Agosto 2008


Acaon la stava aspettando in un salottino privato. Seduto comodamente su una poltrona, la salutò caldamente e le indicò la sedia di fronte a sè. Saiel era rimasto furori dalla porta e lei era sola. Speriamo bene, pensò. La stanza era accogliente, una specie di studio con grandi scaffali pieni di libri, e questo l’aiutò a rilassarsi.

-Accomodati . -le disse Acaon sorseggiando un liquido verde da un calice. Anna si sedette rigida.

-Credo che mi dobbiate qualche…ah..spiegazione.-

-Sì, credo anch’io. Ieri non ho voluto parlarti di fronte a tutta la corte .…proprio perché intendo rivelarti alcune fatti, che per ora preferisco non vengano a conoscenza di tutti, ma che è giusto tu conosca poiché forse sono legati alla profezia che ti riguarda. Ma partiamo dall’inizio. Per capire il nostro presente devo prima parlarti brevemente del nostro passato, solo così potrai comprendere la tua delicata posizione.- appoggiato il calice sul tavolino davanti a lui, proseguì -Nei tempi antichi il nostro mondo godeva di ordine e armonia grazie agli dei che comandavano sui cinque elementi di cui era composto: il cielo,l’aria, la terra, il fuoco e l’acqua e su tutti gli esseri viventi. Gli dei generarono poi a loro immagine gli esseri umani, donando loro, una piccola parte del loro potere sui cinque elementi.

Originariamente esisteva una sola razza di esseri umani, ma le condizioni ambientali, il clima e infiniti altri fattori influenzarono in maniera diversa l’evoluzione degli uomini,fu così che si formarono cinque razze, ognuna della quali poteva comandare uno solo dei cinque elementi.

Ogni razza prese il nome dell’elemento che poteva comandare, nacquero così il clan del fuoco, il clan della terra, il clan dell’acqua, il clan dell’aria e il clan del cielo.

Il clan del cielo, che aveva il potere di comandare su tutto il clima del pianeta, comandando piogge ed uragani, si racconta fosse il clan più potente e più vicino agli dei, tanto che questi, lo fecero ascendere al supramondo, il regno degli dei, rendendo i suoi membri immortali. Questa è probabilmente solo una leggenda, ma ciò che è certo  è che di quella razza di uomini si persero le tracce migliaia di anni fa.

Scomparso il quinto clan, il più potente e temuto, l’armonia fra gli esseri umani si ruppe. I clan iniziarono a combattere fra loro e si allontanarono dagli dei. Questi, sdegnati, non scesero più sul nostro mondo, e piano piano i poteri che avevano donato ai clan si affievolirono. Le guerre fra le quattro razze continuarono e tanti innocenti morirono, finché i clan  non dovettero unirsi per combattere un nemico comune.

Mille anni fa si narra che comparvero dal nulla, forse da portali dimensionali proprio come te, sei belve. Esseri demoniaci che non avevano nulla a che fare con i cinque elementi naturali di questo mondo e che anelavano ad un’unica cosa: la distruzione totale di ogni cosa, vivente e non..

Per fortuna i quattro guerrieri più forti e con più potere dei quattro clan si unirono ed assieme, riuscirono a contrastare il potere delle belve. Non poterono ucciderle, ma con la loro magia riuscirono a cacciarle in un altra dimensione e chiusero l’unico ingresso a quel mondo con potenti sigilli magici in modo che le belve non potessero scappare dalla loro prigione.

Ma uno dei quattro guerrieri, oltre ad essere un potente mago era anche un veggente e  profetizzò che dopo mille anni la barriera magica da loro costruita si sarebbe indebolita tanto da permettere alla loro aura malvagia di filtrare e forse di plagiare qualche anima che le avrebbe aiutate a tornare sul nostro mondo. Insieme a questo presagio di sventura egli lasciò anche un messaggio di speranza, predisse che nel momento del bisogno una fiamma sarebbe giunta a noi per cambiare il nostro destino. Egli era un membro del clan del fuoco e al suo clan lasciò memoria scritta della data  e del luogo esatti in cui la fiamma, cioè tu, saresti arrivata. Per questo ti abbiamo trovato con facilità subito dopo il tuo arrivo in questa dimensione.

Sei giunta, come è stato predetto, nel momento del bisogno, poiché anche l’atra previsione dell’antico veggente sembra si stia avverando. I mille anni sono passati e corre voce che alcuni uomini, la cui identità è sconosciuta,  stiano tentando di far rientrare le sei belve nel nostro mondo. Purtroppo in questi mille anni i clan sono spesso stati ancora in conflitto fra loro, e se il peggio dovesse accadere e le bestie risorgessero, non solo saremmo in difficoltà perché i nostri poteri sono diminuiti ancora, ma anche perché probabilmente i clan non si unirebbero nemmeno per combattere questo terribile nemico- concluse fissando attentamente le reazioni di Anna.

Lei non disse niente per qualche minuto.- Siete sicuri che qualcuno stia tentando di liberare le sei belve? Avete informazioni certe?-

-No, non ancora almeno, ma la mia di esperienza mi dice che bisogna sempre aspettarsi il peggio.-

-E voi ….sperate che io, da sola possa combatterle e salvare il vostro mondo? E come dovrei farlo, con dei poteri magici che non ho?-

-Che ancora non sai di avere, ma che probabilmente scoprirai fra breve. Dati i tuoi colori tu possiedi quasi sicuramente il potere di controllare il fuoco, ma dato che la profezia dice che tu cambierai il destino del nostro mondo, possiedi probabilmente anche altri poteri a noi sconosciuti.-

-Io non ho nessun potere, nel mio mondo non esiste la magia.-

-Ma qui sì, e tu sei qui ora, cambiata dal portale in modi che ignori. Per questo dovrai studiare la magia, per scoprire il tuo vero potenziale.-

- Tutti i membri del clan del fuoco ….hanno il potere di controllare il fuoco?-

Cenno affermativo

-E coloro che chiamate maghi o arcimaghi, hanno solo il potere del fuoco o possiedono altri poteri?-

Acaon non le chiese come mai sapesse che nel clan esistevano individui chiamati arcimaghi e maghi. – I maghi possiedono i poteri naturali del loro clan e in più, per inclinazione naturale e grazie a lunghi studi, hanno imparato a cambiare e controllare aspetti della realtà anche al di fuori dell’elemento naturale a loro affine.-

-Quindi….voi credete io sia una specie di mago e volete che io studi e mi alleni per risvegliare dei miei supposti poteri che potrebbero servire nel caso le sei belve ricomparissero. -

-Esatto.-

-E’ una  pazzia! Vi rendete conto che esiste la possibilità che io non abbia alcun potere?

-Sì. E alcuni individui crederanno perfino che tu non sia la fiamma della profezia. Solo il clan del fuoco sapeva il luogo e il giorno del tuo arrivo. Noi abbiamo la certezza che tu sia  la fiamma predestinata, ma probabilmente gli altri clan avranno dubbi a proposito. Nella profezia inoltre non si parla chiaramente del tuo potere….è vero potresti essere una donna normale, senza alcuna dote particolare…..ma io spero non sia così.- sospirò Acaon – Per questo ti chiedo per favore di provare a studiare la magia per un breve periodo, per cercare di scoprire il tuo vero potenziale. Per il bene di questo mondo.-

-Questo è un basso ricatto morale. Farmi sentire in colpa per costringermi a fare quello che volete non molto etico da parte vostra! Sono sola in un mondo sconosciuto e dipendo da voi, non ho molta scelta.-

-Nessuno ti costringerà.-

-No, ma molti mi consiglieranno e mi spingeranno…..ah, che importa in fondo. Lo farò. Studierò la magia e cercherò di scoprire se possiedo almeno il potere del fuoco. Se lo avessi questo mi renderebbe parte del vostro clan. E se devo vivere con voi….Saiel mi ha detto che non è possibile sapere dove e quando apparirà un portale dimensionale, è vero?-Anna lo guardò trepidante. Una muta flebile speranza negli occhi.

-E’ vero. E non è possibile sapere dove porterà. Inoltre i portali sono molto rari. Prima di ieri…..l’ultimo avvistamento fu cento anni fa, credo. Non dico che sia impossibile, ma è altamente improbabile che tu possa mai tornare a casa. Mi dispiace.-

 -No, non è vero, non le dispiace affatto, lo so. Lei vuole che io resti, ne va del destino del vostro mondo…forse.

-Sì voglio che tu resti, voglio che il mio mondo sopravviva, non mi vergogno di dirlo. Il mio è un sentimento più che umano, voglio sopravvivere, e voglio che il mio popolo sopravviva ma è vero anche che mi dispiace per te. Sono ancora capace di provare compassione, che tu lo creda o no, e non so nemmeno immaginare il dolore che avrai provato a venire strappata da tutto quello che conoscevi.-

Anna lo guardò negli occhi e vi vide veramente compassione per la sua situazione. Ma questo non cambiava nulla, continuava comunque a sentirsi in trappola. Senza valide alternative era praticamente costretta a seguire i ‘suggerimenti’ del capo clan. Tutto questo non le piaceva. Voleva sentirsi padrona della propria vita, non in balia del volere di altri.

