di formicolio.

Saiel  si staccò da lei.

-Ora puoi provare da sola.

 -Sì.- disse Anna e ripetè il movimento di prima in modo esatto, ma le mancava il calore del corpo di lui.

-Esatto.- disse lui orgoglioso che avesse appreso subito la tecnica.

-Ora, io cercherò di afferrarti  tu devi evitarmi e cercare di scappare.

-Sembra facile.- disse Anna ironica, – Tu sei il grosso il doppio di me.

-Ti dirò io come fare.

Saiel le si lanciò addosso e lei cercò di scansarlo, ma lui riuscì ad afferrarla – Mentre mi stavo lanciando dovevi cercare di infilare un piede o una gamba tra le mie per farmi perdere l’equilibrio. Riproviamo.

Saiel si lanciò di nuovo verso di lei, ma stavolta Anna riuscì a pestargli un piede, facendogli perdere leggermente l’equilibrio. Anna riuscì ad evitare la sua presa, ma lui non ebbe problemi ad afferrarla un attimo dopo essendo molto più veloce di lei. Poi la tenne ferma per le braccia – Ora da questa posizione hai due scelte, o tenti di mordermi, o usi il potere. Non puoi usare le braccia, e nemmeno le gambe come prima, perché ormai me lo aspetto. Prova coi poteri, controllando il fuoco tu hai il potere di rendere incandescenti parti del corpo anche senza fare scaturire delle fiamme che potrebbero ferire anche te.

Anna tentò di concentrarsi ma era difficile con lui che le stringeva le braccia facendole male, allora cambiò tattica e incanalò la sua rabbia causata dall’ impotenza nelle braccia. ”Bruciate, bruciatelo” disse alla sua braccia e sentì la sua temperatura aumentare.

Saiel la lasciò andare -Brava, ma la prossima volta niente fiamme.

Anna si accorse che le sua braccia emanavano fuoco non solo calore, chiuse gli occhi e fermò le fiamme. -Mi dispiace, ti sei scottato?.-gli chiese preoccupata, guardandogli le braccia arrossate.

-Niente di grave, non preoccuparti, questi bracciali assorbono la magia e mi proteggono da tutti e quattro gli elementi.

Si sentì un applauso e una voce femminile che disse -Brava, gli hai dato una bella lezione, complimenti.- e una ragazza forse poco più giovane di lei li raggiunse, era vestita con una semplice blusa e una gonna lunga. Aveva un grazioso visetto pieno di lentiggini e corti capelli rossi.

-Ailinn, cosa ci fai qui?-chiese brusco Saiel.

-Mi hanno detto che eri qui fuori a dare lezioni alla nostra ospite e sono venuta a vedere non ci trovo niente di male.

-Non dovresti essere al lavoro?

-Il castello sopravvivrà per cinque minuti anche senza una cameriera, non fare il guastafeste fratellone.

Fratellone? Allora quella era la sorella di Saiel, non l’avrebbe mai detto, dunque era umano, aveva persino dei parenti, pensò Anna stupita.

-Salve, Saiel non mi aveva detto di avere una sorella, piacere di conoscerti Ailinn io sono Anna.

-Il piacere è mio, e non preoccuparti, so benissimo che non parla mai di me, perché non parla quasi mai di nulla. Anche se devo ammettere che di te un po’ mi ha parlato.

-Spero fossero cose positive.

-Assolutamente, credo proprio che tu gli piaccia molto come incarico.

-Ailinn.- la fermò scandalizzato sua fratello

-Perché? Non è vero forse? Hai persino rifiutato di fare dei turni assieme ad altri soldati per proteggerla, col risultato che dormi tutte le notti in piedi nel corridoio davanti alla sua porta. Se non è dedizione questa.

Anna non sapeva cosa dire era colpita -Non lo sapevo, credevo che qualcuno la notte ti desse il cambio non è giusto che tu ti sacrifichi in questo modo per me.

Saiel assunse la sua maschera inespressiva e sua sorella sbuffò

-Non si sacrifica, lui adora eseguire gli ordini alla lettera, lo hanno incaricato di proteggerti e lui lo sta facendo meglio che può, tutto qui. Ama fare l’eroe solitario e odia dividere i suoi incarichi con altre persone. E’ fatto così.

Le orecchie di Saiel si erano fatte rosse

-E non c’è bisogno che ti imbarazzi ora, ho solo detto che svolgi diligentemente i tuoi doveri.- Lo ammonì la sorella, ma lo guardava sorridendo sorniona, sapeva benissimo che Saiel odiava si parlasse di lui, e lei amava stuzzicarlo, un po’.

Anna trovò subito molto simpatica Ailinn, e si ritrovò ad accettare il suo invito di prendere una tazza di fyl a casa sua e di Saiel. Abitavano in una delle modeste case all’interno delle mura del castello, dove vivevano coloro che non erano nobili, ma lavoravano nel maniero. L’Arcimago le aveva detto, che quella gente era fortunata, perché pur non essendo nobile si poteva appoggiare ai nobili e al capo clan e viveva protetta dalle mura del castello, purtroppo molte altre persone vivevano all’esterno, fra i campi e le foreste, e in caso di pericolo potevano contare solo su loro stesse. La casa di Saiel e Ailinn era piccola, ma molto pulita e accogliente.

-Accomodati, vado a scaldare l’acqua per preparare il fyl, e tu Saiel sforzati di fare un po’ di conversazione con la nostra ospite.

Il fyl era una tisana molto dolce, simile al tè verde, e Anna l’aveva ormai assaggiata varie volte da quando era arrivata lì. Non ne andava matta, ma doveva accontentarsi. Aspettò che Saiel iniziasse a parlare ma dopo qualche minuto decise di dire lei qualcosa  o non avrebbero mai rotto il silenzio

-Tua sorella è molto diversa da te.

-Lei è piuttosto esuberante.- pestifera sarebbe stato il termine più esatto ma Saiel temeva che la sorella potesse sentirlo, dalla stanza accanto.

-E i vostri genitori abitano con voi?

L’espressione di Saiel si indurì e Anna capì di avere fatto la domanda sbagliata, per fortuna in quel momento ricomparve Ailinn portando in tavola una caraffa con la tisana verde e tre bicchieri.

-Non c’è niente di male a parlarne, Saiel- Ailinn sgridò il fratello.

-Sono morti. Nostra madre è morta tre anni fa, e nostro padre, che non ci ha mai riconosciuto come figli, perché nobile di nascita, è morto in battaglia quando eravamo ancora piccoli. Lui era il fratello minore di Acaon. Per questo Saiel ha molto potere sul fuoco, l’ha preso da nostro padre, e grazie a questo è entrato nella guardia del castello. Se compirà bene i suoi doveri un giorno potrà addirittura ottenere un titolo nobiliare.

-Io non voglio diventare nobile.- la rimbeccò lui brusco.

-Lo so, ma un titolo ti darebbe terre e rendite, che non sono certo cose da buttare via.- disse lei pratica -Mio fratello è pieno di tutti questi nobili principi, che non ti danno certo da mangiare. Gli voglio bene, ma vorrei che non avesse una testaccia così dura.

Anna scoppiò a ridere – Anche i miei mi dicevano la stessa cosa: ‘Ti vogliamo bene, ma vorremmo che non fossi così testarda’. Sia mia madre che mio padre erano testardi quanto me e le nostre discussioni potevano andare avanti per giorni. Se mi arrabbiavo sul serio potevo non parlare con loro per settimane pur di non cedere per prima.- Per la prima volta aveva parlato dei suoi senza cadere nella tristezza.

