Anna rinvenne anche troppo presto per i suoi gusti, si guardò intorno disorientata, un uomo con una lunga treccia rossa, un enorme albero, il cielo verde…..o mio dio…allora non l’ho sognato…è tutto vero… e si coricò di nuovo sconsolata, non voleva più riaprire gli occhi.

-Potrebbe evitare di svenire di nuovo? Si sta facendo tardi e il capo del mio clan comincerà a spazientirsi, se dovrà aspettare ancora per molto. -

-Cercherò di non svenire per il bene del suo capo- replicò lei guardandolo con odio. – Dopotutto cosa mi è successo? Sono solo finita in una dimensione sconosciuta, non tornerò mai più a casa e non rivedrò più i miei genitori, niente di grave. – gli urlò isterica.

Lui la guardò impassibile, per niente turbato dalla sua scenata. Anna ribolliva di rabbia, voleva ucciderlo in quel momento. Non lo fece, solo perché, primo, non era un ‘assassina e secondo, non ne valeva la pena visto che non avrebbe cambiato la sua situazione. Ma gli diede comunque un bello schiaffo sul viso, e questo la fece sentire un po’ meglio.

Il soldato non mosse un muscolo, né cambiò espressione, mentre la sua guancia si arrossava. – Ora che si è sfogata, possiamo andare?.-

-Sì.- sospirò Anna.

Lui si avvicinò al cavallo tenendolo per la briglia, aspettandosi che lei salisse sulla sua groppa.

Anna emise l’ennesimo sospiro di sconforto e lo fissò -Non sono mai salita su un cavallo, non possiamo andare a piedi o con un altro mezzo di trasporto?-

-No.- disse lui e si avvicinò a lei per aiutarla a salire – Appoggia il piede sinistro sulle mie mani, poi datti una spinta e scavalca la groppa del cavallo con la gamba destra, aiutati anche con le braccia.-

-Cosa ho fatto di male nella mia vita?- si chiese Anna ad alta voce, poi cercò di eseguire le sue istruzioni. Cosa  più facile a dirsi cha a farsi. Dopo diversi tentativi e molte spinte da parte del soldato, finalmente fu in groppa al cavallo, un cavallo identico a quelli della sua dimensione. La sua vecchia dimensione, la sua nuova dimensione. Pensarci le faceva venire il mal di testa e ora come ora aveva gia le vertigini  da tanto era alta quella bestia. Il soldato con un balzo salì sulla sella dietro di lei e insieme partirono verso una meta che le era  ignota.

Dio quanto è scomodo, pensò mentre sobbalzava dolorosamente sulla sella. Si rendeva conto che seguire in questo modo uno sconosciuto non era molto intelligente da parte sua, ma non poteva certo passare la notte all’aperto e la parola castello la rassicurava che almeno avrebbe avuto un letto sotto un tetto stanotte.

Certo non sapeva come l’avrebbero trattata (era loro prigioniera?) o cosa si aspettavano da lei, ma in questo momento era ancora troppo confusa e triste per pensarci. Seguire quell’uomo era l’unica cosa che poteva fare in quel momento, inutile pentirsene adesso. Lui era più forte di lei e avrebbe potuto costringerla comunque.

-Come ti chiami?- chiese al soldato, così almeno avrebbe smesso di pensare a lui come ‘il capo dei soldati’ e forse un nome l’avrebbe reso un po’ più umano e meno automa.

-Saiel, capo dei soldati del clan del fuoco. -

-Io mi chiamo Anna, nel caso ti interessasse. – ma evidentemente non gli interessava perché non le rispose. Anche lei non era in vena di parlare, meglio raccogliere le idee e le forze per quando si fosse trovata davanti al capo di questo clan.

 

 

Dopo uno scomodissimo viaggio di un quarto d’ora, ma che ad Anna sembrò durare una vita, finalmente sopra una collina piuttosto alta, apparve in vista un  castello. Era un  edificio costruito con enormi blocchi squadrati di pietra, dotato di cinque torri di sorveglianza. Il suo aspetto era uguale a quello dei castelli che Anna aveva visto in Francia o in Germania, ma le suo dimensioni….assolutamente no; era enorme, molto più grande di una piramide egiziana, e i blocchi che lo formavano erano di una roccia rossa molto brillante.

Anna deglutì preoccupata cominciando a temere che fosse abitato da giganti invece che da uomini.

