Anna si svegliò poco dopo l’alba con un terribile mal di testa e irrigidita in ogni muscolo. Persino gli occhi  le bruciavano a causa del pianto del giorno prima e non aveva nessuna voglia di alzarsi. Stava cercando di raccogliere il coraggio per uscire dal letto, quando qualcuno bussò alla sua porta.

-Sono la una cameriera signora, è sveglia?- chiese una voce femminile.

Felice che qualcuno le desse uno stimolo per riuscire ad alzarsi, Anna si avvolse intorno al corpo il lenzuolo e andò ad aprire la porta. -Si sono sveglia, entra pure-

Una piccola donna di mezza età, con i capelli rossi raccolti sulla nuca in una stretta crocchia, entrò svelta con un involto nelle braccia.

-Ah ma oggi sarà sicuramente una bellissima giornata, nonostante ormai siamo vicini alla stagione fredda! Fuori splende un bellissimo sole.- le disse sorridendo. -Il signore del clan ha detto di portarle qualche abito. E le nobildonne del castello hanno fatto a gara per darle gli abiti che secondo loro le sarebbero stati meglio.- aggiunse aprendo l’involto ed estraendone alcuni abiti. Anna si tolse di dosso il lenzuolo e si avvicinò ai vestiti. La sera prima aveva deciso di dormire nuda dopo il bagno, ma dopo l’incontro con l’Arcimago aveva deciso di tenere addosso la biancheria intima. La donna fissò quello che indossava con aperta curiosità, specialmente il reggiseno. -Non ho mai visto indumenti del genere.-disse.

-Noi….da dove vengo, li portiamo sotto gli abiti. Questo… – disse indicando il reggiseno. -..serve per sostenere il seno.

-Ingegnoso. Noi  portiamo delle sottovesti sotto gli abiti e per sostenere il petto usiamo dei corsetti se vogliamo, ma quello che lei indossa è molto meno ingombrante e sembra molto più comodo, forse grazie a lei inizierà una nuova moda. Ora vediamo- e sparpagliò sul letto vari capi di vestiario tutti molto belli e ricchi.

-Vorrei indossare dei pantaloni. -disse Anna, e poi ricordandosi delle sue maniere aggiunse. – Mi scusi non mi sono nemmeno presentata, io mi chiamo Anna.

-Io sono Roscel. -disse la donna sorridendo, -e potete fare a meno di presentarvi, tutti nel castello ormai sanno chi siete. Siete la novità del momento.

Poi canticchiando le scelse l’abito del giorno, dei pantaloni di pelle finissima di colore marrone scuro molto attillati, una maglia verde chiaro con le maniche lunghe, e sopra a questa le fece indossare uno strettissimo gilet di pelle dello stesso colore dei pantaloni. In vita sopra i pantaloni, le legò una gonna verde chiaro come la maglia,l unga fino al polpaccio, con due spacco su ogni fianco  che le arrivavano fino alla parte alta delle cosce, e che le permettevano perciò di muoversi liberamente senza problemi.

-Ai piedi potete indossare i vostri stivali, sono molto belli. E poi alcune dame vi hanno dato anche dei gioielli, con questo abito, staranno bene questi bracciali.- disse allacciandole ai polsi delle catenelle.

Finalmente dopo quasi un ora fu pronta. L’unica parte del suo corpo che aveva messo in difficoltà la cameriera erano stati i suoi capelli, completamente ribelli, e alla fine glieli  aveva legati in una coda  con un semplice laccio. Per esperienza sapeva che, al massimo tra dieci minuti, i ciuffi più corti darebbero sfuggiti all’acconciatura e le sarebbero ricaduti sul viso ma non poteva farci niente.

Anna si guardò allo specchio, nonostante gli strani abiti, nonostante ora avesse una cameriera ad accudirla,  quella dell’immagine era sempre lei.

-Ora se volete vi porto la colazione. -disse Roscel, prendendo in mano il vassoio con la cena della sera prima che non era stato toccato. -Oppure potete andare nella sala da pranzo dove la corte fa colazione. -

-Grazie ma non ho fame. Credo che prima dell’udienza con Acaon, mi piacerebbe invece fare un giro del castello, per ambientarmi un po’.

-Certo, chiedete a Saiel e lui vi porterà dove volete. E’ un gran bravo ragazzo, anche se un po’ troppo taciturno per i miei gusti. Ma le guardie lo seguono come fosse un dio in terra, perciò deve sapere il fatto suo.