Anche Ailinn rise, -Credo che Saiel sia ancora peggio. Quando era piccolo poteva non parlare e non mangiare per giorni pur di convincere nostra madre a lasciargli cavalcare un cavallo troppo focoso per un bambino. Ma era adorabile quando faceva il broncio.- entrambe le ragazze scoppiarono a ridere.

Le orecchie di Saiel diventarono di nuovo rosse -Forse ora dovremmo andare, i bambini aspettavano Anna per una favola oggi pomeriggio.

-Va bene, andiamo, mi ha fatto molto piacere conoscerti, vieni pure a trovarmi nelle mie stanze, io non ho nessuna amica  qui e mi piacerebbe parlare con una ragazza della mia età ogni tanto.

-Lo farò volentieri e anche tu puoi venirmi a trovare qui, anche se ci sono solo alla sera perché di giorno lavoro. Sai una cosa? Potrei chiedere di aiutare la tua cameriera personale, così ci vedremmo più spesso.

-Va bene, cos’ avrò sia te che Roscel a scegliere abiti che io non mi metterei mai e a costringermi a truccarmi, e non potrò più ribellarmi.

Il giorno dopo, al suo risveglio,  Anna si rese conto di aver perso solo tempo fino a quel momento. Doveva proteggersi, imparare a difendersi, a usare il potere e cercare informazioni. Sola in terra straniera per sopravvivere doveva contare solo su se stessa e stare sempre in guardia.

Si vestì in fretta e uscì a parlare con Saiel. – Da oggi dopo le lezioni di magia vorrei che mi insegnassi qualche mossa di auto difesa.

-E’ un’ordine?

Anna si rese conto del tono che aveva appena usato. -No. E’ solo una richiesta. Un favore che ti chiedo umilmente, nonostante il tono che ho usato.

Saiel la fissò impassibile poi alzò gli occhi al cielo. – Cercherò di insegnarti alcune tecniche di difesa, ma non so quanto potranno servirti. Ci vogliono anni per imparare a lottare, poche ore di allenamento non faranno la differenza in caso di pericolo.

-Probabilmente hai ragione ma almeno mi daranno un falso senso di sicurezza che mi aiuterà a dormire la notte.

 

Durante la lezione giornaliera di magia l’Arcimago, vedendola piuttosto taciturna cercò di incoraggiarla.

-Vedrai che dopo la festa di ieri sera vedremo dei progressi. Ora che hai scaricato un po’ di tensione potrai concentrarti meglio sui tuoi obbiettivi. – le disse.

-Lo spero.

Anna entrò facilmente in trance. Vedendola profondamente in armonia con se stessa Wes iniziò a guidarla con voce neutra.- Ora stai guardando dentro te stessa, dentro il tuo corpo e la tua mente. Cerca il  nucleo del suo potere. Dovrebbe apparirti come una fiamma. Cercalo, e chiamalo verso la superficie.

Anna chiamò il fuoco dal proprio intimo ed esso rispose. Un grande calore si originò nella sua spalla destra e le corse lungo il braccio, serpeggiando in rapide spirali e gonfiandosi via via in una vena di fuoco. La pelle del braccio sembrava ardere di luce. Infine la fiamma le scaturì dal palmo della mano. Anna la guardò stupita. Lei non sentiva bruciare la pelle benché la fiamma scottasse, incredibile.

-Ce l’hai fatta. Sapevo che avevi il potere, ora potremo cominciare a studiare sul serio- le disse l’Arcimago, correndo ad abbracciarla.

Anna si distrasse e la fiamma sparì.  Wes la teneva stretta, e quando lei cercò di staccarsi da lui,  la baciò sulle labbra.

Ci siamo di nuovo, pensò Anna, e lo spinse via. -Cosa vi ha preso a tutti? Ho forse scritto in faccia: Voglio essere baciata ?- gli chiese arrabbiata.

L’Arcimago la guardò stupito –No, è solo che volevo farlo.

-E quello che voglio io, non conta?

-Sì, certo, solo che io credevo che tu..insomma, ieri hai respinto Altair e allora..

-Credevi che perché non ho voluto lui, volessi te?

-Tu mi piaci e credo di piacerti..

-Ti sbagli. Senza offesa, ma tu non sei proprio il mio tipo. Sei veramente troppo esuberante per me. E io sono certa di non averti mai incoraggiato, anzi. Vuota il sacco, voglio la verità, qualcuno ti ha spinto a provarci con me?

-Ecco..

-Saiel, aiutami ad essere persuasiva.- Saiel le si affiancò e sfoderò la spada.

-Non è niente di grave, solo…Acaon pensa che tu dovresti avere dei legami nel clan, per sentirti più motivata. Sa che siamo più o meno amici e mi ha incoraggiato a corteggiarti. Non che mi servisse molto incoraggiamento, probabilmente l’avrai fatto lo stesso. Sei la ragazza più diretta che conosco e questo mi piace molto.

-Non so se essere lusingata o disgustata.

-Nemmeno io.- le fece eco Saiel.

-Come siete rigidi, in fondo non è sucesso nulla, no?

-E’ meglio che non ti risponda ora, sono troppo arrabbiata, vieni Saiel voglio dire due paroline ad Acaon.

 

***

-Non capisco perché tu sia tanto adirata.-  le disse Acaon tranquillamente.

-Ah no?-gli chiese ironicamente Anna.

-No, volevo semplicemente darti una spinta in più per trovare i tuoi poteri, un motivo in più per combattere al nostro fianco.

-Ho trovato i miei poteri senza incentivi, e se combatterò lo farò perché voglio farlo, con chi vorrò, se c’è una cosa che odio è essere controllata e usata. In questo modo mi sta dando solo motivi per schierarmi contro di lei.

-Mi stai forse minacciando ragazzina?

-No. Che lo voglia o no, il portale mi ha trasformato e ora sono una di voi. Ho il vostro stesso potere, non voglio scontrarmi contro di voi e se lotterò sarà contro il caos e le sei bestie, ma non sono una sua proprietà. Voglio mi consideri come una qualsiasi persona del suo clan, niente di più e niente di meno.

-Non posso, perché tu non sei una qualunque dei miei sudditi, tu hai, quasi certamente,  più potere di loro, e sei una pedina importante in un gioco più grande ti te. E’ anche per la tua sicurezza che cerco di legarti a noi con altri vincoli. Gli altri clan mi invidiano il fatto che tu sia qui, e a loro non importa a che elemento sei legata, vogliono i tuoi poteri.

-Dovreste pensare al pericolo comune invece di farvi guerra tra di voi.

-Lo so benissimo, ma l’egoismo è troppo forte per ora. Quando il pericolo sarà imminente forse riusciremo a unirci ma per adesso tu sei in pericolo. Se fossi legata a qualcuno del clan ci penserebbero due volte prima di agire contro di me per averti, ma ora come ora, che diritti posso rivendicare su dite?

-Ma io non sono una cosa un oggetto da rivendicare sono una persona.

-In questo mondo il potere che una persona possiede viene prima della persona stessa, ed è questa cosa che loro vogliono.

-E che anche lei vuole.