- Studierò la magia. Ma voglio qualcosa in cambio da voi.-

-Cosa?-

-Voglio avere accesso ai libri del castello per documentarmi e voglioi essere il più libera possibile nei miei spostamenti. So che volete proteggermi, ma almeno il castello sarà un luogo sicuro, no?-

-Non sappiamo dove siano o chi siano i traditori, perciò cerchiamo di essere molto prudenti. Solo i capiclan  e poche altre persone sanno della profezia riguardante il ritorno delle belve. E anche la profezia riguardante te è stata raccontata vagamente, senza entrare in particolari…..meglio non fidarsi di nessuno, che dare la propria fiducia alla persona sbagliata. Comunque sarai libera di andare ovunque nel castello, se insieme ad una guardia. E avrai accesso a tutti i nostri libri, senza restrizioni.-

-Un altro favore. Io…ho lasciato dietro di me il mio mondo, gente che mi amava i miei genitori….vorrei poter avere a disposizione i vostri pittori e i vostri musicisti per cercare di salvaguardare i miei ricordi più cari. Insegnerò loro alcune melodie e canzoni del mio mondo e chiederò loro di fare ritratti dei miei cari, per potere ricordare, sempre, anche in futuro da dove vengo.-

-Certamente, anche io ho una famiglia, dei figli, e posso comprendere il tuo dolore per la tua perdita. Cercherò di aiutarti come posso.-

-Ho conosciuto Lilis e Rews stamane, sono adorabili.-

-Ah, io sono di parte essendo loro padre, ma è proprio vero. Spero che anche il mio figlio primogenito incontrerà le tue simpatie.-

-Oh sono sicura di sì.-

-Ne sono felice.-disse una nuova voce. Anna si girò di scatto, la sua poltrona dava le spalle alla porta e non si era accorta che qualcuno fosse entrato.

Un giovane, che doveva avere circa la sua età la stava guardando sorridendo. Era alto, come tutti i cortigiani che aveva visto il giorno prima, forte e robusto senza essere massiccio, e aveva un viso perfetto, con occhi leggermente obliqui, di un azzurro chiaro e limpido, e capelli naturalmente rossi. Se avesse avuto le orecchie  a punta e il mento aguzzo, sarebbe stato uguale all’elfo Legolas, creato dalla mente di Tolkien. Non c’erano parole adatte a descriverlo, era semplicemente bellissimo. Avrebbe potuto essere un attore di Hollywood, era molto meglio di Brad Pitt.

-Stavamo parlando appunto di te Altair.-

-Ho sentito padre. Sono lieto di fare la sua conoscenza Anna.-

Anna si alzò impacciata per rispondergli- Anche io sono felice di conoscerla Altair.-

-Bene. Ora che ci siamo presentati potremo darci tranquillamente del tu, che ne pensi? Io odio le formalità.-

-Ok.-

Altair la guardò con uno sguardo interrogativo.

-E’ una parola che sul mio mondo usiamo per dire ‘va bene’.-

-Oh. Ok. – disse provando la nuova espressione e sorridendo come un bimbo cha ha ricevuto un nuovo giocattolo.

-Potresti accompagnare la nostra ospite dai musici Altair, mi ha appena chiesto di poter insegnare loro la musica del suo mondo.- Acaon sembrava una madre ansiosa di veder sistemato il figlio e la cosa infastidì molto Anna. Spero che non abbia strane idee in testa, pensò.

-Con piacere. Ok Anna?- le chiese Altair sorridendole.

Ogni sospetto svanì come per magia dalla mente di Anna. Altair era proprio adorabile quando diceva ok.

Anna si svegliò poco dopo l’alba con un terribile mal di testa e irrigidita in ogni muscolo. Persino gli occhi  le bruciavano a causa del pianto del giorno prima e non aveva nessuna voglia di alzarsi. Stava cercando di raccogliere il coraggio per uscire dal letto, quando qualcuno bussò alla sua porta.

-Sono la una cameriera signora, è sveglia?- chiese una voce femminile.

Felice che qualcuno le desse uno stimolo per riuscire ad alzarsi, Anna si avvolse intorno al corpo il lenzuolo e andò ad aprire la porta. -Si sono sveglia, entra pure-

Una piccola donna di mezza età, con i capelli rossi raccolti sulla nuca in una stretta crocchia, entrò svelta con un involto nelle braccia.

-Ah ma oggi sarà sicuramente una bellissima giornata, nonostante ormai siamo vicini alla stagione fredda! Fuori splende un bellissimo sole.- le disse sorridendo. -Il signore del clan ha detto di portarle qualche abito. E le nobildonne del castello hanno fatto a gara per darle gli abiti che secondo loro le sarebbero stati meglio.- aggiunse aprendo l’involto ed estraendone alcuni abiti. Anna si tolse di dosso il lenzuolo e si avvicinò ai vestiti. La sera prima aveva deciso di dormire nuda dopo il bagno, ma dopo l’incontro con l’Arcimago aveva deciso di tenere addosso la biancheria intima. La donna fissò quello che indossava con aperta curiosità, specialmente il reggiseno. -Non ho mai visto indumenti del genere.-disse.

-Noi….da dove vengo, li portiamo sotto gli abiti. Questo… – disse indicando il reggiseno. -..serve per sostenere il seno.

-Ingegnoso. Noi  portiamo delle sottovesti sotto gli abiti e per sostenere il petto usiamo dei corsetti se vogliamo, ma quello che lei indossa è molto meno ingombrante e sembra molto più comodo, forse grazie a lei inizierà una nuova moda. Ora vediamo- e sparpagliò sul letto vari capi di vestiario tutti molto belli e ricchi.

-Vorrei indossare dei pantaloni. -disse Anna, e poi ricordandosi delle sue maniere aggiunse. – Mi scusi non mi sono nemmeno presentata, io mi chiamo Anna.

-Io sono Roscel. -disse la donna sorridendo, -e potete fare a meno di presentarvi, tutti nel castello ormai sanno chi siete. Siete la novità del momento.

Poi canticchiando le scelse l’abito del giorno, dei pantaloni di pelle finissima di colore marrone scuro molto attillati, una maglia verde chiaro con le maniche lunghe, e sopra a questa le fece indossare uno strettissimo gilet di pelle dello stesso colore dei pantaloni. In vita sopra i pantaloni, le legò una gonna verde chiaro come la maglia,l unga fino al polpaccio, con due spacco su ogni fianco  che le arrivavano fino alla parte alta delle cosce, e che le permettevano perciò di muoversi liberamente senza problemi.

-Ai piedi potete indossare i vostri stivali, sono molto belli. E poi alcune dame vi hanno dato anche dei gioielli, con questo abito, staranno bene questi bracciali.- disse allacciandole ai polsi delle catenelle.

Finalmente dopo quasi un ora fu pronta. L’unica parte del suo corpo che aveva messo in difficoltà la cameriera erano stati i suoi capelli, completamente ribelli, e alla fine glieli  aveva legati in una coda  con un semplice laccio. Per esperienza sapeva che, al massimo tra dieci minuti, i ciuffi più corti darebbero sfuggiti all’acconciatura e le sarebbero ricaduti sul viso ma non poteva farci niente.

Anna si guardò allo specchio, nonostante gli strani abiti, nonostante ora avesse una cameriera ad accudirla,  quella dell’immagine era sempre lei.

-Ora se volete vi porto la colazione. -disse Roscel, prendendo in mano il vassoio con la cena della sera prima che non era stato toccato. -Oppure potete andare nella sala da pranzo dove la corte fa colazione. -

-Grazie ma non ho fame. Credo che prima dell’udienza con Acaon, mi piacerebbe invece fare un giro del castello, per ambientarmi un po’.

-Certo, chiedete a Saiel e lui vi porterà dove volete. E’ un gran bravo ragazzo, anche se un po’ troppo taciturno per i miei gusti. Ma le guardie lo seguono come fosse un dio in terra, perciò deve sapere il fatto suo.

-Non potrei andare da sola?.-

-Credo di no, Saiel deve sempre essere con voi per proteggervi. Acaon ha ripetuto più e più volte a tutti la vostra importanza, ancora prima che arrivaste. E questo genere di celebrità può anche essere pericolosa, credete a me.

-Vi credo purtroppo, anche da dove vengo io,  in passato,  le corti dei castelli medievali e rinascimentali non erano luoghi molto sicuri.

-Bene, io vado, vi auguro una buona giornata. Se vi servisse il mio aiuto, chiedete a Saiel e lui mi farà chiamare. – e con piccolo inchino se ne andò svelta come era arrivata.

Anna  prese la sua borsa e se la mise a tracolla (non di fidava affatto di lasciarla incustodita)  prima di uscire in corridoio.

Saiel era lì immobile come sempre. Stranamente Anna non provò imbarazzo davanti a lui. Era come se la scena della sera prima non fosse mai accaduta. Saiel non le sembrava il genere di uomo che avrebbe potuto parlare con qualcuno di un fatto del genere. Non  sembrava il genere di uomo che parla, punto e basta.

-Mi piacerebbe fare un giro per il castello prima della mia udienza con Acaon. – disse.

-Va bene, vi condurrò ai giardini pensili dei piani nobili. Stamattina non c’è tempo di vedere altro. Ci vorrebbero mesi, se non anni, per mostrarvi tutto il castello.- disse Saiel senza guardala e cominciando a incamminarsi.

Anna lo seguì incuriosita. – Quindi le mie stanze non sono ai piani nobili?

-No.- le rispose succinto Saiel. -Acaon ha preferito così per la vostra sicurezza e la vostra  riservatezza.

-In quanto a riservatezza non è servito a molto.

-L’Arcimago è……un caso molto particolare. Non ci sono altre persone come lui qui nel castello.

-Intendi dire che è l’unico col potere di teletrasportarsi ovunque voglia, senza preoccuparsi di cose triviali come essere fermato da delle guardie?

