Ho finalmente concluso il mio romanzo fantasy LA FIAMMA DEL DESTINO. Ora lo sto revisionando e sto postando i primi capitoli riveduti e corretti su un forum qui:

http://edwardandbella.forumcommunity.net/?t=32597905

-I membri del clan del cielo scomparvero millenni fa.

-Non esattamente scomparsi in realtà ascesero, come me appunto. Dovete capire che il clan del cielo possedeva molto potere, incanalare le forse atmosferiche era ed è ttt’ora pericoloso e quasi tutti prima o poi bruciavano i lotro limiti e ascendevano…..e una volta ascesi si sparpagliavano nei luoghi più isolati e deserti del pianeta in cerca di solitudine e pace, ma soprattutto per non causare danno con la loro terribile forza. Un tempo, quando gli dei camminavano tra noi con i loro poteri proteggevano il clan del cielo rinforzando lo barriere di ogni individuo impedendogli di incanalare troppa energia, ma quando loro se ne andarono…..tutto ebbe fine. Il clan non é scomparso, si è estinto piano piano poiché i membri vivendo come eremiti non avevano molte possivìbilità di riprodursi.

-e perché ci aspettavi?

-Ci fu predetto il vostro arrivo, molto molto tempo fa. Io non ero presente naturalmente ma ho leto le memorie scritte dai membri del clan che si rifugiarono in questo santuario in cerca di pace. Per secoli riuscirono a vivere qui in relativa sicurezza, ma poi anche essi morirono di vecchiaia senza lasciare eredi e il santuario morì con loro.

Ma altri membri del clan si unirono a persone prive o quasi di potere e con esse generarono figli che non correvano il ptere di sacendere. E questi a loro volta generarono fgli e cos’ via fino a me, uno scherzo di natura, in cui i tratti dei miei lontani antenati si sono manifestati con forza inaspettata. Mia nonna ricordava ancora l’imporanza di questo santuario in passato e quando per me vivere in comunità divenne impssibile mi disse di venire qui.

-Perché impossibile?

-Perché senza barriere interne i miei poteri sono liberi di scatenarsi se lio perdo per solo un attimo i controllo che ho su di loro, e provare qualsiasi eforte emozione può far perdere il controllo. Fu così che mi allontanai dalla mia famiglia e da tutto ciò che conoscevo e arrivai qui, dove incontrai altri come me , altri scherzi di natura che avevano avuto la sfortuna di ereditare troppo potere dai loro antichi antenati del clan del cielo, e coj loro ora formiamo una piccola comunità, studiamo gli antici testi lascietci dai nostri predecessori e cerchiamo di non farci notare dal mondo esterno.

Tra i testi antichi conservati qui il più importante è senza dubbio il reconto dell’esodo degli dei e di ciò che ci rivelarono prima di abbandonarci, ed è proprio in quel libro che si parla di voi . “Esattamente 3521 anni dopo la nostra dipartita nel santuario di Ils giungeranno un uomo e una donna, lei sarà la chiave per permettere il nostro ritorno”. E così è stato, voi siete veramente arrivati.

-Perché dovremmo crederti?-chiese Anna

-Perché non dovreste? Cosa guadagnerei nel mentirvi? Io sono veramente chi dico di essere-e così dicendo fece apparire nel centro della sua mano una minuscola scintilla, un piccolo fulmine in miniatura che scagliò poi nel camino, accendendovi delle alte fiamme.

-Ma ora basta parlare, mi rendo conto che tutto ciò che vi ho detto sia difficile da credere specialmente quando si è stanchi e provati da un duro viaggio. Dentro quei mobiletti c’è del cibo fresco, mangiate e riposate, parleremo di nuovo più tardi.- e detto questo scomparve.

 

Anna si lasciò cadere su un divano, stanca fisicamente ma soprattutto mentalmente. Chiuse gli occhi ed appoggiò la testa contro lo schienale cercando di riordinare tutti i pensieri che le correvano nella mente. Riaprì gli occhi quando senti Saiel sedersi al suo fianco.

-Tu le credi?-gli chiese

Saiel annuì.

-Anche io credo dica la verità. Abbiamo trovato il clan perduto. Dovrei essere felice ed invece sono terrorizzata. Siamo venuti per convincerli a combattere al nostro fianco, ma credo che loro abbiano dei piani precisi per noi. Mi sento in trappola.

-Credono tu possa fare qualcosa per loro, e forse in cambio della nostra collaborazione poi saranno disposti a collaborare con noi.

-Loro credono io possa fare tornare gli dei, non credo di saperlo fare sinceramente…e se si arrabbiassero del mio fallimento e ci uccidessero.

-Non ci hanno ancora detto tutto, forse quando si spiegheranno meglio tutto sarà più chiaro e sapremo come agire. Per ora facciamo come ci è stato detto mangiamo qualcosa e riposiamoci. Hai fame?

 

-Un pò-ammise Anna.. il suo stomaco scelse proprio quel momento per brontolare- Okay molta. Ma non sono esattamente una brava cuoca….

 

Saiel sorrise- Dato che ho cucinato ogni sera per tutto il viaggio l’immaginavo.-prendendola per mano la condiìusse nella modesta cucina della stanza. Anna si lasciò sfuggire un piccolo urlo di sopresa quando lui improvvisamente la prese in braccio e la fece poi sedere sul ripiano vicino agli armadietti pieni di cibo. Lui si sistemò tra le sue gambe e le diede un bacio appassionato che la lasciò senza fiato.

-Siedi lì ed osserva.

Anna sentì un enorme sorriso comparirle sul viso mentre nel suo stomaco fluttuavano piccole onde.

Lo osservò avidamente mentre Saiel si muoveva in quella cucina come se la conoscesse da una vita intera, aprendo armadietti e recipenti e mettendo l’acqua a bollire sul fuoco.

Anna sospirò sentendo la pace scendere sul suo cuore. Per la prima volta da quando era arrivata in quello strano e nuovo mondo si sentiva felice. E fu in quell’esatto momento che capì: amava Saiel, veramente totalmente e profondamente.

Saiel si avvicinò per farle assaggiare un pezzo di verdura e una volta che lo ebbe inghiottito la baciò per assaggiarne insieme il sapore. Anna gli circondò il collo con le braccia e la vita con le gambe, mentre lui la tirava ancora più vicina a sè come se volesse assorbirla in sé stesso.  Sì, lo amava proprio.

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–Non è come l’immaginavo.- disse Anna. Dopo giorni di cammino finalmente erano giunti al Santuario di Ils e tutto ciò che sapeva dire era questo. Avrebbe dovuto essere felice di essere arrivata e ammirata per l’imponenza della struttura che le stava davanti, ma in realtà era piuttosto delusa.

-Credevo sarebbe stato un edificio enorme, una specie di roccaforte di pietra o una alta torre o una struttura simile ad un enorme obelisco….

Saiel l’interruppe- Cos’è un obelisco?

–Una specie di colonna appuntita.

-Una struttura del genere non potrebbe trovarsi in un luogo inospitale come questo, non c’è spazio per costruire sul fianco di questa montagna, per questo il santuario è stato scavato all’interno di essa.

-Già, peccato che la mia immaginazione non concordi con la tua logica -commentò Anna delusa. Davanti a lei non c’era nulla, solo un enorme portale di pietra posto su una parete di roccia, niente altro.

-Forse all’interno sarà meglio.-si disse per rincuorarsi. –A proposito, come apriremo questo enorme portale che deve pesare circa cento tonnellate?

Saiel si avvicinò all’arco che incorniciava il portale. Era in pietra grigia ed era decorato con bassorilievi che rappresentavano probabilmente le divinità che venivano venerate dai clan. Si vedevano donne e uomini alati o circondati da fiamme e turbini che sembravano librarsi al di sopra di nuvole cariche di fulmini argentei  e sotto di loro, prostrati a terra i loro nemici che cadevano a terra trafitti da fulmini, massi e palle di fuoco. Un’immagine piuttosto cruenta in realtà.

-Delissa ha detto che in passato per aprire il portale bastava usare una parola d’ordine combinandola con una manifestazione del proprio potere, in modo da provare di appartenere ad uno dei cinque clan e di essere fra gli alleati del clan delle nuvole, custode appunto della parola d’ordine, in quanto clan prescelto dagli dei per fare da tramite tra loro e gli altri esseri umani.

-Dove ero io mentre Delissa ti ha detto tutto questo?

-Stavi cercando di imparare a cavalcare con scarsi risultati.

-Oh.- Anna fu veloce a cambiare discorso, bastava il ricordo della sua cavalcata per farla stare male -Dimmi che Delissa nei suoi libri ha trovato questa parola d’ordine.

-Purtroppo no.

Anna si mise la testa fra le mani sconsolata- E allora come faremo ad entrare?

-Non ha trovato la parola d’ordine, ma ha fatto alcune supposizioni. Le proveremo tutte sperando fra esse vi sia la parola esatta.

-E se non ci fosse?

-Se non ci fosse dovremo ricorrere alle maniere forti.-disse Saiel con mezzo sorriso a dir poco famelico.

-Noi possediamo il potere del fuoco, non credo possa fare molto contro una porta di pietra.

-In effetti no, ma vedi questa montagna su cui ci troviamo in realtà è un vulcano dormiente. E con il nostro potere potremo forse richiamare in superficie la lava e lei potrebbe sciogliere la pietra…

-Cosa? Ma sei impazzito?! Vuoi fare eruttare un vulcano solo per aprire una porta? Causare un cataclisma naturale che potrebbe uccidere noi e altri solo per entrare in un santuario quasi certamente disabitato e vuoto da secoli? Non se ne parla. Proveremo le parole che Delissa ti ha dato e poi ne proveremo altre e altre ancora finché non troveremo il termine giusto a costo di restare qui per giorni e giorni.

-Come vuoi, ma se non rimarrà altra soluzione non avremo scelta. Non possiamo perdere tempo prezioso solo perché non vuoi risvegliare il vulcano.

Anna si limitò a fissarlo fredda, chiaramente decisa ad impedirgli di causare un’eruzione vulcanica.

-Delissa ha suggerito di provare prima a nominare I nomi degli dei. Mentre io li enuncio tu fai scaturire una fiamma dalle tue mani e dirigila contro I battenti .

-Va bene.

Le fiamme avvolsero il portale mentre Saiel iniziava a gridare al vento i nomi degli dei.

-Serrais, dea dell’acqua e moglie  di Shir, dio dei fiumi e dei laghi,

Jolene, dea del vento e sorella di Yiss, dio dei turbini e degli uragani,

Kirah, dea del fuoco e amante di Thonnar dio dei fulmini e dei tuoni,

Allenis dea delle nuvole , moglie di Jonnar dio del cielo,

Ciril dea del giorno, amante di Vior dio della notte,

Carra dea della terra madre di tutti gli dei e moglie di Lorras dio degli alberi…..

Le fiamme che Anna generava col suo potere scemarono all’improvviso e Saiel s’interruppe.

-Non credevo la lista sarebbe stata così lunga, devo fare un attimo di pausa per riprendere le forze, esattamente quanti Dei esistono nel vostro mondo?

-Cinquanta.-rispose Saiel -ma non preoccuparti ora sarò io a dirigere le fiamme verso il portale, non averi dovuto chiedrti di sforzarti ancora dopo tutte le fatiche che hai dovuto sopportare durante il viaggio. -e così dicendo riprese la litania infiniti di nomi. Anna si sedette su una roccia vicina e si assopì, quando d’improvviso si svegliò, vide che Saiel si era seduto vicino a lei.

-Hai finito la lista di nomi?

-Sì.

-E non si è aperta la porta.

-Già.-

-E ora cosa facciamo? Iniziamo dire parole a caso?

-Visto che non vuoi fare eruttare il vulcano….

-Saiel non insistere, capisco che non fare eruttare un vulcano ti privi di un grande divertimento….o meglio non lo capisco, ma fa lo stesso, io non intendo permetterti di farlo.-così dicendo Anna si alzò avvicinando alla porta, diresse una debole fiamma contro di essa e disse -Pensa se la fiamma bastasse a fondere la porta….

Alla parola fiamma i battenti iniziarono a schiudersi e Anna balzò all’indietro spaventata-Accidenti, quando si dice fortuna! La parola era fiamma. Ora che lo so è piuttosto elementare non trovi?

Saiel la fissò a bocca aperta- Ci sei riuscita.

-Già e senza dover risvegliare un vulcano.-disse Anna fiera.

 

Saiel e Anna oltrepassarono il portone spalancato ed entrarono all’interno dell’antico santuario,. L’ambiente era completamente buio ma Saiel fece apparire una fiamma nel palmo della mano e poterono così vedere l’ambiente: Nude pareti di roccia e null’altro, ma verso il fondo dell’enorme stanza si scorgeva una scalinata che scendeva.

Iniziarono a percorrerla e alla fine della lunga scala trovarono una porta.

Una porta in pietra priva di decorazioni o scritte, sembrava innocua ma Anna sentì un brivido percorrerle lka schiena.

-Nei film quando gli eroi varcano una porta all’interno di un luogo sconosciuto e buio dietro non trovano mai nulla di piacevole.-disse

Saiel la fissò intensamente- Hai un presentimento come quello che hai avuto nei boschi di Tar?

Anna annuì-credo di sì.

-Allora sarà meglio che vada io per primo.-disse Saiel avvicinandosi alla postra e aprendola con una semplice spinta.

Ad attenderli oltre la soglia però non c’era nulla, solo un altra stanza completamente spoglia e vuota le cui pareti però ospitavano cinque porte.