-Già. Ma io credo di volerla per dei buoni motivi, non ho intenzione di usarti contro i clan. Se rimarrai qui, rimarrai al sicuro finché il pericolo delle bestie comparirà e solo allora i tuoi poteri verranno utilizzati.

-E dopo un’eventuale sconfitta delle bestie? O se non comparissero? Allora mi userebbe in altri modo per ottenere più poteri e terre?

-No, no lo farei. Non voglio altro se non quello che ho già. Non ti userei, ti lascerei fare ciò che vuoi con la tua vita.

-Belle parole, ma sono solo parole, come posso crederle?

-Sono tutto quello che ti posso dare. Credimi, se i tuoi poteri sono, come credo, molto forti, nessuno ti potrà costringere a fare nulla. Ma per ora, stai ancora imparando e sei ancora vulnerabile, e  voglio  proteggerti.

-Non so se posso crederle.

-Spero che tu lo faccia.-disse Acaon. -Comunque d’ora in poi smetterò di “incoraggiare”gli uomini del clan, anche se credo che si faranno avanti comunque. Sembra che tu abbia molto fascino sui miei uomini.

Anna non gli rispose e uscì in tutta fretta, sbattendo la porta.

Due giorni dopo Altair le disse che tutto era pronto, se voleva quella sera stessa avrebbero potuto inaugurare la loro ‘discoteca’. – Mio padre  non era molto felice di questa nostra idea, ma gli ho assicurato che si tratta solo di una festa in uno stile nuovo.

-Non vedo l’ora di ballare. Mi raccomando dì a tutti di vestirsi in modo che possano muoversi bene, sono così eccitata.

-Lo vedo, ti brillano gli occhi e questo eccita me, credimi.

Anna preferì ignorare la sua ultima frase.

 

Le ore sembrarono passare più lentamente del solito, ma finalmente, dopo la cena,  Anna andò nelle sue stanza a cambiarsi per la sua festa.

Si tolse la sopra gonna e rimase solo in una maglietta leggera e pantaloni attillati di pelle. Tenne i capelli sciolti sulle spalle e per l’occasione, tirò fuori dalla sua borsa i suoi pochi trucchi umani, per contornare gli occhi gli occhi con matita nera e ombretto verde scuro. Un trucco pesante, per mascherarsi fra la folla, e da usare come scudo per proteggersi.

Quando Saiel la vide conciata in quel modo fece una smorfia di fastidio.

-Cosa c’è ora?

-Niente che tu voglia sentire, ma sta attenta stasera, tu non ti rendi conto dell’effetto che farai su Altair e gli altri maschi stanotte.

-Esagerato, li ignorerò e loro staranno al loro posto. E poi ci sarai tu a proteggermi. Sono ragazzi e uomini, non bestie in calore .

-Non ti rendi conto. Questo non è il tuo mondo. Noi siamo una razza focosa che spesso si lascia travolgere dalle emozioni. Abbiamo il fuoco in noi.

-Allora tu hai sbagliato clan, perché sei la persona meno focosa che abbia mai conosciuto.

Saiel sospirò e la condusse verso la sala della festa.

Ad aspettala c’era Altair e, accanto a lui Wes, per la prima volta senza la lunga tunica di mago, entrambi vestiti in pantaloni di pelle e maglia senza maniche.

La sala era buia eccetto per quattro grandi torce poste agli angoli della sala. Accostati ai muri c’erano alcuni divanetti e poltroncine, per il resto lo spazio era completamente sgombro per permettere liberà di movimento durante i balli. Niente male, pensò Anna e consegnò il walkman all’Arcimago. Questo disse alcune parole e  l’oggetto si illuminò per un attimo, poi glielo restituì.

-Accendilo.-le disse.

Anna lo accese e la musica risuonò nella sala ad altissimo volume. Affidò il walkman a Saiel, che si era nascosto nelle ombre vicine ad uno dei muri, dove sarebbe stato immobile per tutta la notte.

Altre persone cominciarono ad arrivare, ragazzi e ragazze vestiti tutti più o meno come loro tre.

-Bene direi che si può cominciare.- disse Anna e iniziò a ballare, si portò al centro della sale e si lasciò trasportare dalla musica. Mosse i fianchi e, mani in aria,  seguì il ritmo ipnotico della canzone di Ashanti che risuonava nella stanza. Poteva sentire i bassi rimbombare nella sua pancia, e si sentiva, per la prima volta in giorni, viva.

Gli altri la osservarono per un attimo affascinati poi anche loro scesero in pista e cercarono di seguire il ritmo. Ben una folla danzante riempì la sala.

Anna era una candela che bruciava al ritmo della musica e il suo corpo ne chiedeva sempre di più, come se fosse drogato di ritmo. Sempre più musica, più battiti. Ballava e il ritmo saliva seguendola nel suo ballo sfrenato. Il ritmo e la teneva come lei teneva lui, perché non servivano parole, le bastava lasciarsi trasportare. Senza pensare,senza riflettere, come un essere senz’anima. Mentre i suoi piedi toccavano la pista da ballo Anna sentì il cambiamento salire dentro di lei. Si era lasciata il mondo alle spalle, era libera , emozionata, volava senza ali. Il suo cuore correva e la musica era l’unica cosa che sentiva. Non sapeva più nulla solo che voleva ballare tutta la notte fino al mattino.

Altair la fissava rapito. Persa nella musica era bellissima e  sensuale, sembrava che la passione la guidasse sulla pista. Era un falò che bruciava mentre muoveva i fianchi sinuosa. Aveva la musica nel sangue. Si muoveva libera, senza freni, ma la sua danza sembrava essere stata creata per il solo scopo di attrarlo e sedurlo.

Lo spaventava il potere che lei aveva su di lui. A causa dei suoi capelli rossi mentre danzava sembrava una fiamma viva, una fiamma che aveva scaldato il suo cuore e ora lo stava bruciando e consumando senza pietà.

Le si  avvicinò, sebbene avesse paura di scottarsi. Lei gli aveva promesso che avrebbe ballato con lui e lui intendeva ricordarle la sua promessa. Ma non ce ne fu bisogno, non appena si accorse di lui, Anna gli sorrise e prese a girargli intorno, muovendosi sensualmente al ritmo hip pop. Lui le pose le mani sui fianchi e seguì i suoi movimenti. I loro corpi si avvicinarono sempre di più, finché praticamente iniziarono a strisciare l’uno contro l’altra.  Wes apparve alle spalle di Anna, e si mise a ballare con lei prendendola per vita, e  avvicinandola a sé. Aveva un buon senso del ritmo e Anna si lasciò guidare da lui. Ballò in mezzo ai due uomini, per un’altra canzone, ma poi dovette fermarsi per riprendere fiato.

Si buttò su un divanetto e si guardò attorno. Alcune coppie erano sdraiate sugli altri divani e si stavano baciando, evidentemente loro non avevano problemi di fiato.

Altair la raggiunse sul divano.

-Stanca?- le chiese passandole un braccio dietro le spalle.

-Un po’, forse sono fuori allenamento.

Lui le si fece ancora più vicino e la fissò negli occhi con uno sguardo affamato. Anna si ritrovò a guardarlo a sua volta come ipnotizzata. I suoi occhi azzurri sembravano neri nella semi oscurità e profondi come il mare. Il suo cuore prese a battere più velocemente. Avrebbe voluto scoprire cosa nascondevano nelle loro profondità.