-Sì. E’ l’unico.

-Sempre uno di troppo. Non andrà a dire in giro quello che è successo vero?

Saiel si girò a guardarla. – Non è successo nulla ieri sera. L’arcimago sa che deve stare attento a non fare arrabbiare Acaon, perciò non sarà detto nulla che potrebbe arrivare alle sue orecchie.

Saiel riprese a camminare, e poi svoltò in una lunga galleria dove c’era una scala che saliva. La scala era piuttosto lunga e sfociava in un corridoio pieno di diramazioni, porte e altre scale, per mezzo di una delle quali Anna fu condotta ancora più in alto. Al termine della seconda scala ne  iniziò una terza. A  quel punto Anna era del tutto senza fiato.

Per fortuna dovevano essere quasi arrivati, perché si iniziava a sentire un forte profumo di fiori. Scoprì di avere ragione quando Saiel aprì una pesante doppia porta  e la condusse su una grande terrazza all’aperto.

Qui, sotto un sereno cielo verde, vide un vasto giardino. Il cinguettio di uccelli e il gorgogliare di fontane rallegrava l’atmosfera, e il prato, verde quanto il cielo, era ornato da aiuole di tutti i colori, formate con molti tipi diversi di fiori a lei sconosciuti.

Era bellissimo, Anna respirò a pieni polmoni l’aria fresca e i profumi provenienti dal giardino, felice in quel momento di essere viva, nonostante tutto.

C’erano anche alcuni piccoli alberi da frutto in grandi vasi, Saiel si avvicinò a questi e raccolse alcuni frutti rossi, simili a mele.

-Non ha mangiato nulla nè ieri, né stamattina, provi questi, sono Gunni, dei frutti molto dolci.- le disse offrendole un frutto.

Anna scosse la testa e rifiutò. Saiel la fissò serio, senza alcuna espressione. Non aveva bisogno di dire niente, Anna poteva leggere la disapprovazione nei suoi occhi, che sembravano dirle: digiunare non servirà a nulla, non migliorerà le cose, farà solo peggiorare la sua salute.

Anna era sicura che Saiel non avrebbe insistito oltre e non le avrebbe chiesto il motivo del suo rifiuto di mangiare, poiché avrebbe dovuto parlare per più di due secondi per farlo, ma si sorprese a volergli spiegare il suo comportamento, spontaneamente.

-Nel mio…mondo, c’era una leggenda molto tempo fa. In passato gli uomini credevano che esistesse un mondo sotterraneo, dove sarebbero andati una volta morti, chiamato Ade, dal nome del dio che lo governava. Anche i vivi potevano accedere a quel luogo attraverso speciali varchi, ma, una volta entrati, non dovevano assolutamente mangiare nulla o non sarebbero più tornati al mondo dei vivi.

Un giorno la figlia di Demetra, dea della natura e dell’agricoltura, Persefone, fu rapita da Ade che si era invaghito di lei e voleva sposarla. Demetra disperata, chiese al padre di tutti gli dei, Zeus, di riportarle sua figlia, o minacciò, non avrebbe più permesso alle stagioni di avvicendarsi e la terra serebbe stata perennemente coperta di giaccio e neve e gli uomini sarebbero morti di fame. Zeus, andò a parlare con Ade, ma questi rifiutò di restituire Persefone, poiché questa, durante la permanenza nel suo mondo sotterraneo, aveva mangiato alcuni semi di melograno. Il padre degli dei alla fine decretò che ogni anno, avendo Persefone mangiato dolo sei semi del frutto, avrebbe passato sei mesi insieme ad Ade e altri sei mesi con la madre, facendo felici tutte le parti in causa. L’Ade ebbe così una regina buona e compassionevole che temperava il duro carattere del dio Ade, e Demetra riebbe la figlia. – Anna sospirò. -Forse è per questo che non ho ancora mangiato nulla in questa dimensione, perché una piccola parte di me crede che quando lo farò perderò ogni speranza di tornare nel mio mondo. E’ una paura del tutto irrazionale e so che prima o poi dovrò pur mangiare, ma per ora non ci riesco.

Saiel non disse nulla, ma altre voci si fecero invece.-Era una bellissima storia, non l’avevo mai sentita.- disse una bambina di circa sei o sette anni, sbucata fuori da dietro un cespuglio.

-E’ vero, ne conoscete altre?- gli fece eco un ragazzino all’incirca della stessa età, che la seguiva.

Anna li fissò sorpresa, mentre Saiel si avvicinava a loro sorridendo. Saiel che sorrideva, caspita, forse sta per nevicare, pensò Anna. Ammesso che qui nevichi.

-Questi solo Lilis e Rews, due vere pesti, e figli di Acaon.- le disse Saiel.

Erano adorabili, la bambina in una veste rosa e due trecce rosso arancioni che le incorniciava il visetto delicato, con due enormi occhi color fiordaliso e il bambino una replica della sorella ma senza trecce vestito con pantaloni e giubba azzurri.

Anna andò loro incontro. -Piacere di conoscervi, io sono Anna e conosco moltissime altre storie che sicuramente non avete mai sentito.-

-Tu sei qui a causa della profezia vero? E’ così emozionante.-

Emozionante non è la parola che userei, orribile è più esatto, pensò Anna. -Già.- rispose ad alta voce

-Juliu il bardo conosce molte storie, ma ormai sia io che mio fratello le conosciamo a memoria, se non ti dispiace, ci farebbe molto piacere se tu ce ne raccontassi qualcuna del tuo mondo. E sono certa che anche agli altri bambini del castello piacerebbe. -disse Lilis scoccandole una sguardo da cucciolo. Quella bambina sapeva come ottenere quello che voleva, senza dubbio.

-Farebbe piacere anche a me. Ho proprio bisogno di distrarmi dai miei pensieri. Sentite, tra poco devo parlare con vostro padre, e forse oggi pomeriggio dovrò fare qualcosa, ma stasera prima di cena potrei raccontarvi una storia.-

-Di solito Juliu racconta le sue storie dopocena nella sala grande e tutti vanno lì per ascoltarlo, potresti prendere il suo posto stasera. Lo chiederò a mio padre.-

-Ma…davanti a tutti…-

 -Perfavore.- le chiesero in coro i bambini.

-Va bene.- si arrese Anna.

-Ora cha avete ottenuto quello che volevate, andate a giocare, pesti.- disse Saiel spingendoli verso il prato. I bambini risero felici e corsero via.

-Non dovevate accettare se non volevate.- le disse Saiel tornando ad essere il serio soldato di pietra che conosceva.

-Mi farà bene parlare del mio mondo, credo.Se tutti sapranno, forse mi sentirò meno sola.-

 

Evidentemente lo stress e la stanchezza nonché il pianto dovevano averla fatta addormentare, poiché Anna si risvegliò  all’improvviso quando qualcuno bussò alla sua porta.

-Non voglio vedere nessuno- disse Anna, alzando la voce in modo da poter essere sentita all’esterno.

Sentì delle voci che parlottavano e poi bussarono ancora.

-E’ la cena. – disse la voce di Saiel. -La cameriera se n’è andata, e il vassoio è qui, se  volete venire a prenderlo. -

Anna non aveva nessun appetito ma si alzò comunque e aprì la porta, sembrava che il suo corpo avesse una volontà propria e indipendente.

‘Anche quando stai male devi sempre cercare di mangiare, solo mangiando si riacquista l’appetito’ le aveva ripetuto tante volte sua madre. Pensare a lei le faceva sentire una fitta al petto, ma il suo corpo era deciso a seguire quel consiglio materno. 

Prese il vassoio dalle mani della guardia. Lui non disse niente, e lei nemmeno. Quando rientrò in camera chiudendo dietro di lei la porta, entrambi furono soddisfatti del fatto non aver dovuto parlare.

Anna appoggiò il vassoio sul tavolo al centro della stanza e si sedette su una delle sedie poste intorno ad esso. Le sembrava di essere priva do forze, un corpo senza vita che però continuava caparbiamente ad esistere. Chiuse gli occhi e si impose di non scoppiare di nuovo a piangere.

Non pensare, non ricordare, guarda solo a presente, e affronta una cosa alla volta, si disse Anna. Non pensarci e forse sopravvivrai.

Una piccola parte del suo cervello (quella che non era sta annientata dallo shock degli ultimi eventi) si rendeva conto che questa filosofia non era il modo migliore di affrontare la sua attuale situazione, non risolveva nulla, ma non riusciva a trovare un altro modo per non crollare. Conosceva termini come depressione, collasso, stato confusionale, ma solo ora si rendeva conto di cosa volessero veramente dire.

-Nessuno in questo mondo mi conosce, nessuno qui  mi vuole bene, a nessuno importa di me. Non sono nemmeno una persona per questa gente, solo una “speranza”? Come posso vivere in questo modo, vorrei mori……-

Ma la sua bocca si rifiuto di completare una frase talmente vigliacca, e la voce di Anna si spense in un singhiozzo. Scivolò dalla sedia e si piegò in due piangendo, con la fronte che toccava il freddo pavimento. Per lunghi minuti, continuò a piangere sempre più disperatamente,  quasi non riusciva a respirare tra un singhiozzo e l’altro.

Poi pian piano quando aveva ormai pianto tutte le sue lacrime, si accorse che intorno a lei c’era qualcosa che le era profondamente estraneo: un completo silenzio.

A casa sua, la radio non era mai spenta e la musica la seguiva per tutta la sua giornata, ma da quando era qui non aveva più sentito quel rassicurante sottofondo alla sua vita.