Due porte sulla parete destra una con un simbolo stilizzato di un vortice e una con il simbolo di una fiamma, e due porte sulla parete sinistra una con il simbolo di una goccia d’acqua e una con un albero stilizzato. Mentre nella parete di fondo era posta una porta singola con una nuvola disegnata in bassorilievo.

-Una porta per ogni clan……interessante. Mi sembra di essere la concorrente di quiz telesiviso.-disse Anna portandosi un pugno davanti alla bocca come fosse un microfono.-Signori e signore siamo davanti alla scelta finale, quale porta sceglierà il nostro concorrente, la porta numero uno, la porta numero due o la porta numero treeee-concluse imitando Mike Buongiorno.

Saiel la guardava perplrsso, e Ana scosse la testa-ignora quanto ho appena detto sarebbe troppo complicato da spiegare. Ma il fatto resta che dobiamo scegliere che porta aprire per prima.

-Ammesso che si aprano.-le ricordò Saiel.

Lui e Anna tentarono di aprire tutte le porta, ma srnza successo erano inamovibili.

-Temo ci vorranno nuove parole d’ordine.-disse Anna-A meno che…..questo era un santuario vero?

-Sì

-Quindi i membri di tutti i clan vi venivcani.-

-Sì.-

Queste potrebbero essere le”camere degli ospiti” delle camere personalizzate per ogni clan. Noi siamo del clan del fiuoo perciò potremo aprire solo la porta che riguarda il nostro potere. E probabilmente la potremo aprire attraverso di esso-dicendo questo diresse una fiamma verso la porta decorata con una fiammella stlizzata e non appena questa venne sfiorata dal fuocò si aprì

-Si è aperta!-disse Saiel

-Già, speriamo nella stanza ci sia qualcosa che ci aiuti però ad indagare sul clan dell’aria.

La stanza risultò essere molto diversa dalle precedenti. Tanto per cominciare era riccamente arredata con mobili  dui legno pregiato, intarsiati e di un ricco colore dorato. Un enorme letto a baldacchino, un enorme armadio a quattro ante, un tavolo quattro sedie, una cassettiera, due divani, e in un lato della grande camera c’era addirittura una piccola cucina con diversi mobiletti, che ospitavano pentole di diverse misure a ltri utensili che circondavano un piccolo focolare pronto per essere utilizzato per cucinare prelibsti manicaretti. I pavimenti erano coperti da lucidissimi mosaici colorati rappresentanti scene mitologiche e naturalistiche. Lo stile sembrava ricordare quello delle ville romane antiche con colori ricchi di rossi e marroni. La stanza era semplicemente magnifica e soprattutto sembrava l’avessero appena pulita, ogni superficie brillava, non poteva essere stata abbandonata da secoli e questo preoccupò parecchio Anna.

-Non che non apprezzi l’arreamento, ma Saiel…questa camera sembra sia sta abitata fino a pochi istanti fa. Non è abbandonata da centinaia di anni, sembra nuova. Chi l’ha pulita? Chi ha conservato tutto questo fino ad oggi?

-Non lo so, ma credo lo scpriremo presto-le rispose lui facendole segno di tacere. Infatti poteva sentire il suono di pasi che si avvicinavano da dove erano venuti. Fece indietraguiare Anna e si mise dietro la porta chiusa pronto ad assalire chiunque fosse entrato.

Ma nessuno entrò, una scnosciuta si limitò ad apparire davanti a loro dal nulla.

Saiel e Anna balzarono indietro sorpresi. –Un’arcimago.-dissse Anna

-Non proprio rispose la donna.

Aveva lunghi capelli bianchi, ma non era vecchia dimostrava intorno ai trenten’tanni e indossava una luga tunica argentea. Il suo volto era levigato e perfetto sotto ogni punto di vista, simmetrico in modo millimetrico e freddo come il marmo. Ma ciò che più colpiva chi la vedeva erano i suoi occhi grigi argenti come il suo abito.

-Non sono un arcimago, non esistono arcimaghi in realtà coloro che chiamate in questo modo, come me, sono semplicemente ascesi.

Ascesi?

Sono saliti ad un piano di esistenza superiore o meglio, hanno superato i loro limiti ed hanno incanalato più energia di quanto fosse saggio e questo ha causato la loro ascensione. E’ come se le protezioni naturali che il nostro corpo umano ci forbnisce fossero state bruciate ed annulate, questo ci permette di usare più magia ed espande i nostri poteri. Ma spesso ci danneggia alo stesso tempo. Senza barriere ci è difficile vivere a streto contatto con altri esseri viventi.

-I nostri arcimaghi non hanno questi problemi

-forse loro sono ascesi ad un livello più basso, parte delle loro barriere sono rimaste…non so, o forse il loro potere non era tale da causare troppi problemi, ma il nostro…..il nostro era già tamente grande in origine che averlo amplificato rende impossibile per noi vivere insieme ad altre persne, saremmo un pericolo per loro oltre che per noi stessi

-tutto questo è molto interessante ma chi sareste VOI?

-Oh scusami, hai ragione averi dovuto presentarmi, perdona la mia prolissità ma vedi è da così tanto tempo che non ho ospiti e hce non parlo con qualcuno…Io sono Aisha, del Clan del cielo. 

 

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Pochi giorni per riposare, studiare il percorso che avrebbero seguito, fare i preparativi necessari al loro viaggio e Anna e Saiel furono pronti a partire.

Acaon avrebbe condotto a breve l’esercito del fuoco verso una radura poco distante dove si sarebbe unito all’esercito del clan dell’aria, e insieme i due clan si sarebbero diretti verso lettere del clan dell’acqua per incontrare gli eserciti nemici dell’acqua e della terra prima che entrassero nel loro territorio. La guerra stava per iniziare.

Anna e Saiel invece sarebbero partiti oggi stesso in una missione che sembrava impossibile, ma che racchiudeva in sé le speranze di un popolo.

E Anna non aveva mai cavalcato nella sua vita. Era stata in groppa ad un cavallo solo tre volte da quando era in questa dimensione, due volte dietro a Saiel aggrappata a lui, e una da sola ma con Saiel che conduceva il cavallo alla briglia. Sarebbe stata in grado di cavalcare da sola e guidare il cavallo? Saiel le aveva dato alcune lezioni, ma non erano andate molto bene. I movimenti del cavalo le scuotevano dolorosamente ogni muscolo, le facevano battere i denti e scivolare dalla sella.

-È perché stai in groppa al cavallo come un sacco di farina, devi assecondare i movimenti dell’animale col tuo corpo.- le aveva detto Saiel, ma non era semplice. Doveva stringere forte le gambe e alzarsi e abbassarsi insieme al movimento del cavallo, una fatica tremenda per i suoi muscoli non allenati e inoltre, se lei doveva fare tutta questa fatica a cosa cavolo serviva il cavallo? Tanto valeva andare a piedi!

Ma possibile che in questo stupido mondo nessuno avesse mai inventato almeno una bicicletta? Non vale la pena nemmeno di pensarlo, purtroppo avrebbe cavalcato, non c’era altra scelta.

 

Salutare tutti fu più difficile di quanto aveva creduto. Solo Acaon, i suoi consiglieri Ragul e Kagur, Wes e Delissa erano a conoscenza della loro vera destinazione, gli altri credevano semplicemente che Saiel la stesse allontanando dal pericolo imminente, e che si sarebbero rifugiati poco lontano.

Delissa piangeva come una fontana e cercava di frenare quel fiume di lacrime con un fazzoletto, mentre Ailinn e Roscel la salutarono con un sorriso sulle labbra. Un sorriso tirato, visto che nessuno sapeva cosa riservava loro il futuro di guerra che li attendeva, ma pur sempre un sorriso.

Lilis e Rews, i figli di Acaon l’avevano abbracciata e Altair l’aveva baciata sotto lo sguardo corrucciato di Saiel, mentre Acaon e Wes  avevano augurato loro Buona Fortuna.

Saiel abbraccio la sorella. Anna aveva un groppo in gola e non riuscì a dire nulla, si limitò a ricambiare abbracci e sorrisi, poi lei e Saiel salirono in groppa ai loro cavalli e partirono senza mai  voltarsi indietro.

Forse aveva visto tutte quelle persone per l’ultima volta, pensò Anna sentendo un grande vuoto dentro. Si sentiva smarrita, ed incerta, eppure dentro di lei qualcosa la spingeva alla ricerca del quinto clan. Per ora questo e stare insieme a Saiel le bastava per poter andare avanti.

 

La prima giornata di viaggio fu un incubo, ma Anna non disse una parola, aggrappata la suo cavallo, sforzandosi di ignorare le piaghe che le si stavano aprendo sul retro delle cosce e sulle natiche, e il dolore spaventoso alle reni.

Stava seduta pallida e con le labbra serrate sul suo cavallo e Saiel non potè fare a meno di ammirare la sua forza d’animo. Non essendo mai andata prima a cavallo da sola, cavalcare un’intera giornata doveva essere molto duro per lei.

Anna infatti gli cadde fra le braccia, quando, appena prima del crepuscolo, si fermarono per la notte in una piccola locanda. Ma rifiutò il sostegno che le offriva ed entrò impettita nell’edificio sebbene i suoi muscoli si ribellassero ad ogni passo.

L’oste la guidò verso la sua camera. La stanza in questione era spoglia tranne che per un letto. Anna liquidò l’uomo con un gesto della mano e cadde a faccia in giù sul letto, soffocando i gemiti nella coperta.

Non aveva idea di quanto tempo fosse passato quando udì la porta aprirsi e l’inconfondibile passo di Saiel entrare

-Non sto dormendo- borbottò -sono pronta a scendere per la cena

-Vedremo- disse lui con calma. Posò sul pavimento qualcosa che emise un tintinnio

Anna voltò la testa e si sforzò di aprire gli occhi pesanti e di alzarsi. Una mano fra le scapole la spinse di nuovo giù.

-Rimani stesa, Anna. Non possiedo la magia di guarire, ma ho un paio di trucchi per alleviare certi mali.

Le tolse gli stivali e le sfilò i pantaloni e li gettò sul pavimento

Anna emise un sospiro di sollievo, mentre l’aria fresca le sfiorava la pelle dolorante e infiammata

-Per gli Dei!- esclamò Saiel -perché non  hai detto niente? Sei tutta una piaga dalle reni fino al retro delle ginocchia

-Non c’era bisogno di dire niente-disse Anna. Saiel scosse la testa incredulo e immerse un panno nell’acqua calda che aveva portato con sé. E lo stese sulle reni di Anna

-Ah- mugolò Anna, di piacere, mentre il calore del panno scioglieva poco per volta la contrazione dei muscoli doloranti.

Saiel stappò pi una piccola borraccia contenente un unguento e glielo sparse sulle natiche e sulle cosce, massaggiò delicatamente e poi applicò altri panni caldi

-Che meraviglia-disse Anna rilassandosi a mano a mano che il calore penetrava

Saiel preparò un altro panno caldo -Non credo domani potrai salire a cavallo.

-Posso farlo e lo farò- dichiarò lei testarda -Non possiamo perdere tempo, la nostra missione è troppo importante. Non tocca te dire che cosa posso fare e cosa no.

-Ah no?- Saiel alzò un sopracciglio -Dato che questa è a tutti gli effetti una missione militare, tocca proprio a me dirlo- la baciò dolcemente- Adesso ti faccio portare dell’acqua e una tinozza così potrai stare immersa nell’acqua calda. Poi ti metti a letto e ti faccio portare la cena.

Un bagno mi aiuterebbe- disse -poi sarò pronta per domani

-Anna non puoi davvero voler…

-Sì invece non possiamo perdere tempo per colpa mia, non potrei mai perdonarmelo.

 

La mattina dopo Anna emerse dalla locanda con l’aria di chi sta per affrontare la tortura più terribile che sia mai stata inventata.

Saiel l’aspettava già a cavallo, Anna strinse i denti e si arrampicò sulla sella. Non sembrava male per il momento: la pomata, il bagno caldo e una notte di riposo avevano dato buoni risultati. Saiel partì e Anna spronò il suo cavallo al trotto.

In capo ad un ora Anna era scivolata in una trance in cui il dolore fisico le sembrava un tutt’uno con se stessa. Non riusciva più a distinguere fra il dolore muscolare e quello della pelle. Se si fosse concessa di pensare alle ore che aveva davanti, sapeva che si sarebbe messa a piangere, perciò lasciò vagare la mente tra le verdi  vallate,  e i limpidi ruscelli, che costituivano il paesaggio che accompagnava il loro viaggio.

Quando Saiel tirò le redini, lei non se ne accorse e il suo cavallo avrebbe proseguito se Saiel non avesse afferrato le briglie, fermandolo. L’assenza di moto fece uscire Anna dalla trance. Ritornò alla realtà con un gemito.

-Vieni, non ti posso vedere in questo stato. – disse Saiel preoccupato sporgendosi dalla sella -Tira fuori i piedi dalle staffe e mettimi le braccia al collo.

Lei obbedì e Saiel la alzò dalla sella e la mise sulla sua davanti a sé -Stai sollevata ed appoggiati a me.

-Domani monterò di nuovo in sella.- mormorò lei testardamente, anche se il sollievo che provava  stando seduta di traverso sulle cosce di Saiel era innegabile.

-Per un’oretta al massimo, ci vuole tempo per abitarsi.- le rispose Saiel imperterrito.

Per altri due giorni avrebbero alloggiato in diverse locande che sorgevano lungo la strada che li stava conducendo verso il Bosco di Tar, ma una volta arrivati lì, avrebbero dovuto lasciare i cavalli, e proseguire a piedi. Il bosco era troppo fitto per poter essere attraversato agevolmente a cavallo, soprattutto da un cavaliere inesperto come Anna, e poi, comunque, usciti da esso sarebbe iniziata la salita sui monti Vides, dove i cavalli non avrebbero potuto proseguire, perciò era meglio lasciare i cavalli all’ultima locanda che avrebbero incontrato e proseguire a piedi, fermandosi a riposare di notte con dei semplici bivacchi.