-Non pensavo che tu potessi essere così affascinate.Ora so che oltre ad essere bella, intelligente e interessante, sei anche una donna passionale. Il mondo in cui balli lo rivela. Tu sei fatta per essere amata. – le sussurrò all’orecchio e cominciò a baciarle il viso per sfiorare la sua bocca con la sua. Le sue labbra erano calde e morbide, e il loro tocco era estremamente piacevole.  Ma quando Altari la strinse a sé con le braccia, l’incantesimo si ruppe. Anna si rese conto di cosa stava succedendo. Non importava quanto fosse piacevole, baciare Altair, non doveva farlo. Cedere a lui significava cedere a quel mondo alieno. Non importava quanto si sentisse sola, non poteva fidarsi, e cercare conforto in persone che ancora non conosceva. Non voleva usare qualcuno, né voleva essere usata. Spinse via Altair   e sì allontanò da lui.

-Hai capito male. Io non sono interessata a te in questo senso.

-E prima allora, mentre ballavi, mentre mi seducevi?

-Sedurre? Io? Stavo solo ballando. Mi dispiace se ti ho dato l’impressione di volerti. Tu mi piaci, ma non ti conosco. Come posso cercare intimità, se non ho fiducia in qualcuno? E come posso fidarmi se ancora non so veramente chi sei? Tu sei così carino, così perfetto, puoi avere tutte le donne che vuoi, non hai bisogno di me e io, sono lusingata, ma non sono interessata a te.

-Non mi importa se posso avere tutte le altre donne, io voglio solo te. Le altre sono tutte uguali, belle, ma fredde al tuo confronto, senza personalità, sempre pronte a compiacermi solo perché sono il figlio di Acaon. Tu sei diversa, tu non mi metti su un piedistallo, tu mi vedi per quello che sono. Sai quanto è raro questo? Inoltre sei bella, esotica, intelligente, e coraggiosa. Cosa posso desiderare di più? Io voglio te, solo te.

-Non mi conosci nemmeno, ci siamo visti per la prima volta una settimana fa. Tu desideri l’idea che ti sei fatto di me, ma io sono diversa da quella che credi. Non sono passionale, né esotica, anzi sono quasi sempre timida e noiosa, mi piace fare sempre le stesse cose mi dà sicurezza e non amo l’avventura. Se mi vedessi veramente come sono, non ti piacerei.

-Io ti vedo e ti voglio, non capisci? Io che ho sempre e solo chiesto e comandato, ora sono pronto a fare tutto per te.

Dio, la sta guardando con un tale desiderio,che Anna si sentiva quasi sciogliere, lui era così belle e li si sentiva lusingata dalle sue attenzioni, sarebbe stato così facile cedere, e probabilmente piacevole, ma non poteva. E poi Altair era il classico ragazzo d’oro amato e vezzeggiato da tutti,  abituato ad avere tutto quello che voleva. Il tipo di ragazzo che nel suo mondo non l’avrebbe nemmeno guardata (se non per prenderla in giro forse), e una parte di lei lo odiava per questo, anche se un’altra parte di lei era attratta da lui.

-Non voglio niente da te.- gli disse. Dal nulla al suo fianco apparve Saiel, e lei si sentì subito rassicurata. -Vorrei tornare in camera mia.

Saiel le diede il walkman e lei lo spense, immediatamente la musica cessò e tutti si fermarono confusi.

-La festa è finita.- disse Saiel e le prese la mano portandola via.

 

-Stai meglio ora? – le chiese davanti alla porta delle sue stanze.

-Sì e no.  Avrei fatto a meno dell’ultima parte della serata. Gli uomini sono così stupidi a volte.

Saiel sorprendentemente scoppiò a ridere. Anna non aveva mai sentito la sua risata prima di allora.

-Le donne non sono certo migliori di noi. Posso raccontare che hai respinto Altair ai miei uomini?

-Perché?

-Perché solleverà il loro morale. Si lamentano costantemente del fatto che riesce sempre ad avere le donne più belle senza alcuna fatica, ora sapranno che non è vero, almeno non più.

-Fai come vuoi, diglielo pure, ma non mi piacciono molto i pettegolezzi, perciò di loro di tenere la bocca chiusa.

Saiel tornò serio e la fissò pensieroso. -Perché lo hai respinto?.

-Prima di tutto io non sono una che ama fare quello che fanno gli altri e inoltre lui non è il mio tipo ecco. E’ troppo bello, troppo ricco, troppo carino, troppo tutto, credo sarebbe terribilmente stancante e avvilente stare con un uomo così dannatamente perfetto. E deve imparare che non si può avere sempre tutto quello che si vuole.

-Sono perfettamente d’accordo. Ora va a dormire.

-E’ la prima volta che mi dai del tu, lo sai?

Le orecchie di Saiel divennero rosse – Sarà l’effetto del vederti ballare.

Anna gli sorrise ed entrò in camera, mentre Saiel si chiedeva cosa gli era preso per dirle quelle cose, forse vederla ballare era stato troppo anche per lui, dovrebbe essere illegale muoversi a quel modo.

 

La serata era stata un successo, Lilis aveva adorato la favola di Cenerentola e tutti le avevano chiesto di raccontare una storia ogni sera, dopo l’esibizione del loro bardo. Lei aveva accettato.

Persino Saiel, mente la riaccompagnava alle sue stanza, si era complimentato per la morale che la storia che aveva raccontato insegnava ai bambini.

La mattina dopo però quando Anna si svegliò riuscì solo a pensare che purtroppo non si era trattato solo di un sogno. Era reale.  Si trovava in un’altra dimensione. Sola. Non pianse, ma avrebbe voluto farlo.

Come se ciò non bastasse, quel giorno avrebbe iniziato le sue lezioni di magia.

Anna non sapeva cosa aspettarsi, ma di una cosa era certa. Se esisteva un modo per tornare nel suo mondo sicuramente aveva a che fare con la magia, perciò lei doveva imparare il più possibile. La sera prima aveva detto a Saiel di dire Roscel che la mattina dopo non avrebbe avuto bisogno di lei, così ora aveva  un po’ di tempo per sé.

Andò in bagno a rinfrescarsi, poi indossò i vestiti del suo mondo, e si sedette al tavolo davanti il suo block notes per  riordinare le idee.

Ogni sua mossa in questo mondo doveva essere studiata e ponderata. Non aveva alleati per ora, poteva contare solo su se stessa. Iniziò a scrivere ciò che per ora sapeva:

 

 

Io                          -                   Quattro clan

 

stare in guardia                          Spie e traditori, chi?

pericolo                                     Magia = controllo

raccogliere informazioni          Lotta per il potere

sapere = potere = protezione       Chi ricaverebbe potere grazie alle sei belve?

non fidarsi di nessuno               Cortigiani = complotti

scappare dove?                         

 

Anna amava la storia e aveva studiato molti libri sulle corti e i loro intrighi, le guerre fra regni, ora doveva sfruttare tali conoscenze.

La prima regola era non sbilanciarsi e non prendere posizioni. La seconda non fidarsi di nessuno. Ciò che spinge gli uomini a lottare e complottare è la voglia di denaro e potere, doveva individuare le fonti di potere di questo mondo e capire come potevano essere ottenute. Capire la loro gerarchia sociale. E non lasciarsi mettere in una posizione tale da rimanere invischiata nelle loro politica.