Si rialzò dal pavimento e iniziò a frugare dentro la sua borsa. E pensare che quella borsa aveva viaggiato insieme a lei in questa dimensione! Doveva essere fatta di un materiale molto resistente. Con sollievo constatò che anche tutte le cose al suo interno erano sopravvissute incolumi al viaggio interdimensionale. Libri, specchietto, rossetto, gomme da masticare, matite, biro e soprattutto il suo prezioso walkman, erano ancora dentro di essa intatti. Quella mattina aveva portato con sé ben tre cd, e anch’essi ancora integri!

Infilò gli auricolari e si mise in ascolto della sua canzone preferita degli Evanescence:

 

I’m so tired to be here

surprised by all mine childish fears

If you have to leave I wish that you would just leave

cause your presence still lingers here

and it wouldn’t leave me alone

these wounds don’t seem to heal

this pain is just too real

There’s just too much that time cannot erase

 

Ad Anna sembrò che le note le toccassero il cuore, avvolgendolo in una soffice nuvola che gli impediva di sanguinare e soffrire, e istintivamente cominciò a cantare assieme alla cantante che tentava di dire addio al suo amore.

 

When you cried  I wiped away all of your tears

when you screamed I fade away all your fears

I held your hand trough all of these years

and you still have all of me

 

Fuori dalla sua stanza alcune persone che stavano percorrendo I corridoi, si fermarono ad ascoltare la sua voce triste. Saiel,  immobile davanti alla porta, fissò quel gruppo di curiosi con sguardo truce, finché non si disperse.

 

Terminata la canzone, Anna si sentì rincuorata. Non tutto era perduto. Avrebbe sempre ricordato la sua vera dimensione e i suoi cari che là la stavano aspettando. Nessuno poteva toglierle i suoi ricordi, li avrebbe conservati dentro di sé e avrebbe trovato il modo per andare avanti  in questo nuovo mondo. E un giorno avrebbe trovato anche il modo di tornare a casa. Saiel il giorno prima aveva parlato di maghi. Questo voleva dire che in quella dimensione esisteva la magia e dove c’è magia tutto è possibile….

Asciugandosi le guance osservò il walkman e il cellulare, entrambi funzionavano grazie a pile ed elettricità, due cose che dubitava esistessero in questa dimensione, doveva trovare un modo per evitare che una volta esaurite le batterie divenissero per sempre inutilizzabili.

Doveva salvare ciò che le restava della sua casa, ad ogni costo. Un’idea prese forma nella sua mente, e decise che domani ne avrebbe parlato con Acaon.

Per ora le avrebbe fatto piacere riuscire a fare un bel bagno caldo. Ne aveva bisogno sia per eliminare la puzza di cavallo che aveva addosso che per cercare di rilassarsi. Chissà se il castello aveva l’acqua corrente calda in tutte le stanze…Lo sperava tanto.

Per la prima volta da quando era entrata nei suoi appartamenti, si guardò veramente attorno. La stanza che le avevano assegnato era piuttosto grande con un bel letto a baldacchino, talmente grande da contenere tre persone, con soffici coperte ricamate in oro e verde, e chiuso da tendaggi di velluto verde. Un bellissimo tappeto che sembrava ritrarre un paesaggio lagunare era posto ai suoi piedi.

C’erano un bel camino e un tavolino basso con sopra una specie di sfera che emanava una luce tenue e rosata. La sfera non aveva fili o spine e non si poteva aprire.  Inoltre nonostante emanasse luce, non era calda al tatto, che fosse magica? Un tavolo con sei sedie era al centro della stanza. A completare l’arredo c’erano anche una comoda poltrona, un armadio vuoto, e un grande specchio appeso alla parete.

C’era poi una porta nella parete laterale, Anna la aprì sperando dietro vi fosse il suo bagno personale e il suo desiderio fu avverato. La stanza conteneva una grande vasca di un metallo che sembrava ottone, alcuni catini, un grande lavatoio con un rubinetto collegato a una pompa (quindi prendono l’acqua da pozzi posti sotto il castello) e verso il fondo, c’era un sedile in pietra, una specie di cubo, con un foro ovale nel sedile, probabilmente un water primitivo.

Pompò e l’acqua scese, ma era fredda. Non aveva affatto voglia di mettere a scaldare l’acqua sul fuoco, ci sarebbe voluta una vita per rendere caldi tutti i secchi che occorrevano a riempire la vasca, e poi c’erano solo secchi di legno che sarebbero bruciati a contatto col fuoco..

Non sapeva proprio che fare, e c’è solo una sola cosa da fare quando non si sa qualcosa: chiedere. Tornò nella sua camera e aprì la porta che dava sul corridoio, di fronte a lei c’era Saiel immobile come una statua.

-Mmm…, vorrei proprio fare un bagno, ma non so come scaldare l’acqua, potrei avere secchi di metallo o…-

Prima ancora che Anna finisse la sua domanda Saiel entrò nella sua stanza e da lì nel suo bagno. Anna lo seguì perplessa, forse i secchi anche se di legno qui non bruciavano, pensò. Saiel prese un secchio e lo riempì d’acqua, ma invece di portarlo sul fuoco, lo versò nella vasca. Riempì e svuotò un secondo secchio, poi un terzo e così via finché non riempì a metà la vasca. Anna stava per dirgli che nel suo mondo il bagno si faceva caldo, ma si fermò quando lo vide immergere la mano nella vasca.

Il suo braccio si illuminò per un attimo e del vapore uscì dall’acqua. -Ora l’acqua è calda, se vuole, può aggiungere acqua fredda per aggiustarne la temperatura.- detto questo, uscì e tornò in corridoio.

Anna immerse un braccio nell’acqua, e constatò che era bollente. –Magia.- sussurrò. – Una gran bella comodità.- Si spogliò e si immerse nella vasca fumante con un sospiro di sollievo. Non aveva chiesto un asciugamano e non aveva vestiti puliti, ma di questo si sarebbe occupata domani, per stasera si sarebbe asciugata davanti al camino e avrebbe dormito nuda.

Si stava crogiolando nell’acqua, cercando di svuotare la testa da ogni pensiero, quando all’improvviso sentì una corrente di aria fredda contro la pelle. Riaprì subito gli occhi e vide apparire dal nulla  di fronte a lei un uomo.

Profondi occhi neri la fissavano da un volto che pareva scolpito nella porcellana, completamente liscio tranne che per due profonde rughe intorno alla bocca, probabilmente causate da un riso frequente. Era una faccia senza età, quell’uomo vestito di una sgargiante tunica dorata poteva avere venti come quarant’anni, ma i suoi lunghi capelli, che portava sciolti sulla schiena, erano completamente bianchi e contrastavano con la sgargiante tunica dorata. 

-Salve Anna. Sono felice che tu sia arrivata sana e….- iniziò a dire lo sconosciuto., ma venne drasticamente interrotto da Anna, che, ripresasi dalla sorpresa che l’aveva paralizzata, urlò con tutta la sua forza. – Aiuto!Saiel!- Nemmeno due secondi dopo, la guardia spalancò la porta del bagno e irruppe nella stanza.

Vedendo l’intruso si fermò di colpo e si ricompose nell’immobilità a lui solita.

-E’ lei Arcimago, avrei dovuto immaginarlo.- disse allo sconosciuto.

Due uomini nella stanza da bagno e nessuno che si decideva ad uscire. Questo era troppo! Anna abbassò gli occhi e controllò che tutto quello che doveva essere coperto fosse ben nascosto dall’acqua, e poi colpì con uno sguardo furioso Saiel. – Portalo fuori di qui subito! – urlò con voce resa stridula dalla rabbia.

Lo sconosciuto per nulla scomposto si accinse a dare spiegazioni come se si trovasse in salotto a prendere un tè con lei, invece che nel suo bagno. – Mi dispiace di averti spaventato con la mia apparizione, ma..

Anna non lo lasciò finire e con una voce ormai talmente stridula e acuta da risultare spiacevole persino a lei riprese a urlare. -Non mi interessa che lei sia dispiaciuto di essersi teletrasportato qui come faceva Spock in Star Trek, l’unica cosa che mi importa è che lei esca immediatamente dal mio bagno, non  ha mai sentito parlare di privacy?!!!!!

Saiel decise di intervenire prima che i suoi timpani scoppiassero a causa degli  urli di Anna.

-Arcimago, credo che dovrebbe uscire, domani potrete parlare  con più calma.

Lo straniero sembrava non avesse nessuna intenzione di andare. -Volevo semplicemente presentarmi.- disse con calma, come se parlasse tutte i giorni con donne nude che si stavano facendo il bagno.

Saiel guardò lievemente allarmato la vena pulsante del collo di Anna  che annunciava un  nuovo sfogo in arrivo. Anna, infatti era ormai al limite della sua pazienza. Quel giorno era stata strappata al suo mondo, catapultata in un altro, fatta salire su uno scomodo cavallo, trattata con sufficienza e ora messa in imbarazzo mente faceva il bagno! Come osavano?! Quel dannato Arcimago la stava chiaramente esasperando apposta, con quel suo sorrisino e non era il giorno giusto per farlo! Ormai incurante  della sua nudità nella sua rabbia, uscì dalla vasca, prese uno dei secchi posti di fianco alla vasca e urlando – Fuoriiiii!- lo scagliò contro l’Arcimago.

Questo purtroppo svanì nel nulla prima di essere colpito, lasciando uno stupito Saiel davanti a una donna nuda e arrabbiata.