Era importante che Anna non si stancasse troppo in questi quattro giorni a cavallo, o Saiel sapeva non sarebbe riuscita poi ad affrontare la marcia a piedi che li aspettava.  E poi non gli dispiaceva averla tra le braccia mentre cavalcava, ogni scusa per toccare il suo corpo era benvenuta per quanto lo riguardava.

-Stasera sarai meno stanca di ieri e domani starai ancora meglio. Ogni giorno il tuo corpo poco alla volta si abituerà agli sforzi che gli stai chiedendo. – le disse

-Ancora due giorni a cavallo vero?

-Sì poi andremo a piedi. Per quanto in questo momento odi i cavalli, quando dovrai camminare li rimpiangerai probabilmente.

Anna scosse la testa-indubbiamente, ma, soprattutto sognerò, biciclette, aerei, treni e automobili, tutti mezzi di trasporto che purtroppo voi in questo mondo non avete. Tu non li hai mai visti, né provati perciò Non hai idea di quello che ti perdi, ma per me….Nel mio mondo spostarsi da un luogo ad un altro non richiede sforzi disumani! Sali su mezzi meccanici e loro ti portano dove vuoi, senza che tu debba muovere un muscolo.

Saiel assunse un’espressione perplessa -Loro si muovono al vostro post?

-Sì. E con gli aerei l’uomo è in grado di coprire enormi distanze in pochissimo tempo.

-Aerei?

-Gli aerei sono delle macchine volanti.

-Macchine volanti con dentro della gente?

-Sì

-E queste macchine possono rompersi?

-Bè…

-E possono cadere?

-Mmm in effetti sì, ma succede molto raramente

-Ah, raramente dici, ciò significa che capita e tu vuoi dirmi che questi mezzi meccanici sono molto meglio dei cavalli.

-Guarda che si può morire anche cadendo da cavallo.

-Sì, ma almeno cadrai da un’altezza minore.- disse Saiel.

Anna lo fissò in volto sorpresa e osservò attentamente la sua espressione, sembrava completamente serio, ma quello che aveva detto non lo era stato. -Hai forse appena fatto una battuta?-gli chiese perplessa.

Saiel ricambiò il suo sguardo e poi scoppiò a ridere -Sì, credo proprio di sì.

Anna allargo ancora di più gli occhi e Saiel smise di ridere -Perché sei così sorpresa?

-Bè, tu sei sempre così serio e all’improvviso fai battute e ridi nel bel mezzo di una missione probabilmente destinata a fallire. Non ti capisco.

-Io sono un soldato, per me essere in missione, avere un compito da svolgere , vuol dire fare il mio dovere. Mi fa sentire bene. Sono più a mio agoio ora, che non quando vivo al castello.

Anna sorrise-Già, me ne sto accorgendo.-e si mise a ridere.

Saile si rabbuiò-Lo trovi divertente?-chise credendo stesse ridendo di lui.

-No,-disse Anna tornando seria- Non lo trovo divertente, lo trovo bello. Mi fa piacere. Vederti felice e rilassato, è strano in un certo senso, ma piacevole. Vederti felice, mi rende felice. E’ stupido questo?

Stavolta fu Saiel a sorridere- Assolutamente no. – le prese una mano se la portò ala labbra e la baciò delicatamente sul dorso.-Renderti felice, rende felice me.

 

Due giorni dopo Saiel e Anna, senza più i loro cavalli entrarono nel bosco di Tar. Anna non aveva voluto provare ad immaginarsi come poteva essere un bosco che Saiel le aveva descritto come imponente. Detto da una persona qualunque non sarebbe stato un aggettivo preoccupante, ma pronunciato da Saiel, che non utilizzava mai parole esagerate per nulla, l’aggettivo l’aveva messa in ansia, con buona ragione si rendeva ora conto. Davanti a lei si stagliavano, migliaia e migliaia di alberi, occupavano tutto il suo campo visivo, ed erano conifere altissime. Abeti imponenti, di cui gli enormi tronchi testimoniavano l’antichità. Ed erano vicinissimi l’uno all’altro tanto che passare in mezzo a loro, a causa dei rami bassi era molto difficoltoso.Se il bosco di estendeva in larghezza per molti chilometri, la sua profondità era però molto minore e Saiel le aveva assicurato che per arrivare alle pendici dei monti dietro di esso avrebbero impiegato solo due giorni di marcia. Anna sperava ardentemente che non si sbagliasse. Il sole riusciva a stento a penetrare le chiome degli alberi e il bosco era abitato da ombre inquietanti.

 

Quella sera quando per la prima volta si accamparono all’interno del bosco di Tar Anna non potè reprimere un brivido mentre la notte scendeva su quel luogo tetro anche durante il giorno.

-Sembra un tipico bosco delle fiabe.- disse a Saiel- Pericoloso e colmo di pericoli. E’ in un luogo come questo che Cappuccetto rosso fu attaccata dal lupo cattivo, Hansel e Gretel vennero quasi divorati da una strega e Pollicino fu abbandonato dai suoi genitori. Niente di buono accade in luoghi come questi.

Saiel, la guardò di sottecchi mentre sistemava i loro giacigli, due semplici coperte, sul duro terreno, ma non disse nulla. Non ne aveva bisogno la sua espressione diceva già tutto- Lo so, sono solo favole per bambini. Io stessa le ho raccontate ai figli di Acaon, ma…..dietro c’è un fondo di verità. I bambini a volte si smarriscono sul serio, e anche gli adulti. E questo luogo è sinistro, non puoi negarlo. Nel tuo mondo esiste la magia, perciò questo luogo potrebbe veramente avere poteri malefici.

Saiel sospirò-Che io sappia in questi boschi non né mai accaduto nulla di strano. Non esistono legende che parlino di tragiche morti legate a questo luogo.

-Questo è rassicurante- ammise Anna -eppure ho un brutto presentimento e non so stanotte riuscirò a dormire.

-Devi riuscirci, domani ci aspetta un altro giorno di marcia. Cos’è che ti disturba così tanto di questo luogo?

-Non so…..forse l’isolamento che genera, sembra che siamo circondati dal nulla, soli, abbandonati. Mi impaurisce.

-Qiando ti senti impautie o sola cosa fai per fare passare quseti sentimenti.

-A volte cantare a voce alta mi aiuta

-Bene, allora canta per me.

 

Quante volte ti ho chiesto di dirmi
che sono la tua donna?
Giorno dopo giorno ho avuto bisogno di una ragione per entrare nel tuo mondo?
Quante volte ti ho chiesto di chiedermi come ci si sente ad amare
quando questo amore sembra essere l’unica cosa di cui io sia colpevole ?
Oh tesoro abbracciami

E io mi sentirò al sicuro se tu
mi abbraccerai
E dentro le tue braccia brucerò
Circondami con le tue braccia

Circondami con il tuo amore

E dentro di esso io mi perderò

 

Il modo in cui ti comporti mi fa chiedere cosa io sia per te
perche’ devo soffrire per essere parte del tuo mondo?
Pechè devo rubare il tempo che passo con te?

Di notte sogno che tu stia andando via

Anche se dormi al mio fianco.

 

Oh tesoro abbracciami

E io mi sentirò al sicuro se tu
mi abbraccerai
E dentro le tue braccia brucerò
Circondami con le tue braccia

Circondami con il tuo amore

E dentro di esso io mi perderò


-Questa canzone è veramente bella. Ma d’altra parte tutte le canzoni che ci hai regalato fino ad ora erano speciali. Il tuo mondo deve avere un’affinità per la musica.

-Non saprei….forse in un certo senso, ma la musica non è certo al centro dell’attenzione generale nella mia dimensione, anche se fa da colonna sonora alle nostre vite ogni giorno. Io però senza musica non riesco a vivere. La musica riesce a donarti qualcosa ogni volta che l’ascolti, ti arricchisce e ti completa, allieva dolore e paura.

-Allora ora ti senti meglio?

-Un po’, questo posto mi da delle brutte sensazioni ma forse riuscirò a dormire.

 

++++

Purtroppo  il  brutto presentimento di Anna si rivelò veritiero e  Saiel venne svegliato da una vaga sensazione di disagio. Aprì gli occhi e vide Anna seduta poco distante, con le ginocchia alzate e la testa appoggiata sulle braccia.
-Anna?
Anna sollevò lentamente lo sguardo e Saiel fu scioccato da quanto apparisse malata.
-Che succede? – chiese, sollevandosi rapidamente a sedere per guardarla meglio.
-Non lo so,- rispose lei, in un tono leggermente spaventato. -È solo che… mi sento malissimo.
-Hai mangiato qualcosa che hai trovato qui nel bosco?- chiese Saiel preoccupato.
-No, certo che no-, lei rabbrividì, stringendosi più forte le gambe.
Sentendosi terribilmente inutile, Saiel disse -Posso fare qualcosa?
Prima che Anna potesse rispondere, Saiel vide il suo volto scolorirsi, e lei si alzò maldestramente in piedi e allontanandosi in fretta da lui.. Saiel la sentì gettarsi nei cespugli vicini, dove si fermò e vomitò violentemente.
Quando infine tornò, Saiel le porse silenziosamente una borraccia d’acqua.
-Grazie-, disse lei, prendendo debolmente un cauto sorso. Appariva così confusa, così incredibilmente malridotta, che istintivamente Saiel sollevò le coperte e disse -Vieni qui.
Le fece spazio quando strisciò verso di lui. Lei gli si avvolse intorno e si rannicchiò con gratitudine contro il suo petto. Lui le strinse attorno le coperte, allarmato dal tremolio del suo piccolo corpo, e la circondò con le proprie braccia fin quando non cadde in un sonno tormentato e privo di riposo.
Due volte nel corso del pomeriggio Anna ripeté la sua fuga, e Saiel poté sentirla gettarsi nei cespugli. Ogni volta che faceva ritorno al rifugio dell’abbraccio di Saiel sembrava sempre più abbattuta, e la preoccupazione di Saiel continuava a crescere.
Alla sera le sue condizioni peggiorarono, e scivolò nel delirio. Saiel le sedette accanto, tentando di calmare i suoi lamenti spaventati, e si chiese che genere di orrori il suo cervello preda della febbre avesse evocato.
La sua pelle era passata dal gelo al fuoco, e Saiel usò un panno umido per cercare di abbassarle la temperatura. Mentre lo passava sulla sua gola, cercando di ignorare la folle pulsazione del suo cuore, notò un rossore infiammato sul suo collo. Tirandole giù la maglia per poter vedere meglio, rimase sorpreso da un’irritazione a forma di V attorno alla sua gola, che proseguiva lungo il petto e scompariva in qualche punto oltre la spalla.
Saiel tornò al suo compito di raffreddarla. L’irritazione era molto strana e non assomigliava a nulla che avesse visto in precedenza. Ma era la febbre a preoccuparlo, e rimase tutta la notte al suo fianco, incapace di liberarsi dell’assurda idea che lei sarebbe morta se l’avesse lasciata.
Fece del suo meglio per mantenerla fresca e comoda, ma lo disturbava il fatto che stesse soffrendo così tanto e lui non potesse fare nulla. Spesso lei urlava nel delirio, a volte chiamando il suo nome, ma lui non sapeva se stesse cercando conforto da lui o se lui le stesse facendo del male nella sua allucinazione. Gli tornò in mente la canzone che Anna gli aveva cantato la sera prima, dove gli chiedeva di abbracciarla. Sperava che il suo abbraccio le fosse di conforto.
Per tutto il giorno la febbre infuriò, e Saiel cominciò veramente ad allarmarsi poiché Anna stava diventando sempre più debole. La sua temperatura continuò a salire, e niente di ciò che faceva riusciva a tenerla bassa – arrivò al punto di spogliarla, ma non fu comunque sufficiente, e nella sua disperazione si tolse lui stesso i vestiti e decise di immergersi con lei nel ruscello poco più a monte del loro accampamento. L’acqua di quel ruscello arrivava dalle nevi della montagna ed era gelida. Immergersi dentro di essa con in braccio Anna fu terribile. Il gelo gli penetrò le ossa ma resistette per alcuni minuti prima di uscire e tornare nella tenda. Con una coperta asciugò Anna e se stesso e poi si stese con lei sul giaciglio e usando il suo potere legato al fuoco scaldò il suo sangue riportando lentamente la temperatura del suo corpo alla normalità.  Anna gli si fece ancora più vicina, avvolgendolo con braccia e gambe. Non avrebbe saputo dire se fosse attratta dalla sua pelle calda o stesse cercando conforto. Per il resto del giorno giacquero abbracciati; Saiel sul calare della sera si rese conto che la febbre le era scesa. Cautamente le massaggiò la schiena febbricitante in un modo che sperava essere confortante, e attese. Dopo quella che sembrò un’eternità, gli occhi di lei si aprirono lentamente; si puntarono su di lui, e poté vedere che lottava per metterlo a fuoco.
-Saiel?
-Sono io-, confermò lui, conscio di star sorridendo come un idiota. -Sono qui.
Più tardi quello stesso giorno, Saiel riuscì a convincere Anna a mangiare qualcosa. Per il sommo divertimento – e sorpresa – di Anna, Saiel le aveva preparato una qualche zuppa leggera con la sua ultima selvaggina. In seguito le portò una bacinella di acqua calda per lavarsi, ma era un tale sforzo per lei che Saiel si rimboccò le maniche e lo fece al posto suo.
L’acqua calda la fece sentire molto meglio, e fu bello sentirsi nuovamente fresca e pulita. In seguito, Saiel le chiese se voleva che la aiutasse a lavarsi i capelli, ma lei rispose che non si sentiva ancora abbastanza bene, perciò in cambio lui spese una vita a districarglieli gentilmente con la sua spazzola. Anna si rilassò al suo tocco, e quando le sue trecce annodate furono ormai lisce e morbide, stava quasi facendo le fusa per il piacere.
Il giorno seguente, Anna si sentì più forte e chiese se potevano ripartire; non voleva più restare in quei boschi.
-Prenditi un altro giorno-, le suggerì lui, e lei assentì riluttante. Le forze le stavano tornando, ma ancora non era tornata alla normalità.