- C’è qualcosa che dovrei sapere? Qualche particolare che potrebbe apparirmi strano, o pauroso o terribile visto che vengo da un’altra dimensione, in quel castello?- chiese a Saiel ansiosa.

-No, non credo, come hai potuto vedere, anche noi “di questa dimensione” abbiamo due gambe due braccia due occhi e una bocca, proprio come te. – le disse

Lievemente rincuorata, (almeno le aveva risposto) Anna si disse che doveva apparire calma e sicura, se voleva che l’ascoltassero .

Le sentinelle dovevano averli avvistati, poiché l’enorme portone d’ingresso iniziò ad aprirsi prima cha arrivassero sotto le mura.

Dio da vicino sembrava ancora più grande

Una volta entrati nel cortile interno, Saiel, scese da cavallo e l’aiutò a scendere afferrandola per la vita, sollevandola di peso e posandola a terra,- Grazie per avermi risparmiato una figuraccia.- lo ringraziò Anna. Saiel non le rispose ma annuì.

Tutto intorno ad Anna nel cortile si era già radunata una piccola folla: bambini, uomini, donne, vecchi e giovani. Dagli abiti semplici, gonne, bluse e pantaloni grezzi, sembravano popolani o contadini, la forza lavoro che mandava avanti il castello.Tutti i vestiti erano di varie tonalità di verde e marrone, e tutte quelle persone  avevano i capelli rossi.

Questo rassicurò Anna, forse il suo colore di capelli l’avrebbe aiutata.

Un giovane dai capelli rossi, vestito più elegantemente con una casacca di seta verde e pantaloni di pelle verdi, si fece strada tra la folla. Sul capo portava un morbido cappello ornato di una piuma e si fermò a fissare Anna con uno sguardo incuriosito negli occhi.

-Mia signora, Acaon, figlio di Feron,  capo del clan del fuoco, ti sta aspettando. -

Anna cercò di apparire calma mentre annuiva nella sua direzione e gli si affiancava, facendogli capire senza parole che l’avrebbe seguito. Il cuore le batteva all’impazzata, mentre seguiva il giovane (un paggio forse?) dentro al castello. Percorsero un lungo corridoio illuminato da numerose fiaccole anche se era giorno, poiché le finestre erano troppo strette per fare entrare molta luce. Il corridoio sembrava infinito, ma in breve arrivarono davanti a una grande porta di legno, dipinta di rosso e con strani simboli a lei sconosciuti.

Il ragazzo aprì un battente e gridò – Annuncio l’arrivo della fiamma a noi profetizzata.-

Ci siamo, pensò impaurita Anna, devo sembrare coraggiosa, devo fare una buna impressione su questa gente. Loro sono la mia unica speranza per sopravvivere in questo mondo ed eventualmente…forse…tornare a casa.  Mormorando a fior di labbra una preghiera drizzò le spalle ed entrò..

Fu stupita dalla bellezza della stanza: le pareti erano tappezzate in ricco velluto rosso, e le poltrone e i tavoli sembravano d’oro rosso, costellati di rubini. Gli arredi erano posti contro i due muri laterali poiché il centro della stanza era sgombro fuorché un lungo tappeto rosso ai cui lati stavano erette due file di soldati, vestiti come Saiel e i suoi compagni, che portavano però lunghe alabarde, che risplendevano alla luce delle torce.

Alla fine del tappeto si trovava un enorme trono, ed intorno ad esso transitavano almeno venti persone. Uomini e donne senza età, belli di una bellezza non umana che affascinava e intossicava come una droga. Avevano lineamenti delicati, con zigomi alti, occhi inclinati all’insù e colli aggraziati. I loro corpi erano alti e dritti, robusti ma senza traccia di grasso. La loro pelle era chiara e satinata come una pesca. I capelli  lunghi e lisci come la seta più  preziosa, quelli delle donne erano lasciati sciolti ed intrecciato con fiori e gemme, mentre quelli degli uomini erano legati come la coda di uno splendido cavallo. Quasi tutte le chiome erano rosse.

Le donne erano giovani, snelle, flessuose, e eleganti come fiori, gli uomini forti e virili dal portamento eroico e possedevano la bellezza dell’aquila o del leone, fatta di energia e potere.

Alcuni di loro indossavano indumenti vaporosi dai colori vivaci (rosso, dorati) mentre altri avevano abiti aderenti verdi, grigi o argentei. Sembravano usciti da un arazzo medievale.