Loro pensavano che lei avesse potere, volevano controllarla, annetterla indissolubilmente al loro clan, in modo che stesse dalla loro parte e quale era stato il metodo usato per secoli per cementare alleanze? Il matrimonio.

La sera prima aveva notato che non solo Altair (che essendo figlio del capo aveva sempre la precedenza) ma anche molti altri nobili, tutti uomini e scapoli, le erano stati sempre attorno.

La cosa era molto sospetta, ma si sarebbero presto accorti che lei non intendeva fare il loro gioco. Si sarebbe informata se esistevano situazioni che avrebbero potuto costringerla a sposarsi e le avrebbe evitate accuratamente.

Forse sarebbe stato meglio anche  imparare qualche mossa di autodifesa, Saiel era pur sempre del clan e lei doveva fare affidamento solo su lei stessa. Se avesse scoperto di possedere i poteri come loro credevano, tanto meglio, sarebbero stati un arma importante.

 

Sospirando si alzò e si preparò per incontrare il suo maestro di magia: l’arcimago. Quando Acaon le aveva detto chi sarebbe stato il suo insegnante, Anna era rimasta di sasso. Non voleva rivedere l’arcimago dopo la scenata che aveva causato, ma non voleva nemmeno raccontare ad Acaon cosa era accaduto, perciò era rimasta zitta, fingendo di non sapere chi fosse l’arcimago, e accettandolo di fatto come maestro.

 

***

L’arcimago la stava aspettando in una specie di stanza-laboratorio, piena di libri e di tavoli che ospitavano tante ampolle di varie misure, piene di liquidi misteriosi.

-Benritrovata Anna.

-Vorrei poter dire lo stesso.

-Non sarai ancora arrabbiata per il piccolo incidente occorso durante il nostro primo incontro, spero. Mi spiace se ti ho messo in imbarazzo. Non vorrei questo ci impedisse di lavorare in armonia sui tuoi poteri latenti.

-Avrei preferito che ‘l’incidente’ non fosse capitato, ma comunque accetto le tue scuse e ti prometto che cercherò di seguire i tuoi insegnamenti.

-Benissimo. – disse lui sorridendole felice. -Non ho mai provato a risvegliare i poteri di qualcuno, tu sarai la prima.

-Sempre che io abbia questi poteri.

-Sempre che tu li abbia. – confermò lui

-Qui tutti avete dei poteri legati all’elemento del vostro clan?

-Si narra che una volta tutti li avessero e anche molto potenti, poiché eravamo vicini alla natura e agli dei, ma allontanandoci da essa e dagli dei ci siamo indeboliti. Pochi nel popolo sono in grado di usare il potere per cose più complicate che accendere un fuoco o scaldare l’acqua, mentre i nobili hanno più potere grazie a matrimoni combinati allo scopo di conservare i poteri della loro casta.

-E questi nobili non hanno mai figli illegittimi nel popolo, persone con poteri notevoli magari, che sarebbero più che degne di stare a corte tra i nobili visti i loro poteri?

L’arcimago rise di cuore. -Oh certo. Vedo che i nostri mondi sono molto simili. Questi figli, non ufficialmente riconosciuti, spesso, se hanno potere, vengono o adottati da coppie nobili che non hanno potuto avere prole o diventano soldati. Pur di mantenere il potere siamo pronti a passare sopra alla differenza di ceto.

-Molto intelligente da parte vostra.

-Già. Ora sarà meglio che ti spieghi cosa è questo nostro potere. E’ nel nostro sangue, una forza che viaggia dentro il nostro copro, e che noi possiamo chiamare e fare uscire per usarla fuori da noi stessi. Come quando emetti dei suoni con la bocca e parli, così noi usiamo il potere.

-Vi viene naturale, come parlare e camminare, quindi è come se io fossi muta.

-Esattamente e insegnare a parlare a un muto non è facile, bisogna insegnargli un alfabeto diverso fatto di segni, e con te dovremo fare affiorare il potere in un modo diverso. Non so ancora quale, però.

Speriamo non si inventi qualcosa del genere scienziato pazzo, pensò Anna.

-Cos’è uno scienziato pazzo?- le chiese l’Arcimago.

Anna strabuzzò gli occhi.

-Mi sono scordato di dirti che posso leggere i pensieri superficiali della gente, se voglio.

-O mio Dio.

-Non è così grave.

-Sì che lo è, tu puoi leggere i miei pensieri!

-Non sempre.

-Grazie tante questo mi rassicura molto.- disse Anna sarcastica.

-Posso sentire solo i pensieri superficiali, ma solo se io mi concentro e se la persona in questione li pensa molto intensamente.

-Ci mancava solo questo, chissà come ti diverti a frugare nella testa delle persone.

-Affatto, certo a volte è utile, ma per lo più mi rende antipatico alla maggior parte delle persone, e credimi ci sono cose che è meglio non sapere.

Anna gli credeva. Certo l’Arcimago era un po’ troppo scanzonato per i suoi gusti e molto diverso da lei, ma concordava con lui, leggere nel pensiero doveva essere, a volte, un grande peso da portare. Non le sarebbe piaciuto avere un tale potere.  –Io, credo.di capire cosa intendi e ti credo.

Lui le fece un enorme sorriso. -Sei la seconda persona che mi ha creduto quando ho detto questo.Tutti gli altri pensano solo ai vantaggi e non agli svantaggi del potere. Di qualsiasi potere.

-Purtroppo, ed è perché pensano questo che si ammazzano tra loro per ottenere più potere. Chi è stata l’altra persona?

-Saiel. Siete più simili di quanto sembri, anche lui disapprova il mio carattere come te. Non capisco proprio perché. – e si mise a ridere.

Le piaceva la sua risata e al tempo stesso non le piaceva: era contagiosa, e lei ne diffidava.

-Mi accorgo solo ora che non so il tuo nome, tutti ti chiamano solo arcimago.

-E’ usanza chiamare i maghi e gli arcimaghi solo così per incutere in loro modestia, in modo che non ci montiamo la testa coi nostri poteri veniamo privati della nostra identità. Una cosa infantile, secondo me, il mio nome è Wes.

-Ora che ci siamo presentati e studiati a vicenda, possiamo cominciare. Direi che potremmo provare con la meditazione, per farti raggiungere il nucleo di potere che è dentro di te. Poi proveremo a tirarla fuori che ne dici?-

-Va bene. Ma prima c’è una cosa che voglio chiederti.

-Vuoi chiedermi se esiste un modo per farti tornare a casa, vero?

-Sì.

-Anna, che io sappia non è possibile. Non sappiamo prevedere l’apparizione dei portali. E queste apparizioni sono rarissime. E se anche comparisse un portale non potremmo sapere dove conduce. I nostri poteri sono molto minori a quelli dei nostri antenati e neppure loro potevano controllare i portali dimensionali. Ma tu sei protagonista di una profezia. Potresti possedere poteri molto speciali. Tu potresti rendere possibile ciò che sembra impossibile. Perciò ti dico, non perdere del tutto la speranza, ma non basare la tua vita su di essa.

 

 

***

E fu così che ebbe inizio per Anna, una nuova vita, una nuova routin. Ogni giorno si alzava, andava a meditare con Wes, senza alcun risultato, almeno per ora. Poi andava a pranzo, poi dai musici per nuove istruzioni, poi dai pittori a controllare i lavori. A volte prima di cena trovava il tempo di andare nei giardini dai bambini a scherzare un po’ con loro e raccontare favole. Parlava, mangiava, faceva quello che doveva, ma senza anima.