-Non vedo l’ora di andarmene da questo posto. Lo odio e odio il fatto di non riuscire a camminare per dieci minuti senza sentirmi mancare le gambe. Ed ecco che riprendo a lamentarmi e a piagnucolare! Mi vergogno di me stessa.-disse Anna.

Saiel le circondò le spalle con un  braccio -Non c’è niente di male nel lamentarsi, hai il diritto di farlo. Se ti sei ammalata è stato perché il tuo fisico ha raggiunto il limite ed ha deciso di mandarti un segnale chiaro per dirti che non poteva proseguire a quel ritmo. Prima hai cavalcato per giorni e poi hai camminato dalla mattina alla sera per altri due giorni. Eri sfinita. Ci voleva questo periodo di riposo non avrei dovuto spingerti..

-Alt, non andare avanti tu non hai alcuna colpa, sono io che mi sono sfinita pur di non rallentarti. Ho sbagliato, ora lo so e non ripeterò l’errore, ma stare male a fatto riaffiorare in me la nostalgia del mio mondo. Come sempre quando mi ammalo ho desiderato sopra ogni cosa mia madre e lei non era qui a prendersi cura di me. Stupido vero? Sono adulta e vaccinata eppure volevo mia madre e la voglio tutt’ora. Voglio che mi prepari i miei piatti preferiti per invogliarmi a mangiare, e voglio che mi provi la febbre posandomi una mano sulla fronte e che mi dica che presto starò meglio. Voglio la mia coperta preferita e il mio letto, voglio il mio cuscino……voglio tornare casa.-la voce di Anna si ruppe e lacrime iniziarono a scenderle sulle guance-Voglio tornare a casa, e tornare alla mia vita normale, dove  migliaia di vite non dipendono da me e da una missione insensata che io ho deciso di intraprendere spinta da non sio che cosa. Mi manca mia madre, mio padre, la mia famiglia e i miei amici. Sono stanca di essere forte e di dimrmi che devo ricacciare indietro il rimpianto e vivere giorno per giorno. Non voglio farlo. E non voglio limitarmi a sperare che un giorno forse riuscirò a tornare a casa. Io voglio tornarci subito.-

Saiel la strinsè a se-Vorrei poter esaudire il tuo desiderio ma non posso.

Anna si asciugò gli occhi con le mani e si voltò verso di lui-Lo so e lamentrami non farà certo sì che tutti i miei problemi si risolvano, non dovrei stare qui a piangere come una stupida-

-Hai tutto il ditirro fi farlo invece, piangi finchè vuoi è giusto che tu lo faccia visto tutto ciò che hai perso. Ma sappi che non sei sola in questo nuovo mondo. Molte persone ti vogliono bene e credono in te, me compreso.

-Lo so, -sussurrò Anna.- ma non è abbastanza. Non sento solo la mancanza degli altri miei cari sento la mancanza di me stessa. Portandomi mia dal mio mondo è come mi avessero strappato il mio passato. Un bel colpo di spugna e via, tutto cancellato. Ma come posso avere un presente o un futurio se non più passato? Questa persona che hai conosciuto non sono veramente io, sono diversa, talmente diversa che io stessa non mi riconosco a volte. Io non mi sono mai comportanta come ora in passato. Sono cambiata e voglio tornare ad essere quella di prima. Rivoglio l’identità che mi è stta strappata.

-Anna tu sei sempre la stessa solo, le circostanze ti hanno fatto cambiare. Tu sei sempre tu e il tuo passato esiste ancora nei tuoi ricordi nessuno può togliertelo-

E quando i ricordi sbiadiranno? Il tempo cancela tutto. E poi ciome fai a dire che io sono sempre tu non mi conoscevi prima che io arrivasi qui e non puoi saperlo.

-Hai ragione non ti conoscevo, ma conosco me stesso e a cnhe io col tempo e soprattutto spinto da straordinari eventi sono cambiato eppure sono sempre io. Guardami, sono qui seduto a parlare del mio passato e dei miei sentimenti, se Ailinn mi vedesse non crederebbe ai suoi occhi eppure sono sempre io anche se cambiato. Cambiai quando scoprii che mio padre era un nobile, e cambiai ancora quando seppi di avere ereditato da lui abbastanza potere da poter intraprendere una carriera militare. Cambiai ancora quando persi mia madre e dovetti occuparmi di mia sorella e infine cangiai ancora quando mi fu affidato il compito di accogliere su questo mondo la fiamma che era stta profetizzata. Tante volte la vita mi ha spinto a cambiare, spero in meglio, eppure sono sempre io e lo stesso vale per te.

-e se io non fossi cambiata in meglio?

-Stai rischiando la tua vita per salvare questo mondo, direi proprio che è segno di bontà non credi?

-Sto rischiando la vita per salvare questo mondo ma anche perché trovando il clan scomparso spero di trovare oil modo di tonranre a casa. In fondo sono spinta da motivi egoistici.

-Tutti gli esseri umani sono spinti principalmente da motivi egoistici, ma ciò non toglie che la tua azione sia invece altruistica. Tu vuoi evitare la guerra ed evitare alla mia gente sofferenza e morte se così non fosse ti saresti alleata con la tua amica che è stta accolta dal clan dell’sacqua. Lei è parte del tuo passato e la tentazione di seguirla sarà stta forte. Ma invece hai scelto di stare dalla parte di gente che conosci da poco perché ritenevi che la nostra cusa fosse giusta.

-Bè il fatto che Sara stia dalla parte di un pazzo ha leggermente ifluito sulla mia decisione….

-Anna non sminuire le tue scelte

-E va bene, va bene.- Forse sono cambiata in meglio ma vorrei comunque tornare come una volta.

-Purtroppo non si può Anna cambiare significa crescere e non si può smettere di crescere mai.

 

Due giorni dopo Anna e Saiel ripresero il loro viaggio. E Anna fu veramente felice di andarsene dai boschi di Tar, erano successe troppe cose sgradevoli lì, ed era covinta quel luogo portasse sfortuna.
Saiel stimò che fossero a tre giorni di distanza dalle montagne  quando i cieli si riempirono di nuvole giallo scuro e una pioggia fredda e costante iniziò a cadere.

Se viaggiare a piedi tutto il giorno era faticoso farlo sotto la pioggia era veramente massacrante. La pioggia era incessante e fredda. Ad Anna sembrava di venire trafitta da migliaia di piccoli spilli ghiacciati. La pioggia le martellava la testa fino a farla dolere e appesantiva i suoi abiti rendendo ogni movimento più difficile. Se questo non fosse bastato Anna non riusciva nemmeno a vedere dove stavano andando dietro alla cortina d’acqua che scendeva, ma seguiva la sagoma di Saiel sperando che almeno lui sapesse dove stava andando.

Per fortuna Saiel riuscì a trovare una caverna abitabile e lì poterono rifugiarsi  giusto in tempo prima che i letali fulmini verdi ( sempre presenti all’inizio di una tempesta, le spiegò Saie) cominciassero. Erano stati fortunati. Incredibilmente fortunati. Ma dovettero rimanere nella caverna per l’intera giornata.

-Di questo passo non arriveremo mai al santuario.-disse sconsolata Anna

Ma il giorno seguente e quello dopo ancora  furono pieni di sole e Anna e Saiel riuscirono a percorrere una grande distanza in breve tempo raggiungendo così finalmente le montagne. Salire il sentiero montano era faticoso, ma Saiel l’aiutò passo passo e Anna strinse i denti e tenne duro. Dentro di lei, quell’indefinito sentimento che l’aveva spinta ad intraprendere questa missione era risorto e ora la spronava ogni minuto rendendola impaziente di arrivare. Sentiva che al santuario avrebbe trovato parte delle risposte che cercava. 

The_Japanese_Garden_by_mizzdraconiaDopo averli rassicurati, Anna e Saiel riuscirono a fare uscire tutti dalla stanza, tutti tranne Melissa e Wes. Anna si avvicinò alla donna e le comunicò la grande notizia: lei e Saiel avevano bisogno del suo aiuto per una missione segreta affidatagli da Acaon . Delissa sgranò gli occhi e si portò una mano alla gola -Del mio aiuto?

-Sì. Tu sei la persona che ha studiato più a lungo i testi riguardanti la storia dei cinque clan e quindi solo tu puoi aiutarci a capire dove potrebbe trovarsi il clan scomparso, il clan dell’aria.

Mezzora dopo Anna, Saiel, Melissa, e Wes si trovavano in biblioteca chini su libri di storia. Delissa aveva cercato nella biblioteca i testi che secondo lei potevano contenere le informazioni che stavano cercando e ora tutti e quattro stavano leggendoli attentamente alla ricerca di indizi. Ad un certo punto però Delissa si prese la testa fra le mani sconsolata. – Purtroppo il clan dell’aria scomparve molti secoli prima che questi libri venissero scritti, Già per questi antichi autori erano solo leggenda. Nessun libro parla del luogo dove in passato risiedevano. Questo è tutto ciò che ho trovato., – disse Delissa aprendo davanti a loro un libro dall’aspetto vetusto e lacero – Si tratta di un testo di leggende e dice che il culto del santuario di Ils era legato in qualche modo misterioso al clan dell’aria. L’autore suppone che le entità adorate in questo santuario fossero membri di quel clan ascesi e divenuti dei.

-Niente altro?- chiese Anna

-Niente altro.

-Bè è sempre meglio di niente, andremo a queste santuario e lì cercheremo altri indizi.- dise Anna cercando di apparire ottimista ma fallendo miseramente.

-Non credo troverete molto.- disse Wes

-Perché?

-Perché il santuario è abbandonato da secoli, ormai sarà solo un cumulo di rovine.

 -Ci andremo comunque non abbiamo altra scelta. Dove si trova?

- Si trova a nord, sui monti Vides. – disse Wes.

Delissa si mise a cercare tra varie cartine e pergamene e le porse un foglio -Ecco questa è un’ antica mappa del percorso per giungere al santuario. Non è precisissima, ma è tutto quello che ho.

 -Andrà benissimo Melissa, puoi dirci altro sul clan del cielo?

Delissa aggrottò la fronte per la concentrazione nel tentativo di ricordare quante più cose possibili -Nei miei studi sono incappata poche volte in leggende riguardanti questo antico clan. Le uniche cose che questi autori sono in grado di dire sono che i suoi membri avevano i capelli color argento o bianchi e che erano molto potenti. Tutto qui.

Wes alzò gli occhi al cielo-Insomma non sai dirgli nulla.

-Io faccio del mio meglio ma senza altre fonti….purtroppo non sono in grado di aggiungere altro, so che non vi ho detto nulla di rivelante e che ho sprecato il vostro tempo che è molto prezioso visto la vostra missione, e vorrei poter fare di più. Oddio vorrei possedessimo più libri ma purtroppo le guerre non hanno permesso che gli studiosi abbondassero, gli uomini del clan sono sempre stati in maggioranza soldati e le donne, bè le donne o erano soldati anche loro o erano troppo occupate coi figli o con i loro cari feriti in guerra o erano troppo vacue per studiare perciò abbiamo pochi testi rilevanti e ora questa mancanza si fa sentire. Oh se solo gli uomini in passato avessero avuto il buon senso di scrivere dettagliatamente i fatti che vivevano, ora non avremmo tutti questi vuoti nella nostra storia invece niente, troppo occupati a combattere e litigare, che spreco che spreco, Io sapevo che un giorno sarebbe arrivato il momento in cui sarebbero stati utili, ma era l’unica a dirlo e ora è troppo tardi e non so che fare o cosa dire e….

-Mi sembra che di cose da dire tu ne abbia molte invece , fermati per carità e prendi fiato-disse Wes Delissa si fermò e prese effettivamente fiato.

Anna si avvicinò a Delissa -Non preoccuparti Delissa ci sei stata preziosa adesso sappiamo dove iniziare la nostra ricerca, e questo ci basta. Ora credo proprio che andrò a riposare, i miei piedi sentono ancora tutti i chilometri che hanno percorso..

Delissa si portò mortificata le mani alla bocca.-Oh Dei e io che ti ho fatto stare qui a studiare antichi testi dopotutto quello che hai passato sono proprio stata insensibile. Presto vai a riposarti, poverina sei stata rapita chissà cosa hai subito e io ti sfrutto qui in biblioteca come mi vergogno di me stessa, vuoi che ti prepari una tisana rilassante? Un balsamo per i piedi fatto con erbe mediche? Ho giusto letto due giorni fa un’antica ricetta che si tramandavano le donne della famiglia Mayo che dovrebbe..

Wes la interruppe di nuovo e le mise la mano davanti alla bocca tappandogliela -Delissa calmati. Deve solo riposare un po’ tutto qui. Vai Anna presto prima che ricominci a parlare Anna seguì il suo consiglio.

Lei e Saiel si fermarono davanti alla porta delle stanze di Anna.