Sparita la causa del suo odio la mente di Anna si schiarì e si rese conto di essere completamente nuda in piedi davanti alla guardia che la fissava. Arrossì come un peperone e cercò di coprirsi con le mani come poteva. Saiel si affrettò ad uscire e tornare in corridoio temendo  nuove urla isteriche.

E lì, ad aspettarlo fuori dalle stanze di Anna, trovò l’arcimago che ridacchiava allegramente, come se avesse assistito allo spettacolo comico più spassoso mai visto.

Saiel non disse niente e riprese il suo posto di guardia come se niente fosse successo.

-Sai benissimo che la tua facciata di pietra, è inutile con me, io posso leggere i pensieri nella tua mente, e stai pensando che mi sia comportato in modo molto maleducato con la nostra ospite.- gli disse l’arcimago sorridendo. -Ma devi credermi volevo solo presentarmi, cosa che non ho potuto fare, poiché quando è arrivata non ero presente nella sala del trono. Quando ho deciso di teletrasportarmi da lei non immaginavo di trovarla in bagno, né che stare nella stessa stanza con lei mentre si lavava fosse una cosa così sconveniente nel mondo da cui proviene. Invece i suoi pensieri erano chiarissimi, nella sua dimensione le persone sono molto più pudiche e vedono la stanza da bagno come luogo assolutamente privato. Incredibile. Noi siamo molto più ..liberi.-

Saiel gli gettò uno sguardo senza dire nulla, e l’Arcimago ridacchiò – Sì lo so, quando mi sono reso conto di quello che pensava sarei dovuto uscire, ma era una situazione così divertente, non ho mai visto prima una donna così arrabbiata. Non nei miei confronti almeno.

Saiel non disse niente e tornò a fissare davanti a sé.

L’Arcimago sospirò. -Ve bene, me ne vado, le parlerò domani, ma so benissimo che anche tu ti sei goduto la scena, specialmente l’ultima parte.- e detto questo se ne andò lasciando una guardia assolutamente immobile e seria, ma con le orecchie rosse.

 

 

 

 

Per un lungo tempo Anna rimase immobile cercando di respirare, e di raccogliere i suoi pensieri confusi. Ora che finalmente era sola, e probabilmente al sicuro, almeno per il momento, lo stato di shock che aveva tenuto a bada fino ad ora, la sopraffece. Poteva sentire il suo cuore martellare come se volesse uscirle dal petto, e un sudore freddo le ricopriva il corpo, facendola tremare nonostante il fuoco acceso nel caminetto.

Anna, si sedette sul letto e strinse convulsamente il cuscino tra le mani.

Non voleva pensare al suo mondo, a tutto ciò che aveva perso, forse per sempre. Ma non poteva evitare di farlo. Sua madre, suo padre….non li avrebbe più rivisti, mai più. Sua nonna, sua zia, i suoi amici….si sarebbero preoccupati per lei, ben presto col passare dei giorni avrebbero perso speranza di rivederla…..avrebbero pensato che era morta e lei non poteva farci niente. Non poteva tornare e non poteva contattarli….almeno per ora, ma forse un giorno.

Sua madre le aveva spesso detto, commentando le notizie di bambini rapiti alla televisione, che quella era la tortura peggiore per un genitore: il non sapere.

Piangere un figlio è terribile, ma non sapere se è vivo o morto, dov’è, come sta, se sta soffrendo, è peggio di qualunque cosa, e ora lei avrebbe dovuto soffrire tutto questo.

Non li avrebbe più visti ridere o essere felici, li avrebbe immaginati sempre preoccupati, e non avrebbe potuto farci nulla. Non avrebbe più rivisto il cielo azzurro, il postino, il profumo del suo bagnoschiuma preferito, la sua stanza, il suo letto il suo cuscino senza il quale non riusciva a dormire.

E mentre elencava tutte le cose che aveva ormai perso, continuava a piangere, una lacrima per ogni perdita, milioni di cose perdute, milioni di lacrime versate

Non è giusto , non è giusto, non voglio tutto questo non voglio. Voglio mia madre….

Anna si arrese alla disperazione e si lasciò cadere sul letto singhiozzando nel cuscino.

 

***

Acaon intanto aveva abbandonato la sala del trono per andare nel suo studio privato assieme i suoi due consiglieri più fidati. Ora che la profezia si era avverata e la fiamma era apparsa tra loro, dovevano stare bene attenti che questa non si rivoltasse contro di loro.

-Dobbiamo essere molto cauti con lei  e convincerla a stare dalla nostra parte. Non dovrebbe essere molto difficile, dopo tutto noi siamo tutto quello che  conosce in questo mondo.- disse con voce sicura Ragul, il braccio destro di Acaon.

-Sono perfettamente d’accordo con te.- gli disse con un cenno affermativo Acaon. -Basterà che ci comportiamo come al solito, dopo tutto non vogliamo che faccia niente per ora, poiché anche a noi non è chiaro quello che lei è in grado di fare. Solo una volta che il suo vero potere si sarà rivelato saremo in grado di decidere come agire. Quindi per adesso saremo cortesi e le spiegheremo quello che ci conviene che lei sappia.-

-Non tutti pensano che la profezia si riferisca ad un cambiamento positivo, alcuni l’hanno vista come un oscuro presagio e considerano la fiamma una portatrice di sciagure. Se queste persone agissero contro di lei saremo costretti a combattere prima del previsto per difenderci. – osservò il braccio sinistro di Acaon, Kagur, colui che guardava sempre al lato negativo delle cose.

-Sciocchezze, io e tutti i capi degli altri clan siamo abbastanza vecchi da sapere che nulla è positivo o negativo, nemmeno le profezie. Tutto è come noi lo facciamo essere. Il futuro sarò luminoso od oscuro a seconda di come useremo il potere che ci è stato dato attraverso la ragazza. – gli rispose Acaon. -Spero che nessuno tenterà di agire contro di noi, per ucciderla o per impossessarsi dei suoi poteri. Per troppi  anni, i quattro clan nobiliari che detengono il potere qui su Giva, sono stati in guerra fra loro. E’ ora che tutto questo finisca. Un oscuro potere, come sapete, sta rischiando di risvegliarsi per colpa di alcuni pazzi di cui noi non conosciamo l’identità e solo il potere dei quattro clan uniti potrà fermarlo. Ora noi abbiamo in mano una forza che forse ci potrà salvare qualora tutto il resto dovesse fallire.-

-Non siamo sicuri che qualcuno dei clan stia cercando di risvegliare le sei bestie, sono solo voci, non abbiamo prove.- disse Ragul.

-Bisogna sempre prepararsi al peggio, e se queste voci fossero vere, non sarebbe solo grave, potrebbe essere la nostra fine.- concluse Acaon.

Anna rinvenne anche troppo presto per i suoi gusti, si guardò intorno disorientata, un uomo con una lunga treccia rossa, un enorme albero, il cielo verde…..o mio dio…allora non l’ho sognato…è tutto vero… e si coricò di nuovo sconsolata, non voleva più riaprire gli occhi.

-Potrebbe evitare di svenire di nuovo? Si sta facendo tardi e il capo del mio clan comincerà a spazientirsi, se dovrà aspettare ancora per molto. -

-Cercherò di non svenire per il bene del suo capo- replicò lei guardandolo con odio. – Dopotutto cosa mi è successo? Sono solo finita in una dimensione sconosciuta, non tornerò mai più a casa e non rivedrò più i miei genitori, niente di grave. – gli urlò isterica.

Lui la guardò impassibile, per niente turbato dalla sua scenata. Anna ribolliva di rabbia, voleva ucciderlo in quel momento. Non lo fece, solo perché, primo, non era un ‘assassina e secondo, non ne valeva la pena visto che non avrebbe cambiato la sua situazione. Ma gli diede comunque un bello schiaffo sul viso, e questo la fece sentire un po’ meglio.

Il soldato non mosse un muscolo, né cambiò espressione, mentre la sua guancia si arrossava. – Ora che si è sfogata, possiamo andare?.-

-Sì.- sospirò Anna.

Lui si avvicinò al cavallo tenendolo per la briglia, aspettandosi che lei salisse sulla sua groppa.

Anna emise l’ennesimo sospiro di sconforto e lo fissò -Non sono mai salita su un cavallo, non possiamo andare a piedi o con un altro mezzo di trasporto?-

-No.- disse lui e si avvicinò a lei per aiutarla a salire – Appoggia il piede sinistro sulle mie mani, poi datti una spinta e scavalca la groppa del cavallo con la gamba destra, aiutati anche con le braccia.-

-Cosa ho fatto di male nella mia vita?- si chiese Anna ad alta voce, poi cercò di eseguire le sue istruzioni. Cosa  più facile a dirsi cha a farsi. Dopo diversi tentativi e molte spinte da parte del soldato, finalmente fu in groppa al cavallo, un cavallo identico a quelli della sua dimensione. La sua vecchia dimensione, la sua nuova dimensione. Pensarci le faceva venire il mal di testa e ora come ora aveva gia le vertigini  da tanto era alta quella bestia. Il soldato con un balzo salì sulla sella dietro di lei e insieme partirono verso una meta che le era  ignota.

Dio quanto è scomodo, pensò mentre sobbalzava dolorosamente sulla sella. Si rendeva conto che seguire in questo modo uno sconosciuto non era molto intelligente da parte sua, ma non poteva certo passare la notte all’aperto e la parola castello la rassicurava che almeno avrebbe avuto un letto sotto un tetto stanotte.