-Non potrei andare da sola?.-

-Credo di no, Saiel deve sempre essere con voi per proteggervi. Acaon ha ripetuto più e più volte a tutti la vostra importanza, ancora prima che arrivaste. E questo genere di celebrità può anche essere pericolosa, credete a me.

-Vi credo purtroppo, anche da dove vengo io,  in passato,  le corti dei castelli medievali e rinascimentali non erano luoghi molto sicuri.

-Bene, io vado, vi auguro una buona giornata. Se vi servisse il mio aiuto, chiedete a Saiel e lui mi farà chiamare. – e con piccolo inchino se ne andò svelta come era arrivata.

Anna  prese la sua borsa e se la mise a tracolla (non di fidava affatto di lasciarla incustodita)  prima di uscire in corridoio.

Saiel era lì immobile come sempre. Stranamente Anna non provò imbarazzo davanti a lui. Era come se la scena della sera prima non fosse mai accaduta. Saiel non le sembrava il genere di uomo che avrebbe potuto parlare con qualcuno di un fatto del genere. Non  sembrava il genere di uomo che parla, punto e basta.

-Mi piacerebbe fare un giro per il castello prima della mia udienza con Acaon. – disse.

-Va bene, vi condurrò ai giardini pensili dei piani nobili. Stamattina non c’è tempo di vedere altro. Ci vorrebbero mesi, se non anni, per mostrarvi tutto il castello.- disse Saiel senza guardala e cominciando a incamminarsi.

Anna lo seguì incuriosita. – Quindi le mie stanze non sono ai piani nobili?

-No.- le rispose succinto Saiel. -Acaon ha preferito così per la vostra sicurezza e la vostra  riservatezza.

-In quanto a riservatezza non è servito a molto.

-L’Arcimago è……un caso molto particolare. Non ci sono altre persone come lui qui nel castello.

-Intendi dire che è l’unico col potere di teletrasportarsi ovunque voglia, senza preoccuparsi di cose triviali come essere fermato da delle guardie?

-Sì. E’ l’unico.

-Sempre uno di troppo. Non andrà a dire in giro quello che è successo vero?

Saiel si girò a guardarla. – Non è successo nulla ieri sera. L’arcimago sa che deve stare attento a non fare arrabbiare Acaon, perciò non sarà detto nulla che potrebbe arrivare alle sue orecchie.

Saiel riprese a camminare, e poi svoltò in una lunga galleria dove c’era una scala che saliva. La scala era piuttosto lunga e sfociava in un corridoio pieno di diramazioni, porte e altre scale, per mezzo di una delle quali Anna fu condotta ancora più in alto. Al termine della seconda scala ne  iniziò una terza. A  quel punto Anna era del tutto senza fiato.

Per fortuna dovevano essere quasi arrivati, perché si iniziava a sentire un forte profumo di fiori. Scoprì di avere ragione quando Saiel aprì una pesante doppia porta  e la condusse su una grande terrazza all’aperto.

Qui, sotto un sereno cielo verde, vide un vasto giardino. Il cinguettio di uccelli e il gorgogliare di fontane rallegrava l’atmosfera, e il prato, verde quanto il cielo, era ornato da aiuole di tutti i colori, formate con molti tipi diversi di fiori a lei sconosciuti.

Era bellissimo, Anna respirò a pieni polmoni l’aria fresca e i profumi provenienti dal giardino, felice in quel momento di essere viva, nonostante tutto.

C’erano anche alcuni piccoli alberi da frutto in grandi vasi, Saiel si avvicinò a questi e raccolse alcuni frutti rossi, simili a mele.

-Non ha mangiato nulla nè ieri, né stamattina, provi questi, sono Gunni, dei frutti molto dolci.- le disse offrendole un frutto.

Anna scosse la testa e rifiutò. Saiel la fissò serio, senza alcuna espressione. Non aveva bisogno di dire niente, Anna poteva leggere la disapprovazione nei suoi occhi, che sembravano dirle: digiunare non servirà a nulla, non migliorerà le cose, farà solo peggiorare la sua salute.

Anna era sicura che Saiel non avrebbe insistito oltre e non le avrebbe chiesto il motivo del suo rifiuto di mangiare, poiché avrebbe dovuto parlare per più di due secondi per farlo, ma si sorprese a volergli spiegare il suo comportamento, spontaneamente.