Anna radunò tutto il proprio coraggio e avanzò verso di loro. Tutti gli occhi erano puntati su di lei e uno sgradevole silenzio, era caduto nella sala.

Ma quello che senza dubbio le incuteva più timore era il personaggio seduto sul trono. Era l’uomo più massiccio che avesse mai visto, con braccia grosse come tronchi, e un torace largo come una tavola da pranzo per dodici. Il volto non era da meno: duro con due piccoli occhi scuri, un enorme naso aquilino, e una folta barba rosso fuoco. Le ricordava lievemente, un vichingo o l’attore che interpretava Menelao in Troy con Brad Pitt.

Coi gomiti sui braccioli del trono nella posa rilassata di chi sa di essere onnipotente, la stava squadrando con curiosità.

-Benvenuta nel mio umile castello, io sono Acaon, figlio di Feron e comando il clan del fuoco.- le disse con voce roboante.

-Hmm…Grazie. Io mi chiamo Anna, e vengo …credo…da un’altra dimensione.- balbettò lei.

-Lo sappiamo bene, il tuo arrivo ci è stato profetizzato e il tuo aiuto sarà prezioso per il mio clan. Tu sei come noi, come puoi vedere, una figlia del fuoco.- disse indicando i suoi stessi capelli.

Come se non fossi già abbastanza sotto pressione. Queste persone mi credono forse un eroe? Anna rimase in silenzio raccogliendo le idee, non intendeva dire niente che avrebbe potuto inimicarle quell’uomo. Evidentemente lui non si aspettava nessuna parola perché continuò imperterrito a parlare.

-Sarai nostra ospite, e studierai le nostre magie, per scoprire il tuo potenziale. Sarai colei che ci guiderà in una nuova era, così è scritto. – le disse guardandola fisso negli occhi. Più che un invito, sembrava un ordine. -Ora immagino che tu sia stanca, dopo gli eventi di questa giornata. Saiel, il capo delle mie guardie, ti accompagnerà alle tue stanze e rimarrà fuori da esse per tutelare la tua sicurezza. Voglio che tu qui ti senta a tuo agio, e visto che lo hai già conosciuto ho pensato che per il compito di proteggerti non avresti voluto un completo estraneo. Riposati, e domani parleremo di nuovo, più approfonditamente.- e con un casuale gesto della mano la congedò, per poi cominciare a parlare in tono molto basso, con alcuni uomini vicini al trono.

Che accoglienza calorosa, pensò sarcastica Anna, certo avrebbe potuto essere peggiore, avrebbero potuto ucciderla a vista…..ma ciò non toglieva che si era aspettata qualcosa di più. Una profezia aveva preannunciato il suo arrivo, ciò non la rendeva una persona importante? Non si meritava qualcosa di meglio? Il capo di quelle persone le aveva dedicato esattamente due minuti, prima di iniziare ad ignorarla. Pur considerandola  utile per la sua gente, la vedeva comunque come qualcuno a cui poter dare ordini! Avrebbe voluto prenderlo a calci, urlare…sfogare su di lui tutta la sua frustrazione e la sua rabbia. Urlargli che non voleva stare lì, non voleva abitare con loro, vivere nella loro dimensione, voleva solo tornare a casa sua. Ma non poteva farlo. Era una donna sola in un mondo sconosciuto, era completamente indifesa, non poteva permettersi di farsi dei nemici. Le serviva un rifugio e qualcuno che le spiegasse come poter vivere in quel mondo. Perciò per ora, avrebbe collaborato con questo Clan del fuoco. Almeno la consideravano un ospite e non una prigioniera, o almeno così aveva affermato il capo. Probabilmente la guardia che avrebbero posto fuori dalla sua stanza oltre a proteggerla avrebbe controllato che lei non ne uscisse.

Ingoiando la sua frustrazione Anna indietreggiò lungo la sala fino alla porta. Lì trovò ad aspettarla Saiel. In silenzio lo seguì lungo un labirinto di corridoi, la sua mente era vuota, non riusciva credere di essere sveglia, le sembrava di trovarsi fuori dal suo corpo, mentre questo continuava a respirare , camminare, a vivere, pur senza di lei.

All’improvviso Saiel si fermò davanti ad una porta, e per poco lei non gli finì addosso.

Era arrivata alle sue stanze dunque. Senza dire nulla aprì la porta e la richiuse dietro di lei. Lasciando Saiel fuori a fare la guardia in corridoio.