-Credi che Delissa riuscirà a mantenere sgreta la nostra missione?  Trattenere le parole è molto difficile per lei.- disse Anna.

-Indubbiamente, proprio per questo Acaon ha deciso che Wes d’ora in avanti le starà sempre vicino, controlerà che non dica nulla che non dovrebbe dire.

-Poverina, passare tutto quel tempo con Wes…non la invidio. Però magari tra i due potrebbe nascere qualcosa..

-Lo stai facendo ancora.-disse Saiel alzando gli occhi al cielo.

-Cosa?

-Cerchi di creare coppie. Prima mia sorella e il secondogenito del capoclan del vento, ora Delissa…

-Non ci vedo nulla di male. Mi piace vedere la gente intorno me felice. E ora non intendo discutere con te sono troppo stanca.

-Lo so, ma non credo avrai tempo per dormire adesso ormai è quasi ora di cena. E dopo aver mangiato immagino che Acaon vorrà sentire le informazioni che Dalissa ha trovato.  Durante la cena intanto parlerò ai miei uomini e spiegherò loro come mai non potrò guidarli contro l’esercito nemico. La nostra missione è segreta, perciò mi limiterò a dire loro che Acaon mi ha affidato il compito di portarti in un luogo sicuro lontano dalla battaglia che sta per scoppiare.

-Ti spiace non poter combattere al loro fianco.-gli chiese Anna

-Sì, sono i miei uomini mi sento responsabile nei loro confronti, ma al tempo stesso so che seguire te è il mio destino.

-Spero tu non te ne pentirai.

Anna si sentiva terribilmente responsabile verso Saiel. Se gli fosse successo qualcosa sarebbe stata completamente colpa sua. Lo stava trascinando con sé in questo piano impossibile solo per non sentirsi sola? Forse…..non sapeva nemmeno lei il perché,  tutto era cominciato quasi per caso, ma era stata lei a decidere. Lei, a coinvolgerlo.

Le venne in mente una vecchia canzone sentita tanto tempo prima, in un altro mondo ormai:

 

Mi sono innamorata di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcuno da sognare
Mi sono innamorato di te
perché
non potevo più stare sola
il giorno
volevo parlare dei miei sogni
la notte
parlare d’amore
Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient’altro che a te 

 

Mi sono innamorata di te
e adesso
non so neppure io cosa fare
il giorno
mi pento d’averti incontrato
la notte
ti vengo a cercare.

Non era forse nato tutto da un suo capriccio, per non sentirsi più cos’ estranea ed isolata in questa dimensione? E ora? Lo amava? Anna non lo sapeva, ma proprio come diceva la canzone ora non poteva più fare a meno di lui.

Anna era sconvolta per due motivi. Prima di tutto a causa di ciò che lei stessa aveva detto, stava per imbarcarsi un una missione impossibile di sua spontanea volontà! Doveva essere impazzita. E secondariamente, a causa di ciò che aveva detto Saiel ad Acaon.

Perciò quando Saiel la riaccompagnò alle sue stanze e si ritrovarono da soli lo affrontò senza mezzi termini.

-E così io sarei la tua comya? Cosa vorrebbe dire? E quando avresti deciso questa cosa? Senza nemmeno consultarmi, tra l’altro…

Saiel le prese le mani e stava per risponderle quando furono interrotti dalla porta che si apriva e rivelava Altair con in mano un enorme mazzo di fiori.

Con l’ingresso di Altair nella stanza cadde un pesante silenzio.

Altair guardò stupito le mani allacciate di Saiel e Anna, ed un espressione ferita si fece strada nei suoi occhi.

-Bentornata fra noi Anna. Non appena ho saputo del tuo rapimento mi sono fatto avanti per venire a salvarti ma mio padre ha pensato che Saiel sarebbe stato una scelta migliore…. e sembra avesse ragione…..L’importante comunque è che tu sia di nuovo qui sana e salva.

Saiel aggrottò la fronte e le lasciò le mani.

-Sono felice anche io di rivederti, Altair- disse Anna, mentre Altair le dava un bacio sulla guancia sotto lo sguardo irato di Saiel

 

-Come stai?- le chiese Altair – Ti hanno fatto del male?

 

Saiel rimase pochi centimetri dietro ad Altair, braccia conserte e sguardo minaccioso fissato su di lui. Anna cercò di sorridere ad Altair per rassicurarlo sulla sua salute ma la tensione nell’aria la soffocava.

 

-Sto bene sono stata fortunata, molto fortunata

 

Altair si girò verso Saiel, poi tornò a guardarla –Anna, credi che potremmo…

 

Anna annuì -Saiel potresti  uscire un attimo. Credo che Altair e io dobbiamo parlare.

 

La schiena di Saiel si irrigidì e il suo cipiglio si accentuò. -No,- le disse senza mezzi termini.

 

Sia Altair che Anna lo fissarono stupiti. Ma lo stupore si trasformò in rabbia sul volto di Altair.

 

-Anna ti ha chiesto di uscire.

 

-Anna non ha niente da dirti.- ribattè Saiel.

 

Anna cercò di frapporsi tra i due -Um, scusate ma io sono qui presente e so parlare per me stessa.- ma nessuno dei due l’ascoltò.

 

-Chi credi di essere per decidere con chi deve parlare?- scoppiò Altair

 

-Io, sono il suo amante, mentre tu non sei niente per lei,- ribattè Saiel .

 

-Adesso ne ho veramente abbastanza finitela tutti e due!- gridò Anna e finalmente i due uomini l’ascoltarono e rimasero zitti a scambiarsi sguardi pieni d’odio. Anna si avvicinò a Saiel

 

-Perfavore, devo parlare con Altair

 

Saiel aggrottò le sopracciglia e la piega delle sue labbra si trasformò in un lieve broncio

- Non voglio lasciarti sola con lui.

 

Anna gli sorrise. –Non credo di aver bisogno che tu mi protegga da Altair .- Gli prese il volto fra le mani -Perfavore?

 

Saiel sospirò ma la sua postura si rilassò.- Va bene-poi incontrò lo sguardo di Altair. -Sarò fuori dalla porta.- e con questa velata minaccia rivolta ad Altrair, uscì dalla stanza chiudendo dietro di sé la porta.

 

Una volta che Saiel fu uscito Altair si volse verso Anna.

 

-Credo di sapere cosa devi dirmi.

 

Anna si passò nervosamente una mano fra I capelli- Già, è successo tutto all’improvviso, prima del mio rapimento…..io e Saiel…insomma..

 

-Siete una coppia. – finì per lei Altair

 

-Sì.-confermò Anna.

 

-Tu  lo ami? So di non avere il diritto di chiedertelo ma…

 

-Non lo so, è ancora troppo presto per parlare d’amore ma, provo qualcosa per lui.

 

-Lo invidio, sai… vorrei essere al suo posto, ma evidentemente non era destino. L’unica cosa che mi viene da chiederti però è…perché lui?

 

-Oh Altair, non lo so. Non c’è una spiegazione logica per i sentimenti, mi piace come persona, mi da sicurezza, mi piace il suo aspetto, sto bene con lui. Tutto qui.

 

-Mentre io non sono certo un tipo rassicurante. Sono troppo immaturo, non mi prendo le mie responsabilità…. Ma non mi arrendo sai. In fondo potresti ancora cambiare idea, trovare un difetto insormontabile in Saiel e lasciarlo, e io sarò lì, più responsabile e maturo, ad aspettarti.

 

-Non dire così Altair. Tu vai già bene così come sei, e qualunque donna sarebbe felice delle tue attenzioni. Vedrai, incontrerai la persona giusta che ti amerà per ciò che sei: espansivo, caloroso, intelligente. Non vale la pensa aspettare me, veramente.

 

-Non sono d’accordo su questo punto. E non mi arrendo nei tuoi riguardi. Ti conquisterò un giorno, vedrai. Ma ora sarà meglio che  me ne vada o tra poco Saiel butterà giù la porta

 

Dopo l’uscita di Altair, Saiel rientrò nella camera e Anna lo accolse dandogli un bel pugno sul bicipite.

-Questo è per la scenata di gelosia di poco fa. Ti ho forse dato motivo per non fidarti me?

-No

-E allora perché ti sei comportato così?

Saiel la fissò negli occhi – Perché quando si tratta di te non riesco ad essere razionale. So che hai scelto me, nonostante Altair ti volesse per sé, e che quindi tu non lo vuoi, ma lui è innegabilmente più attraente di me e ha sempre ottenuto ciò che voleva e…..i sentimenti spesso annebbiano la mente. Non ragione quando si tratta di te.

Anna sospirò -Per me è lo stesso nei tuoi confronti, lo sai vero? Perciò se mai ti vedessi in atteggiamenti intimi con un’altra donna aspettati urla calci e pugni, capito?

Saiel sorrise.

-Ma non credere che mi sia dimenticata di quello che cui stavamo parlando prima che arrivasse Altair. Cosa significa comya?

Saiel si impietrì ed abbassò lo sguardo, poi dopo aver preso fiato rialzò gli occhi verso di lei -Comya significa compagna, ma è un concetto complesso, letteralmente significherebbe la metà di me stesso. Quando un uomo o una donna del clan dichiarono qualcuno la loro comya, è come se si legassero a lei o a lui……

-Aspetta vuoi forse dirmi che dichiarandomi la tua comya mi hai sposato?!

-No, credo che per sposare tu intenda legarsi per la vita, no, e  per quello esiste un’altra cerimonia, una cerimonia che si può celebrare solo dopo essere stati dichiarati comya da qualcuno per almeno un anno.

-Quindi dichiarandomi comya ci siamo fidanzati.

-Se il fidanzamento per la tua gente è ciò che precede una cerimonia di unione permanente, allora sì, siamo fidanzati.

Anna non sapeva se doveva sentirsi lusingata, felice o arrabbiata. -Non avresti dovuto consultarmi prima?

-Avrei dovuto e avevo intenzione di farlo, ma quando Acaon ha proposto di separaci e di mandarti senza di me in questa pericolosa missione, io ho dichiararti mia comya! In questo modo non ci separeranno. Ma te lo chiedo ora: vuoi essere la mia metà?- le chiese sfiorandole una guancia con la punta delle dita. Il lieve tocco delle sue dita bastava per farla sciogliere dentro e Anna si chiese per la millesima volta, cosa c’era in Saiel che l’attraeva tanto.

Non era bellissimo, i tratti del suo viso erano troppo marcati, la sua mascella troppo quadrata, il suo naso era lungo e piuttosto importante, i suoi due grigi erano spesso freddi e severi. Eppure l’insieme di questi tratti e la passione che leggeva in fondo ai suoi occhi riuscivano a toccare delle corde dentro di lei, mai toccate prima. Tutto questo la spaventava, era ovvio, ma non poteva negare ciò che provava.

-Sì.- gli rispose, e fu felice di vedere il volto di Saiel illuminarsi di gioia e un ampio sorriso sorgere sulle sue labbra. Era così raro vederlo sorridere così apertamente. Oh, spesso le sorrideva alzando un angolo della bocca, ma una sorriso aperto e spontaneo era una cosa rara e per questo molto preziosa

-Sai, vivere in questa dimensione ha modificato il mio carattere…nel mio mondo non avrei mai avuto il coraggio di fare la prima mossa nei tuoi confronti…invece ho osato, e ne sono felice.

-Anch’io.- gli rispose dolcemente lui.

Anna lo abbracciò forte, non avrebbe voluto rovinare questo bel momento ma doveva assolutamente dirgli ciò che provava riguardo ciò che stavano per affrontare assieme

- Saiel ho molta paura.

-Perché?

-Per quello che sta per accadere, per la guerra, per la nostra missione…Saiel tu mi hai appoggiato ciò che ho proposto ad Acaon, ma….non sono stata io a proporre quel piano

-Come ? Sei stata tu ero presente se ben ricordi.

-Lo so, lo so, ma ti giuro, non ho mai nemmeno pensato di andare a cercare il leggendario clan, e perché avrei dovuto? Con tutto quello che mi è successo non ho certo avuto molto tempo di fare piani….no, la mia bocca si è aperta e ha parlato, ma, non la controllavo io, era come se il mio corpo fosse controllato da qualcun altro, qualcuno che vuole che io e te intraprendiamo questa missione…..

-Qualcuno ti controllava?

-Sì e parlava attraverso me

-E molto strano, non ho mai sentito parlare di questi tipo di magia…..forse dovremmo dirlo ad Acaon.

-L’ho pensato anche io, ma…..anche se non è mio, questo piano ha senso, e….lo so che è strano,ma mentre le parole uscivano dalla mia bocca non mi sentivo controllata da una forza malefica, ma bensì benefica. E se fosse vera,ente questo il mio destino, il motivo per cui sono stata trasportata qui? Io credo dovrmmo portare avanti questo piano

Saiel la guardò serio e poi annuì, -come vuoi , tu sei la fiamma, lo sento, e se tu senti che dobbiamo seguire questo piano allora lo faremo

Stava per aggiungere qualcosa quando la por si aprì ed entrarono Roscel, Ailinn, Delissa e i piccoli Lilis e Rews. Dietro di loro apparì Wes-Scusate non immaginavo quando ho detto loro che Anna era tornata che si sarebbero precipitati qui in massa-

Tutti si buttarono adosso ad Anna per abbracciarla e Saiel fece appena in tempo ad allontanarsi da lei prima del loro attacco.

-Sei tornata sana e salva.

-Come sono felice di rivederti.

-Sei tornata finalmente.

Tutti parlavano contemporaneamente, era una vera e propria baraonda. Anna abbracciò tutti e cercò di rassicurarli-.Si sono tornata e sto bene. Sono stata molto fortunata.