Si era imposta di non guardare più di una volta al giorno le foto che aveva sul cellulare. Temeva che se avesse lasciato che la sua mente guardasse al passato più spesso, non avrebbe più trovato la forza di andare avanti nel presente. Ma questa limitazione non aveva cancellata la sua malinconia.

Anche l’Arcimago aveva notato la sua mancanza di attenzione. – Tu sei qui, ma è come se non ci fossi, non faremo mai progressi in questo modo.

Altair che a volte veniva a trovarla durante le lezioni si indignò. -Si impegna molto invece, forse è il tuo metodo ad essere sbagliato.

L’Arcimago sollevò un sopracciglio. – Il maestro qui sono io, e tu non puoi certo parlare visto che invece di seguire gli esercizi le fissavi il petto mentre respirava profondamente per  entrare in  meditazione.

Altair arrossì leggermente e Anna lo fissò corrucciata e imbarazzata. -Questa è una cosa che avrei preferito non sapere. – disse all’Arcimago, per poi virare il discorso su binari più sicuri. -Comunque è vero, io stessa mi sento come bloccata. Forse è lo stress di tutti i cambiamenti non lo so, ma a volte mi sento come scoppiare vorrei sfogarmi ma…….qui non avete una discoteca.

-Discoteca?- chiesero assieme Altair e Wes.

-Io ho bisogno di sfogarmi, bruciare energie in eccesso, e adoro ballare, è la mia valvola di sfogo. Una discoteca è un locale dove la gente va a ballare.

Altair sorrise felice di aver capito cosa lei voleva. -Qui noi organizziamo dei balli molto sontuosi, posso chiedere a mio padre..

-No.- lo interruppe Anna. -I vostri balli, sono probabilmente feste dove i nobili del territorio vengono al castello, e parlano di politica tra loro. Sì ballano, ma balli molto codificati e rigidi, o sbaglio?.

Altair la guardava stranito – La tua descrizione è piuttosto accurata.

-Una discoteca è molto diversa. Prima di tutto ci vanno solo i giovani, perché la musica che vi si suona è veloce, scatenata e ritmata. Non si parla, perché la musica è troppo alta e la gente semplicemente si lascia andare e si scatena. Balla come vuole e si lascia andare senza inibizioni.

Gli occhi di Altair si erano progressivamente allargati mentre Anna parlava e ora la guardava sorpreso e scandalizzato, mentre l’Arcimago sembrava molto interessato all’argomento, perfino troppo.

Anna arrossì capendo che entrambi dovevano aver inteso che la discoteca era un sinonimo di bordello dalla sua descrizione.

-Non avete capito nulla. Non succede niente di sconveniente. Si balla e basta.

Altair sospirò di sollievo. – In questo caso, potremmo cercare di trasformare una delle sale del castello in discoteca, non dovrebbero esserci problemi. Basterà che chieda qualche favore. Ma se faccio questo per te, voglio una promessa.

-Quale?

-Che ballerai con me.

-Tutto qui? Non chiedi molto. Va bene, ballerò con te.

-Perfetto. Cosa devo sapere per organizzare il tutto? – le chiese con un sorriso soddisfatto degno di un gatto che ha appena ingoiato un grosso canarino. Anna si chiese se per caso non si fosse messa in trappola da sola, ma ne valeva la pena pur di ballare.

-Dunque, direi che è meglio che tu metta in chiaro che solo i giovani interessati a divertirsi e che amano il ballo devono venire, niente persone imbalsamate, rovinerebbero l’atmosfera.

-Imbalsamate?

-Rigide, noiose.

-Capisco.

-Poi la sala deve essere piuttosto buia e per la musica…Arcimago puoi fare in modo che la musica del mio walkman si senta in tutta una stanza ad un alto volume?

-Certo, è quell’aggeggio con le cuffie che hai dato ai musici, no? Dovrò solo amplificare il suono.

-Allora tu ti occuperai della musica, e tu Altair, degli inviti e della sala.

L’Arcimago si voltò verso Saiel. -Per favore puoi smetterla di deplorarci per la nostra poca serietà? La tua disapprovazione bombarda la mia mente e non è per niente piacevole.

Anna guardò Saiel poi Wes. –Cos’è che non approva?

-Crede che divertirsi non sia il modo giusto per risolvere i problemi e – si voltò verso Altair -che Altair non dovrebbe sempre fare tutto quello che tu gli chiedi.- aggiuse con un sorrisino.

Altair guardò Saiel in cagnesco prima di alzarsi e uscire dalla stanza.

-Ecco ora si è offeso.- sospirò Anna.

-No. Si sente solo sminuito nella sua virilità, non gli piace rendersi conto che si comporta come un bambinetto innamorato nei tuoi confronti, mentre di solito gli basta schioccare svogliatamente le dita per avere tutte le donne che vuole.

-Lui non mi vuole veramente è solo amichevole nei miei confronti. E tanto per mettere bene in chiaro le cose da dove vengo le donne non sono cani, da chiamare schioccando le dita.

-Lui ti vuole, lui vuole tutte, ma non si immaginava di volerti così tanto.- le disse l’Arcimago.

-Sai quando abbiamo parlato delle cose che è meglio non sapere, ecco questo  rientra in quelle cose. -disse imbarazzata -Ho gia abbastanza problemi senza metterci anche l’amore.- poi si voltò verso Saiel -E tu non fare tanto il superiore, perché, visto che il tuo dovere è scortarmi ovunque voglia andare, dovrai venire anche tu nella nostra discoteca.

L’Arcinago scoppiò a ridere -Certo che tu gli uomini non li tratti certo con i guanti. Mi piace questo tuo modo di fare, mi piace molto. -e la guardò con uno sguardo caldo che non le piacque affatto.

-Non mettertici anche tu adesso. Sarà meglio che vada in giardino, ho promesso ai bambini di raccontare loro la storia di Cappuccetto rosso.

-Vengo con te.- disse Wes. -Voglio sentire anch’io la storia.

 

***

Anna avrebbe dovuto immaginare che Wes non sarebbe riuscito a starsene seduto ad ascoltare senza partecipare e infatti quando il racconto era arrivato alla parte dove il lupo travestito da nonnina cercava di ingannare Cappuccetto, l’Arcimago si era offerto di fare la voce del lupo, leggendo le sue battute nella mente di Anna, ed era stato un successone.

-Ma che occhi grandi che hai, nonna.

-Sono per guardarti meglio.

-Che bocca grande che hai.

-E’ per mangiarti meglio.-  e poi Wes si era alzato per inseguirla ruggendo per il giardino. Poi mentre Anna raccontava di come il cacciatore uccideva il lupo e gli apriva la pancia, Saiel aveva mimato l’atto di aprire la pancia di Wes col coltello. Era stato spassoso.

Ora Anna stava tornando alle sue stanze, ma prima di entrare si voltò verso Saiel.

-Scommetto che ti sei divertito  a uccidere l’Arcimago per finta.

-In effetti. – ammise lui, con un debole sorriso, ma poi tornò serio. -Ma penso ancora che tu stia sbagliando, ballare e divertiti non risolverà nulla.

-Probabilmente, ma per una sera forse non penserò incessantemente a quello che ho perduto. E questo mi aiuterà a tirare avanti.