-Nel mio…mondo, c’era una leggenda molto tempo fa. In passato gli uomini credevano che esistesse un mondo sotterraneo, dove sarebbero andati una volta morti, chiamato Ade, dal nome del dio che lo governava. Anche i vivi potevano accedere a quel luogo attraverso speciali varchi, ma, una volta entrati, non dovevano assolutamente mangiare nulla o non sarebbero più tornati al mondo dei vivi.

Un giorno la figlia di Demetra, dea della natura e dell’agricoltura, Persefone, fu rapita da Ade che si era invaghito di lei e voleva sposarla. Demetra disperata, chiese al padre di tutti gli dei, Zeus, di riportarle sua figlia, o minacciò, non avrebbe più permesso alle stagioni di avvicendarsi e la terra serebbe stata perennemente coperta di giaccio e neve e gli uomini sarebbero morti di fame. Zeus, andò a parlare con Ade, ma questi rifiutò di restituire Persefone, poiché questa, durante la permanenza nel suo mondo sotterraneo, aveva mangiato alcuni semi di melograno. Il padre degli dei alla fine decretò che ogni anno, avendo Persefone mangiato dolo sei semi del frutto, avrebbe passato sei mesi insieme ad Ade e altri sei mesi con la madre, facendo felici tutte le parti in causa. L’Ade ebbe così una regina buona e compassionevole che temperava il duro carattere del dio Ade, e Demetra riebbe la figlia. – Anna sospirò. -Forse è per questo che non ho ancora mangiato nulla in questa dimensione, perché una piccola parte di me crede che quando lo farò perderò ogni speranza di tornare nel mio mondo. E’ una paura del tutto irrazionale e so che prima o poi dovrò pur mangiare, ma per ora non ci riesco.

Saiel non disse nulla, ma altre voci si fecero invece.-Era una bellissima storia, non l’avevo mai sentita.- disse una bambina di circa sei o sette anni, sbucata fuori da dietro un cespuglio.

-E’ vero, ne conoscete altre?- gli fece eco un ragazzino all’incirca della stessa età, che la seguiva.

Anna li fissò sorpresa, mentre Saiel si avvicinava a loro sorridendo. Saiel che sorrideva, caspita, forse sta per nevicare, pensò Anna. Ammesso che qui nevichi.

-Questi solo Lilis e Rews, due vere pesti, e figli di Acaon.- le disse Saiel.

Erano adorabili, la bambina in una veste rosa e due trecce rosso arancioni che le incorniciava il visetto delicato, con due enormi occhi color fiordaliso e il bambino una replica della sorella ma senza trecce vestito con pantaloni e giubba azzurri.

Anna andò loro incontro. -Piacere di conoscervi, io sono Anna e conosco moltissime altre storie che sicuramente non avete mai sentito.-

-Tu sei qui a causa della profezia vero? E’ così emozionante.-

Emozionante non è la parola che userei, orribile è più esatto, pensò Anna. -Già.- rispose ad alta voce

-Juliu il bardo conosce molte storie, ma ormai sia io che mio fratello le conosciamo a memoria, se non ti dispiace, ci farebbe molto piacere se tu ce ne raccontassi qualcuna del tuo mondo. E sono certa che anche agli altri bambini del castello piacerebbe. -disse Lilis scoccandole una sguardo da cucciolo. Quella bambina sapeva come ottenere quello che voleva, senza dubbio.

-Farebbe piacere anche a me. Ho proprio bisogno di distrarmi dai miei pensieri. Sentite, tra poco devo parlare con vostro padre, e forse oggi pomeriggio dovrò fare qualcosa, ma stasera prima di cena potrei raccontarvi una storia.-

-Di solito Juliu racconta le sue storie dopocena nella sala grande e tutti vanno lì per ascoltarlo, potresti prendere il suo posto stasera. Lo chiederò a mio padre.-

-Ma…davanti a tutti…-

 -Perfavore.- le chiesero in coro i bambini.

-Va bene.- si arrese Anna.

-Ora cha avete ottenuto quello che volevate, andate a giocare, pesti.- disse Saiel spingendoli verso il prato. I bambini risero felici e corsero via.

-Non dovevate accettare se non volevate.- le disse Saiel tornando ad essere il serio soldato di pietra che conosceva.

-Mi farà bene parlare del mio mondo, credo.Se tutti sapranno, forse mi sentirò meno sola.-