Ailinn aveva le lacrime agli occhi-Ero così preoccupata, sia per te che per Saiel. Quello stupido è voluto venire a salvarti da solo…..

Anna cercò di trovare il modo di arginare le sue lacrime e capì che solo dandole un nuovo shock avrebbe potuto farlo. -E’ andato tutto bene e come vedi siamo entrambi qui sani e salvi….e fidanzati.

Ailinn e gli altri la guardarono perplessi- -Fidanzati? Cosa significa questa parola?

Guardò suo fratello in ceca di una spiegazione e Anna vide le orecchie di Saiel diventare paonazze-Mmm ecco io ho dichiarato Anna la mia comya.

-Coosa?! Ma è fantatico! -Urlò Ailinn e gli altri le fecero coro con un giro di congratulazioni e la baraonda ricominciò.

Dpo un altro giro di abbracci che stavolta incluse anche Saiel Ailinn prese le mani di Anna

-Sono così felice ora ho finalmente una sorella, e tu avrai una famiglia Anna, non sarai più sola.

-No, non sarò più sola.- disse Anna prendendo la mano di Saiel.

rosso 

Quando si svegliò era distesa su un morbido letto. Aprì gli occhi e vide che si trovava nella sua camera nel castello del fuoco. –Grazie al cielo.- sussurrò grata.

Il riposo l’aveva ristorata e trovò la forza di alzarsi ed andare in bagno. Lì trovò a aspettarla la vasca da bagno già piena di acqua fumante.

Il più in fretta possibile si liberò degli abiti che indossava e che ormai erano ridotti male dopo il rapimento, la fuga e due notti passate all’addiaccio.

Finalmente nuda si immerse nell’acqua bollente- Meraviglioso,-sussurrò. Il suo abusato fondoschiena non apprezzò il brusco cambio di temperatura, ma Anna strinse i denti e piano piano il calore le sciolse i muscoli che finalmente dopo due giorni smisero di  dolere costantemente.

Si stava rilassando da ormai dieci minuti quando Saiel entrò nel bagno. Indignarsi per il fatto che fosse entrato senza bussare era inutile. Primo perché l’aveva già vista nuda e secondo perché non aveva la forza di farlo, era troppo stanca, perciò Anna si limitò ad alzare un sopracciglio, aspettando di sentire cosa era venuto a dire. La pace era già finita.

-Acaon vuole parlarti urgentemente, ho preso tempo per lasciarti riposare, ma non posso più farlo.

Anna si lasciò scappare un lungo sospiro. -Lo immaginavo ora mi vesto e poi andremo da lui, immagino voglia un resconto di quanto è successo.

-Sì, anche se l’ha già avuto da me vuole sentire anche la tua versione dei fatti, e inoltre sta preparando i piani per resistere all’attacco dell’esercito dell’acqua e della terra e vuole sapere se hai scoperto qualcosa che potrebbe esserci utile.

Dopo un altro lungo sospiro Anna uscì dalla vasca. Saiel l’avvolse in un telo e l’aiutò ad asciugarsi.

Avvolta nel telo Anna andò poi in camera e iniziò a vestirsi mettendosi le prime cose che trovò nell’armadio

-Purtroppo non abbiamo scoperto niente di positivo. Gli hai detto di Sara?

-Sì

-E…

Acaon non è stato molto felice della notizia, teme che lei possa avere dei poteri che non conosciamo.Teme possa essere lei la prescelta.

-Bè inutile prender tempo, andiamo. Vorrei solo che non mi facessero ancora così male i piedi.

Anna non fece in tempo a finire la frase che Saiel l’aveva già presa in braccio

-Intendi portami in braccio fino allo studiolo di Acaon?

Saiel annuì serio e Anna sorrise -Potrei abituarmici lo sai.  E poi saresti costretto ai portarmi in braccio sempre e ovunque. Stai correndo un grave rischio.

-Non credo.

 

***

 

Acaon li aspettava in piedi dietro la scrivania. I suoi due consiglieri erano al suo fianco e anche Wes era presente. Non appena Saiel la mise per terra Wes le si avvicinò per prenderle le mani- E’ bello riaverti finalmente tra noi Sono felice che tu stia bene eravamo tutti in ansia.

-Anche io sono felice di essere di nuovo qui, credimi. Il leader del clan dell’acqua non è esattamente una persona rassicurante

Acaon la fissò serio -Concordo con te. E anche io sono felice che tu sia tornata sana e salva fra di noi, ma le notizie che Saiel mi ha comunicato sono preoccupanti. Le sue parole confermano i nostri sospetti. Leve ha intenzione di liberare le bestie e non volendo essere fermato ha intenzione di attaccare noi e il clan dell’aria distruggendo la pace che abbiamo creato con così tanta fatica.

-Leve è un esaltato Acaon, crede che le bestie siano nuovi dei che guariranno questo mondo distruggendo tutto per poi ricostruirlo.

-Parole stupide e vuote. Leve crede che le storie tramandate dai nostri antenati siano solo fandonie e leggende, ma ogni leggenda ha un fondo di verità Le bestie sono solo portatrici di caos. E che giovamento ci porterebbe un mondo migliore se noi saremmo morti? Leve deve essere veramente impazzito. L’influenza delle bestie evidentemente fuoriesce  attraverso il sigillo posto sul portale. E questo è un cattivo segno, vuol dire che il sigillo è sempre più debole. E ora vengo a sapere che un’altra ragazza proveniente dalla tua dimensione è arrivata sul nostro mondo e si è schierata dalla parte di Leve. E se lei avesse poteri speciali? Se fosse la prescelta? Come potremmo fermarla?

Anna si morse il labbro -Purtroppo Sara, la ragazza in questione, sembra spinta dalla stessa esaltazione di Leve, parlarle è inutile. Quanto a i suoi poteri, non l’ho vista usarli ne li ha nominati perciò ignoro quanto siano grandi o piccoli.

Acaon si mise a passeggiare avanti e indietro pieno di frustrazione -Tutto questo non mi piace, non mi piace per niente. Unendoci all’esercito dell’aria potremmo forse resistere all’attacco degli eserciti dell’acqua e della terra, ma se dei poteri sconosciuti entrassero in campo, sarebbe un massacro. Specie se le bestie si libereranno o verranno liberate.  Non abbiamo nulla che possa contrastarle, solo la speranza che tu nasconda poteri che ancora non sono emersi.

Anna sgranò gli occhi sentendo tali parole -Non potete fare affidamento su poteri che potrebbero non esistere. Per mesi ho studiato magia con Wes. E lui vi confermerà che non ho mostrato alcun segno di abilità magica, L’unico potere che posseggo è quello del fuoco, lo stesso che possedete voi, niente di più.

Wes intervenne- Purtroppo Acaon è vero, Anna non mostra alcuna abilità magica, non riesce a cogliere l’energia presente nelle cose animate e non, io…..non posso dirlo con sicurezza, ma se veramente è la prescelta allora i suoi poteri devono essere di un altro tipo, non legati alla magia….

-Non legati alla magia dici, e quindi cosa potrebbero essere?-chiese impaziente Acaon.

-Non lo so.- rispose il mago.

-Wes mi vuoi dunque privare di ogni speranza?

-No, ma non è giusto nemmeno sperare in qualcosa che non avverrà.

-E cosa potremo fare per fermare le bestie? Cosa?

Vedendo che Acaon stava perdendo la pazienza Anna intervenne -Per fermare le bestie servono poteri maggiori di quelli che possedete oggi, ma leggendo i vostri libri di storia ho letto che un tempo esisteva un quinto clan,il clan del cielo, dotato di poteri superiori a quelli degli altri clan poiché più vicino agli dei.

Acaon la fissò senza capire dove voleva arrivare-Quel clan scomparve centinaia di anni fa.

Anna annuì -Forse….ma nessuno lo ha mai cercato veramente o sbaglio? Eravate troppo occupati a farvi guerra tra di voi per esplorare questo mondo alla ricerca di un mitico clan.

Acaon la fissò ironico- Anche ora siamo troppo occupati per farlo.

-No se è l’unica speranza che ci resta. Se trovassimo questo clan e se questo accettasse di unirsi a noi nella lotta, forse potremmo addirittura sconfiggere le bestie.

-Se, se, se. Tutti questi se non danno alcuna garanzia.

-Volevate una speranza, io questa vi sto dando, niente di più. Ma è sempre meglio di niente.

-A volte non resta altro che accettare il proprio destino.

-Non credo lo pensiate veramente, non potete arrendervi.

-Che altro possiamo fare? Tu non hai poteri magici, non sappiamo dove si trovi il clan del cielo, ammesso che esista ancora…

-Possiamo cercarlo! Delissa ha studiato per anni gli antichi testi sono certa che potrebbe aiutarci a restringere l’area da esplorare.

-E chi andrebbe a cercarli? Ogni uomo mi serve per l’imminente battaglia.

-Andrò io.- disse Anna sorprendendo anche se stessa. Era la sua voce quella che aveva parlato? Ma cosa si era messa in testa? 

-Dove lei va, io seguo.- disse Saiel

-Andrò anch’io.- disse Wes

-Assolutamente no, Wes, tu mi servi qui, la tua magia potrebbe essere essenziale per proteggere il castello. Ogni uomo è prezioso, ma tu più di altri. E lo stesso vale per Saiel e anche per Anna, tutti voi mi servite. Saiel per le sue abilità strategiche e Anna perché forse è destino che lei abbia un ruolo nella battaglia.

-E se il mio destino fosse trovare il clan  perduto? Andremo solo io e Saiel, nessun altro, così non rischierà di perdere altre presone che le potrebbero essere preziose.

-No, il rischio è troppo alto e voi mi servite qui.

-Per cosa? Per vedere la fine arrivare?Lei deve lasciarci andare.

Saiel prese parola per la prima volta da quando erano entrati.- Anna ha ragione Acaon, non ti saremmo veramente utili qui, mentre se ci lasciassi andare potremmo veramente fare la differenza in battaglia.

Acaon fissò stupito Saiel. -Anche tu credi in questo piano assurdo? Non troverete niente! Non è da te seguire piani campati in aria. Tu mi servi qui, a capitanare il nostro esercito!

Forse potrei lasciare che Anna intraprenda questa assurda missione scortata da alcune guardie fidate, in fondo sembra che non potrà aiutarci nel combattimento…..ma non lascerò che tu vada.

-Dove va lei vado io. L’ho scelta come mia comya.

-Cosa? E questo quando sarebbe successo? Possibile che io non sappia mai niente in questo dannato castello. Per mesi ho pregato che la fiamma scegliesse un compagno del nostro clan in modo che si legasse a noi, e ora che ci sono dubbi sul fatto che Anna sia la fiamma ecco che diventa la tua comya!

-Non importa che Anna sia o no la fiamma predestinata, ora è la mia comya e questo la rende parte del clan e parte di me. Dove va lei vado io.

-Allora vorrà dire che anche lei rimarrà qui

Saiel scosse la testa- Per anni ho seguito ciecamente i tuoi ordini, sai che ti sono leale, questa volta credo che tu abbia torto. E sono pronto a disobbedirti e ad andare contro il tuo volere. Che possibiltà abbiamo di poter vincere gli eserciti nemici e insieme il potere delle bestie? Nessuna e tu lo sai.  Il piano di Anna, benché imperfetto e improvvisato è l’unica speranza che ci resta.

Acaon sospirò. Il sospiro di un uomo che per la prima volta si sente vecchio.- Mai in tutti questi anni mi hai ricordato tanto mio fratello come in questo momento. E’ sempre stato terribilmente testardo ed impulsivo e questo è stata la causa della sua breve vita…. eppure riusciva sempre a convincermi…..e va bene. Potete andare. Ma solo voi due e che gli dei siano con voi. Perché avrete veramente bisogno del loro aiuto.

 stanca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-E ora ?- chiese Anna mentre lei e Saiel si addentravano nei boschi che circondavano il castello del clan dell’acqua.

-Ora torniamo verso casa. Ho lasciato il mio cavallo nascosto poco lontano da qui. Lo raggiungeremo e viaggeremo finchè farà buio. Dovremo riuscire ad allontanarci abbastanza per poter dormire relativamente sicuri che non verremo scoperti. Poi domani mattina ci metteremo in viaggio per il castello del clan del fuoco. Con un solo cavallo in due ci metteremo circa due giorni.

-Due giorni? Ma…io sono stata rapita stamattina e tu sei qui ora…..

-Tu sei stata rapita e trasportata qui, suppongo,  tramite l’uso della magia applicata ai cavalli. E nello stesso modo io sono giunto fino a qui in ore invece che due giorni. Un mago può dotare un cavallo di una velocità superiore e grande resistenza. Wes l’ha fatto col mio cavallo, ma ormai l’incantesimo si è esaurito e io non posso ripeterlo, non ne ho il potere.

-Capisco.

Una volta raggiunto il cavallo Saiel issò Anna su di esso e poi montò a sua volta.  Il trotto risultò una vera e propria tortura per i muscoli feriti e stanchi di Anna, ma strinse i denti decisa almeno per oggi a non lamentarsi. E poi Il dolore l’aiutava a non pensare a tutto ciò che le era successo.

Quando finalmente si fermarono era ormai notte. Saiel l’aiutò a smontare e preparò con due semplici coperte due giacigli.

Non avrebbero acceso nessun fuoco, la luce sarebbe stata troppo facile a notare e non avevano bisogno del calore dato che potevano autoregolare la loro temperatura corporea.