-Andare avanti non basta, devi tornare a vivere. E per questo ci vuole tempo. Tempo per rassegnarsi e trovare nuovi affetti che ti diano forza e sostegno.

-Parli per esperienza?.

-Sì.- e non aggiunse altro.

Anna avrebbe voluto chiedergli cosa aveva perso, ma non lo fece.

 

 

 

Notte lieve piena di splendore,

chiama, senti, offrile il tuo cuore

Guarda gli occhi miei come in sogno ti vorrei

Non sarà la luce che davvero vuoi

La notte è dolce musica per noi

 

La compagnia dei musici di corte, stava ascoltando a turno  la musica dal suo cd portatile.

Per iniziare aveva scelto un’aria dal Fantasma dell’Opera e sembravano apprezzarla. Anche Altair aveva voluto sentirla ed ne era rimasto affascinato, infatti aveva intenzione di cantarla davanti alla corte quella sera stessa.

-Questa melodia sembra raccontare una storia.  L’uomo che sta cantando….sembra esserci  un qualcosa di oscuro in lui…

-Hai ragione. Questa canzone fa parte di un musical.

-Musical?

- Un musical è ….come posso spiegarti….. Degli attori mettono in scena una storia, ma invece di parlare, cantano delle arie. Voi non avete teatri e attori qui?

-Credo di capire cosa intendi. Attore è una persona che davanti ad un pubblico racconta una storia, come un bardo?

-Più o meno, più che raccontarla la storia, la rendono viva impersonandone i personaggi.

-Ingegnoso! Noi non abbiamo attori ma abbiamo cantastorie, bardi, cantanti e musicisti.  Comunque credo di aver capito cosa vuoi dire. Questa canzone quindi fa parte di una rappresentazione in cui questi attori impersonano dei personaggi che invece di parlare comunicano tra loro cantando?

-Sì. Più o meno. In particolare questa canzone fa parte del musical intitolato Fantasma dell’Opera, ed è cantata proprio dal protagonista della storia, il fantasma, un uomo che ha scelto di vivere da dolo nelle tenebre, perché il mondo lo ha troppo ferito. Quando conosce una bellissima cantante, Christine, se n’è innamora e cerca di convincerla a seguirlo nelle sue tenebre proprio con questa canzone.

-E la convince?.-

-Christine è combattuta, il fantasma è affascinante nonostante abbia il volto sfigurato, ma anche un altro uomo è innamorato di lei, un conte bello e solare. Lei li ama entrambi, ma ben presto scopre che il fantasma, dopo anni di reclusione, è diventato mentalmente instabile. E’ tremendamente geloso di  lei e uccide anche diverse persone innocenti. Giungerà a rapirla, e la minaccerà di uccidere il suo amato conte e molta altra gente se non scapperà con lui. Lei accetta, e quel gesto d’amore e sacrificio farà capire al fantasma che ha sbagliato a volerla chiudere nelle tenebre, se veramente l’ama deva lasciarla vivere nella luce dove può essere felice, e così fa.- Anna conclude e si accorge che i musici l’hanno ascoltata con grande interesse.

Yilo,  suonatore di uno strumento a corda piuttosto simile all’arpa del suo mondo, le chiese- E tutta questa storia è in musica?

-Sì.

-Affascinante.- esclamò estasiato e si mise a confabulare con i suoi compagni, per poi rivolgersi ad Altari -Signore, per stasera riusciremo senz’altro a riprodurre quest’aria, e presto tutta l’opera, è la cosa più bella e nuova che abbiamo mai sentito: una storia recitata in musica, affascinante.

-Affascinante. – gli fecero coro gli altri musicisti.

-Affascinante.- disse Altair guardandola fisso negli occhi.

Anna si sentì arrossire imbarazzata e per cambiare discorso cercò Saiel con lo sguardo.

La fedele guardia li aveva seguiti e ora se ne stava immobile in un angolo della sala della musica.

-Vuoi sentire anche tu l’aria.?- gli chiese Anna.

-No, grazie. La sentirò comunque  stasera.- disse con voce fredda Saiel.

Altair continuava a fissarla come un assetato che guarda un bicchiere d’acqua e Anna cercava di evitare i suoi occhi imbarazzata.

-Sarai affamata, abbiamo saltato il pranzo parlando di musica, vieni andiamo nelle cucine. Là troveremo sicuramente qualcosa da mettere sotto i denti.- le disse Altari.

Anna scattò in piedi allarmata. –Grazie, ma devo ancora vedere i pittori e sono proprio stanca, dopo vorrei riposare per essere in forze per stasera.- guardò verso i musicisti- Grazie per avermi voluto aiutare.

-Il piacere è stato nostro, speriamo vorrai continuare ad insegnarci nuova musica.

-Certamente. Saiel, andiamo. Arrivederci a tutti, a stasera. – e fuggì via il più in fretta possibile lasciando dietro di sè un esterefatto Altair.

 

**

Purtroppo per Anna il pomeriggio sembrò volare e le sembrava di essere appena tornata in camera, dopo aver mostrato ai maestri pittori le foto che aveva sul cellulare in modo che ne potessero fare dei ritratti, quando la porta si aprì ed entrò Roscel.

-E’ quasi ora di cena, e sono qua per aiutarvi a cambiarvi. Per i corridoi gira voce che stasera sostituirete il bardo e racconterete delle storie del vostro mondo, tutti sono molto eccitati.

Anna si lasciò vestire in un lungo abito di velluto verde, simile a quello che nel suo mondo indossavano le dame medievali. La gonna toccava terra e le maniche era strette fino al polso per poi allargarsi in modo da pendere abbondantemente dai polsi.

Non era molto scollato, ma sul torace e in vita era molto attillato. Per completare l’opera Rose le mise al collo una collana di pietre rosse e in vita una cintura fatta dello stesso materiale. I capelli scompigliati furono lasciati sciolti, e la cameriera le chiese infine se non volesse truccarsi un po’.

-Volete che lo faccia io, forse il trucco che usano le donne qui è diverso da quello usato da voi.

-Va bene.- disse Anna ormai non le importava più nulla, purché quella tortura finisse.

Rose estrasse varie boccette dal suo grembiule e iniziò a lavorare. Quando finalmente ebbe finito  la fece voltare verso lo specchio.

Anna si guardò e per poco non si riconobbe. La sua carnagione di solito smorta, appariva di alabastro, le guance color pesca, le labbra di corallo -Questo non è trucco, questa è magia.

-No, sono trucchi magici.Voi non li avete? Qui tutte le dame li usano, siete bellissima signora, le farete tutte scomparire, loro sono tutte così uguali e voi con i vostri capelli ricci di un rosso così scuro e gli occhi di un verde qui mai visto, apparite esotica .

Anna non commentò, non voleva offendere la cameriera,che l’aveva resa così bella, ma non le importava molto del suo aspetto in quel momento.-Grazie Rose, ora sarà meglio che vada.

-Bene, anch’io sarò in sala dopocena per sentirvi. A dopo.

Anna, di nuovo sola, sospirò. Quando uscì Saiel la fissò serio -Se non volete mangiare, posso andar a dire che avete già cenato in camera.

Anna rimase sorpresa dal tatto dimostrato da quell’uomo che sembrava di pietra e gli sorrise. – Grazie, ma se non voglio morire prima o poi dovrò magiare. Prima lo accetterò meglio sarà. -inspirò e si mise più eretta -Mi puoi accompagnare alla sala da pranzo.