Certo non sapeva come l’avrebbero trattata (era loro prigioniera?) o cosa si aspettavano da lei, ma in questo momento era ancora troppo confusa e triste per pensarci. Seguire quell’uomo era l’unica cosa che poteva fare in quel momento, inutile pentirsene adesso. Lui era più forte di lei e avrebbe potuto costringerla comunque.

-Come ti chiami?- chiese al soldato, così almeno avrebbe smesso di pensare a lui come ‘il capo dei soldati’ e forse un nome l’avrebbe reso un po’ più umano e meno automa.

-Saiel, capo dei soldati del clan del fuoco. -

-Io mi chiamo Anna, nel caso ti interessasse. – ma evidentemente non gli interessava perché non le rispose. Anche lei non era in vena di parlare, meglio raccogliere le idee e le forze per quando si fosse trovata davanti al capo di questo clan.

 

 

Dopo uno scomodissimo viaggio di un quarto d’ora, ma che ad Anna sembrò durare una vita, finalmente sopra una collina piuttosto alta, apparve in vista un  castello. Era un  edificio costruito con enormi blocchi squadrati di pietra, dotato di cinque torri di sorveglianza. Il suo aspetto era uguale a quello dei castelli che Anna aveva visto in Francia o in Germania, ma le suo dimensioni….assolutamente no; era enorme, molto più grande di una piramide egiziana, e i blocchi che lo formavano erano di una roccia rossa molto brillante.

Anna deglutì preoccupata cominciando a temere che fosse abitato da giganti invece che da uomini.

- C’è qualcosa che dovrei sapere? Qualche particolare che potrebbe apparirmi strano, o pauroso o terribile visto che vengo da un’altra dimensione, in quel castello?- chiese a Saiel ansiosa.

-No, non credo, come hai potuto vedere, anche noi “di questa dimensione” abbiamo due gambe due braccia due occhi e una bocca, proprio come te. – le disse

Lievemente rincuorata, (almeno le aveva risposto) Anna si disse che doveva apparire calma e sicura, se voleva che l’ascoltassero .

Le sentinelle dovevano averli avvistati, poiché l’enorme portone d’ingresso iniziò ad aprirsi prima cha arrivassero sotto le mura.

Dio da vicino sembrava ancora più grande

Una volta entrati nel cortile interno, Saiel, scese da cavallo e l’aiutò a scendere afferrandola per la vita, sollevandola di peso e posandola a terra,- Grazie per avermi risparmiato una figuraccia.- lo ringraziò Anna. Saiel non le rispose ma annuì.

Tutto intorno ad Anna nel cortile si era già radunata una piccola folla: bambini, uomini, donne, vecchi e giovani. Dagli abiti semplici, gonne, bluse e pantaloni grezzi, sembravano popolani o contadini, la forza lavoro che mandava avanti il castello.Tutti i vestiti erano di varie tonalità di verde e marrone, e tutte quelle persone  avevano i capelli rossi.

Questo rassicurò Anna, forse il suo colore di capelli l’avrebbe aiutata.

Un giovane dai capelli rossi, vestito più elegantemente con una casacca di seta verde e pantaloni di pelle verdi, si fece strada tra la folla. Sul capo portava un morbido cappello ornato di una piuma e si fermò a fissare Anna con uno sguardo incuriosito negli occhi.

-Mia signora, Acaon, figlio di Feron,  capo del clan del fuoco, ti sta aspettando. -

Anna cercò di apparire calma mentre annuiva nella sua direzione e gli si affiancava, facendogli capire senza parole che l’avrebbe seguito. Il cuore le batteva all’impazzata, mentre seguiva il giovane (un paggio forse?) dentro al castello. Percorsero un lungo corridoio illuminato da numerose fiaccole anche se era giorno, poiché le finestre erano troppo strette per fare entrare molta luce. Il corridoio sembrava infinito, ma in breve arrivarono davanti a una grande porta di legno, dipinta di rosso e con strani simboli a lei sconosciuti.

Il ragazzo aprì un battente e gridò – Annuncio l’arrivo della fiamma a noi profetizzata.-

Ci siamo, pensò impaurita Anna, devo sembrare coraggiosa, devo fare una buna impressione su questa gente. Loro sono la mia unica speranza per sopravvivere in questo mondo ed eventualmente…forse…tornare a casa.  Mormorando a fior di labbra una preghiera drizzò le spalle ed entrò..

Fu stupita dalla bellezza della stanza: le pareti erano tappezzate in ricco velluto rosso, e le poltrone e i tavoli sembravano d’oro rosso, costellati di rubini. Gli arredi erano posti contro i due muri laterali poiché il centro della stanza era sgombro fuorché un lungo tappeto rosso ai cui lati stavano erette due file di soldati, vestiti come Saiel e i suoi compagni, che portavano però lunghe alabarde, che risplendevano alla luce delle torce.

Alla fine del tappeto si trovava un enorme trono, ed intorno ad esso transitavano almeno venti persone. Uomini e donne senza età, belli di una bellezza non umana che affascinava e intossicava come una droga. Avevano lineamenti delicati, con zigomi alti, occhi inclinati all’insù e colli aggraziati. I loro corpi erano alti e dritti, robusti ma senza traccia di grasso. La loro pelle era chiara e satinata come una pesca. I capelli  lunghi e lisci come la seta più  preziosa, quelli delle donne erano lasciati sciolti ed intrecciato con fiori e gemme, mentre quelli degli uomini erano legati come la coda di uno splendido cavallo. Quasi tutte le chiome erano rosse.

Le donne erano giovani, snelle, flessuose, e eleganti come fiori, gli uomini forti e virili dal portamento eroico e possedevano la bellezza dell’aquila o del leone, fatta di energia e potere.

Alcuni di loro indossavano indumenti vaporosi dai colori vivaci (rosso, dorati) mentre altri avevano abiti aderenti verdi, grigi o argentei. Sembravano usciti da un arazzo medievale.

Anna radunò tutto il proprio coraggio e avanzò verso di loro. Tutti gli occhi erano puntati su di lei e uno sgradevole silenzio, era caduto nella sala.

Ma quello che senza dubbio le incuteva più timore era il personaggio seduto sul trono. Era l’uomo più massiccio che avesse mai visto, con braccia grosse come tronchi, e un torace largo come una tavola da pranzo per dodici. Il volto non era da meno: duro con due piccoli occhi scuri, un enorme naso aquilino, e una folta barba rosso fuoco. Le ricordava lievemente, un vichingo o l’attore che interpretava Menelao in Troy con Brad Pitt.

Coi gomiti sui braccioli del trono nella posa rilassata di chi sa di essere onnipotente, la stava squadrando con curiosità.

-Benvenuta nel mio umile castello, io sono Acaon, figlio di Feron e comando il clan del fuoco.- le disse con voce roboante.

-Hmm…Grazie. Io mi chiamo Anna, e vengo …credo…da un’altra dimensione.- balbettò lei.

-Lo sappiamo bene, il tuo arrivo ci è stato profetizzato e il tuo aiuto sarà prezioso per il mio clan. Tu sei come noi, come puoi vedere, una figlia del fuoco.- disse indicando i suoi stessi capelli.

Come se non fossi già abbastanza sotto pressione. Queste persone mi credono forse un eroe? Anna rimase in silenzio raccogliendo le idee, non intendeva dire niente che avrebbe potuto inimicarle quell’uomo. Evidentemente lui non si aspettava nessuna parola perché continuò imperterrito a parlare.

-Sarai nostra ospite, e studierai le nostre magie, per scoprire il tuo potenziale. Sarai colei che ci guiderà in una nuova era, così è scritto. – le disse guardandola fisso negli occhi. Più che un invito, sembrava un ordine. -Ora immagino che tu sia stanca, dopo gli eventi di questa giornata. Saiel, il capo delle mie guardie, ti accompagnerà alle tue stanze e rimarrà fuori da esse per tutelare la tua sicurezza. Voglio che tu qui ti senta a tuo agio, e visto che lo hai già conosciuto ho pensato che per il compito di proteggerti non avresti voluto un completo estraneo. Riposati, e domani parleremo di nuovo, più approfonditamente.- e con un casuale gesto della mano la congedò, per poi cominciare a parlare in tono molto basso, con alcuni uomini vicini al trono.

Che accoglienza calorosa, pensò sarcastica Anna, certo avrebbe potuto essere peggiore, avrebbero potuto ucciderla a vista…..ma ciò non toglieva che si era aspettata qualcosa di più. Una profezia aveva preannunciato il suo arrivo, ciò non la rendeva una persona importante? Non si meritava qualcosa di meglio? Il capo di quelle persone le aveva dedicato esattamente due minuti, prima di iniziare ad ignorarla. Pur considerandola  utile per la sua gente, la vedeva comunque come qualcuno a cui poter dare ordini! Avrebbe voluto prenderlo a calci, urlare…sfogare su di lui tutta la sua frustrazione e la sua rabbia. Urlargli che non voleva stare lì, non voleva abitare con loro, vivere nella loro dimensione, voleva solo tornare a casa sua. Ma non poteva farlo. Era una donna sola in un mondo sconosciuto, era completamente indifesa, non poteva permettersi di farsi dei nemici. Le serviva un rifugio e qualcuno che le spiegasse come poter vivere in quel mondo. Perciò per ora, avrebbe collaborato con questo Clan del fuoco. Almeno la consideravano un ospite e non una prigioniera, o almeno così aveva affermato il capo. Probabilmente la guardia che avrebbero posto fuori dalla sua stanza oltre a proteggerla avrebbe controllato che lei non ne uscisse.