Anna si stese sulla coperta posta sul duro terreno e alzò il viso verso il cielo notturno, pieno di stelle che non venivano adombrate da nessuna luce artificiale. Un cielo così innocuo e che sembrava così familiare. Di giorno il colore verde rendeva il cielo qualcosa di alieno, ma di notte, il buio lo rendeva uguale a quello che si era abituata a vedere da tutta la vita e per un attimo, se avesse osato farlo, avrebbe potuto immaginare di essere tornata a casa.

Casa.

Dove un tempo vivevano sia lei che Sara.

Sara che ora stava dalla parte del nemico e viveva in questa dimensione risucchiata dal vortice dimensionale che aveva inghiottito lei. Chi di loro due era veramente la prescelta e chi invece era stata trasportata per sbaglio?

Se era lei la prescelta allora Sara si trovava qui per colpa sua?

-Stai pensando alla tua amica?- le chiese  Saiel, che nel frattempo si era steso al suo fianco.

-In effetti sì. Mi stavo chiedendo, se io sono la prescelta allora lei è stata trasportata qui per colpa mia, perché si trovava vicino a me al momento del trasporto dimensionale?

-Non lo so, ma, io credo che fosse destino che arrivaste tutte e due qui. Non devi sentirti in colpa per cose che non avresti potuto controllare.

-In teoria lo so, ma non è semplice. Mi sento in colpa, in parte, ma allo stesso tempo sono così arrabbiata con lei. Mi sento tradita. Come può mettersi contro di me, quando dovremmo invece fare affidamento l’una sull’altra per sopravvivere in questo strano posto. Sono stata così felice quando l’ho vista e poi lei mi ha strappato via questa felicità.

-Però ti ha salvato la vita facendoti scappare

-Già togliendomi la possibilità di odiarla veramente. Sono così confusa in questo momento che non so cosa provo. E non solo nei suoi confronti. Sono confusa anche riguardo a te. Ero così arrabbiata con te, quando ho scoperto che mi avevano rapito. Pensavo : avrebbe dovuto impedirlo avrebbe dovuto proteggermi. Ed era ingiusto pensarlo, sono io che mi sono allontanata da te e sono io che ho voluto cambiare il rapporto tra di noi rendendoti insicuro a tal punto da volermi lasciare spazio e da lasciarmi uscire da sola.

La colpa del rapimento è mia. Eppure mi arrabbiavo con te e allo stesso tempo desideravo vederti di nuovo così tanto. Non ci crederai forse, ma sentivo la tua mancanza così acutamente e quando sei arrivato ero così felice…. Ho provato così tanti sentimenti che ora mi sento svuotata non sento più nulla.

-Dovresti essere ancora arrabbiata con me. Era mio dovere proteggerti ed ho fallito.

-Non è vero non hai fallito, sono io che ho voluto allontanarmi da sola

-E io ho lasciato che lo facessi per lasciarti spazio per pensare a quanto era successo, mi sono lasciato confondere dai miei sentimenti e ciò è sbagliato.

-Non è sbagliato è semplicemente umano, e credo di poterti perdonare il fatto di essere umano.

-Tu perdoni troppo facilmente.

Anna avrebbe voluto ribattere e insistere sul fatto che non c’era nulla da perdonare, ma si rese conto che sarebbe stato inutile. L’orgoglio di Saiel era rimasto ferito da quello che lui percepiva come un fallimento e nulla che lei gli avrebbe potuto dire l’avrebbe convinto del contrario.  Poteva solo rispettare quietamente il suo orgoglio e tacere. L’orgoglio di Saiel non era l’egoistico orgoglio che trasformava in  bulli gli uomini deboli, ma la quieta e ferma dignità che trasformava gli uomini in eroi.

E fu così che Anna decise di cambiare discorso.

-Direi che abbiamo parlato anche troppo non credi. E’ stata una giornata dura, sono stata rapita, inseguita, imprigionata, spaventata, salvata….

-Hai perfettamente ragione devi riposare, domani dovremo viaggiare tutto il giorno e devi recuperare le forze.

-Io veramente volevo dire che  mi merito un po’ di coccole e qualche bacio.

Saiel la guardò come se avesse detto qualcosa di inconcepibile.

-Non vuoi baciarmi?

Non ne poteva essere sicura visto che erano al buio ma le sembrò di vedere il volto di Saiel farsi rosso acceso.

-No, è…..insomma….tu dovresti essere arrabbiata con me, non volermi baciare.

-Bè invece voglio baciarti e stringerti- e così dicendo si strinse a lui. Saiel piegò il capo e prese le sue labbra in un tenero bacio.

 

La mattina dopo Saiel l’aiutò a salire e poi montò sul cavallo davanti a lei. Anna gli fece scivolare le mani sotto il mantello e si afferrò alla sua cintura.

Viaggiavano su un sentiero costeggiato ai lati da campi coltivati quando una freccia sfiorò i garresi del cavallo, ma Anna non si rese immediatamente conto dell’accaduto. Poi sentì un urlo e un gruppo di uomini irruppe dagli alberi sul sentiero dietro a loro.

-Ci inseguono.- disse a Saiel

-Sì, sono uomini del clan dell’acqua, non credo sappiano che siamo fuggiaschi, dai loro abiti direi che non sono soldati, ma probabilmente briganti. Tieniti forte, cercherò di seminarli rispose Saiel assolutamente calmo.

Anna gli si avvinghiò alla vita mentre il cavallo si lanciava al galoppo. Un’altra freccia sibilò vicino all’orecchio di Anna che non trattenne un grido.

-Non c’è motivo di spaventarsi.- disse Saiel freddo come prima, al di sopra dello scalpitio del cavallo.

-No?- Secondo Anna era difficile da credere, ma la calma di Saiel era contagiosa.

Saiel si guardò alle spalle, gli uomini del clan dell’acqua si erano buttati ai lati del sentiero.

-Tentano di tagliarci la strada.-  disse Saiel e voltò improvvisamente a sinistra.

Anna fissò il ruscello che si trovava davanti a loro ostruendo il passaggio e capì che l’avrebbero saltato.

-Oh Dio- bisbigliò, chiudendo gli occhi e affondando il volto nella schiena di Saiel. Il cavallo si librò nell’aria. Lo stomaco di Anna fece un tonfo. Il cavallo riuscì a saltare l’ostacolo ma uno dei due zoccoli posteriori cedette durante l’atterraggio sulla riva opposta e l’animale cadde sulle ginocchia. Saiel e Anna smontarono e Saiel facendo rialzare il cavallo vide che zoppicava. Si guardò attorno:in fondo al campo c’era un boschetto che avrebbe potuto offrire loro riparo dagli inseguitori. Condusse con la briglia il cavallo verso di esso e Anna li seguì.

Il cavallo entrò zoppicando al riparo della boscaglia. Saiel si guardò attorno per valutare la situazione, poi alzò gli occhi sui folti rami di una vecchia conifera.

-Ora Anna voglio che ti arrampichi lassù.

-Perché?

-Sarai più al sicuro e fuori dal tiro dei loro archi e mentre sei lassù se sali abbastanza sarai in grado di dirmi esattamente la loro posizione.

-Bene dovrai aiutarmi a salire però almeno il primo ramo

-Sali sulle mie spalle- Saiel si inginocchiò e tese le mani in modo che Anna potesse reggersi mentre saliva.

Anna sali sulla sua schiena e da lì si aggrappò al ramo più basso dell’alto abete. Con una certa difficoltà riuscì a salirvi e ad alzarsi in piedi su di esso. Poi si aggrappò al rampo sopra di esso e riuscì a sedercisi sopra.

-Cosa vedi? -chiese Saiel a bassa voce

Due uomini, stanno venendo verso il boschetto, no aspetta, sono sei, sei uomini. Ma non sembrano sapere esattamente dove siamo, girano a vuoto.

-Bene,- Saiel prese un arco da una delle bisacce del cavallo- tu rimani lì io vado ad occuparmi di loro.

Anna rimase ad osservare dalla sua postazione. Nel campo davanti al boschetto vide uno degli uomini cadere sulle ginocchia con un grido, una freccia l’aveva colpito ad una spalla. Poi un secondo uomo cadde. I quattro rimanenti iniziarono a scappare cercando riparo dalle frecce.

Saiel tornò da lei con l’arco ancora in mano.

-Quei briganti fortunatamente si sono rivelati dei codardi, non oseranno seguirci, mal cavallo è ferito e non può portare il nostro peso. Tu potrai salirci per alcune ore al giorno, ma per il resto dovrai camminare come me. Purtroppo non c’è altro da fare.

-Immagino di no, direi che la sfortuna ci perseguita, o almeno perseguita me. Dammi una mano a scendere da questo albero.

Saiel di mise sotto il ramo che ospitava Anna e l’afferrò quando le sue braccia cedettero—-Per fortuna hai una buona presa.

 

 

 -Già. Ora sarà meglio metterci in cammino, abbiamo molta strada da fare.

 

Mai parole si rivelarono più vere, dopo un giorno e mezzo Anna si sentiva più morta che viva. Dopo ore di galoppo, trotto e cammino Anna sedeva sulla sella esausta e dolorante, gli occhi chiusi e le mani strette sul pomo della sella come se solo quello le impedisse di cadere a terra. Cosa probabilmente vera.

I suoi piedi ormai non le dolevano più erano insensibili, probabilmente si erano consumati a forza di camminare. In compenso ogni muscolo delle sue gambe  bruciava come fosse stato immerso nell’acido. Non ce la faceva più ad andare avanti. E stare in groppa al cavallo non migliorava di molto le cose, in quanto la sua incapacità di montare in modo corretto, faceva sì che poggiasse troppo col suo peso sulla sella e che sentisse ogni movimento del cavallo . Ormai il suo fondoschiena e il retro delle sue cosce erano pieni di lividi. Stava seriamente pensando che le torture di Leve non avrebbero fatto altrettanto male.

Per fortuna erano ormai quasi arrivati al castello del clan del fuoco, o almeno così le aveva detto Saiel, più di un’ora prima.

Il cavallo, percependo di essere arrivato alla fine di quell’infinito viaggio, aumentò l’andatura e infatti ecco davanti a loro il castello che si stagliava contro il verde smeraldo del cielo sereno.

-Siamo arrivati.

-Finalmente.- disse Anna gli occhi ancora chiusi a causa del dolore del suo fondoschiena.

Il cavallo di fermò e si rifiutò di avvicinarsi oltre. Saiel lo guardò negli occhi e decise di non insistere, anche l’animale migliore del mondo ha dei limiti. Il cavallo avrebbe riposato un pò e poi sarebbe arrivato al castello quando avrebbe voluto farlo, non prima.

Si avvicinò quindi ad Anna per aiutarla a smontare. Lei cercò di muovere i suoi muscoli rigidi per la stanchezza ma questi non cooperarono e cadde senza forze tra le braccia di Saiel come un sacco di patate. Gli circondò il collo con le braccia e si lamentò- Saiel, ho male ovunque.

-Lo so piccola, resisti ancora per qualche minuto.- e la portò in braccio verso il viale d’ingresso al maniero. Ma Anna aveva ormai perso conoscenza.

 

 

 

other-female-3291Passo dopo passo un piede dietro l’altro cercando di mantenere l’equilibrio precario che la faceva rimanere in piedi. I minuti scorrevano veloci e ogni attimo trascorso voleva dire venire scoperti  catturati.

-Presto vieni.- le disse Saiel e Anna si lasciò scivolare lungo il tetto tentando di tenersi attaccata con le braccia  per poi cadere tra le braccia di Saiel.

Ora si trovavano su uno cornicione che costeggiava le strette finestre del primo piano del castello. Una delle quali era aperta e attraverso quella scivolarono quindi all’interno del castello, in un buio corridoio. Saiel si mise a correre e, sperando sapesse dove andare, Anna lo seguì.

-Stai ripercorrendo la strada che hai fatto per raggiungermi?- gli sussurrò.

-No, per raggiungere la fiammella che vedevo sbucare dalla finestrella ho scalato il lato nord del castello.

-E ora invece rientriamo nel castello?! Ti sembra sicuro? Potremmo incrociare delle guardie o della gente o addirittura Leve!

-Non credo che tu sia in grado di scalare la nuda pietra con le mani, o sbaglio?

-Bè no.

 

-Allora questa è l’unica via che ci rimane. Dobbiamo scendere a piano terra riuscendo a non farci scoprire. E’ notte fonda perciò potremmo farcela, non dovrebbe esserci molta gente in giro per i corridoi del castello.

 

-Non mi sembri molto sicuro.

 

–Non lo sono ma non abbiamo alternative.

Lei annuì e continuò a seguirlo.

 

-Scenderemo dalle scale principali. -disse Saiel sussurrando a fil di voce. -Sono le più lontane dai quartieri dei servitori.

 

-Tu sai da che parte sono?

-Suppongo che questo castello abbia una struttura simile al castello del fuoco per….-all’improvviso Saiel si bloccò e Smise di parlare. Anna gli sbattè contro.

-Cosa….

Non potè proseguire a parlare poiché Saiel le aveva tappato la bocca con una mano

Le fece segno di tacere e poi indicò una delle porte che costeggiavano il corridoio. Anna sentì un fioco rumore di passi, qualcuno si stava avvicinando e loro stavano per essere scoperti e catturati.

Saiel le indicò un’altra porta. Con passi felpati si avvicinarono ad essa e vi entrarono. Per fortuna, la camera in cui erano entrati si rivelò essere uno sgabuzzino che conteneva scope e altre suppellettili.

Entrambi accostarono l’orecchio all’uscio per sentire cosa accadeva nel corridoio che avevano appena abbandonato. I passi sembravano allontanarsi da loro.

-Siamo stati fortunati.- sussurrò Anna.