-Certo.- e Ana seguì Saiel lungo i corridoi. Ormai le sembrava di non fare altro che seguire quell’uomo, doveva iniziare ad osservare la strada che percorrevano o senza dil ui non avrebbe nemmeno ritrovato le sue stanze.

La sala da pranzo si rivelò essere un enorme camera con lunghe tavole apparecchiate sontuosamente ed illuminata da moltissime torce che facevano risplendere le posate d’oro.

Saiel l’accompagnò alla tavola centrale, occupata da Acaon, a capotavola, sua moglie una signora grassottela dai capelli biondorossicci, dai suoi figli più piccoli,  Altair e altri nobili.

Anna salutò tutti e poi si sedette, mentre Saiel andò al tavolo riservato ai soldati.

Afeil, la madre di Lilis, Rews e Altair, la salutò cordialmente -Sono felice di fare la tua conoscenza Anna, i miei figli mi hanno parlato molto di te. Lilis è eccitata per la storia che le hai promesso e Altair ha detto che ci sono anche altre sorprese in serbo per stasera.

Altair, seduto alla destra di Anna le strizzò l’occhio- E’ inutile che insistiate madre, è una sorpresa e non vi dirò nulla.- disse sorridendo.

Lilis si agitava sulla sedia -Non vedo l’ora che arrivi il momento di passare nella sala grande.

Acaon la guardò severo -Ora sarà meglio che iniziamo a mangiare. Non è educato da parte tua importunare la nostra ospite.

Anna guardò sconsolata il suo piatto, le sembrò che qualcuno la fissasse da dietro, si voltò un attimo e vide Saiel che la guardava preoccupato.

Anna gli sorrise rassicurandolo e decisa afferrò le posate (simili a quelle cui era abituata per fortuna) e iniziò a mangiare. Niente rimpianti, si disse e trattenne le lacrime.

Altair doveva essersi accorto che qualcosa non andava -Tutto bene?- le chiese a bassa voce mentre anche gli altri commensali erano occupati a parlare tra loro. –Sì. tutto ok.-

Lui le sorrise sollevato.

Durante la cena, tutto il tavolo le fu presentato ma Anna nonostante annuisse sempre al momento giusto non si rendeva conto di nulla, nemmeno del sapore di quello che stava mangiando.

Inghiottiva e resisteva alla nausea, tutto qui.

Finalmente le portate finirono e Acaon si alzò dando il segnale di passare nella sala grande. Altair le si affiancò e la prese per il braccio -Siete molto bella stasera.- le disse.

-Grazie, merito della mia cameriera, è lei che mi ha truccato.

-No, non è il trucco siete voi ad essere bella, di una bellezza diversa dal solito. I vostri occhi sono verdi e anche marroni e le vostre ciglia e sopracciglia sono castane anche se i vostri capelli sono rossi. Non ho mai visto nulla di simile. Inoltre siete dell’altezza giusta per poggiare la testa sulla mia spalla.

La sala grande era una sala adiacente e uguale alla sala da pranzo, solo sgombra di tavoli, e occupata da sedie poste a semicerchio, che, come in un teatro, lasciavano spazio verso la parte di fondo, per attori o musicisti.

Acaon prese posto in prima fila con la sua famiglia, dietro di lui si sedettero i nobili, e  in fondo la gente comune.

Altair  fece entrare i musicist. i-Inizierò io, per rompere il ghiaccio.

-Grazie.-gli disse Anna di cuore.

 

Con un profondo inchino e un sorriso disinvolto, si rivolse al pubblico. Non dava alcun segno di insicurezza, era un attore nato. -Signore e signori, stesera ho l’onore di cantare una canzone d’amore insegnatami dalla nostra ospite.

La musica iniziò suadente e Altair cantò con una voce profonda e ricca di sentimento.Tutti l’ascoltavano rapiti.

 

Quando brami strane tentazioni

quando vuoi oscure sensazioni

nella notte senti immensi sogni ardenti,

notte lieve colma di splendore

chiama, senti,  offrile il tuo cuore.

Guarda gli occhi miei

come in sogno ti vorrei

non sarà la luce che davvero vuoi

la notte è dolce musica per noi.

Chiudi gli occhi ed arrenditi adesso puoi

per salvarti i tuoi sogni infiammerò

chiudi gli occhi e il tuo angelo sarò

sensazioni dal tuo calice berrò.

Notte nera, che ti avvolge adesso

finalmente sei in mio possesso

vivi e capirai

nell’immenso volerai

se non hai confini, so che tu lo vuoi

la notte è dolce musica per noi.

Senti ormai la ragione tua fugge via

coi pensieri di un mondo non più tuo

volerò dove offenderci non può

con l’idea che forse in me ti avrò .

 

Altair la fissava negli occhi come se fosse cantando solo per lei, e  la volesse attirare nella sua tela di note. I suoi capelli rossi, sembravano più scuri nella luce delle torce e gli occhi quasi neri, ricordandole il tenebroso Fantasma dell’Opera. Un brivido le percorse la schiena.

 

Folle scorre velenosa ebbrezza,

dammi, ama, prendi ogni carezza

resteremo qui, lascia nascere così

quell’immagine d’amore che tu vuoi

può tutto questa musica per noi.

Evochi mia musa se lo vuoi

sempre immensa musica per noi.

 

All’improvviso alle sue spalle apparve un nero cielo stellato, Anna sobbalzò spaventata, poi mentre Altair finiva la sua esibizione si sentì una risatina e in piedi vicino alla poltrona di Acaon vide l’Arcimago che batteva le mani assieme a tutto il pubblico.

-Bravo Altari, un ‘esecuzione toccante.- disse sorridendo.

Altair si inchinò accettando il complimento – Grazie, era l’aria ad essere bellissima. E grazie te per i tuoi effetti speciali. Questa canzone fa parte di una storia che va recitata cantando e i musici, insieme ai nostri cantanti, sperano di riuscire a metterla in scena in breve tempo.

La gente sentendo questo applaudì ancora più forte.

-Naturalmente, la nostra ospite, che l’ha già vista rappresentata nel suo mondo, ci dirà una mano per costumi e scene, e sono certo che lo spettacolo sarà indimenticabile. Forza Anna alzati e vieni qui, è soprattutto a te che vanno questi applausi.

Anna si alzò e lo raggiunse sentendosi il viso in fiamme. Anna farà questo, Anna farà quello, non avrebbe potuto chiedere la mia opinione prima di parlare? Certo era vero che voleva che i musici imparassero tute le canzoni del suo mondo che aveva sui cd, ma tuttavia si sentiva come una pedina senza volontà.

Facendosi forza, sorrise al pubblico che ora acclamava lei.

-Grazie.- disse sorridendo. Altair le portò una sedia, lei si sedette davanti al pubblico, mentre lui prese posto in prima fila accanto al padre.

-Mi è stato chiesto di raccontarvi stasera una storia del mio mondo. Ero molto indecisa, poiché conosco infinite storie, d’amore, di guerra, di dei ed eroi e di uomini comuni. Ma, visto che la richiesta veniva dalla piccola Lilis ho deciso per una fiaba che da secoli incanta le bambine del mio mondo, si intitola Cenerentola. C’era una volta in un regno lontano lontano una bimba rimasta senza madre…..-