Ingoiando la sua frustrazione Anna indietreggiò lungo la sala fino alla porta. Lì trovò ad aspettarla Saiel. In silenzio lo seguì lungo un labirinto di corridoi, la sua mente era vuota, non riusciva credere di essere sveglia, le sembrava di trovarsi fuori dal suo corpo, mentre questo continuava a respirare , camminare, a vivere, pur senza di lei.

All’improvviso Saiel si fermò davanti ad una porta, e per poco lei non gli finì addosso.

Era arrivata alle sue stanze dunque. Senza dire nulla aprì la porta e la richiuse dietro di lei. Lasciando Saiel fuori a fare la guardia in corridoio.

 

Era un giorno come gli altri.  Tutto era assolutamente, innegabilmente normale, niente di insolito, niente di strano  che potesse metterla in guardia verso ciò che stava per accadere. 

Si era alzata, e si era vestita per una fredda mattina di ottobre, stivali nuovi (col tacco non troppo alto, per permetterle di salire le scale senza catastrofi, ma abbastanza da farla sentire più femminile del solito), pantaloni di velluto attillati e un maglioncino verde si era guardata allo specchio per cercare di domare i suoi capelli (li aveva arricciati con le permanente, perché lisci la deprimevano, ma ora si increspavano e rifiutavano ogni tentativo di domarli). Le piacevano i suoi capelli, erano il suo punto di forza, lunghi (finalmente le arrivavano a metà schiena) e rossi, ma non carota, un bel rosso tiziano che anche i parrucchieri le ammiravano. Senza quei capelli non sarebbe stata nessuno. Era magra, quasi troppo, e di statura media, (né troppo bassa né troppo alta), ed era piatta come una tavola (cosa che in fondo a lei non  dispiaceva perché trovava i seni grandi troppo ingombranti per i suoi gusti). Aveva la pelle talmente bianca da farla sembrare cadaverica, labbra sottili, e occhi verdi, ma non un bel verde chiaro, di un verde oliva misto a marrone.

Non era niente di speciale, insomma, eppure stava per accaderle qualcosa di incredibile. Aveva ventidue anni, due genitori che le volevano bene, poche amicizie, ma buone, si chiamava Anna, e da quel giorno la sua vita sarebbe cambiata per sempre.

 

Prese il walkman dalla sua borsa e messasi le cuffie si mise comoda sul sedile. Il vagone era semivuoto e il treno viaggiava lento, ci avrebbe messo una vita ad arrivare in università, come sempre. Avrebbe dovuto incontrare la sua amica Sara in stazione e viaggiare insieme a lei, ma le aveva dato buca, perciò le toccava sorbirsi un’ora di treno da sola, senza nessuno con cui chiacchierare.

Chiuse gli occhi concentrandosi sulla musica che stava ascoltando, quando all’improvviso ci fu un violento scossone, il treno parve ondeggiare e per un attimo temette stesse per capovolgersi. Anna venne sbalzata dal sedile con forza e si ritrovò a galleggiare per aria. Aprì gli occhi e fu accecata da una luce bianca e fortissima che le veniva incontro. Le sembrò di venire risucchiata in essa. Come se un enorme aspirapolvere la stesse attirando dentro di sé. Li richiuse immediatamente, e poi…poi le sembrò di cadere e cadere, lo stomaco le finì in gola, proprio come quando si va sulla montagne russe, e infine invece del vuoto o del sedile sotto di sé sentì qualcosa di incredibilmente duro…

-Ohoooouch!Che dolore!- il suo povero fondoschiena era caduto sulla dura terra.

Anna provava dolore a tutto il corpo, come diavolo aveva fatto a cadere? Cosa era successo? Si guardò attorno ma non c’era traccia del treno, o del vagone rovesciato o delle rotaie, tutto intorno a lei c’era solo un prato, uno stupidissimo prato molto largo.”Una pianura ” le suggerì il suo cervello.

Prato o pianura non aveva idea di dove fosse. Certo non poteva essere stata sbalzata a una distanza troppo grande dal treno, o si sarebbe fatta molto più male. Ora, con calma, si sarebbe alzata e ad intuito avrebbe arrancato in cerca del vagone o delle rotaie: un piano semplice e logico.

Guardò verso il cielo nella speranza di vedere magari un po’ di fumo proveniente dal luogo dell’incidente, che le avrebbe detto che direzione prendere, ma non vide affatto ciò che sperava.

Vide il cielo, certo, ma non il cielo che voleva.

 

Il cielo sopra di lei non era azzurro ma bensì verde, un verde smeraldo molto chiaro, e non era illuminato dal sole, ma da tre “soli” (o  erano stelle? ) verdognoli.

-O mio Dio!- richiuse gli occhi e poi li riaprì, ma niente cambiò, era proprio verde.

- Questo sarebbe il momento di svenire, perché non riesco a svenire. Almeno eviterei di cadere nel panico. – fece dei respiri profondi e cercò di calmarsi

-Sta calma, calma , certamente c’è una spiegazione logica per tutto questo, ne sono sicura, dunque…. uno scherzo, un pesce d’aprile, ma non è aprile…..una candid camera, certo!Un nuovo programma televisivo che fa dei terribili scherzi a poveri innocenti e può contare su un budget tale da permettergli di colorare il cielo…..oppure di affittare un larghissimo studio televisivo dove usare effetti speciali. E’ sicuramente questa la situazione in cui mi trovo.

Calmatasi un po’ Anna cercò di riflettere. Se era dentro un enorme studio, se avesse cominciato a camminare o a correre prima o poi avrebbe raggiunto un muro o un tendone e avrebbe potuto uscire da lì, proprio come in Truman Show.

Certo che alcuni produttori televisivi erano proprio senza scrupoli, rapire le persone non poteva essere legale, uscita da lì avrebbe convinto suo padre a fargli causa. Come osavano a farle prendere un tale spavento!

Benché fosse ancora dolorante si alzò e iniziò a camminare, una direzione valeva l’altra per lei.

Ma fu un viaggio piuttosto breve perché quattro cavalieri a cavallo, che secondo la sua opinione, correvano decisamente troppo, le si avvicinarono e la circondarono.

Erano apparsi all’orizzonte un minuto prima e l’avevano già raggiunta, sì, avevano cavalcato decisamente troppo veloci, per i suoi gusti.

E adesso cosa c’è? Pensò scoraggiata, non si aspetteranno che stia al gioco e reciti la mia parte spero, sono troppo arrabbiata anche solo per essere cortese, voglio solo tornarmene a casa, al diavolo questo benedetto show!”

I quattro cavalieri la fissavano incuriositi ma con espressione seria e severa, c’era un che di marziale in loro, nella postura, nell’aspetto. Se recitavano la parte di guerrieri li avevano scelti proprio bene al casting.

Tutti e quattro indossavano pantaloni di pelle con stivali a fino al ginocchio anch’essi di pelle, e sopra una specie di cotta di maglia dorata e verde senza maniche, che  lasciava loro completamente scoperte le braccia, e sulla schiena portavano allacciate delle lunghe spade. Indossavano un bracciale che si attorcigliava  a spirale come un serpente su tutte e due le loro bracciate: partiva da appena sotto la spalla fino al polso, e sembrava fatto di oro rosso. Erano muscolosi  e alcuni mostravano sul viso delle cicatrici, e tutti e quattro avevano i capelli rossi, legati in una lunga treccia che scendeva oro dietro la schiena. Chissà se erano parrucche?..si chiese Anna.

Quello che presumibilmente era il capo (forse il primo attore) scese da cavallo e le si avvicinò. Doveva essere alto circa un metro e ottanta, e aveva i tratti del viso molto marcati, una mascella quadrata, un naso lungo e piuttosto importante e due occhi grigi molto duri e severi. Troppo squadrato e duro per essere definito bello, incuteva sicuramente timore, non doveva essere molto più vecchio di lei, ma ciò non la rassicurò molto.

-Dunque la profezia era vera. – disse con voce pacata, squadrandola da capo a piedi, e soffermandosi perplesso per un attimo sui suoi abiti.

Anna, intimorita, confusa e arrabbiata decise che era ora di mettere in chiaro le cose, perciò, prendendo coraggio (cosa di cui non era mai stata particolarmente dotata, infatti spesso se doveva parlare in pubblico finiva persino per balbettare e arrossire come un peperone), iniziò a parlare

-So che voi state solo facendo il lavoro per cui siete stati ingaggiati, ma io non ho intenzione di prendere parte a questo spettacolo televisivo, e senza il mio consenso non potrete mandare in onda nulla che mi ritragga, perciò interrompete la vostra recita e  accompagnatemi dai vostri capi, in modo che possa dire loro che intendo denunciare loro e tutta la produzione e che è indegno fare scherzi simili a povere persone ignare come me e che se fossi stata più vecchia mi sarebbe potuto venire un infarto con lo spavento che mi hanno fatto prendere. – Anna fiera del suo discorso riprese fiato e sorrise cordiale sperando che le cose finalmente si mettessero in moto e non le facessero perdere altro tempo.

Il capo dei soldati non sembrò scomporsi (probabilmente non si scompone nemmeno quando va in bagno, tanto è rigido, pensò Anna, sforzandosi di mantenere un viso serio e cordiale).

-Programma televisivo? Non ho idea di cosa intenda con queste parole, ma le assicuro che noi non stiamo recitando e siamo appunto qui per accompagnarla dai nostri capi. – e fece un passo verso di lei.