-Già, anche troppo. E’ tutto troppo facile, non ti sorvegliavano, niente guardie fuori dalla tua cella. Niente guardie per i corridoi. E’ molto strano. Molti uomini sono ammassati a qualche chilometro da qui col grosso dell’esercito che stanno radunando eppure…ti hanno rapita per poi lasciarti sfuggire così facilmente, non ha senso.

-Ero chiusa a chiave in una cella, non mi hanno esattamente reso facile la fuga.

-No, ma anche tu devi ammettere che è stato tutto troppo semplice.

-Forse qualcuno all’interno del clan dell’acqua crede davvero alla profezia che mi riguarda e, temendo che Leve mi uccidesse, ha preferito aiutare la mia fuga piuttosto che vedermi morta e con me il potere che dovrei possedere……non so, potrebbe essere andata così.

-Forse….

All’improvviso qualcuno bussò alla porta. Toc Toc

Ma chi mai bussa per entrare in uno sgabuzzino?  Qualcuno sapeva che si erano nascosti lì dentro? Ma allora perché bussare? Avrebbero dovuto semplicemente entrare e catturarli, non bussare educatamente.

Toc toc Bussarono di nuovo, poi si sentì una voce. -Presto uscite, la via sarà libera solo per poco tempo ancora, dovete affrettarvi se volete fuggire inosservati.

Saiel aprì la porta e Anna si ritrovò davanti il mago che prima l’aveva salvata dalla tortura.

-Perché vuoi aiutarmi a scappare?- gli chiese Anna

-Oh io non vorrei, ma una persona che mi è cara me l’ha chiesto poiché dopo il modo in cui l’hai trattato, se mettesse ancora le mani su di te, Leve ti ucciderebbe. Lentamente e dolorosamente. In fondo non gli servi viva, vuole solo toglierti di mezzo. Vedi, Leve  non ti ha fatto rapire perché crede che tu sia veramente la fiamma della leggenda, ti ha rapita perché vuole che gli altri non lo credano. Vuole che tutti credano che la vera fiamma della leggenda sia un’altra ragazza che noi e non il clan del fuoco abbiamo trovato, una ragazza che come te arriva da un’altra dimensione. Con te fuori dal gioco, sarà lei al centro dell’attenzione di tutti i clan. E lei sta dalla nostra parte, perciò accrescerà la paura generata dal nostro esercito, potremmo addirittura vincere senza dover combattere.

-Ne dubito.-disse Saiel che lo stava fissando caricò d’odio, Elladon si limitò ad alzare le spalle indifferente alla sua opinione.

-Una ragazza come proveniente da un’altra dimensione….ma come è possibile?

Un movimento fece accorgere Anna che dietro ad Elladon stava una’altra figura incappucciata, più bassa di lui gli arriava alla spalla ed era stata perciò nascosta completamente dietro di lui finchè non si era mossa.

-Salve Anna.- disse la figura incappucciata con una voce ben nota ad Anna.

-Non è possibile…-sussirrò questa

-Oh invece è possibile, non sei stata l’unica a venire risucchiata in questo strano mondo.-

Tirò indietro il cappuccio rivelando il volto di una giovane ragazza incorniciato da un caschetto di lisci capelli neri.

-Sara. O mio Dio, sei davvero tu?- Anna corse ad abbracciarla, ma Sara rimase rigida fra le sue braccia.-Credevo di essere sola in questo mondo alieno e invece anche tu sei. Come me sei stata risucchiata da quel vortice di luce sul treno, vero? Dio, credevo di avere perso tutto del mio passato e invece non sono sola, non sono sola.

Accortasi dell’immobilità di Sara Anna si scostò da lei e la fissò ion faccia- Ma…tu non sei felice di vedermi? Di vedere un volto familiare in mezzo a tutta questa pazzia.

Sara sospirò-Sono felice di vederti…ma è tutto così complicato. Tu sei mia amica ma in questo momento stai dalla parte sbagliata della barricata. Non capisci?Siamo su die fronti opposti

-Ma cosa dici? Noi non siamo di questo mondo, le loro guerre non c’entrano con la nostra amicizia…cosa stai dicendo?

-Sto dicendo che ora noi siamo di questo mondo, vivremo e moriremo qui ed io ho intenzione di vivere a lungo se è possibile.Sono stata fortunata. Il vorice mi ha portato nelle vicinanze del clan piùpotente del pianeta, nel clan che vincerà la guerra. Avrei voluto che tu ti unissi a noi, ma Leve…..ora tempo potrebbe farti del male….devi fuggire. Ma non tornare dal clan del fuoco, fuggì sulle montagne a guerra finita convincerò Leve ad acoglierti tra noi.

Anna la fissava stupefatta

-Ti rendi conto almeno di quello che stai dicendo? Ti hanno fatto il lavaggio del cervello? Ti ritieni fortunata?! Nel clan che guidato da un pazzo, e io posso testimoniare in prima persona della sua pazzia, scatenerà una terribile guerra e che vule liberare dei terribili mostri distruggitutto sul pianet?!!!!!!!!

-Sei tu ad esserti fatta abbindolare dal clan del fuoco. Le belve non sono dei distruttori, saranno la salvezza di questo mondo. Che prove hai che siano mostr?

-Non ne ho, ma nel dubbio meglio sempre prepararsi al peggio. E se due popoli confinano e uno si prepara ad invadere l’altro e iniziare una guerra sanguinosa pur di liberare degli “esseri potenti”, direi che il popolo guerrafondaio ha comunque torto! Questo pianeta è in opace adesso, non c’è ragione al mondo che giustifichi la fine di questo periodo di serenità. Qui Non hanno bisogno di nuovi dei, stanno già bene così. L’unico motivo che spinge Leve è la sete di potere, non il bene comune e se tu crdi il contraio sei una stupida. Aprì gli occhi prima che sia troppon tardi.

-Tu non riesci a vedere il grande progetto che si sta per avverare e poi ho giurato che avrei aiutato Elladon-spiegò Sara prendendo sottobraccio con fare possessivo il mago

Anna la guardò esterrefatto -Capisco, quindi le cose stanno così. Al diavolo l’amicizia e al diavolo il benessere di un popolo pur di fare felice il tuo uomo?

-Basta così-le interruppe Elladon- Non sta a te giudicare le decisioni di Sara. E’ solo grazie a lei se stai scappando da qui. Ora vattene da qui..

Anna fissò ancora per un momento Sara poi le voltò le spalle e con Saiel corse giù dallo scalone principale. Nessuno ostacolò la loro fuga il castello era deserto, probabilmente Elladon aveva operato una magia. Uscirono  nel cortile interno e poi dalle mura inosservati.

La porta di legno cominciò a tremare a causa dei colpi che Leve le stava infliggendo dall’esterno.

Anna si concentrò e mandò una barriera di fuoco dentro alla porta, non avrebbe fermato o ferito Leve, ma gli avrebbe impedito di usare il suo potere d’acqua per aprila. Doveva fuggire. C’era una finestra, ma si trovava ai piani superiori e non poteva saltare giù, si sarebbe rotta l’osso del collo. Era in trappola.

La porta cedette di schianto e Leve avanzò verso di lei. La raggiunse in due passi e la prese per la vita, la strinse così forte da toglierle il fiato, se avesse aumentato la forza della stretta le sue costole si sarebbero rotte.

Senza ossigeno, perse conoscenza e Leve si caricò il suo corpo sulle spalle e si apprestò a portarla nella stanza delle torture.

 

Anna si risvegliò incatenata mani e piedi a un muro. Attorno a lei vari strumenti di tortura di cui non sapeva e non voleva sapere la funzione.

Stranamente nonostante la situazione in cui si trovava si sentiva distaccata dalla realtà. Le camera della tortura non esistono nella realtà, solo nei b-movie americani, le ripeteva il cervello. Non aveva nemmeno paura, per ora. Solo l’inizio del dolore l’avrebbe riportata alla realtà. Anna temeva molto il dolore. Meglio morire che soffrire. E poi tanto non era forse già morta, in questo mondo a lei alieno senza nessuno a cui importasse di lei?

Leve vide che si era svegliata e le si avvicinò con un ghigno sulle labbra. La sua somiglianza con Keanu Reeves la sconvolgeva ancora. Incontro il sosia dell’attore più figo di Hollywood ed è un malvagio  psicopatico. Che spreco..

-Vedo che ti sei svegliata. Sei pronta per l’inizio della tua sofferenza?- aveva in mano un lungo coltello.

-Veramente no. La tortura è così fuori moda. Solo i deboli ormai la usano. Meglio una bella morte rapida, che ne dici?

-Hai ancora il coraggio di fare dello spirito! Che coraggio. Probabilmente dipende dal fatto che non mi conosci, altrimenti staresti già urlando.

Anna gli sputò in faccia.

-Puttana!- le urlò Leve poi le fece correre il coltello dal fianco fino al ginocchio lasciandole un lungo taglio poco profondo. -Ma non mi forzerai la mano, non ti ucciderò. Dovrai soffrire per ore lentamente.

Leve stava decidendo da dove cominciare quando un uomo entrò nella stanza. Era alto e anch’esso con lunghi capelli lunghi e neri. Indossava la tunica dorata tipica dei maghi.

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-Elladon cosa ci fai qui?-

-Ti impedisco di commettere un grave errore. Non puoi ucciderla, lei è troppo importante, i suoi poteri ci servono.

-Non la ucciderò.Voglio solo punirla e divertirmi un po’.

-Non la lascerò sola con te nella camera delle torture. Ora sei troppo arrabbiato. La uccideresti. La chiuderò in una cella nei sotterranei e te ne darò la chiave solo quando sarai più calmo.

 

Anna si rannicchiò sul pavimento freddo. Voleva andarsene da lì, era già stata fortunata due volte oggi, non le sarebbe andata ancora bene per molto.

Dove sono gli eroi quando ti servono? Lei aveva veramente bisogno di essere salvata.

Dove si trovava Saiel? Non era il suo compito quello di proteggerla?

A confronto del castello del clan dell’acqua quello del clan del fuoco era molto  accogliente. Bè se anche qualcuno la stava cercando, e doveva esserci poiché la ritenevano importante, non poteva certo sapere dove si trovava. Doveva cavarsela da sola. Ma nell’eventualità che qualcuno avesse capito che si trovava nel castello del nemico, come avrebbero potuto sapere che si trovava in quella prigione? Si concentrò sui suoi poteri e chiamò il fuoco. Poi lo diresse verso la piccola finestrella chiusa dalle sbarre di ferro. Ora fuori dalla finestrella ardeva una piccola fiammella…forse qualcuno l’avrebbe vista…..

La guancia le faceva ancora male, Leve prima d lasciala andare con il mago l’aveva infatti schiaffeggiata e anche il ginocchio le doleva a causa dalla caduta sulle scale.

Odiava la sua impotenza.

Tre semplici sentimenti le scuotevano l’animo: paura, desiderio e rabbia.

Paura per quello che Leve le avrebbe fatto. Paura del dolore che l’aspettava.

Desiderio di venire salvata, di poter continuare a vivere, di poter rivedere Saiel un’ultima volta.

Rabbia, verso se stessa e verso il destino. Che prima le aveva tolto la sua stessa casa e i suoi affetti e ora voleva toglierle anche la vita stessa.

Tutti questi sentimenti e pensieri vennero annullati dall’immensa felicità che la riempì quando un volto a lei conosciuto si rese visibile attraverso le sbarre poste alla finestra.

Non era mai stata così felice di vedere nessuno in tutta la sua vita, le vennero persino le lacrime agli occhi per il sollievo -Saiel!

-Shhh. Parla piano. Dobbiamo fare in fretta. Credi di riuscire a passare per questa finestrella se non avesse le sbarre?

-Non lo so,  forse, credo di sì.

-Allora ascoltami. Le sbarre sono protette contro la magia del fuoco ma solo se fatta da una persona sola, in due, concentrandoci dovremmo riuscire a fonderle.

Anna raccolse le sue ultime forze, le sbarre divennero incandescenti ma non accennarono a sciogliersi.

-Scusa , sono toppo debole, non ci  riesco.

-Riprovaci, non è il momento di piagnucolare. Ci siamo solo tu ed io qui, perciò devi farcela. Non posso far venire fin qui qualcun altro, è già un miracolo che io sia riuscito a passare inosservato.

Anna lo fissò con astio. Come osava trattarla a quel modo, dopo tutto quello che aveva passato, ora la su accusava di debolezza….Ma in fondo era vero, non era riuscita a sfuggire a Leve, e ora non riusciva a scappare dalla prigione nonostante avesse un aiuto dalla sua parte era debole e lo odiava. Odiava la sua impotenza,e  odiava Leve. Raccolse la sua rabbia e si concentrò su di essa per rafforzare il suo potere nel chiamare il fuoco. Stavolta insieme a Saiel riuscì a fondere le sbarre.

-Brava.

Saiel si sporse e prese Anna per le braccia issandola. Anna riuscì a stento a passare attraverso la finestrella. Quando fu finalmente fuori dalla cella vide con orrore che si trovavano sul tetto del castello. La prigione non era posizionata, come nei castelli medievali sotto il livello nel terreno, ma bensì si trovava ai piani più alti del maniero e Anna soffriva di vertigini.

In una vita passata devo essere stata molto cattiva, pensò fra sé.

Afferrò il braccio di Saiel con forza e cercò di evitare di guardare in basso, ma era difficile dal momento che il tetto era molto pendente e  che lei e Saiel si trovavano sul costolone dove i due lati del tetto si incontravano. Era come camminare su una trave posta ad oltre venti metri dal suolo. Una trave scivolosa e coperta di tegole tonde.

 

 

 

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