Anna indietreggiò subito di un passo, mentre campanelli di allarme le scattavano nella testa, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, quante volte glielo aveva ripetuto sua madre, e lei di certo non sarebbe andata da nessuna parte con loro se non  smettevano questa inutile recita.Voleva che questa pazzia finisse subito.

-Forse non sono stata chiara, ho capito benissimo che tutto questo è una specie di reality o candid camera, ma non potete costringermi a parteciparvi. Quindi o mi fate uscire da questo studio cinematografico subito,  o chiamo col cellulare i miei genitori, la polizia, i carabinieri, i pompieri e chiunque altro mi venga in mente e vi faccio arrestare, voi e i vostri stupidi capi. Non si può rapire la gente e trattenerla contro la sua volontà, è illegale e immorale! Non pensavo che la televisione fosse caduta così in basso. – Man mano che proseguiva nel suo discorso la voce di Anna era diventata sempre più acuta, finché le ultime parole le aveva urlate. Ma i quattro uomini non batterono ciglio e neppure aprirono bocca. Anna sentì la paura farsi strada e il suo stomaco annodarsi per la tensione, improvvisamente le vennero in mente i film pirata che giravano su internet o sul mercato nero, filmati dove la gente veniva stuprata o uccisa o entrambe le cose, per soddisfare i gusti di depravati miliardari, disposti a pagare anche molto per questo genere di cose. Non capiva cosa centrassero il cielo verde o i costumi quasi settecenteschi degli attori, ma alla depravazione non c’è mai fine, perciò………

Come aveva fatto a non pensarci prima, una rete televisiva legale, doveva chiedere permessi legali a chi filmava, mentre lei era stata praticamente rapita. Dio come era stata stupida. Iniziò a indietreggiare con cautela, tremando. Aveva le lacrime agli occhi, non aveva via  di fuga, ma..ma non poteva certo arrendersi……-Non voglio morire.- sussurrò.

Il capo doveva avere un udito finissimo, poiché riuscì a sentirla. Aveva osservato il viso di Anna passare dalla rabbia, alla confusione e infine al terrore puro, e le parlò con calma, come avrebbe parlato a un cavallo imbizzarrito per calmarlo, mantenendo le distanze per non spaventarla di più. Non aveva capito quasi nulla di quello che lei aveva detto, ma sapeva benissimo ciò che le passava per la testa, poiché aveva la stessa espressione di chi si trovi di fronte alla sua morte, un espressione che aveva visto fin troppe volte sul volto dei nemici che stava per uccidere.

-Non si preoccupi. Nessuno intende farle del male. Siamo solamente venuti a prenderla per accompagnarla sana e salva dal nostro capo clan.

- Sapevate che ero qui, in questo posto. Come facevate a saperlo? Dovete essere stati voi a rapirmi e quindi ho tutto il diritto di preoccuparmi. – gli urlò Anna

- Nessuno l’ha rapita. Sapevamo che lei era qui, perché così diceva la profezia, tutto qui. Ora per rassicurarla i miei uomini se ne torneranno al castello e rimarrò solo io con lei per accompagnarla. – fece un cenno ai suoi compagni che girarono i cavalli e partirono al galoppo allontanandosi.

Se crede che mi lasci imbambolare da quattro parole si sbaglia di grosso, e mi ha sottovalutata, pensò Anna, ora erano uno contro uno, certo era ancora svantaggiata, ma forse con un pizzico di fortuna sarebbe potuta fuggire.

Cercò di calmarsi per smettere di tremare e si avvicinò al capo dei soldati. Poi mentre gli sorrideva come in tono di scusa gli sferrò un calcio negli stinchi (grazie al cielo la punta dei suoi stivali era decorata in metallo) e si mise a correre lontano da lui.

L’uomo era stato colto di sorpresa e imprecando si era accasciato sulla gamba dolorante, ma era un soldato esperto e dopo nemmeno un secondo si mise a correrle dietro afferrandole il braccio e fermandola.

Niente, è tutto inutile, corro troppo piano per sfuggirgli anche se gli assesto un altro calcio stavolta alle parti basse, pensò Anna, ma non per questo non cercò di divincolarsi dalla sua stretta graffiandogli i polsi e mordendogli le mani, ma fu tutto inutile, lui la strattonò fin sotto un alto albero e la mise a sedere a terra per poi sederle accanto.

-Si calmi, non devo farle del male e non voglio ma se non mi lascia altra scelta..- non finì la frase ma non ce n’era bisogno, Anna riprese a tremare ma non fece altri tentativi di scappare.

-Non deve essere spaventata. devo solo accompagnarla dal nostro capo-clan, tutto qui. Una profezia fatta circa mille anni fa, ci disse che oggi, nella pianura di Ellendes vicino all’albero di deyan sarebbe apparsa  una fiamma, proveniente da un’altra dimensione, che avrebbe cambiato per sempre il nostro mondo. E lei è apparsa proprio come predetto.

Anna lo fissava a bocca aperta, era troppo sorpresa per fare qualcosa ma si ritrovò a parlargli senza accorgersene – Io non sono una fiamma- disse con voce flebile

-Le profezie sono sempre enigmatiche e vanno interpretate, noi chiamiamo fiamme, a volte, le donne del nostro clan dai capelli fiammeggianti. Lei ha i capelli rossi ed è apparsa nel luogo predetto, il giorno e l’ora previsti. Non ci sono dubbi.

Anna aveva voglia di ridere e piangere contemporaneamente, era tutto così assurdo, e tornò a ripensare alla sua prima ipotesi dello scherzo televisivo. – E’ uno scherzo vero? Per favore mi creda non sono in vena di scherzi, anzi sono al limite della mia sanità mentale e voglio tornare a casa. – era sull’orlo delle lacrime.

Lui la guardò serio. Dio ma non aveva altre espressioni facciali? pensò Anna.

-Non è uno scherzo, glielo assicuro. Lei è semplicemente passata dalla sua dimensione alla nostra attraverso un portale di energia. Sono rari ma a volte appaiono e possono inghiottire cose o persone. Sono cose che accadono purtroppo. Il portale cambia la struttura fisica degli esseri viventi che lo passano adattandola alla nuova dimensione, per questo lei riesce a respirare anche qui e parliamo la stessa lingua. -

-Sono cose che accadono?! Come può liquidare così quello che mi sta succedendo. E’ uno scherzo, deve essere uno scherzo, è solo un orribile stupido tremendo orrido catastrofico scherzo. – ripetè Anna come un mantra mentre si rannicchiava in posizione fetale sull’erba e chiudeva gli occhi.

-Si sente male?- le chiese il soldato.

-No, sto solo avendo una crisi isterica molto moderata, grazie per l’interessamento. – rispose lei sarcastica. Purtroppo una piccola parte di lei cominciava a credergli, All’improvviso si sollevò a sedere e tirò fuori dalla sua borsa il cellulare. il display era morto nonostante il cellulare fosse accesso, non c’era campo , nulla…nulla….

Ricacciando indietro le lacrime guardò fisso negli occhi il soldato -Puoi darmi, qualche prova concreta di quello che dici, dell’esistenza di quel portale, del fatto che questa non è più la mia dimensione?

Lui la fissò per un attimo riflettendo -Le nostre dimensioni devono essere molto simili se ha bisogno di  prove. – disse; poi  si tolse uno dei lunghi braccciali tortili dal braccio e lo prese in mano.

- Lo tocchi. – disse, mettendoglielo davanti agli occhi.

Anna era stranita ma fece quanto le diceva e lo toccò, quando sfiorò il metallo questo cambiò colore e da rosso divenne verde, il soldato sussurro alcune parole e il bracciale si tramutò in un serpente vivo, Anna urlò e balzò in piedi spaventata, il soldato sussurrò altre parole e il serpente tornò ad essere un bracciale. Lui lo indossò di nuovo, come se non fosse successo nulla.

Anna si accasciò a terra e inizio a piangere prima piano poi sempre più istericamente, non riusciva a smettere.

Aveva toccato con mano il bracciale, e tutto si era svolto a distanza troppo ravvicinata per credere a un trucco da prestigiatore (anche se avrebbe voluto credere che si fosse trattato di quello). In questa dimensione dunque e esisteva la magia, il cielo era verde, si viaggiava ancora a cavallo, invece del sole, nel cielo risplendevano tre stelle verdi, no non poteva essere la sua dimensione, non poteva.

O lei era morta e questo era il paradiso, ma non le sembrava proprio; o quello che quell’uomo le aveva detto era vero, almeno in parte. Aveva letto tanti romanzi dove succedevano scosse del genere, in Star Trek succedeva continuamente che le dimensioni comunicassero, ma questa era la vita reale, la sua vita….

-C’è un modo per tornare indietro da dove sono venuta?- gli chiese.

-Sono solo un soldato e non me ne intendo molto di queste cose, ma forse un mago potente potrebbe aiutarla, non che personalmente mi fidi molto dei maghi potenti..ciò che so è che è quasi impossibile scoprire dove apparirà un portale e se apparirà sapere dove ti condurrà.

-Quindi è impossibile.- sussurrò Anna, e finalmente gli dei ebbero misericordia di lei e svenne.

Il soldato scosse la testa e si rassegnò ad aspettare finché non si fosse risvegliata.

 

 

 

Ho creato questo blog per far leggere a tutti voi un mio romanzo fantasy. Lo pubblicherò qui a puntate. Ogni commento o consiglio è il benvenuto, mi aiuterete a correggere errori e a migliorare il mio lavoro. Se qualcuno vorrà collaborare anche alla scrittura del romanzo stesso, sarà il benvenuto.